Ballando per la posta in gioco

Invidio molto chi balla bene il ballo liscio, compreso un mio collega in Consiglio Valle che ho visto di recente galvanizzato nella danza e, un "uccellino" mi ha detto - e fa benissimo a farlo - che va a corsi di ballo. Io ballicchio, magari dopo qualche bicchiere, attenendomi scrupolosamente agli ordini della dama, che in genere scelgo, a differenza mia, alfabetizzata nel ramo.
Io appartengo, dalle discoteche di Ayas, attraverso quelle di Gressoney-Saint-Jean, Aosta, Cogne e poi della provincia di Imperia (meta estiva per decenni), a chi ha imparato quel ballo che - ai miei tempi - definivamo "shake", intendendo con il termine l'insieme di balli moderni della generazione "yé yé".

Tuttavia l'avvicinarsi delle comunali e le manovre che, come d'incanto e sincronizzando gli orologi come fanno i "marines", si sviluppano in contemporanea in tutti i Comuni della Valle richiamano i balli che - da definizione e in ossequio alla Romagna (con mille altre varianti regionali) - fanno "andar via liscio" in una sorta di scivolamento da pista da ballo.
Impegnati nelle tre varianti fondamentali - mazurka, valzer e polka - sono migliaia di candidati o presunti tali che roteano in diverse direzioni, essendo le comunali nel nome di un pluralismo che afferma la centralità del municipio.
L'incipit scherzoso non tragga in inganno: le Comunali per il destino delle forze politiche valdostane - con Aosta in testa nella graduatoria - non sono per nulla una bagatella. La crisi di adesione e anche di reale partecipazione ai movimenti e partiti politici (alcuni nati per pochi giri di valzer) fanno sì che oggi lo scheletro che tutti vogliono per restare in piedi è una presenza, la più capillare possibile, sul territorio regionale attraverso le schiere di amministratori che vengono eletti alle elezioni comunali.
Ecco perché la posta in gioco va al di là delle semplici elezioni paese per paese e dalla loro sola sommatoria. Dietro c'è di più ed è la conseguenza che la forza derivante dalla presenza locale ha poi sulla sfida delle elezioni regionali.
Chi si distrae è perduto.

Comments

"Mocio Vileda"...

Io sono così quando ballo... faccio pena, me la cavicchio un po' di più con le danze tradizionali, ma niente di bello da vedere. Aneddoto: durante una di queste danze mi è venuta in mente una parte dell'intervista fatta a Stefano Unterthiner, dove raccontava di un suo reportage sugli "orsi ballerini". Una storia poco bella di maltrattamenti agli animali, ma io in quel momento ricordavo uno dei suoi scatti. Uguale!
Invece politicamente le "danze" preparatorie alla maratona quinquennale di amministrazione devono essere molto morbide, non sensuali ma chiare e inattaccabili. Queste danze, se fatte a "braccio", sono come vedere danzare un cobra al suono del flauto: finita la musica, scatta l'attacco.
Soprattutto si deve guardare all'interesse del territorio che devi amministrare, anche pensando che il precetto biblico (non lo cito, darebbe adito a pessime interpretazioni) di non sprecare "perle di saggezza" va seguito e perseguito. Un cittadino contento è un buon cittadino, se amministri così così, se ti va bene, hai un cittadino buono. Che non è "proprio" la stessa cosa.
Spero e confido nell'intelligenza delle parti per avere amministrazioni che diano solidità e certezze, soprattutto visto il prossimo triennio finanziario, che non dovrebbe essere roseo.

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