La montagna merita una buona legge

Mariastella Gelmini, ministra degli Affari regionaliSi torna a parlare di una legge sulla montagna. L'ultimo e unico testo organico fu una legge del 1994, frutto del Parlamento dell'epoca di cui facevo parte. Al tempo, in buona parte con il mio coordinamento, funzionava un agguerrito Gruppo "Parlamentari Amici della Montagna" che, mettendo assieme deputati e senatori di tutti i gruppi, perseguiva in modo sistematico l'ottenimento di soluzioni concrete a problemi altrettanto concreti. L'arrembaggio principale si sviluppava in occasione della Finanziaria.
Quel testo organico, che ha valenze positive ancora oggi, venne inghiottito da logiche burocratiche romane, essendo previsti decreti attuativi che mai vennero, caducando le nostre buone intenzioni. Da allora ad oggi, me compreso quando ero presidente della Regione con una proposta che il Consiglio Valle inviò alle Camere, molti testi sono stati scritti per avere una nuova legge che riguardasse la montagna italiana.

Diventata ministro delle Autonomie con delega sulla montagna, Mariastella Gelmini ha montato un gruppo "scientifico" per l'elaborazione di una nuova legge, volendola fare passare con grande velocità nel collegato alla Finanziaria. Peccato originale: un'inesistente concertazione, specie con le Regioni e le Province autonome, depositarie di poteri e competenze largamente toccate dalla bozza di legge. Uno sgarbo istituzionale, cui le Regioni hanno reagito nelle scorse ore, chiedendo un tavolo di discussione e stoppando l'inusitata accelerazione.
Inusitata perché basta scorrere il testo - l'ultima versione recentissima - per capire che chi ha scritto il testo ha fatto una specie di "misto frutta" con norme spesso sbilenche e passaggi che sono incostituzionali anche agli occhi di un bambino. Sarebbe bastato qualche esperto giuridico con competenze sulla montagna e qualche politico di lungo corso sulla materia per capire che la proposta non funziona. Se affrontasse il passaggio parlamentare, farebbe una brutta fine e penso sarebbe destinata al binario morto. Quanto di peggio possa capitare, quando invece una legge nuova sarebbe cosa buona e giusta.
Spero davvero che il dialogo si apra e non sia concepito, come mi pare capiti nell'epoca Draghi, come un passaggio formale e poi si andasse avanti come schiacciasassi. Temo che nell'immaginario di molti tecnici al Governo le Regioni siano tipo il "Dopolavoro ferroviario" o l'Unicef e non organi costituzionali con una loro dignità sancita dalla Costituzione. Sono convinto che certi obbrobri spaventerebbero persino la Corte Costituzionale, il cui spirito di questi tempi è purtroppo tutt'altro che regionalista, ma certe enormità non potrebbero passare.
Peccato che tutto questo avvenga nell'approssimarsi della "Giornata internazionale della Montagna" dell'11 dicembre, nata dalle fondamenta di quell'Anno internazionale delle Montagne che nel 2002 fu indimenticabile occasione dappertutto per discutere dei problemi della montagna e che fu per me, presidente in Italia, occasione di grandi apprendimenti. Ancora oggi certe pubblicazioni che predisponemmo risultano fondamentali per l'analisi seria e multidisciplinare della "questione montagna". Il 13 dicembre a Bard, in un dibattito che modererò, si parlerà dell'insieme di tanti argomenti, che oggi ruotano attorno a quella definizione "sviluppo sostenibile", che va riempita di contenuti veri, evitando che risulti solo un'etichetta multiuso alla moda e come tale inutile.
Per la piccola Valle d'Aosta la politica della montagna, che sia nazionale, europea o frutto del nostro ingegno nella legiferazione che ci è consentita in Valle, è essenziale, perché siamo e restiamo un territorio interamente montano e questo è un segno geografico che ha forgiato la nostra Storia e le nostre Istituzioni.
Questo ci dà, sul tema, un pieno diritto di parola!

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