luciano's blog

100 giorni senza Social

Zero likeOrmai siamo tutti sui "social" o più in generale sul Web. Io sono qui da tanti anni ed, a fianco, c'è "Twitter". Qualche volta ho pensato di smettere o con l'uno o con l'altro per evitare i rischi dì intossicazione o meglio dì dipendenza.
Per cui su "La Lettura" ho guardato con interesse al cimento dello scrittore e linguista Giuseppe Antonelli, che inizia con una frase scherzosa perché fa il verso agli alcolisti anonimi. Così: «Mi chiamo Giuseppe e da 100 giorni non tocco i social. Lo so, ormai siamo in tanti, almeno credo; ma è qualcosa che mi sembrava giusto condividere. Ecco, appunto: anche le parole sono ormai compromesse, parole che un tempo erano forti come amicizia e condivisione. Un tempo si diceva che il personale doveva essere politico; oggi, a quanto sembra, dev'essere social. Dal socialismo reale a quello virtuale: cioè irreale. Ma perché? Dove sta scritto?».

Il campanilismo buono

Un tratto del Ru CourtaudIl campanilismo (in francese "esprit de clocher") ha in prevalenza un'accezione negativa, quando segnala una chiusura ed una grettezza che rinchiude le persone nei confini del proprio paese. Anche nella piccola Valle d'Aosta questo può avvenire ed esistono rivalità antiche fra Comuni vicini e si manifesta il rischio di non avere una visione complessiva dei problemi, manifestando piccoli egoismi municipali.
Ma esiste anche un campanilismo sano, fatto di senso identitario non conflittuale e di amore per le proprie radici. Ci pensavo alla lettura di un intervento su Saint-Vincent, nel quadro di un progetto comunitario che già si per sé stesso è un quadro che sprovincializza le intenzioni, fatto da uno studio serio e puntuale dì Piergiorgio Crétier, che dimostra il côté buono del campanilismo.

Non capisco Cacciari

Massimo CacciariA Massimo Cacciari, che mi cedette il posto al Parlamento europeo, consentendomi un'esperienza straordinaria, andrà sempre la mia eterna riconoscenza.
Ho avuto modo di conoscerlo, anche durante una sua visita in Valle d'Aosta fra castelli ed un sorvolo in elicottero delle nostre montagne, e rimasi per sempre impressionato dalla sua cultura enciclopedica, assieme ad uno spiccato sense of humour in salsa veneziana, quella Venezia di cui è stato sindaco con una visione politica mirabile. E' anche uomo di Università e filosofo che ha inciso un solco importante con libri di grandissima profondità. Ho sempre apprezzato il suo spirito critico e la sua capacità di essere anticonformista al limite della rudezza. La sua intelligenza è affilata, ma la pazienza non è nelle sue corde, come si vede nella sua bruciante vis polemica.
Ho seguito il suo crescendo proprio nelle polemiche attorno alla pandemia e infine sui vaccini e il "green pass".

Andare a vivere in montagna

Il sociologo francese Jean ViardEsiste una morsa che rischia di schiacciare la comunità valdostana, cominciando da alcune località più piccole che hanno visto nel tempo ridursi al lumicino la popolazione residente. Infatti allo spopolamento, che ha ingrossato dapprima la popolazione della città di Aosta poi in parte spostatasi verso i Comuni di una cintura sempre più larga nelle vicinanze, si sta aggiungendo un crescente crollo demografico. In più sta venendo meno la natalità degli immigrati, chiamati un tempo extracomunitari, che emigrano verso altri Paesi europei. Morale: la popolazione invecchia e molti paesi cominciano ad avere numeri che preoccupano per la loro stessa sopravvivenza.
Ora si apre, come fenomeno possibile del post pandemia, l'ipotesi di spostamenti di popolazione dalle grandi città, che sono interessanti e li descrive bene nell'esempio francese Sylvain Courage su "Obs".

Ogni generazione ha la sua Storia

Antonio PolitoOgnuno guarda le altre generazioni dalla prospettiva del bagaglio di esperienze della propria, sia quelle prima (alcune purtroppo già scomparse, tipo il nonno materno del 1890 o mio papà del 1923) che quelle dopo (in primo piano i miei figli, del 1995, 1997 e 2010 ed alcuni collaboratori in anni di mezzo).
Capisco che è sempre una prospettiva interessante e nel contempo rischiosa, perché ciascuno di noi è attaccato ai propri modi di essere e finisce per relativizzare quelli di altra epoca e di altra età. Bisogna di conseguenza essere più comprensivi e, se ci si riesce, più empitici per evitare effetti distorsivi nel giudizio.
Ecco perché mi ha fatto molto pensare, in senso autocritico, quanto scritto su "Sette" da Antonio Polito con cui mi sento molto empatico.

Montagna sacra nel Gran Paradiso?

La 'montagna sacra' di Pdor, 'figlio di Kmer, della tribù di Ishtar, della terra desolata del Kfnir...'Ogni tanto capita di perdersi una notizia. Per caso ho sentito per radio questa storia, così riassumibile: il Monveso di Forzo è una cima di 3.322 metri, che si trova nelle Alpi Graie al confine tra il Piemonte e la Valle d'Aosta, nel Parco nazionale del Gran Paradiso, che è già area protetta con molte regole da rispettare. Lato piemontese c'è il comune di Ronco Canavese in Val Soana che ha una frazione che si chiama Forzo, mentre in Valle d'Aosta il territorio si trova nel comune di Cogne. E' stata scelta per una proposta inedita di un gruppo di ambientalisti, che vorrebbe trasformare i luoghi in una cosiddetta "montagna sacra", inaccessibile cioè agli alpinisti.
Sobbalzo!

La montagna merita una buona legge

Mariastella Gelmini, ministra degli Affari regionaliSi torna a parlare di una legge sulla montagna. L'ultimo e unico testo organico fu una legge del 1994, frutto del Parlamento dell'epoca di cui facevo parte. Al tempo, in buona parte con il mio coordinamento, funzionava un agguerrito Gruppo "Parlamentari Amici della Montagna" che, mettendo assieme deputati e senatori di tutti i gruppi, perseguiva in modo sistematico l'ottenimento di soluzioni concrete a problemi altrettanto concreti. L'arrembaggio principale si sviluppava in occasione della Finanziaria.
Quel testo organico, che ha valenze positive ancora oggi, venne inghiottito da logiche burocratiche romane, essendo previsti decreti attuativi che mai vennero, caducando le nostre buone intenzioni. Da allora ad oggi, me compreso quando ero presidente della Regione con una proposta che il Consiglio Valle inviò alle Camere, molti testi sono stati scritti per avere una nuova legge che riguardasse la montagna italiana.

L'orizzonte politico

Il rinnovato simbolo di 'VdAUnie'Oggi mi occuperò di un tema valdostano. Capita ogni tanto di doverlo fare, perché nasco e vivo qui, anche se cerco di vedere il mondo non restando solo all'ombra del mio campanile. Certo che mi sento - uso la parola senza paure - un "nazionalista valdostano", ma federalista e direi cosmopolita, per cui nessun sovranismo o giacobinismo avvelena i miei pensieri.
La nascita in Consiglio Valle del Gruppo fra Alliance e VdAUnie (con MOUV' come chiarisce il simbolo depositato) ha un significato per nulla contingente. Pur nel mantenere la loro identità, questa scelta fa parte di un filone di pensiero cui ho sempre aderito. Nasco come Union Valdôtaine, transito in Union Valdôtaine Progressiste non accettando gli indirizzi assunti dal mio Movimento d'origine, per poi scegliere con MOUV' un'ulteriore scelta di coerenza rispetto alla mia storia autonomista. Scelte politiche dolorose ma che considero ancor oggi indispensabili per potermi guardare allo specchio e non macchiare il mio percorso, che considero essere stato sempre coerente nelle mie decisioni.

Adulto e vaccinato

Un 'no-vax' carico di cartelli sotto Palazzo regionale"La libertà di non vaccinarsi finisce quando lede la salute degli altri, perciò vaccinarsi non comporta solo un vantaggio personale, ma è anche un atto di attenzione verso i più deboli".
Silvio Garattini

Euforico. Ieri mi sentivo così, perché ho fatto con convinzione la terza dose di vaccino ("Moderna"!) e ne sono fiero. L'appuntamento è stato al Centro vaccinale di Pollein con un meccanismo rodato, che avevo già apprezzato due volte nella struttura di Châtillon. Efficienza, cortesia e rapidità.
Ciò è avvenuto una fase in cui - come si è discusso nel Governo regionale - si è fatto appello ai medici, infermieri ed altro personale sanitario che può vaccinare per una mobilitazione che vada al di là dei propri doveri professionali ed implichi uno sforzo generoso suppletivo. Spero che ci sia una buona risposta, pensando all'impegno enorme che nel Bilancio si sta facendo per la Sanità, che resta la spesa maggiore nella nostra Regione e di questo tutto bisogna essere consapevoli. E' necessario infatti accelerare la somministrazione del vaccino. Il rischio di ingorgo è evidente per la riduzione dei tempi per il richiamo ed anche per l'obbligo vaccinale ampliato alla scuola e alle Forze dell'ordine.

Il pensiero di Scurati

Antonio ScuratiCapisco quanto sia faticoso, con questo maledetto virus, restare così a lungo in una situazione in cui si alternano buone e cattive notizie, speranze e delusioni, dati confortanti e sconfortanti. Basta una variante - e tante ce ne saranno - e torna l'apprensione.
Antonio Scurati è un geniale scrittore italiano e sono lieto di averlo letto sul "Corriere" in una riflessione sulla pandemia. Per brevità entro nel cuore del suo ragionamento: «E' necessario attrezzarci con modelli di pensiero che contemplino l'ipotesi peggiore, quella di un'emergenza sanitaria globale che, attraversata una soglia critica, diventi cronica. E' possibile che mi sbagli ma, in tutta coscienza, ritengo giusto e doveroso tenere lo sguardo fisso sull'abisso che ci si è spalancato sotto i piedi.
Lo schema culturale che ha prevalso nelle interpretazioni e commenti sulla pandemia a partire dal marzo del 2020 è stato quello dei cicli di morte e rinascita. Stiamo attraversando un momento di tenebra - ci siamo detti - ma non dobbiamo disperare perché nessuna notte è infinita. La morte vendemmia nella nostra vigna. Bisogna stringere i denti, sbarrare la porta, pregare il Dio che avevamo dimenticato: la vita tornerà. Celebreremo il suo trionfo con una festa memorabile. Se l'inverno viene, non può essere lontana primavera»
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