blog di luciano

Green Pass e QR

Sono fierissimo di sfoderare il mio Green Pass quando mi viene richiesto e di mostralo per ricordare che sono vaccinato. Confesso invece un certo disagio quando, laddove serve, mi chiedono se ce l’abbia senza però doverlo mostrare o, peggio ancora, non me lo domandino affatto. È una questione di civiltà.
Intendiamoci sul contesto generale: non ho mai negato la cavillosità di certe norme imposte dal dedalo di normative nazionali di diversa natura e con una visione spesso del tutto avulsa dalle realtà locali e dalla necessità negata di armonizzarle alle situazioni particolari. Lo stato di eccezione, l’emergenza insomma ha risvegliato una logica centralista prima con il Governo Conte e poi con il Governo Draghi. “Roma doma” in un sistema che dovrebbe essere rispettoso delle realtà locali non è accettabile!
Ma il Green Pass - in assenza del coraggio per imporre l’obbligo vaccinale che sarebbe stato il meglio - è una scelta giusta per punire chi non si vuole controllare e con la sua scelta lede i miei diritti e deve piantarla di dire il contrario, atteggiandosi a vittima o a partigiano che combatte i cattivi.
Per capirci: su questo lasciapassare si sono concentrate le ire dei NoVax che hanno diverse specie, fra i quali risultano i più estremisti quelli che non fanno neppure il tampone proprio per non possedere quel segno del male assoluto che è in italiano il Certificato verde.
Quando senti le loro motivazioni, in genere - come dicevo - legate a temi libertari che c’entrano come i cavoli a merenda, ti cascano le braccia e questo vale per tutte le motivazioni dei NoVax che sembrano accettare di essere catechizzati senza più un filo di ragionevolezza. Terribile come anche persone che prima consideravo intelligenti si ritrovino, in un repertorio ripetitivo e persino ossessivo, a masticare le stesse storie. Non provo più astio ma una pena infinita.
Io il Green Pass lo tengo in evidenza sul telefono e ne ho stampate alcune copie in caso di necessità e quella scritta “3 su 3” riferita alle dosi inoculate è per me la testimonianza di una scelta convinta che sinora - faccio gli scongiuri! - mi ha protetto in un vero percorso di guerra, pensando alle tante persone vicino a me che sono state colpite dal virus in questo periodo di pandemia che pare ormai infinito
Cambio scenario e devo dire che mi sono chiesto da dove arrivasse questo QR che evidenzia il nostro status rispetto al vaccino e che in realtà ormai usiamo in altri momenti della nostra vita quotidiana. Ho trovato una spiegazione in breve sul sito qrcodeservizi: “Un codice QR (in inglese QR Code, abbreviazione di Quick Response Code) è un codice a barre bidimensionale (o codice 2D), ossia a matrice, composto da moduli neri disposti all’interno di uno schema di forma quadrata. Viene impiegato per memorizzare informazioni generalmente destinate a essere lette tramite un telefono cellulare o uno smartphone. In un solo crittogramma sono contenuti 7.089 caratteri numerici o 4.296 alfanumerici.
Il nome “QR” è l’abbreviazione dell’inglese “Quick Response” (“risposta rapida”), in virtù del fatto che il codice fu sviluppato per permettere una rapida decodifica del suo contenuto .
Il codice QR fu sviluppato nel 1994 dalla compagnia giapponese Denso Wave, allo scopo di tracciare i pezzi di automobili nelle fabbriche di Toyota. Vista la capacità del codice di contenere più dati di un codice a barre, venne in seguito utilizzato per la gestione delle scorte da diverse industrie. Nel corso degli anni 2000 alcune di queste funzioni vennero progressivamente assolte dalle etichette RFID.
Nel 1999 Denso Wave ha rilasciato i codici QR sotto licenza libera, favorendone così la diffusione in Giappone. Nello stesso anno NTT docomo, la principale compagnia di telefonia mobile del paese, ha lanciato i-mode, sistema per l’utilizzo del web dal telefono cellulare. In poco tempo i-mode divenne molto popolare tra i giapponesi, e già all’inizio del XXI secolo cominciavano ad essere sviluppate applicazioni per cellulari orientate verso la comodità.
Nel settembre 2005, negli Stati Uniti, è nato il progetto Semapedia che permette di collegare, tramite codice QR, i luoghi fisici alle relative descrizioni su Wikipedia.
In Europa e negli Stati Uniti la diffusione dei codici QR è stata lenta, ma dalla fine degli anni 2000, favorita anche dallo sviluppo del mercato degli smartphone, la tecnologia ha acquistato maggiore notorietà, anche in Italia”.
Ora il QR, scrigno di dati in un piccolo spazio, è diventato popolare e milioni e milioni di persone hanno la consapevolezza della facilità di utilizzo di questa tecnologia che è cresciuta nel tempo nel suo impiego. Pur non essendo invenzione recentissima e, in attesa di chissà cosa di altro, abituiamoci a un suo uso sempre più vasto.

La democrazia non è "mordi e fuggi"

Angelo PanebiancoOgni tanto mi figuro la mia vita senza la politica. Certo sarebbe potuto accadere tranquillamente. Per una serie di fortune (perché la fortuna conta, poi uno deve assecondarla impegnandosi per meritarla) mi ritrovai ad essere nel 1980 il più giovane giornalista della "Rai". Per cui, avendoci messo tutte le energie e la passione di un ventenne, mi tolsi negli anni di carriera molte soddisfazioni e chissà che cosa avrei fatto nel giornalismo.
Lo so quanto sia inutile baloccarsi con scenari diversi. Mi ha molto divertito un cartone animato che ho visto per caso credo su "Netflix" in cui giocavano con gli eventi storici e nell'episodio che ho visto si disegnavano diverse possibilità di come sarebbero cambiate le cose se Hitler non avesse seguito il percorso che oggi conosciamo. Per capirci con un caso che ci riguarda tutti: cosa sarebbe successo se la Valle d'Aosta all'epoca della riforma protestante avesse scelto di abbandonare il cattolicesimo e Casa Savoia ed annettersi alla Svizzera? Oppure: se la Francia avesse annesso il territorio valdostano nel secondo dopoguerra cosa saremmo oggi?
Chiudo la bizzarra digressione e torno al punto e cioè alla politica o "Politica" a seconda che si usi minuscolo o maiuscolo. Leggevo Angelo Panebianco sul "Corriere" che parte nei suoi ragionamenti, pensando al Quirinale ed al dibattito che ormai è vivo - e lo è in verità da anni - sulla politica dei politici e su quella dei tecnici. Per capire il senso, ecco l'incipit del suo articolo: «Ci sono due domande rispondendo alle quali diventa possibile chiarire quale sia la reale posta in gioco nella partita del Quirinale. La prima domanda è: perché alcuni auspicano e altri (a occhio, molti di più) temono che, una volta eletto il Presidente della Repubblica, il governo Draghi lasci il posto - con o senza elezioni anticipate - a un altro governo questa volta totalmente controllato dai partiti? All'apparenza non ci sarebbe niente di male: non è forse la regola in democrazia? Perché l'eventualità che un governo siffatto si formi getta nello sconforto tanti italiani nonché chi, fuori d'Italia ci chiede stabilità e affidabilità? Questa prima domanda è collegata a una seconda: esiste un criterio, non banalmente moralistico, per distinguere la "buona politica" dalla "cattiva politica"?».
La prima domanda mette in gioco l'eterna discussione sul cosiddetto "governo dei tecnici". Poco importa che il suddetto sia un animale inesistente, mitologico (come l'Unicorno o il Minotauro). Poco importa che già all'inizio del Ventesimo secolo Benedetto Croce sbertucciasse chi non capiva che i governi dei tecnici non esistono. Il cosiddetto governo dei tecnici è semplicemente un governo guidato da un "intruso" (anche lui un politico ma che, per storia personale, non è stato allevato entro le consorterie politiche esistenti). Se non che, l'intruso, soprattutto se di qualità, non è lì per uno scherzo del destino. E' lì perché le consorterie in questione (i partiti), non sono state in grado di dare vita a soluzioni di governo efficienti, all'altezza della situazione di emergenza che il Paese deve fronteggiare. L'alternativa non è mai fra governo dei tecnici e governo "politico" o dei partiti. L'alternativa è solo fra governi all'altezza e governi non all'altezza».
Più avanti Panebianco mette i piedi nel piatto: «Ciò ha a che fare con la seconda domanda: cosa distingue una buona da una cattiva politica? E perché sono (siamo) quasi tutti convinti che, non più tenuti a bada dall'intruso, difficilmente i partiti riuscirebbero a fare una buona politica?
Che cosa è una buona politica? E' una politica in grado di mantenere un certo equilibrio fra la soddisfazione di interessi di breve termine e il perseguimento di interessi di medio-lungo termine. E' una politica che rinuncia a consumare oggi tutte le uova disponibili (ne consuma solo alcune) in modo da avere qualche gallina domani»
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Sono molto d'accordo e non è facile su questo sfuggire alla tentazione che ci voglia "l'uomo forte" - come vogliono i multicolori presidenzialisti alla valdostana - come unica chiave di lettura. Su questo Panebianco estremizza per farsi capire: «Il punto debole delle democrazie è che in esse l'orizzonte temporale della politica è sempre relativamente ristretto, vincolato dalle scadenze elettorali e dai cambiamenti negli equilibri parlamentari. Gli autocrati, come il cinese Xi Jinping, non hanno gli stessi vincoli. Il loro orizzonte temporale è più ampio. La ristrettezza dell'orizzonte temporale in democrazia fa sì che i politici debbano sempre preoccuparsi di soddisfare interessi (partigiani) di breve termine, dare soddisfazione alle richieste qui e ora dei loro elettori. Coloro che, sotto sotto, lo sappiano o no, disprezzano la democrazia, li accusano di andare "a caccia di voti". E' certo che lo fanno, ed è anche giusto. E' questa l'essenza della democrazia. Il problema è un altro. La (necessaria, inevitabile) soddisfazione degli interessi partigiani, degli interessi a breve termine degli elettori, può essere resa compatibile, nell'azione di governo, con il perseguimento di obiettivi di più lungo respiro? La politica consuma qui e ora tutte le uova disponibili oppure ne lascia intatte alcune in modo che domani circoli qualche gallina?».
Il finale è un vademecum per la democrazia in crisi: «La differenza fra una cattiva politica (vengono soddisfatti solo gli interessi a breve termine) e una buona politica (c'è equilibrio fra interessi a breve e a medio termine) non dipende dalla "bontà" o dalla "cattiveria" dei politici. Dipende dall'esistenza o meno di strutture e meccanismi che facilitino oppure ostacolino la buona politica.
Se l'orizzonte temporale della democrazia è necessariamente più ristretto di quello dei dispotismi, è ugualmente possibile, in certe condizioni, contemperare interessi di breve e medio termine. Ciò accade nell'uno o nell'altro di due casi. Se il sistema istituzionale premia la stabilità di governo e dà all'esecutivo, oltre che la durata (una legislatura o più), anche gli strumenti per attuare le sue politiche vincendo le resistenze dei tanti poteri di veto esistenti. Oppure se, in alternativa, esistono forti organizzazioni di partito in grado di dare continuità all'azione di governo e di perseguire, in virtù della loro forza, mete che non si risolvano solo nel soddisfacimento di interessi immediati»
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Riflessione utile per una Valle d'Aosta che guardi al futuro, senza dimenticare il presente così difficile e base su cui guardare all'avvenire che non sia nella logica "mordi e fuggi".

Palazzo Carignano

Un momento della riunione dello scorso 18 gennaio a Palazzo CarignanoSo di essere noioso, ma sia chiaro che senza la Storia non andiamo avanti. Ci pensavo l'altro giorno a Palazzo Carignano, così descritto nel sito apposito della Regione Piemonte: "E' sorto per volontà di Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano, su progetto del padre teatino Guarino Guarini che ne ha iniziato la costruzione nel 1679. E' uno dei più suggestivi ed imponenti palazzi del Seicento italiano, con facciata sinuosa e rivestimento in semplice mattone, preziosamente e originalmente lavorato".
Ci sono stato nell'enorme sala dal Parlamento, attigua al Museo del Risorgimento, che fu terminata e dunque inutilizzata dopo lo spostamento della Capitale d'Italia a Firenze nel 1865 con moti popolari di protesta. Nell'attiguo, piccolo ma prezioso Museo del Risorgimento si può vedere invece l'emiciclo originario del Parlamento Subalpino.

La nemesi di Grillo

Beppe GrilloBeppe Grillo risulta indagato per una questione di «traffico di influenze illecite», reato che i "Cinque Stelle" hanno voluto introdurre ed i cui contorni non paiono così chiari e sarà la Giurisprudenza a fissare paletti.
In sostanza, la tesi accusatoria ancora al vaglio degli inquirenti, è che avrebbe ceduto a pressioni lobbistiche trasferite ai decisori governativi. Sarà la pubblica accusa a dover appurare i fatti e, nel caso, un Tribunale a giudicare la condotta del politico già comico.
Siamo alla serie del «chi la fa l'aspetti» e pare davvero che questa volta, al di là del garantismo che bisogna avere con chiunque e che i "pentastellati" non hanno mai praticato, il boomerang stia tornando indietro.

La prevalenza del cretino

L'odio che incendia le discussioni sui 'social'...«Sei così stupido che quando la tua stupidità ti avrà ucciso e sarai all'inferno, crederai di essere in paradiso». Pier Paolo Pasolini
Questa frase credo che debba essere recitata come un mantra in questi tempi così complessi in cui capita purtroppo quotidianamente di incappare in stupidi di ogni fatta. E' faticoso che ciò avvenga e costringe a esercizi di pazienza e di sopportazione.
Lo scrivo sfidando il "politicamente corretto", ma comincio a essere stufo di chi passa il tempo a dare sfogo alla propria stupidità, ormai ampliata dall'uso dei "social" che fanno da cassa di risonanza senza limiti e confini.
Con questa costola del Web se la prese Umberto Eco, rimproverando i "social" di aver dato «diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività».

Il Quirinale e la Russia

Vladimir Putin e Silvio BerlusconiInutile infilarsi nel "TotoQuirinale". Mi pare che sia evidente come per ora sia una sarabanda senza capo né coda fra ambizioni ed indiscrezioni. Tutto legittimo e temo che anche io cadrò in qualche mio pensiero più si avvicinerà il dispiegarsi delle votazioni, ma la sostanza è che può avvenire di tutto.
Leggendo un articolo su di un settimanale francese, mi sento di dire - nel tassello delle caratteristiche di chi diventerà Presidente - che non voglio un Presidente della Repubblica filorusso ed amico di quel dittatore che è Vladimir Putin. Chiarezza che su "Le Point" chiede ai candidati alle presidenziali francesi il filosofo Bernard-Henri Lévy, che seguo da sempre con interesse.

I "festini" del contagio

Malato di covid-19 in ospedale...Mi ha molto impressionato il fatto che ci sia anche in Valle d'Aosta un fenomeno già accertato altrove. Per ottenere il "green pass rafforzato" - che viene dato anche a chi abbia contratto la malattia, ottenendo dunque un periodo di copertura dai rischi - c'è chi con fede "no-vax" e perciò contrario alla vaccinazione costi quel che costi, organizza incontri appositi con persone positive al covid-19 per essere contagiato.
Par di capire che non si tratti di incontri vis à vis tra malato e chi vuole prendersi il virus, ma "festini" veri e propri organizzati scientemente e con metodo, che servono a creare una trasmissione plurima dell'agente che sviluppa la malattia. Basta guardare quanto avviene in certi ambienti di lavoro e fare due conti su "no-vax" positivi nello stesso momento per capire che non sono purtroppo leggende metropolitane e che molti lo fanno molto semplicemente per tornare a lavorare ed a riprendersi lo stipendio.

Giovani da non perdere mai

Scuola in Dad...Ho incontrato in queste ore i rappresentanti neoeletti degli studenti delle scuole superiori della Valle d'Aosta. E' stato interessante, perché hanno raccontato dal loro punto di vista le loro difficoltà quotidiane nella scuola sotto pandemia. Testimonianze utili perché sappiamo bene come questa generazione di studenti, compresi quelli più piccini, sono quelli che stanno subendo disagi collettivi e problemi personali a causa delle restrizioni e delle regole per arginare i contagi che pesano e peseranno. Di questo dobbiamo essere consapevoli e reagire nel capirli e nel cercare strumenti utili per mitigare i disagi. Il mondo della scuola ha saputo reagire, pur con qualche eccezione, e mi rendo conto di stress e difficoltà che sono piombate d'improvviso e i problemi che derivano da scenari che mutano troppo spesso e con regole non sempre sufficientemente pensate. Pretendere, come fa il Governo Draghi, regole uguali per tutta Italia resta una ridicola prova di in centralismo bislacco.

Per avere scuole ci vogliono alunni

Banchi vuoti e mascherina...Chiudere le scuole è un delitto. Ma è quanto rischiamo di dover fare negli anni a venire per mancanza di materia prima: gli allievi. E' una triste constatazione di cui abbiamo chiare avvisaglie con casi concreti e le scuole materne sono le prime vittime. Tutto ciò malgrado il numero minimo di allievi per classe sia in Valle d'Aosta più basso che in Italia e ci siano eccezioni ancora più rilevanti per i paesi di montagna.
Le comunità della denatalità devastante per la nostra società se ne accorgono quando bisogna assumere decisioni drastiche. E' capitato anche nel paese dove abito, Saint-Vincent, con un Istituto turistico che vivacchiava da anni con poche classi sopravvissute alla falcidia di iscrizioni.
Naturalmente la scelta di chiudere, chiesta (tanto perché sia chiaro) dalle Autorità scolastiche, ha suscitato un certo "can can", strumentalizzato da chi in politica fa il suo mestiere di opposizione, dopo aver perso le elezioni comunali anche con il mio contributo in favore di chi invece le ha vinte. Il che non vuol dire - lo dico per inciso - pensare come utilizzare altrimenti edifici pubblici che resteranno vuoti. Questo è doveroso.

La pandemia nella testa

Manifestanti no-vax...Già normalmente ci si accorgeva nella vita quotidiana di quante persone avessero problemi mentali più o meno gravi. Chi fa politica lo può testimoniare: nei miei diversi ruoli avevo a che fare - ed ho sempre cercato di approcciarmi con umanità e comprensione - con chi è afflitto da evidenti disturbi. Molti avevano forme di "male di vivere" che sappiamo essere ben presenti e purtroppo dolorose.
La pandemia ha accentuato questi fenomeni con malesseri personali ed anche fenomeni di patologie collettive, che hanno messo assieme disturbi e disagi con forme di protesta imbevute di bizzarrie, di paranoie e di complottismo. Ho amici che mai avrei pensato che sarebbero caduti in situazioni di grave irrazionalità e talvolta persino di inaspettata aggressività.

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