Non si strumentalizzi l’Europa!

Ognuno può vederla come vuole e certo la constatazione banale è che la lotta politica in Italia si sta di fatto polarizzando. Le vie di compromesso sembrano…compromesse e lo scontro tende a valorizzare le ali estreme degli schieramenti di destra e sinistra. Questa è la polarizzazione, quando ci si sposta a favore di posizionamenti e opinioni più estreme come scelta a favor di elettorato. Nel centro per ora si capisce poco e la tendenza a spostarsi sui già citati poli è forte anche grazie a leggi elettorali demenziali, che allontanano i cittadini dalla cosa pubblica.
Così, come sempre capita nell’ approssimarsi delle elezioni europee fissate per il 9 giugno 2024, si scopre l’Europa, in genere Cenerentola nel dibattito politico. Il sistema elettorale proporzionale, stupidamente organizzato con circoscrizioni per macroregioni, accentua la voglia di differenziarsi con clamori e nella logica attuale chi grida più forte sembra avere ragione.
Dico sembra perché mi pare che agli urlatori (sia Meloni che Schlein usano toni acuti) sfuggano due elementi.
Il primo è banalissimo e cioè il vero partito dominante - e le Europee lo mostreranno grandemente - è quello degli astensionisti. Inutili troppi predicozzi sul punto e analisi sociopolitiche. La gran parte di loro disprezza la politica e si allontana dal diritto di voto, esprimendo una protesta legittima, ma certo non molto utile alla causa della salvaguardia della democrazia già indebolita.
La seconda considerazione sulle Europee e che, per scelta o per distrazione, in pochi, anzi troppo pochi, si sono dati da fare in politica a spiegare l’importanza dell’integrazione europea. Si preferiscono certe liti condominiali all’italiana, dispute da pollaio e l’uso strumentale e talora vittimistico delle questioni europee con l’uso di specchi deformanti per abbindolare gli elettori. Lo si fa da parte di molti ed è una scelta strumentale sciagurata. Si coltiva l’ignoranza popolare sui valori europei ed è vero che molti politici italiani non lo fanno solo per scelte tattiche, ma perché spesso ad essere ignoranti sui temi comunitari sono loro stessi.
C’è da sperare che le generazioni più giovani schifino certi atteggiamenti e si attrezzino. Sono stato di recente a Bruxelles ad una “scuola di politica” con giovani provenienti dall’Italia fra i 19 e i 26 anni e mi parevano piuttosto attrezzati e consapevoli della loro cittadinanza europea. Ne conosco anche in Valle - penso ai giovani federalisti - che coltivano valori che fanno parte, per fortuna, del DNA della politica valdostana. Coltiviamo queste generazioni in quelle parti interessate al cammino europeo e bisogna farlo perché è il solo antidoto contro certo nazionalismo sovranista provinciale e cafone.
Mi sono personalmente stufato di stupidità e banalizzazioni contro l’Europa, che si diffondono come un virus, fatto di falsità e insinuazioni di basso profilo. Ma, si sa, le cose urlate, la violenza verbale, lo sproloquio qualunquista rischiano di scaldare le platee e purtroppo a convincere gli elettori, più di quanto avvenga con atteggiamenti pacati, con i ragionamenti complessi e facendo leva su ragioni profonde che obbligherebbero ad essere europeisti con il cuore e con il cervello.
Dobbiamo - mi rivolgo a chi ci credere - essere formichine umili e compatte nello spiegare che l’Europa non è la perfezione e neppure il Paradiso in terra, segnalando però come le alternative siano secche. O lavorare per un disegno forte di un’Europa federalista rispettosa di tutti e migliorata in quegli aspetti di complessità burocratica che la rendono invisa a molti oppure il Vecchio Continente non solo non conterà nulla nel contesto mondiale, ma tornerà ad essere terra di odi reciproci e temo pure campo di battaglia, come è avvenuto nel doloroso passato fatto di divisioni e contrasti.

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