Persuasione e buonsenso

Alla siccità che rode le montagne assieme al caldo che non si vedeva da secoli si somma questa logica di piogge monsoniche che si abbattono in modo distruttivo.
Toccherà abituarsi, comunque sia. Anche se l’umanità riuscirà nello sforzo collettivo di ridurre i fenomeni che alimentano il riscaldamento globale - e che ciò avverrà è tutto da dimostrare - comunque gli eventi nel medio eroismo obbligheranno a fare i conti con mutazioni profondi nella Natura e dunque su di noi che abitiamo questo Pianeta, montanari compresi.
Gli sforzi personali sono utili ma non decisivi. Ci vuole davvero uno sforzo mondiale, ma come le cicale che muoiono di freddo, dopo aver preso in giro la formica previdente che d’estate accumulava riserve, rischiamo di non avere il buonsenso.
Lo scrivo senza alimentare paure o annunciare catastrofi. La Politica deve usare le armi della persuasione e del buonsenso.

La chiusura del Plateau Rosa

Brutta storia che finisca già in queste ore - ed è la prima volta che capita - lo sci estivo a Plateau Rosa a cavallo con la Svizzera. La sofferenza dei ghiacciai senza la neve invernale e con il caldo anomalo di questa estate stronca un classicissimo del turismo valdostano.
Chi come ha sciato lassù, con quella bella neve mattutina e l'estate che fiorisce nella sottostante Valtournenche, non può che rimanere colpito di fronte a questa ennesima mancanza, che si somma a questa stagione bislacca, pur eccezionale, che però indica una tendenza evidente.
Gioiscono in quel loro i proibizionisti della montagna, quelli che sarebbero ben lieti che lo sci scomparisse per sempre. E lo stesso vale per chi delira di questi tempi per un vero e proprio stop delle alte quote per l'intrinseca pericolosità.
Invece, sia chiaro, la montagna chiusa al pubblico sarebbe non solo un errore, ma un danno per l'economia e un'offesa al buonsenso.
Spiace che questa penuria di neve e il ghiacciaio molto "aperto" avvenga sotto il Cervino nell'anno in cui tutti aspettiamo in autunno la Coppa del Mondo di sci con la libera mozzafiato a quote elevatissime.
Facciamo gli scongiuri e speriamo che lassù, sin da agosto, torni la neve.

CVA fuori dalla Madia

Sono contento che la "CVA", gioiello valdostano nel settore delle rinnovabili, specie nell' idroelettrico, sia stata sottratta - come già si sarebbe potuto fare molti anni fa - alla legge Madia, che imponeva obblighi vari incoerenti per una società sul mercato.
Il successo avvenuto con una norma inserita nel "decreto Aiuti" in fase di conversione è frutto di un gioco di squadra non facile ed offre prospettive interessanti per il nostro settore energetico così in prima pagina in questi tempi complicati.
Le rinnovabili sono il futuro e "CVA" ha tutti i numeri per essere un protagonista nel settore se saprà investire come già previsto per rafforzarsi. La prospettiva del l'idrogeno verde apre una nuova stagione.
Le Partecipate regionali sono e restano un patrimonio per l'economia valdostana e possono produrre ricchezza se ben gestite in un quadro di programmazione regionale lungimirante.

Grillini? Nessuno li rimpiangerà

Giuseppe Conte resterà come una macchia nera nella politica italiana, giunto com'è stato a Palazzo Chigi per chissà quali vicende che un giorno scopriremo. Questa ascesa, oggi trasformatasi in tracollo, ebbe come sponsor quel Beppe Grillo, che è stato il creatore del "grillismo" con i danni che ha fatto.
Lo sappiamo bene in Valle d'Aosta con l'elezione alla Camera dei deputati di quella Elisa Tripodi, la cui azione parlamentare è stata nulla e la presenza in Valle d'Aosta del tutto inesistente. Ora dovrà trovarsi un lavoro.
Non è solo la crisi del Governo Draghi, inopportuna ed intempestiva, ma il crescendo di stupidaggini dell'«Avvocato del popolo», come Conte si autodefinì, a sancire la fine dei pentastellati con una specie di suicidio politico collettivo.
Nessuno rimpiangerà i "Cinque Stelle" e la colpa dei loro misfatti in Valle d'Aosta sarà ascritta anche a chi li ha votati, seguendo Grillo, pifferaio magico.

Le Alpi minacciate

E' una notizia breve pubblicata sul "Dauphiné", il quotidiano della Savoia, che leggo ogni giorno con viva curiosità, perché siamo così vicini con i problemi da affrontare e le soluzioni da dare per affinità geografica e culturale.
Premessa: come capita da noi agitano gli animi gli eventi catastrofici, in prospettiva e talvolta nel presente, legati ai cambiamenti climatici. L'impressione è che tutto si stia accelerando.
Ecco la breve: "Mont Blanc: record de température au sommet. Le samedi 18 juin à 14 h, la station météorologique italienne installée au col Major (4.750 m), tout près du sommet du Mont Blanc a enregistré la température de 10.4 degrés Celsius. Une valeur plus qu'exceptionnelle pour une telle altitude. Le précédent record de cette station météo gérée par l'agence régionale de la protection de l'environnement du Val d'Aoste était de 6,8 °C".
Se si scava nei giornali vallesani, come "Le Nouvelliste", notizie analoghe, ad esempio sul futuro del Cervino e del Monte Rosa, inquietano. Se allarghi la lettura a tutte le Alpi e alle Regioni che si attestano su questa catena montuosa trovi dappertutto preoccupazioni e la manifestazione di fenomeni meteo straordinari che spaventano e le prospettive sono ancora più cupe.
Credo che sia ora di proporre alla macroregione alpina, "Eusalp", di tenere rapidamente una Conferenza internazionale per reagire, per quel che possiamo fare, per gridare forte che o si interviene con misure mondiali o qui cambia tutto in fretta, e ben prima di quanto ci fosse stato annunciato!

Il puzzle francese

Olivier Faye su "Le Monde" di oggi analizza in maniera esemplare il voto francese di ieri con una prima constatazione: «La France est un régime parlementaire. Cette évidence, tirée de la Constitution de 1958, va s'exprimer dans les cinq années à venir avec une ampleur inédite sous la Cinquième République. Dimanche 19 juin, à l'issue du second tour des élections législatives, les Français n'ont accordé qu'une courte majorité relative aux candidats d'Emmanuel Macron».
Per poi aggiungere: «Un vote sanction jamais vu pour un président de la République tout juste réélu dans ses fonctions. Avec 246 députés, les macronistes se trouvent largement en dessous de la barre fatidique des 289 élus nécessaires à l'obtention d'une majorité absolue. Et l'on ne voit pas encore de manière claire quelles forces lui permettraient de l'atteindre».
Ricordo, intanto, come la Sinistra unita, che si pensava potesse addirittura sorpassare le truppe macroniane dando vita ad una cohabitation incredibile fra Macron e Mélanchon primo Ministro, ha avuto un risultato notevole ma in realtà assai amaro. Se si pensa alla cohabitation che gli toccherà all'Assemblée nationale con un "Rassemblement national" della Le Pen che ha fatto un risultato clamoroso ed è, per essere onesti, la sola vincitrice.
Ma Faye ricorda chi conterà molto per una solidità parlamentare: «Le parti "Les Républicains", qui misait sur son ancrage local pour survivre au lendemain de la débâcle présidentielle de Valérie Pécresse, est relégué en quatrième force au Palais-Bourbon. Il ne compte plus que 60 députés (64, en comptant ceux de l'UDI), contre 112 durant la précédente mandature. Son rôle sera néanmoins déterminant».
Comunque Macron esce male: «Le locataire de l'Elysée paye l'immobilisme dans lequel est figé l'exécutif depuis sa réélection. L'abstention record du premier tour (52,49 pour cent) a été dépassée, dimanche, 53,77 pour cent des électeurs ayant boudé les urnes. Ils étaient déjà 57,36 pour cent dans ce cas en 2017. Le symbole d'une sécession démocratique devenue endémique, que l'apôtre de la "révolution" n'a pas su résoudre».
Situazione complessa che chi, come me, ama la Francia segue con apprensione, pensando anche all'europeismo limpido del Presidente Macron.

Referendum fuoco di paglia

E' legittimo far cadere i referendum scegliendo l'astensionismo. L'ho sempre detto anche su referendum regionali, quando c'era chi sbraitava sul dovere civico del voto.
La raffica di referendum sulla Giustizia, di cui era evidente - li avevo firmati! - l'intento di spinta verso un Parlamento riottoso ad occuparsi del tema, si è infranto contro il disinteresse popolare. Questo mostra come non sia una strada percorribile per riformare.
Ho ricordato talvolta le tappe dei referendum, partendo dal lontano 1946, quando si scelse fra Repubblica e Monarchia. Ci fu poi - sempre sotto il profilo istituzionale - il referendum consultivo del 1989 sulla nascita ufficiale dell'Unione Europea. Mentre i referendum si dimostrarono utili su importanti riforme costituzionali in materia istituzionale con un voto favorevole nel 2001 che riguardava il regionalismo e invece seguirono due «no», uno nel 2006 sulla riforma Berlusconi e l'altro nel 2016 sulla riforma Boschi-Renzi. Un altro voto a favore è venuto nel 2020 con la riduzione del numero dei parlamentari: una stupidaggine senza eguali non coordinata con leggi elettorali e regolamenti parlamentari e questo creerà un bel caos dopo le Politiche del 2023.
Il referendum abrogativo ha invece cambiato l'Italia sotto il profilo dei diritti civili con il successo dei favorevoli al divorzio nel 1974 e dell'aborto nel 1981 per merito dei Radicali, grandi utilizzatori dello strumento referendario e spesso esagerarono con un mazzo di schede per votare che svuotarono la forza referendaria.
A fine anni Novanta, inizio e fine anni Duemila ci furono referendum sul sistema elettorale, anch'essi alla fine non influenzarono più di tanto la materia in mano alle Camere, così come la mancanza del quorum bocciò negli anni successivi - sintomo di stanchezza nell'abuso da referendum - questioni riguardanti la Giustizia, la fecondazione assistita e l'estrazione di idrocarburi in mare.
Ora il referendum sembrava rinascere dalle sue stesse ceneri, ma a conti fatti si è trattato di un fuoco di paglia.

A diciotto

Si continua a diciotto con il Governo valdostano nel medesimo assetto attuale.
Così si è deciso con molte tribolazioni da parte dell'Union Valdôtaine ed di altre componenti fra gli autonomisti, per quanto mi sembri una strada impervia per una maggioranza così risicata e potenzialmente appesa a un filo sottile, seguo quanto deciso dalla maggioranza degli undici autonomisti. La pensavo diversamente e resto convinto che un rafforzamento sarebbe stato salutare per governare con serenità.
Spero che la scelta effettuata si dimostri saggia e non improvvida e farò il mio dovere con correttezza e senza camarille, che non mi appartengono.
Credo, tuttavia, che si debba intanto perseguire il lavoro - che conta più del contingente - per ritrovare una casa comune autonomista che mantenga una particolarità del sistema politico valdostano per evitare di omologarlo a quello italiano.
Non è questione di bandiera ma di sostanza.

La "Cogne" ai cinesi

Confesso di essere rimasto stupito dalla notizia, finita sullo schermo del mio telefonino con un "Whatsapp", della vendita ai cinesi di Taiwan dello stabilimento "Cogne" di Aosta e del resto del Gruppo Marzorati, diventato socio di minoranza.
Anche mie recenti visite allo stabilimento, pure con la presenza di Eugenio Marzorati che da qualche tempo presidiava Aosta per la famiglia, non mi avevano consentito di avere neppure lontanamente il sospetto che ci fosse nell'aria una scelta di questo genere.
Sembrava, semmai, che il rafforzamento comprensibile nel mondo difficile e concorrenziale della siderurgia stesse avvenendo con un impegno proprio e nulla dava per intendere che si andasse verso la strada di una cessione, che è cosa diversa da un'alleanza.
Chi come me conosce bene la storia secolare della "Cogne", avendo assistito e anche seguito i passaggi da acciaio di Stato al gruppo svizzero proprietario sino a poche ore fa, coglie a pieno la novità del passaggio e capisce le molte inquietudini sul futuro.
Non bisogna però fare un processo alle intenzioni, anche se non informati per ragioni - si dice - di riservatezza.
Si tratta di capire il quadro delle prospettive senza pregiudizi, sapendo quanto la "Cogne" pesi sull'economia valdostana e resti essenziale per l'occupazione.

Il ritorno del turismo

Torna la voglia di muoversi e di viaggiare, malgrado i residui della pandemia e la maledetta guerra che incombe.
Il lungo finesettimana dell'Ascensione in Francia e in Svizzera è stato un test interessante di queste ore e vedremo da noi la settimana prossima l'esito del ponte collegato al 2 giugno, Festa della Repubblica. Qualche settimana fa a Roma avevo constatato di persona una grande folla di turisti esteri, segno anch'esso di ripartenza.
Dopo le chiusure, i divieti e le regole strette che avevano reso tutto difficile, la ritrovata libertà consente ora di guardare avanti e per la Valle d'Aosta non è cosa di poco conto in vista dell'estate.
Sappiamo bene che la calura prevista, già testata in quest'ultimo periodo, potrebbe spingere verso le nostre quote alte e dare uno sprint all'economia. In una Valle d'Aosta da finanza derivata, basata principalmente sulle fiscalità prodotta in Regione, è quanto ci vorrebbe per guardare avanti con una certa fiducia.
Specie se la politica regionale sceglierà di navigare in acque meno agitate.

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri