Maturità per sempre

Il liceo 'Botta' di IvreaPer la mia generazione la Maturità, per un forma suppletiva di sadismo, era all'inizio di luglio. Ricordo quell'estate di più di trent'anni fa, al Liceo classico "Carlo Botta" di Ivrea, sottoposti a quel rito di passaggio di cui tanto si diceva fino a far crescere preoccupazioni persino più del dovuto. Giuro che ancora oggi mi capita di sognare la prova orale con qualcuno che mi spiega nel sogno che hanno perso le mie carte e che mi tocca rifare l'esame, segno di una suggestione esagerata che mi è rimasta impressa nella memoria.
Studiavo dal mio amico Paolo Valente di Montalto Dora (già c'era greco scritto, ma la sfortuna ulteriore fu che a me cambiarono la materia!) e ci baloccavamo su quelle vacanze che sarebbero venute e che tutti ci ricordavano essere - ed era veramente così - "le più lunghe in assoluto", aspettando appunto l'Università.
Lo sport preferito, alla vigilia della prima prova con il tema d'italiano, era allora come oggi la "spifferata" sul contenuto dei titoli. Esisteva una sorta di "catena di Sant'Antonio" fatta di zii, cugini, di fantomatici amici degli amici, di misteriosi funzionari ministeriali spioni: tutte balle, naturalmente. Se allora era un telefono (di casa) infuocato non oso pensare cosa sia oggi all'epoca di Internet e dei telefonini...

P.S.: se qualche maturando leggesse il blog, vorrei dirgli che l'idea che l'estate della Maturità sia davvero l'estate più bella non è una balla degli adulti e che dunque si attrezzi per godersela.

Comments

Il mio ricordo...

risale a fine luglio 1987, questo perché per l'orale era stata estratta la lettera "C"...
Insomma, ero l'ultimo. Il mio colloquio è stato infuocato, ho discusso animatamente con un professore che si esprimeva solo in un dialetto incomprensibile, perché affermava che la temperatura del nucleo del Sole fosse intorno ai mille gradi... Che battaglia!
Poi, furibondo, essendo un docente di un istituto per geometri e io maturando alle magistrali, impugna un testo, mi indica una "mappa Igm" e mi chiede cosa fossero «questi segni concentrici, irregolari, che si restringevano». Benedetta montagna, benedette uscite cartina in mano, gli ho spiegato cosa fossero e a quanto distanza una dall'altra dicendo anche la quota della montagna.
Uscito, salgo in macchina e a finestrini abbassati ho cantato come un pazzo senza pausa, neanche ai semafori, fino a casa...
Ma il canto liberatorio non mi esime dal ricorrente sogno della maturità da rifare...

Condivido quanto detto...

da Luciano e vorrei lanciare un appello ai maturandi.
Le scelte che farete dopo la sospirata maturità incideranno profondamente sulla vostra vita futura per cui riflettete bene e fatevi consigliare da chi ha più esperienza di voi.
In bocca al lupo.

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