L'intrico dei decisori

Leggendo il quotidiano vallesano "Le Nouvelliste" (viva il Web, pensando alle fatiche per avere la versione cartacea in tempo ragionevole) leggo l'incipit di un articolo così impostato:
"«Cette année présente l'une des plus mauvaises configurations qui soient» déclare Urs Zenhaüsern, directeur de "Valais Tourisme". Les jours des fêtes de fin d'année tombent très mal dans le calendrier. «La semaine de Noël sera difficile, car le 25 décembre tombe un samedi. Les gens préfèrent venir en station en famille après les fêtes. Sur cette semaine précédant Noël, nous estimons que le taux moyen de réservation est de 50 pour cent. Nous perdons quasiment une semaine». La semaine suivante, qui se trouve coincée entre Noël et Nouvel-An, les réservations fonctionnent bien. Celle qui suit sera à nouveau un peu plus faible. «Comme les réservations vont du samedi au samedi, beaucoup d'hôtes partiront déjà le 1er janvier»."

E' una prospettiva interessante, così come è interessante, nel proseguo dell'articolo, la sottolineatura del fatto che nevicate diffuse in tutta Europa portano male alle località "specializzate", perché si distribuisce di più la clientela anche con quella stazioni più basse che talvolta "tribolano" ad avere la neve all'inizio stagione, mentre quest'anno la prospettiva per loro è quella di una maggiore serenità.
Leggendo articoli come questi, quel che risulta è come sempre più il turismo, materia interdisciplinare per eccellenza, stia diventando un settore da affrontare in modo scientifico e coordinato.
Nella mia esperienza di Assessore con delega a questo settore ho cercato di applicare un principio semplice: capire chi fa che cosa e soprattutto a fronte di nuove strutture organizzative essere conseguenti, chiudendo l’esistente e ciò per evitare sovrapposizioni.
Penso che questo, ancora oggi, resti il tema incompiuto. Al capezzale del turismo malato, smettendola di seguire i dati che sono lenti ad arrivare e solo parzialmente indicativi, ci sono troppi medici e non sempre l'équipe sembra essere d'accordo su diagnosi e cure.
Oltretutto, a peggiorare le cose, continua ad esserci la tentazione di credere che si possano ricopiare modelli esterni. Vedi tutti i miti legato a Trento e Bolzano, dimenticando che i loro modelli si sono sviluppati nella loro situazione e ogni scelta di importazioni di scelte e tipologie contrasterebbe con una banalità: va bene comparare e ricopiare, ma alla fine per il "nostro" turismo ci vuole un "nostro" modello, che deve mirare al sodo ed evitare, come dicevo, l'intrico di troppi decisori.

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