blog di luciano

La dignità da non perdere

Con la chiusura dei confini regionali è morta per la Valle d’Aosta qualunque forma reale di turismo invernale tradizionale o - come piace agli ambientalisti - “dolce” (come se il resto fosse...amaro).
Sarebbe stata meglio che il Governo Conte (rabbrividisco al pensiero di un Conte ter) dicesse sin dall’autunno la verità, in particolare sugli impianti a fune. Invece sì sono messi a giocare con i colori, cambiando i parametri, dimostrando dilettantismo, come si vede ora dalla fornitura centralizzata dei vaccini, che non è difficile prevedere che si trasformerà in un problema serio.
Nessuno nega la drammatica situazione epidemica e nessuno è così stupido da barattare facilmente la propria vita in cambio di una sciata, di una gita in un bosco, da un pranzo in uno chalet e potrei continuare l’elenco. Ma ogni attività non può essere bloccata senza fissare un orizzonte temporale e non è concepibile che molte scelte siano state assunte capricciosamente da un manipolo di scienziati chiuso nella loro turris eburnea senza conoscenza di quanto siano differenziate le realtà locali. Quanto assicurato dai rappresentanti della democrazia locale e non da Ministri ducetti protervi e impositivi.
Tutto è regolabile, anche il turismo dello sci con piste, alberghi, ristoranti, maestri di sci e un mondo all’arresto. Appositi protocolli, misure anche le più severe, informazioni le più dettagliate potevano tracciare in modo intelligente le riaperture.Ma la verità sta in tre aspetti. La prima è che le crisi sanitarie accentrano le decisioni e questi centralismo è cieco nelle scelte, mettendo situazioni diverse sullo stesso piano, come dimostrano provvedimenti assunti con strumenti che fanno carne di porco della Costituzione e carta straccia del nostro Statuto di autonomia con la complicità della Corte Costituzionale. La seconda è culturale: la mancanza totale di conoscenza del mondo alpino in un Governo fatto da eletti di territori diversi, che non sanno le cose e dimostrano, già lo dicevo, una superficialità d’approccio mai vista prima, condita da una inaudita supponenza. La terza è ancora politica: in termini di voti le Alpi contano poco e spero che certi passaggi al Senato siano uno schiaffo in faccia a Giuseppe Conte a capo di questi atteggiamenti antidemocratici.
La misura è colma e questo deve rilanciare in Valle d’Aosta una questione seria. Ho sempre lavorato nella mia vita per difendere l’autonomia valdostana e posso dimostrare di averne migliorato molto aspetti non solo giuridici. Ma ho sempre ammonito come l’autonomia, a differenza del federalismo, sia uno strumento fragile con male intenzionati che decidano con spregiudicatezza di violare regole di collaborazione e di rispetto istituzionale. Ed è quanto vedo oggi è mi preoccupo seriamente.
Così come mi preoccupa chi tende, a fronte di situazioni assurde, difese di ufficio di chi dimostra disprezzo verso elementari regole di concertazione, di informazione, di confronto. Pare per alcuni che solo la cieca obbedienza e la disciplina verso scelte sbagliate debbano essere la regola da seguire per non essere autonomisti brutti e cattivi. Io mi sento brutto e cattivo come non mai e sarà bene che con Roma si riaffermi una dignità, altrimenti verremo travolti.

Sull'oscuramento di Trump

L'account 'Twitter' di Donald Trump, ora bloccatoDonald Trump viene sospeso dai "social", cominciando dal suo amatissimo "Twitter" con cui da anni gioca con una messaggistica rozza ed elementare. In molti, da destra come da sinistra, gridano all'attentato alla libertà di espressione.
Francamente, per quanto capisca certe preoccupazioni, non condivido che si possa fare del Presidente degli Stati Uniti una sorta di vittima da sostenere e compatire.
Si può anzitutto discutere se sia ancora e davvero l'uomo più potente del mondo e penso francamente che ancora lo sia, anche se per fortuna pro tempore nel caso di Trump e la pulizia l'hanno fatto gli elettori. Per questo ha avuto una potenza di fuoco mediatico straordinario. Se un Presidente americano indice una conferenza stampa ha la possibilità con un batter di ciglia di far transitare in tutto il mondo il suo punto di vista.
Capisco però il fascino del legame diretto di strumenti come i "social" che senza mediazioni consentono di fare arrivare i messaggi anche con strategie precise, non gestite ovviamente di persona, ma che - come fa con grande astuzia dello staff di Matteo Salvini, solo per fare un esempio - fanno parte di aggressivi gruppi di esperti che sanno come colpire e fidelizzare.
Può essere che il ciuffo più famoso del mondo ogni tanto spari persino proiettili suoi e non solo dei suoi collaboratori, ma il punto, alla fine, è se nei suoi scritti violi o meno elementari obblighi derivanti dall'appartenenza a comunità.
Facciamo dunque un passo indietro, come ricorda Biagio Simonetta sul "Sole-24 ore": «Se Donald Trump è stato il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d'America, un pezzetto di merito lo deve ai social network. Mentre tutti i sondaggi lo davano spacciato (nei confronti della candidata democratica, Hillary Clinton), Trump vinceva a mani basse ogni duello sui social. Ed è lì che il tycoon ha creato una macchina di consenso incredibile. Andando a scavare nel disagio e nel malcontento dell'America più nazionalista, quella del suprematismo bianco, dei sobborghi e dell'entroterra, del sentimento anti-cinese, dell'orgoglio a stelle e strisce trasformato in odio verso lo straniero. Una strategia che ha portato il tycoon alla Casa Bianca e l'America verso un equilibrio sociale molto precario.
Poi Trump ha continuato ad usare i social come canali ufficiali di comunicazione, stravolgendo le vecchie regole. Spesso un tweet del presidente ha mandato in orbita (o all'inferno) i listini di Wall Street. "Make American Great Again" e "American first" sono stati i due messaggi più postati, quasi ossessivamente, da Trump in questi anni. Un cocktail di pericoloso populismo che negli ultimi mesi ha cominciato ha cominciato a scricchiolare.
Il 26 maggio 2020, Twitter segnala per la prima volta come fuorviante un tweet del Presidente Trump. E' un post sul voto postale, col tycoon che parla di esito falsato. Da quel giorno, il social network di Dorsey interviene più volte sui contenuti twittati dall'account presidenziale. E lo stesso fa "Facebook", conscio che elezioni americane (quelle poi vinte da Joe Biden a novembre) rischiano di essere travolte dalle fake news. Oggi che quelle elezioni sono passate, i "social" intervengono per silenziare messaggi che rischiano di alimentare l'odio. Un odio che per anni si è sedimentato, fino a diventare rabbia, proprio sulle stesse piattaforme»
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Questo odio è cresciuto in campagna elettorale ed ha raggiunto il suo acme dopo la sconfitta, prima mascherata da "elezione truffa" con brogli elettorali e poi svoltata in un'informazione alla ribellione fino all'irruzione violenta a Capitol Hill, scrigno della democrazia americana.
Ecco perché non me la sento ora di piangere lacrime che sarebbero di coccodrillo di chi ha surfato sui "social" con crescente successo sino a violare scientemente regole chiare per chi ci entri.
Ha ragione Massimo Mantellini sul "Post" quando dice: «Donald Trump su "Twitter" o su "Facebook" è un semplice cittadino. Come ogni altro cittadino ha aperto un profilo volontariamente, ne ha sottoscritto senza leggerli i termini di servizio, non ha pagato un dollaro per accedere alla piattaforma. La differenza fra Donald Trump e un semplice cittadino nel momento in cui si viene allontanati sono, da questo punto di vista, trascurabili. (...) Una volta cacciato da un social network Trump o chiunque altro, potrà iscriversi ad un altro social network. Se nessun social network li vorrà più potranno costruirsene uno proprio. Si chiama Internet, non c'è stato fino ad ora bisogno di permessi da parte di nessuno per esserci. Non è fantastico?».
Concordo a pieno.

Valle d'Aosta 2121

Una riunione della Corte CostituzionaleOggi, cari lettori, ci fa piacere ricordare un fatto storico di cent'anni fa. Nel lontano 2021 la nostra piccola Valle si trovò ad affrontare, come avvenne in tutto il mondo, la tragedia di una pandemia causata da un virus pernicioso chiamato "covid-19".
All'epoca le istituzioni valdostane ruotavano attorno ad un ordinamento valdostano frutto di vicende storiche svoltesi nella metà del XXesimo secolo. La Costituzione repubblicana del 1948 aveva creato un sistema di Statuto Speciale che ruotava attorno ad un piccolo Parlamento con un Governo regionale nel solco di una democrazia rappresentativa.
Un secolo fa, nel cuore del periodo di contagi, la Valle cercò di massimizzare la propria Autonomia, ma ciò non fu consentito da una sentenza di un organo statale, noto come Corte Costituzionale, che oggi riteniamo assai significativo in un suo pronunciamento dei forti limiti di quel sistema regionalistica dell'epoca.

Conte: il viale del tramonto

Giuseppe Conte e Rocco CasalinoGiuseppe Conte incarna in toto una storia italiana lunghissima. La capacità di alcuni di stare in scena costi quel che costi, cambiando posizione manco fosse il "Kamasutra" o colore, come avviene in epoca di pandemia, in una logica nel caso di mantenimento della propria posizione. Naturalmente questo avviene con giustificazioni nobilissime, quando invece basterebbe dire la verità nel caso di specie: restare a Palazzo Chigi a qualunque costo, dopo aver detto - così si espresse Conte - che la politica sarebbe stata una parentesi. Oggi capiamo l'ampiezza di questa parentesi...
Leggevo nel settembre del 2019 un bel articolo di Ernesto Galli della Loggia non riferita a questo caso ma ad una attitudine: «La prima cosa da chiarire è che trasformismo non significa affatto cambiare opinione su questa o quella questione. Non vuol dire cambiare idea. Ci mancherebbe altro».

Fiori sulla testa

Coiffeur casalingo...Durante il lockdown mia moglie mi ha tagliato i capelli: ero davvero indecoroso e dovevo tornare a parvenze umane. Si era fatta consigliare dal parrucchiere che abbiamo in comune, Andrea Stévenin, verrezziese con bottega ad Aosta. Per cui la cucina è stata trasformato in luogo di tosatura con qualche vago nervosismo da parte mia. Invece mi sono dovuto ricredere delle capacità dell'improvvisata hair stylist.
Da bambino venivo portato dal barbiere (così si diceva una volta) a Saint-Vincent, a qualche chilometro da casa mia. Oggi Beppe Vallotta, questo il suo nome, è mio vicino di casa e si ricorda di me bambino. Fa sempre impressione trovare qualcuno che parla di te in quell'età di cui ho scarsa memoria. Pare che fossi chiacchierone e che ad accompagnarmi fosse sempre mio papà.

La fragilità

Conseguenze della fragilitàQuante definizioni, frutto poi di sensazioni ed emozioni, abbiamo raccolto, con la pazienza di un filatelico, attorno alla pandemia. La gamma è vastissima nel bene come nel male, a seconda dei momenti, delle circostanze e degli stati d'animo. Leggo su "Il Foglio" Fabiana Giacomotti, che scrive della fragilità con grande maestria.
Così dice: «La fragilità, corollario semantico degli stati di crisi, è la nuova condizione esistenziale nell'era del "covid" e - immaginiamo - delle future pandemie, che tutti i virologi e la stessa "Oms" ci agitano davanti di continuo come frati trappisti, memento mori. Probabilmente ci sta bene così, ed è comprensibile: la fragilità è nozione delicata, preziosa, sostanzialmente molto positiva».

Tristezze attorno alla pandemia

Il commissario all'emergenza Domenico ArcuriGovernare stanca. Lo sapevo benissimo quando ho accettato di tornare in pista in politica. E l'ho fatto conscio o forse anche spinto dal momento delicato: la crisi pandemica. Una situazione difficile in cui sentivo il dovere di esserci, nella speranza di poter essere utile con le mie esperienze precedenti.
Quando si fa il politico regionale, avendo però avuto la fortuna di essere stato a Roma ed a Bruxelles con ruoli che mi hanno consentito di imparare molte cose, è ovvio capire come ogni decisione assunta deve fare i conti con la rete complessa in cui siamo inseriti. Ogni decisione, anche la più banale, non è un unicum a sé, ma è inserita in un sistema decisionale nazionale, europeo ed in certi casi persino mondiale.

I costi e i tempi della pandemia

Quanto costerà la pandemia?Quando chi si occupa di politica e di Amministrazione osserva lo scenario desolante della crisi economica innescata dalla pandemia, riflette necessariamente su due questioni.
La prima è così riassumibile: quanto costa tutto questo? E' naturale farlo anzitutto in termini economici per chi deve guardare i conti pubblici e l'enorme iniezione di denaro per limitare i danni ed evitare che tutto crolli e si inneschino ulteriori problemi sociali di disoccupazione già pesanti e di povertà in crescita.
Nella piccola Valle d'Aosta stiamo cercando di farlo, settore per settore, e tremano i polsi quando si fanno le somme in soldi ed in degrado. Sapendo che da soli, senza solidarietà nazionale ed europea, la ferita in alcuni settori da soli non sarà sanabile.
Ma non è solo questione di soldi e di tenuta della società. Esiste un male più insidioso, che viviamo tutti nel quotidiano. E' il degrado crescente della socialità cui siamo abituati. Clausure e chiusure hanno riflessi umani e psicologici i cui costi non sono calcolabili.

Parole, parole, parole...

Giuseppe Conte mentre esce...Vivo, con una certa soddisfazione, in una bolla rispetto alla politica italiana. So che potrà apparire bizzarro per chi ci ha vissuto per molti anni, ma giuro che non ce la faccio. Già ritenevo un'operazione incredibile il Governo giallo-verde, noto alle cronache come "Conte 1" e lo stesso giudizio l'ho sempre dato sul giallo-rosso "Conte 2", ma ora che potrebbe nascere un Governo "Conte 3" o forse un Governo per ora con un presidente del Consiglio incaricato non ce la faccio.
Salto a piè pari le paginate dei quotidiani dedicate a incontri, boatos, supposizioni, ricostruzioni, rimpasti per passare ad altro. Il giornalismo politico ormai passa il tempo a dar fiato a retroscenismi ed a liti da cortile. Viene in mente una celebre canzone, che faceva: «Parole, parole, parole, parole parole soltanto parole, parole tra noi».

Teniamoci stretta la democrazia

Jake Angeli, la guida del tentato 'golpe' al Congresso USASe penso all'autonomismo valdostano ed alla sua evoluzione, che spero coincida tra pochi mesi con una stagione di rilancio e di unità, non posso che segnalare - come dato importante in questo mondo così difficile - la scelta, per nulla banale, della via pacifica per affermare le proprie idee come elemento base di chi ha avuto responsabilità di governo.
Non mi riferisco ovviamente a minoranze nazionali o linguistiche che per affermare sé stesse e le proprie libertà hanno scelto lotte armate, perché appartenenti a contesti diversi (anche se nel secondo dopoguerra spazi eventuali ce ne furono, ma si scelse di lavorare nelle Istituzioni), quanto invece nella logica tutta politica, che esclude non solo la violenza fisica ma anche quella verbale.
Si è visto in quanto avvenuto a Washington, con una marmaglia di trumpiani, con il furore cieco e bruto delle parole di Donald Trump, in un crescendo mese dopo mese, se non anno dopo anno, benzina sul fuoco che ha portato allo scontro, all'oltraggio, alla rabbia.

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