luciano's blog

Castagno e castagne

Castagne...I frutti dell'autunno sono fra i miei preferiti. Svettano la mela renetta e la pera martin sec, che mi riportano a gusti dell'infanzia, ma questo vale anche per i fichi che maturano tardivamente e come non citare i cachi e i melograni, che colorano la natura assieme al giallo, arancione, rosso, marrone delle foglie: si tingono i boschi e i pendii delle montagne, dove i larici e i castagni si infiammano d'autunno.
Già, i castagni o meglio le castagne, anche loro un sapore e un gusto autunnale, che risale al palato dalla memoria che conserviamo come un elemento prezioso dei nostri ricordi. Oggi è difficile concepire che cosa fosse, in vaste zone alpine e la Valle d'Aosta non fa eccezione, questo frutto, che per secoli è stata una primaria fonte alimentare grazie alle notevoli proprietà nutritive, compresa la farina che vi si ricavava. Ma certo le caldarroste accompagnano l'autunno con i profumi del legno ed il calore del fuoco.

Non bisogna disperdere

In partenza...Il decremento demografico, la fuga dei cervelli e l'abbandono scolastico sono dei bei rovelli che mi angustiano ed è bene aver contezza della situazione.
Quando guardiamo all'avvenire della comunità valdostana, che dev'essere fatta di persone e non di slogan, avverto la pesantezza dei tre fenomeni che si incrociano a partire dal settore scolastico sino all'Università ed al successivo avvio al lavoro ed è uno snodo di problemi da non sottostimare. Con l'impressione che mentre i fenomeni erano fino a poco tempo fa abbastanza facili da leggere con strumenti con cui reagire, il post-pandemia ci pone di fronte a cambiamenti davvero in corso e come tali difficili da razionalizzare.

Il teatrino della politica

Pupi siciliani...Chi conosce l'insieme di questioni che riguardano il futuro della Valle d'Aosta e che bisogna affrontare sin da oggi si deprime del teatrino della politica che ogni tanto rispunta, che fa perdere tempo e energie. Una definizione quella del "teatrino", entrata nel lessico politico per designare il malvezzo di manovre e manovrine, le cui origini non sono chiare, ma ammicca a spettacoli di marionette o meglio ancora all'interessante epica dei pupi con i suoi personaggi di epoca cavalleresca che litigano sul nulla.
Pupi e pupari alla fine fanno sorridere con queste loro storie e con le botte da orbi che si danno. Non fanno ridere affatto, invece, certe dispute da cortile con attori e suggeritori che periodicamente perturbano la politica valdostana in momenti inopportuni, come se non ci si rendesse conto della situazione.
Intendiamoci subito: ogni critica è legittima, perché non viviamo nel migliore dei mondi possibili. Molte cose non funzionano o potrebbero funzionare meglio. Ma quel che non sopporto più e banalizzo è chi si crogiola nell'infinita e lamentosa storia della pars destruens e mai si esercita sulla pars costruens.

Quel diavolaccio di 007

Daniel Craig nel ruolo di '007'«Il mio nome è Bond, James Bond».
Avete presente questa frase diventata proverbiale e biglietto da visita del celebre personaggio letterario e cinematografico? Credo che, tranne rarissimi casi, non ci sia persona che non conosca le sue avventure, che hanno attraversato il tempo e pure le mode. Ogni tanto si è gridato al suo declino, ma poi il personaggio ha confermato il successo al botteghino.
Chi volesse vedere in santa pace l'ultimo film di "007" smetta subito di leggere, perché tra poche righe sarò costretto a spoilerare la fine di questa ennesima puntata della saga della famosa spia inglese.
E per chi non avesse notizie posso dire che capita l'inverosimile.

Terza dose

Il vaccino anti-influenzaNei prossimi giorni andrò a fare il vaccino antinfluenzale. Lo faccio da decenni. Quando viene il momento mi viene in mente mio papà: me lo rivedo con la siringa in mano che mi inocula la dose. Era veterinario e scherzava dicendo che i figli somari li curava lui.
E' stato papà Sandro che mi ha insegnato la bontà dei vaccini, venendo da una generazione che era stata falcidiata da malattie scomparse proprio grazie ai vaccini. Fosse vivo sarebbe stupefatto da un mondo pieno di ricostruzioni antiscientifiche che ci ammorbano.
Aspetto anche la terza dose del vaccino contro il "covid-19" e la larga maggioranza dei cittadini la pensano nello stesso modo e attendono notizie. Quando brandisco il green pass su richiesta laddove necessario, lo mostro con l'orgoglio di chi ha scelto il bene.

Il bla bla bla e Greta

Greta Thunberg alla 'Youth4Climate' di Milano con il sindaco Beppe SalaPrendi la "Treccani" e leggi «bla bla (o bla-bla, o blablà; più raramente bla bla bla): Espressione onomatopeica, di uso internazionale, per indicare un discorso o un chiacchiericcio vano, futile, senza costrutto».
Ha fatto notizia l'intervento di Greta Thunberg del 28 settembre a Milano a "Youth4Climate" in cui ha criticato le parole vuote e inutili dei leader mondiali sul clima. Parlando in inglese, ha usato ripetutamente e con grande effetto le parole «blah blah blah», ed è un esempio - come spiegano i linguisti - di reduplicazione espressiva. Definizione con cui - ecco la spiegazione - si intende un fenomeno morfologico e sintattico che consiste nella ripetizione di un'unità lessicale; è usata soprattutto per intensificare
a scopo espressivo. L'espressione è immediatamente riconoscibile anche perché è un internazionalismo, vale a dire un prestito adottato contemporaneamente in più lingue con minime variazioni ortografiche, che non cambiano la sua sostanza.

Ricolfi nel mirino

Luca RicolfiLuca Ricolfi, nuova firma di "Repubblica", ha esordito sul giornale romano con un articolo che è servito da assist a chi ritiene che il quotidiano si stia spostando a destra.
Premetto che questo discorso destra, sinistra, centro più passano gli anni e più è una rappresentazione della realtà piuttosto rozza e spesso il posizionamento politico più che oggettivo - si fa per dire con precedenti avvertenze - diventa talvolta un'autorappresentazione.
Perché l'articolo ha creato qualche mal di pancia? Proviamo a leggerne qualche passaggio che verte su di un tema che mi ha sempre molto interessato. All'inizio la storia: «Quando, esattamente, sia nato il "politicamente corretto" nessuno lo sa. Sul dove, invece, siamo abbastanza sicuri della risposta: negli Stati Uniti. La sinistra americana, un tempo concentrata - come la nostra - sulla questione sociale, ossia sulle condizioni di lavoro e di vita dei ceti subalterni, a un certo punto, collocato tra le fine degli anni '70 e i primi anni '80, ha cominciato a occuparsi sempre più di altre faccende, come i diritti civili, la tutela delle minoranze, l'uso appropriato del linguaggio. Lo specifico del politicamente corretto delle origini era proprio questo: riformare il linguaggio».

Zemmour, l'outsider che fa paura

Eric ZemmourPartiamo da una biografia breve e poi ne parliamo: «Eric Zemmour est né le 31 août 1958 à Montreuil en Seine-Saint-Denis. Fils de commerçants juifs originaires d'Algérie, il commence sa carrière au "Quotidien de Paris" en 1986. En 1996, il intègre la rédaction du "Figaro", dont il devient grand reporter au service politique, jusqu'en 2009. Il est également chroniqueur et polémiste dans les émissions télévisées "On n'est pas couché", sur "France 2", "Ça se dispute", sur "i>Télé", et "Z comme Zemmour" sur "RTL". Avec son franc-parler, il ne se fait pas que des amis... En 2011, il anime, avec Eric Naulleau, un débat hebdomadaire sur la chaîne "Paris Première". Il est auteur de livres politiques et d'essais polémiques, notamment "Le premier sexe" (Denoël, 2006), dans lequel il dénonce une féminisation excessive de la société, se brouillant durablement avec les mouvements féministes. Il soulève également une vive polémique lors de l'émission "Salut les Terriens" du 6 mars 2010 présentée par Thierry Ardisson sur "Canal+" en déclarant: "les Français issus de l'immigration étaient plus contrôlés que les autres parce que la plupart des trafiquants sont noirs et arabes. C'est un fait..."».

Novembre di morti e di guerra

Il cimitero di Aosta ai primi di novembreI mesi restano lì, appesi al calendario e spetta a noi giudicarli a seconda delle caratteristiche che, oltre al nome, abbiamo affibbiato loro.
Novembre lo riassume, in una strofa finale di una sua poesia, Giovanni Pascoli:
«Silenzio, intorno; solo, alle ventate
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cadere fragile. E' l'estate,
fredda, dei morti»
.
Insomma: siamo nel mese in cui l'autunno si intristisce e per molti, me compreso, il ritorno all'ora solare, che significa di fatto meno luce fra pomeriggio e sera, dà un senso di tristezza nel contesto di una natura che si ferma. Poi ci sono i morti ricordati nel giorno di oggi, ma in realtà inseriti in un periodo che diventa ancora più complesso, come cercherò di spiegare.

Il Gioco del Calamaro

Il primo gioco di 'Squid Game'Ci pensavo ieri che era "Halloween", uno dei casi - analogo al Carnevale , che è meno dark - in cui ci si traveste, celando spesso il viso con delle maschere orrende che servono per esorcizzare le nostre paure, in primis quella dì morire.
Quelle maschere inquietanti che in certi casi hanno richiamato il successo televisivo dell'anno: il sudcoreano "Squid Game" ("Gioco del Calamaro"), che pare infatti abbia spopolato anche come costume horror per bambini proprio ad Halloween.
Anche io l'ho visto su "Netflix" e dopo averlo guardato distrattamente una prima volta, liquidandolo come un fenomeno trash, sono poi caduto vittima del meccanismo attrattivo con cui è stata costruita la storia. In più queste serie televisive sono agevolate dal meccanismo ipnotico della possibilità di vedere in sequenze le puntate successive già stipate nel server e fruibili in un batter d'occhio on demand. Per cui, presa la mano nella fine sospesa della puntata che ti spinge verso l'episodio successivo, resti vittima di questo gioco crudele e mortale inventato dagli sceneggiatori sudcoreani (quelli nordcoreani hanno, poveretti, un orrore quotidiano nella vita reale). In sintesi: c'è nel racconto in palio un enorme montepremi per un solo vincitore finale ed i quattrocento partecipanti (426) si sfidano e si eliminano in crudeli giochi mortali.

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