Elogio del voltagabbana

Il "voltagabbana" è una maschera molto umana.
Esiste dappertutto e attraversa tutte le culture. E' stato descritto da migliaia di scrittori ed è facile incontrarlo nella vita di ogni giorno e nel corso della nostra esistenza - se tenessimo i nomi scritti in un quadernetto - ci sarebbe di che stupirsi per la numerosità dei soggetti.
Noi spesso dimentichiamo, mentre il voltagabbana - che quando ti incontra sorride ed è affabile quasi in modo esponenziale rispetto alla coda di paglia - ha ben presente la mappa del proprio percorso fatto di balzi, avanzamenti, arretramenti, ma in genere non se ne preoccupa, avendo nel tempo e nelle sue azioni perso ogni pudore. Anzi, conosco voltagabbana che si muovono con invidiabile levità sul palcoscenico della vita (e della politica valdostana), come se fossero delle api intente a prelevare il meglio da ciascun fiore che capita loro a tiro.

Il voltagabbana è imbattibile nel caso in cui dovesse essere chiamato a rispondere di una posizione nuova, di un'amicizia tradita, di una svendita delle posizioni pregresse, di un'abiura del suo passato. 
Perché lui ha una spiegazione: non è mai lui, ma il suo cambio di posizione riguarda "altro" o "altri", non esiste - in eventuali giustificazioni - una posizione soggettiva o una responsabilità personale, ma siamo sul terreno infido e paludoso delle circostanze, che sembrano portare da sole a certi comportamenti.
Per cui non c'era stata scelta al momento dovuto e così, oggi come allora, ogni rottura e novità sono giustificate da elementi oggettivi e meccanici, per cui nessun voltagabbana si ritiene tale.
Ogni tanto qualcuno lo vorresti affrontare per dirgliene quattro o semplicemente strozzarlo. Ma in fondo sarebbe un modo per riconoscerlo: meglio ignorarlo ma mantenendo una buona memoria, perché il voltagabbana è sempre pronto a nuove imprese e rischi prima o poi di ritrovartelo in mezzo ai piedi.

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