luciano's blog

La strana storia del presidenzialismo

Il Quirinale, a RomaIn Valle d'Aosta la Sinistra estrema - quella che ha cercato in Regione di essere assieme di lotta e di governo senza ovviamente riuscirci - ha cambiato strategia sulla forma di Governo. Un tempo parlamentarista e persino legata all'idea svizzera del direttorio, che prevede alla Presidenza rapide rotazioni per evitare personalismi, oggi ha svoltato verso il presidenzialismo con l'elezione diretta del presidente della Regione. Con compattezza militante questo è diventato, in barba ai precedenti, il nuovo slogan, una volta appannaggio della Destra. Ma anche i professionisti dell'antifascismo hanno diritto a cambiare idea e non hanno comunque problemi ad atteggiarsi a partigiani del nuovo millennio, ora che quelli che la Resistenza l'hanno fatta davvero sono morti e dunque ci si può dimenticare del pluralismo di idee che confluì nella lotta di Liberazione e trasformare certi valori in una cerchia che si atteggia ad unica erede legittima, indebolendo di fatto quella logica corale. Se fosse ancora vivo il mio Senatore César Dujany, partigiano di area cattolica, farebbe fuoco e fiamme contro certe storture e lo stesso farebbe mio zio Ulrico Masini, capo partigiano di "Giustizia e Libertà", o l'altro zio Mario Caveri, partigiano a sedici anni.

Le tre "R"

La erre...Pensavo in queste ore, in cui si guarda all'anno che verrà come ad una porta di ingresso verso l'incognito, a tre "R" che vorrei portare con me come viatico per quanto dovrò fare nel mio lavoro politico e che penso siano utili in generale nella vita.
Sia chiaro che quando si pensa alla "politica" si entra in un terreno abbastanza instabile nel senso cognitivo. Lo dico tra l'altro essendo laureato in quel mare magnum di diverse materie, secondo gli indirizzi, che si definiscono "Scienze Politiche".
Esistono infatti una serie di piani che si intersecano. In particolare c'è l'attività politica in partiti o movimenti, fatta di idee, progetti, programmi, posizionamento sullo scacchiere politico che si trasferiscono poi nelle competizioni elettorali e, se ci si riesce, nelle Istituzioni elettive.

Riflessioni di fine anno

Un momento della conferenza stampa di fine annoCapita di dover fare bilanci ed è quanto farò oggi, per il lavoro svolto quest'anno, nelle mie funzioni di assessore all'Istruzione, Università, Politiche giovanili, Affari europei e Partecipate (dizione che trovo in realtà troppo lunga quando vengo presentato in pubblico, ma le deleghe sono quelle...).
Ciò avverrà, assieme ai colleghi del Governo regionale valdostano, nella conferenza stampa di fine anno alla Torre dei Balivi o meglio "Tour du Baillage", sede oggi del "Conservatoire de la Vallée d'Aoste", dopo essere stata dimora medioevale e poi per secoli una prigione.
Cosa penso in questa occasione? Non è stato e non è ancora, purtroppo, un periodo facile per nessuno e neppure per chi faccia politica e si occupi di amministrazione. Sono stati mesi strani e respiriamo ancora in questi giorni un'aria densa di inquietudine. Abbiamo sperato a più riprese di uscire dalle emergenze, ma ancora oggi non si vede la fine e questo nuoce gravemente all'agognata normalità.

Non perdersi la Storia

Giovanni BelardelliMi capita spesso di citare elementi storici. Trovo che in politica sia fondamentale guardare a quanto avvenuto in passato e raccontarlo per capire perché siamo qui e da dove veniamo. Ma non basta: chi fa politica deve più in generale cercare di studiare e di informarsi.
L'idea del politico arruffone, demagogo, attizzatore di folle mi repelle. E la Storia resta la Storia, che fornisce quelle radici senza le quali non saremmo nulla e non staremmo oggi in piedi.
Leggevo giorni fa sul "Foglio" lo storico Giovanni Belardelli in un suo accorato editoriale: «In un testo famoso di ottant'anni fa, "Apologia della storia", Marc Bloch scriveva: "I greci e i latini, nostri primi maestri, erano popoli scrittori di storia. Il cristianesimo è una religione di storici. […] è nella durata, dunque nella storia, che si svolge il gran dramma del Peccato e della Redenzione"».

Santo Stefano, lo scricciolo e l'agrifoglio

Santo StefanoOggi è Santo Stefano, uno dei più importanti martiri della storia della Cristianità. Secondo il Nuovo Testamento morì lapidato intorno all'anno 33 d.C. con l'accusa di blasfemia. Ricordo una volta di aver scorso le storie personali di questi Santi delle origini, cui corrispondono sempre storie terribili di morte e di persecuzione. E' il lato oscuro ed assieme eroico del cattolicesimo, rivisto in profondità dai protestanti che considerano certo culto sia del tutto estraneo al mondo evangelico. Mentre nelle nostre tradizioni esiste in profondità e basta pensare che in Valle d'Aosta ogni piccola frazione ha un suo Santo protettore.

Contano i legami

La mia torta di compleanno...Facciamo così. Provo un camuffamento, usando "genetliaco", termine meno usato e più blasé. Che poi - tanto per chiarire - viene dal latino "genethliăcus" dal greco "genethliakós, relativo al giorno della nascita, al compleanno", derivato di "genéthlē, nascita", dalla radice di "gígnomai, nascere, divenire" e "génos, ‘stirpe".
Vabbè, in sostanza: compleanno!
La data è quella di oggi (20.10 del 25 dicembre 1958, peso tre chilogrammi e tre etti, nato di otto mesi) e trovo interessante parlarne.
Di anni oggi ne faccio 63 e me li sento addosso con una certa tranquillità.

Un mio vecchio racconto

In mezzo alle montagne...«De nët euna Laumière,
I berdzé l'at paru;
Un andze vin leur dëre:
Lo Sauveur l'est neissu.
Un pouro baou l'est son palatse,
Et sat pei de fen in traver
Compouson lo deur matelatse
De ci gran Rei de l'univer;
Et din la rigueur de l'iver
De dò trei lindzo l'est queuver…»
.

"Il canto della "Pastorala" di Cerlogne risuonava nella chiesa del paese per la messa di Mezzanotte nella notte di Natale. Marie ci era arrivata in processione assieme ai suoi coetanei. Era il parroco, l'Abbé Cyrille, che li aveva messi tutti assieme, mischiando le diverse classi del catechismo e lei si stava preparando per la Comunione. Si era raccomandato che ci fossero e niente storie! Lei indossava il cappotto nuovo, che era poi il regalo di Natale che la mamma le aveva già voluto dare «per fare bella figura».

Autonomie alpine

Annibale SalsaIl mio amico Annibale Salsa, che è anche membro del Consiglio di amministrazione dell'Università della Valle d'Aosta, non perde occasione per parlare con la solita competenza delle questioni riguardanti la montagna, intrecciandola con l'autogoverno. Questa volta lo fa sul quotidiano del Trentino, riferendosi ad una discussione locale, ricordando un anniversario.
Mi riferisco al 19 Dicembre del 1943 data in cui venne scritta la "Carta di Chivasso". Così la evoca Salsa: «Si tratta di una data importante per la storia del pensiero autonomistico all'interno delle regioni alpine italiane: un primo tentativo di porre su nuove basi l'assetto istituzionale futuro dell'Italia dopo la caduta del fascismo (8 settembre 1943). Da un punto di vista storico, il tema delle autonomie si pone allorquando la nascita degli Stati nazionali moderni, fondati sull'equazione Stato-Nazione, tende ad assimilare in un unico e indivisibile Stato centralizzato secondo il modello giacobino - un popolo, un ordinamento, un territorio - i piccoli popoli che, negli ordinamenti di "Antico Regime", costituivano il variegato mosaico degli Stati territoriali alpini».

Nessuna nostalgia per i Savoia

La banda municipale di Aosta, con sindaco e vescovo, dopo la Messa dedicata ai SavoiaEro stato invitato all'incontro, svoltosi a Saint-Vincent con alcuni rappresentanti di Casa Savoia per una raccolta di fondi di beneficenza. Mi è capitato in passato di incontrare la principessa Maria José di Savoia e la figlia Maria Gabriella in visita in Valle d'Aosta. Non si trattava in quel caso di una manifestazione spiccatamente monarchica, come questa volta, ma di una presenza per ragioni culturali.
Per cui in questa occasione ho declinato l'invito e vorrei educatamente spiegarne le ragioni con grande rispetto per i valdostani (con cui ho avuto rapporti di amicizia) che per motivi affettivi guardavano ancora con simpatia alla monarchia in una logica di onore e affetto.

Due buoni propositi

Notifiche su 'Whatsapp'Incominciano per ciascuno di noi lentamente ma inesorabilmente a fare capolino i famosi buoni propositi per il 2022. Come metodo non è male: possono essere piccole cose o argomenti di peso.
E' un modo per evitare certe pigrizie che sono il peggio nella vita, perché il rischio è quello di finire nel solito tran tran, mentre a qualunque età bisogna scuotersi dalla routine che ci spegne.
So bene per onestà intellettuale come queste promesse rischino di essere - come si dice - «promesse da marinaio» e cioè non mantenute.
Una definizione con due versioni, che mostrano come la stessa cosa possa essere letta ben diversamente.

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