La vita dopo la morte

Mirko FicheraMi sono occupato per tanti anni alla Camera e poi a Bruxelles della materia "donazione degli organi", approfondendo questo tema - così delicato nel porsi su di un crinale, la vita dopo la morte, che fa venire i brividi - del tutto nuovo per il legislatore al costante inseguimento dei fantastici progressi tecnici della medicina.
Questi continui miglioramenti, in questi anni, hanno creato nella sola Europa sessantamila malati circa in attesa di un trapianto e a queste richieste non corrisponde sempre la disponibilità di un organo e la stessa donazione ha degli alti e bassi che seguono gli umori della popolazione.
Di recente il Parlamento europeo ha varato una nuova normativa in materia per permettere migliori interscambi fra i Paesi membri e contro l'orrore della donazione a pagamento per non dire di peggio in quella "tratta degli organi" o in quei "viaggi della speranza" nei Paesi più poveri del mondo.
La recente, dolorosa vicenda del giovane di Issogne, Mirko Fichera, morto dopo un incidente stradale, mostra il volto importante della generosità dell'atto della donazione, di cui l'intera comunità deve mostrarsi riconoscente. Da una tragedia nasce un gesto finale che è come un "testimone" lasciato al limitare della propria vita per il bene di una persona malata.

Comments

Ho grande stima...

per i donatori e per i parenti dei donatori.
Io confesso che, a livello personale, il tema mi crea notevoli problemi.

Ieri mattina...

ero al centro trasfusionale per fare una donazione di plasma e ho vissuto l'angoscia del personale medico, che commentava «fino a stamattina alle 5 ci chiedevano sacche di sangue per tentare di salvare quel povero ragazzo, poi non ce l'ha fatta».
Erano tutti toccati dalla vicenda, compreso io. Vorrei dire a Rocco che finché si sta bene e non si vive sulla propria pelle o su quella dei propri cari l'attesa di un organo compatibile, non si può capire il livello di angoscia che una persona vive, sapendo che il proprio tempo sta per finire e che l'unica possibilità di sopravvivenza viene da un gesto di generosità da parte di un donatore.
Io sono un donatore di sangue, di organi e, se ci sarà la possibilità, anche di midollo osseo. Se dovrò crepare sotto l'operazione per il prelievo di midollo osseo, ipotesi peraltro molto remota, almeno sarò crepato per un motivo nobile.

Grazie Lucil...

per la tua appassionata testimonianza che trovo molto convincente.
Le mie criticità probabilmente nascono dal non volersi porre il problema, sia in senso attivo come donatore, che in senso passivo come ricevente. Però bisogna essere coerenti: dato che sarei ben lieto (nella sventurata ipotesi) di essere un ricevente non posso fare lo gnorri come donatore.
Per quanto mi riguarda, se avrò ancora qualcosa di buono, potranno, in caso di morte cerebrale, fare di me ciò che vorranno (sono destinato alla cremazione). Mi angoscia terribilmente (e faccio le corna) di dovere essere io a decidere per i miei cari.
Spero che la vita mi eviti una prova così terribile.

Bravo Rocco. Infatti...

ieri ho sentito dire dal personale medico: «povero ragazzo, a soli 22 anni. Però ancora più poveri i familiari a vivere una tragedia così grande».
So che è un discorso delicato, ma io non permetterei ad una persona di scegliere che cosa fare del proprio corpo, una volta morto. Si dona tutti e basta.
Altro che culto dei morti... Dobbiamo pensare che il corpo è solo il contenitore dell'anima, un bene materiale che ci appartiene finché siamo in vita, e che poi dobbiamo restituire.
Un po' come possedere una casa.
La legge non prevede che una persona deceduta possa imporre che la propria casa non sia ereditata da nessuno, finché non marcisce e crolla. Perché permettere invece che il proprio contenitore, il corpo, marcisca e nessun altro ne possa beneficiare? Sono poi d'accordo con te, Rocco, sul fatto di essere cremati. Trovo sbagliato dover occupare per altri trent'anni dopo la morte due metri quadri di terreno, meglio essere liofilizzati e infilati in una scatolina.
Anzi, il mio sogno è essere sparso al vento sulle mie amate montagne. Dopo aver rifornito di organi la gente ancora in vita.

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