luciano's blog

Aggregare, disaggregare

Il simbolo di Mouv'Credo che si debba continuare a lavorare nel cantiere per una maggior aggregazione dell'area Autonomista valdostana. Capisco che certi segnali, anche dentro a Mouv' di cui faccio parte, diano un'impressione inversa. In questo caso specifico - mi riferisco a Mouv' - c'è chi (quattro persone) non ha condiviso la linea largamente maggioritaria decisa in Assemblea ed ha scelto di andarsene, seminando polemiche. Anche da bambini, quando si giocava a calcio, capitava di vedere chi in un momento di rabbia e stizza bucava il pallone. Basta aspettare e vedremo se questa scelta di andarsene sia stata preordinata per fare altro e si cercasse solo un appiglio.
Ma torniamo al punto: la questione della singolarità dell'esistenza di un'anima Autonomista nella politica valdostana esiste dal dopoguerra con la nascita dell'Union Valdôtaine, che ebbe come fondatore e leader per decenni mio zio Séverin Caveri.

Venticinque anni fa il seme per l'Università valdostana

L'inaugurazione dell'anno accademico 2021/2022 dell'Università della Valle d'AostaDevo tornare indietro di venticinque anni, settimana più settimana meno, per evocare i giorni in cui presentai l'emendamento alla legge che poi nel 1997 entrò in vigore (una delle legge Bassanini, la numero 127), sancendo il primo passo della nostra Università. Diciamo meglio: così iniziò la gravidanza e nell'autunno del 2000 l'Université de la Vallée d'Aoste nacque davvero, ottenendo l'autorizzazione a rilasciare titoli di studio aventi valore legale.
Le prime lezioni del corso di Laurea di scienze della formazione primaria iniziarono nel 2001, mentre l'anno dopo partirono i corsi dell'area economica, cui si aggiunsero mano a mano gli altri percorsi formativi. Ricordo i via vai al Ministero dell'Università, ma soprattutto va dato merito al ministro dell'Università in carica all'epoca della partenza iniziale, Luigi Berlinguer, ed al suo sottosegretario Luciano Guerzoni.

Guardarsi allo specchio

Allo specchio...Non finirò mai di stupirmi eppure non penso di essere Alice nel Paese delle Meraviglie.
Decido e lo manifesto di non scrivere più dei "no-vax" e dei "no green pass" - in larga parte coincidenti nella loro galassia multicolore - per la semplice ragione che ho detto e ridetto come la penso di loro e delle loro manifestazioni. Certo, sapevo di non attirare la loro simpatia e mi pare giusto che possano avere atteggiamenti negativi, come io ho per loro. Almeno io - a differenza di qualcuno degli esagitati - non sono minaccioso e devo dire che proprio la violenza verbale o fisica trasforma il legittimo confronto in qualche cosa di intollerabile.
Su "Twitter" in queste ore - prima di essere cacciato - spunta un anonimo (leone, anzi coniglio da tastiera) che mi dice in sostanza: ora lei tace e non critica perché ha paura di perdere voti in caso di elezioni.

Saldamente europeisti

Il palazzo del 'Comitato delle Regioni' a BruxellesIn questi giorni, con incomprensibile ritardo per ghirigori burocratici, torno a far parte del "Comitato delle Regioni", la Camera europea della democrazia locale. Meno importante del Parlamento europeo e non basata sul voto popolare, resta comunque un punto di osservazione particolare dell'Europa più profonda e più vicina al cittadino. C'ero già stato per una decina di anni, dopo l'esperienza di parlamentare europeo, ricoprendo anche il ruolo di capodelegazione.
Purtroppo ci torno come "membro supplente" per quella che considero un'ingiustizia già avvenuta qualche anno fa. Per fortuna i meccanismi di partecipazione lasciano spazi per poter lavorare lo stesso, se lo si vuole fare.
Sono nato e sono rimasto profondamente europeista. Non è un'adesione cieca al processo d'integrazione europea, perché è ovvio che l'Unione europea attuale non soddisfi chi crede nel federalismo e constata la persistenza in molti settori di logiche nazionalistiche e di un tasso di sussidiarietà troppo basso verso il regionalismo e il suo ruolo democratico essenziale.

Una legge per la montagna

La ministra Maria Stella GelminiCapisco di essere noioso nell'insistere ogni volta su quanto sia importante che i valdostani siano capofila delle problematiche legate al mondo della montagna. Ricordo con un sorriso quando cominciai ad occuparmene a fondo tanti anni fa e incorrevo in un certo scetticismo in colleghi in politica che avevano più esperienza di me. Eppure a me sembrava del tutto naturale: siamo una Regione di montagna per eccellenza per ragioni geografiche ben chiare e anche se siamo piccoli e con una popolazione non così numerosa è bene sostenere che la quantità non è sempre qualità. Dunque abbiamo uno spazio legittimo da riempire e personalmente ho sempre cercato di farlo nei diversi ruoli che ho ricoperto. Sorrido per una seconda volta pensando che anche questo su questo qualcuno mi ha rimproverato: «Perché parli spesso delle tue esperienze passate a Roma e a Bruxelles?». Per la semplice ragione che ognuno di noi è frutto della propria storia personale e dunque perché mai non dovrei ricordare, quando è utile, le cose che ho fatto?

La chiarezza e l'oblio

Ulisse fra i Lotofagi in un disegno del XVIII secoloIn politica bisogna sempre avere cautela nel giudicare quanto avviene in casa d'altri ed è salutare ogni forma anzitutto di autocritica. E' bene sempre ed in ogni occasione avere il senso delle Istituzioni e ricordarsi quanto gli eletti abbiano doveri particolari per il ruolo al quale sono stati chiamati.
La crisi dei partiti politici è un male comune e la decrescente partecipazione si evidenzia dappertutto. La democrazia rappresentativa soffre di molti mali, ma non ha alternative e dunque bisogna essere al suo capezzale per capire come le istituzioni possano far fronte a difficoltà e cambiamenti. Non si gioca con il fuoco e, senza andar troppo distanti, basta guardare in Europa a come democrazie acerbe come quella ungherese e quella polacca ci vuole poco a transitare verso regimi dai tratti autoritari. Altro esempio eclatante è come la democratica Europa, che spesso evoca federalismo e sussidiarietà, abbia misconosciuto il problema della Catalogna, appoggiando di fatto la politica repressiva della Spagna in spregio a principi fondamentali, qual è il diritto all'autodeterminazione dei popoli.

Barbero nel mirino

Alessandro Barbero ad Aosta lo scorso settembreAlessandro Barbero è il Piero Angela della Storia e, a differenza di Alberto, figlio di Angela che è anche lui divulgatore in campo storico, Barbero ha una solida carriera accademica e non ha altri che scrivano per lui. E' tutta farina del suo sacco, come nel caso degli studi sul Medioevo valdostano di cui è acuto e brillante indagatore e lo ha mostrato in libri ed anche incontri pubblici in cui sfoggia una straordinaria facondia.
L'ho intervistato alcune volte in radio e la sua lucidità si accompagna alla capacità di esporsi senza fare il piacione. Dire "pane al pane e vino al vino" crea invidia ed immagino che in un ambiente intellettuale, spesso ipocrita, questa sincerità esponga Barbero a critiche, sapendo tra l'altro che politicamente milita, e lo dice lui stesso, molto molto a sinistra.
Personalmente lo leggo e lo ascolto con piacere, pur non essendo sempre d'accordo in occasioni di sue incursioni nella cronaca non ancora storicizzata, com'è avvenuto per il suo recente «no» al "green pass", quando ha trattato il tema con eccessiva leggerezza.

La memoria come una farmacia

La narrativa distorta dei 'no-vax' in un cartello ad AostaMarcel Proust, che sulla memoria ha costruito parte del suo successo di romanziere, ha scritto: «Nous trouvons de tout dans notre mémoire. Elle est une espèce de pharmacie, de laboratoire de chimie, où on met au hasard la main tantôt sur une drogue calmante, tantôt sur un poison dangereux».
Ci pensavo rispetto alla prova della pandemia, che ci ha posti di fronte ad un passaggio della nostra vita inaspettato e doloroso. In quei giorni di confino in casa e nella sensazione di una socialità azzerata giocarono di certo come elemento consolatore le memorie della nostra vita. Si rivalutavano i momenti belli, i luoghi visitati, l'affetto delle persone care evocate per rompere l'assedio del virus con l'uso dei collegamenti video.
Al contrario ora che piano piano - grazie a noi vaccinati - riscopriamo certe libertà ne godiamo a pieno proprio perché la memoria serve a ricordare quei momenti cupi in cui la malattia colpiva intorno a noi in un clima generale di apprensione e spesso di paura.

L'algoritmo che isola

Alcuni 'no-vax' che manifestano sotto Palazzo regionalePrendi un dizionario qualunque e cerchi "algoritmo". Trovi qualcosa del genere: «Con un algoritmo si tende a esprimere in termini matematicamente precisi il concetto di procedura generale, di metodo sistematico valido per la soluzione di una certa classe di problemi».
Se lo prendi da un altro lato ti imbatti in questo: «La parola algoritmo deriva dal nome del matematico Mohammed ibn-Musa al-Khwarizmi, che faceva parte della corte reale di Baghdad e che visse tra il 780 e l'850 circa. Questo matematico viene considerato tra i primi ad aver fatto accenno a questo concetto, con la scrittura del libro "Regole di ripristino e riduzione"».
Ma poi trovi un ulteriore passaggio, che ti avvicina infine a quanto vuoi esaminare: «Gli algoritmi sono ampiamente utilizzati in tutte le aree dell'IT (Information Technologies). Volendo fare un esempio di algoritmo in informatica, i motori di ricerca come "Google" sono basati proprio su questo concetto per poter rispondere quanto più coerentemente alla richiesta di un utente».

Senza frontiere

Le regioni di 'Alcotra'Basta aggirarsi in Savoia, divisa in due Département ed oggi annegata purtroppo nell'enorme macroregione Rhônes-Alpes-Auvergne, per avere una conferma banale: esistono non solo una storia ed una cultura comuni con la Valle d'Aosta dalla più profonda antichità ma anche le similitudini territoriali non sono cascami del passato, ma una realtà viva con i medesimi problemi da affrontare. Questo vale in realtà per tutte le Alpi, però resta chiaro come la vicinanza geografica resti un valore, anche se oggi le videoconferenze e le tecnologie digitali ci rendono tutti più vicini, quanto in passato era impossibile.
Negli anni Settanta, quando la Valle d'Aosta tentò dì aprire collaborazioni transfrontaliere, Roma intervenne con severità, ritenendo che si trattasse di "politica estera" e come tale in capo allo Stato. Negli anni Ottanta per fortuna prima la Convenzione di Madrid del Consiglio d'Europa aprì le prime finestre in materia e poi la Politica regionale di quella che oggi chiamiamo Unione europea spalancò le porte.

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