L'11 settembre di vent'anni fa

Il memorial del 'World Trade Center'«Il cielo crollava
ed era striato di sangue
Ti ho sentito che mi chiamavi
Poi sei scomparso nella polvere»
.
(Bruce Springsteen)

Nel pomeriggio dell'11 settembre di venti anni fa ero nel mio ufficio al Parlamento europeo a Bruxelles. Ad essere onesto non ricordo chi mi avvertì di quanto stesse avvenendo. Ma la prima cosa che feci - non c'era Internet imperante - fu di accendere la televisione.
Con il mio assistente parlamentate, Davide Donati, guardammo la diretta della "Cnn", inorriditi dal susseguirsi degli avvenimenti delle "Torri Gemelle", mentre attorno a noi il palazzo si vuotava per un'ondata di panico per la notizia - che giudicammo ridicola - che anche la sede del Parlamento europeo potesse essere oggetto di un attentato dal cielo. Furono ore terribili fatte di rabbia e paura, di dolore e di sgomento. Rimanemmo inchiodati nel seguire il susseguirsi di una cronaca dell'orrore.

Furono anche giorni interessanti, dopo lo stordimento iniziale, vissuti in quel crogiolo culturale e politico che vivevo nelle Istituzioni europee, che consentiva una visione d'insieme, altrimenti difficile da raccogliere.
Oriana Fallaci, che era a New York, scrisse: «Non l'ho mai vista la gente che muore ammazzandosi, buttandosi senza paracadute dalle finestre d'un ottantesimo o novantesimo o centesimo piano. Hanno continuato a buttarsi finché, una verso le dieci, una verso le dieci e mezzo, le Torri sono crollate e... sai, con la gente che muore ammazzata, alle guerre io ho sempre visto roba che scoppia. Che crolla perché scoppia, perché esplode a ventaglio. Le due Torri, invece, non sono crollate per questo. La prima è crollata perché è implosa, ha inghiottito sé stessa. La seconda perché s'è fusa, s'è sciolta proprio come se fosse stata un panetto di burro. E tutto è avvenuto, o m'è parso, in un silenzio di tomba. Possibile?».
Sono stato a "Ground Zero", trasformato in mausoleo. Si tratta di parte dello spazio dove sorgevano le Torri, diventato un suggestivo e lugubre mausoleo in cui aleggia qualcosa, come avviene spesso nei luoghi della Storia e lo percepisci fisicamente, per quanto possa apparire irrazionale.
Quel giorno i terroristi di "al-Qāʿida" dirottarono quattro voli civili commerciali. I terroristi fecero intenzionalmente schiantare in una drammatica sequenza due degli aerei contro le Torri Nord e Sud del "World Trade Center" di New York, causando poco dopo il collasso di entrambi i grattacieli e conseguenti gravi danni agli edifici vicini. Il terzo aereo di linea venne dirottato contro il "Pentagono". Il quarto aereo, diretto contro il "Campidoglio" o la "Casa Bianca" a Washington, si schiantò in un campo vicino a Shanksville in Pennsylvania, dopo che i passeggeri ed i membri dell'equipaggio tentarono, senza riuscirci, di riprendere il controllo del velivolo. Negli attentati morirono 2.995 persone di settanta nazionalità diverse, tra cui 343 Vigili del fuoco e sessanta poliziotti. Molti morirono negli anni successivi per le polvere e i fumi che avevano respirato nei soccorsi.
«Nulla dies umquam memori vos eximet». Nessun giorno vi cancellerà dalla memoria del tempo. Questa frase di Virgilio, tratta dall'Eneide, breve ed espressiva, è stata ripresa e campeggia a New York, sul muro del Museo dedicato alle vittime dell'11 settembre 2001. Essa parla di Eurialo e Niso, due giovani guerrieri simboli di bellezza ed amicizia eterna, morti in fuga da Troia. Un'eco dal mondo antico che echeggia per ricordare le vittime dell'11 settembre.

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