Draghi e il suo appello all'unità

Mario Draghi durante il giuramento del ministro Mariastella GelminiL'appello all'unità di Mario Draghi, che immagino ripeterà in Parlamento per ottenere la fiducia, è quanto al momento si deve cogliere. Il suo ruolo alla "Banca Centrale Europea" in anni difficili lo ha reso più politico che tecnico in un contesto nel quale ha dimostrato la sua personalità. Penso, tra l'altro, che sia il primo a capire che ha due nemici con cui combattere quotidianamente.
Il primo sono gli italiani che esaltano certi leader al limite dell'apologetica, come come sta avvenendo proprio con Draghi, l'emergente di turno viene portato alle stelle, per poi disfarsene e farlo schiantare al suolo. In molti criticano lo stallo e poi al primo cambiamento scoppia la protesta e finisce la "luna di miele".
L'altro nemico per Draghi è l'eterogeneità delle forze politiche della sua maggioranza, litigiose appena potranno fra di loro e persino al loro interno, non solo fra chi ha trovato un posto nell'Esecutivo e chi no, ma perché già in partenza ci sono aggregazioni con cani e gatti. Aggiungerei anche il rischio che, in assenza di un idem sentire, i ministri rischino di usare il ruolo per propaganda di partito, se il premier non li terrà disciplinati.

Certo, Mario Draghi potrà contare su di uno staff di grande spessore ed una componente tecnica, ma anche con qualche politico, che dovrebbe essere in grado di assicurare una navigazione se quantomeno accettabile. Il suo background permetterà, intanto, di non essere gli ultimi della classe in Europa e di mantenere l'Italia nel solco atlantico contro ammiccamenti inquietanti verso Russia e Cina.
Positivo è anche lo spostamento dell'asse governativo verso il Nord. Un riequilibrio necessario, dopo un "Conte bis" che era risultato troppo sbilanciato con membri del Governo del Sud in amplissima maggioranza in posti chiave in contraddizione con il ruolo del Settentrione. E non è un ragionamento da "Guerra di secessione", ma la considerazione che nel Governo di un Paese ci debbano essere equilibri politici che tengano conto dei territori.
Da questo punto di vista c'è da augurarsi che Draghi, al di là del Ministero degli Affari regionali assegnato a Mariastella Gelmini che dovrà dimostrare competenza in materia, capisca bene che l'Italia è un Paese regionalista e questo è un plus e non un minus per chiudere la partita sanitaria con la pandemia e soprattutto per affrontare le emergenze economica e sociale, assicurando quella spinta per la ripartenza in cui personalmente credo.
Mi auguro poi che, al di là degli equilibri politici valdostani che sono diversi da quelli del suo Governo e lo erano già con i Governi Conte, il nuovo premier sia attento alle nostre richieste che sono poche in questa fase ma importanti per il nostro futuro. Ma che presuppongono che lui e i suoi ministri capiscano qualche elemento di base.
La prima questione è la nostra legittima aspettativa che si capisca e si valorizzi con atti concreti la nostra Autonomia speciale ed un europeista come Mario Draghi non può di certo non sapere come la sussidiarietà e cioè una sovranità condivisa fra poteri centrali e quelli espressione della democrazia locale è un elemento di modernità. La seconda considerazione concerne il mondo della montagna alpina cui apparteniamo e di cui restiamo un'eccellenza, al di là delle nostre autoflagellazioni, e certo nella pandemia la differenza dei territori montani non è stata considerata. Un'incomprensione politica e culturale che ci ha impedito, con l'impugnazione della legge sull'emergenza sanitaria, di decidere in proprio di decidere misure, nel rispetto delle regole generali, di modulare meglio le norme, adeguandole alla nostra realtà e le sue peculiarità.
Infine un cenno alla necessità che un uomo dalla formazione cosmopolita capisca che dobbiamo assieme, noi per primi ma anche il Governo nazionale, rilanciare il particolarismo linguistico della Valle come elemento di giunzione con l'Europa. Una sfida che richiede norme giuridiche concordate, ma anche - come per tutto il resto - un rispetto del principio di leale cooperazione, che prescinde dalla piccola taglia della nostra Regione autonoma.

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