blog di luciano

La colomba della pace e quella dolce

La colomba pasqualeOgni tanto metto la testa fuori dall'epidemia. Credo che sia del tutto salutare ed un giorno i nostri figli e nipoti racconteranno alla loro prole questi tempi così strani e la difficoltà oggettiva per chiunque di pensare ad altro, paralizzati come siamo da quel che capita con la sua montagna di incertezze.
Allora mi svago e penso alla colomba, come simbolo della Pasqua e simbolo della pace. E' singolare come certe storie mettano assieme derivazioni diverse, infine coincidenti.
Pensiamo alle radici cristiane di una storia che è rimasta nei millenni nelle abitudini dei naviganti, che capivano dagli uccelli la vicinanza della terra ferma, spesso - lo ricordava Plinio il Vecchio - i marinai portavano a bordo delle navi un certo numero di uccelli che rilasciavano periodicamente per seguirne il volo. Così nella tradizione biblica nel celebre episodio in cui Noè, al termine del diluvio universale, lasciò uscire dall'Arca prima un corvo e poi una colomba per verificare se le acque si fossero ritirate. Al primo tentativo, il corvo tornò a bordo e così fece anche la colomba perché la terra era ancora sommersa dalle acque.

Dante e la "cancel culture"

Un dettaglio della terza zona del settimo cerchio dell'Inferno immaginata da Gustave DoréNon so se in tanti abbiano seguito la nascita e la diffusione della "cancel culture". Si tratta, come ha scritto "Il Post", di «un'espressione ormai diffusa negli Stati Uniti che indica la tendenza - accentuatasi molto negli ultimi anni sui social network, soprattutto nelle persone di sinistra, nei giovani e tra gli attivisti anti-razzisti - ad attaccare collettivamente persone famose di cui emergono comportamenti, idee o dichiarazioni ritenute sbagliate e offensive»
In queste polemiche non sono coinvolti solo scrittori, giornalisti, intellettuali, docenti, registi, attori, personaggi dello spettacolo, politici o influencer, ma anche aziende (specie le multinazionali), colpite spesso boicottaggi con tam tam sui "social". Simbolico l'abbattimento di statue e di busti di personaggi storici ritenuti impresentabili perché colpevoli di presunti misfatti morali con una logica profonda di riscrittura postuma delle loro biografie.

Se un anno fa...

All'ingresso del labirinto...Se un anno fa, quando l'epidemia iniziava a mostrarsi in tutta la sua drammaticità, mi avessero chiesto che cosa ci sarebbe stato un anno dopo, allora avrei risposto con un certo ottimismo, pensando ad una Pasqua diversa, non più blindata.
Certo, era un sentimento di speranza venato da mille paure causate dal virus e dal suo incidere in profondità sulle abitudini e soprattutto sui propri spazi di movimento. A maggior ragione questo è stato il mio pensiero, quando hanno cominciato a dispiegarsi i primi vaccini e pareva che l'andamento iniziasse a farci vedere, in barba ai menagrami, una via d'uscita.
Ora mi sento meno sicuro di tutto questo e mi sono rassegnato a navigare a vista fra slanci positivi e passi indietro depressivi. Per non dire del mantra «ancora un ultimo sforzo» dei decisori sanitari nazionali che logorerebbe anche il più pacioso fra noi.

Ora legale o ora solare?

Tempo e soldi...Mi ha sempre fatto sorridere la querelle fra favorevoli e contrari all'ora legale che, come avvenuto nelle prime ore notturne di oggi, ha spostato le lancette avanti di un'ora, "allungando" la giornata alla sera con la luce che resta più tempo, prima del buio.
E' sempre esistita, infatti, una pervicace ma combattiva minoranza che si lamentava di questa scelta, sostenendo che si trattasse di una violazione dei ritmi naturali, raccontando anche di malesseri e fastidì conseguenti. Personalmente milito per l'ora legale, che consente a fine giornata di godere di più tempo diurno, specie in vacanza d'estate.
Si tratta di una vecchia storia questa dell'ora legale. La prima teoria in merito risale addirittura al Settecento. L'americano Benjamin Franklin (l'inventore del parafulmine) capì che facendo adattare l'orario ai cambiamenti della luce, durante l'estate si sarebbe risparmiato molto, in energia destinata all'illuminazione. Lo fece in realtà nel 1784 con una lettera satirica pubblicata su un giornale di Parigi, nella quale suggeriva scherzosamente ai parigini di alzarsi più presto al mattino per sfruttare la luce solare e risparmiare sul costo delle candele.

Regionalismo nel mirino

Il tricolore riflesso sul Palazzo regionaleIn fondo perché mi dovrei stupire: molto è già nel "Dna" e nelle vicende storiche, anche se non mi piace affatto. Il regionalismo non si è affermato dopo l'Unità d'Italia e l'Italia liberale è poi piombata nel centralismo fascista, il punto più buio con buona pace dei nostalgici attuali. Previsto dalla Costituzione repubblicana, il regionalismo è cresciuto con difficoltà nelle Autonomie speciali come la Valle d'Aosta in una lotta continua per affermare le proprie ragioni, mentre per le Regioni a Statuto ordinario si è dovuto attendere vent'anni per avere un'applicazione avvenuta poi nei decenni successivi con indicibile lentezza.
Da allora è stato uno saliscendi di cui sono stato o studioso o testimone diretto: l'apice è stato raggiunto nel 2021 con la Riforma del Titolo V con una ventata quasi federalista. Seguii in primissima fila - e lo mostrano i resoconti parlamentari - quanto avvenne in quegli anni, fatti di riforme abortite ed altre realizzate.

La reputazione

Un cartello vandalizzato in piazza Deffeyes ad AostaMi diceva l'altro giorno una persona non valdostana "che conta" e che frequenta molti ambienti: «La reputazione della Valle d'Aosta è a pezzi!».
Purtroppo si sa bene quanto questo sia vero. Personalmente posso dire e sottoscrivere che l'esatto contrario, vale a dire un solido riconoscimento di credibilità e di serietà, era stata l'aria che si respirava nei nostri confronti negli anni in cui, prima come giornalista e poi come politico, mi sono occupato in vario modo dei rapporti della Valle con l'esterno.
Anzi - vogliamo dirlo? - esisteva quasi una sorta di invidia e talvolta di gelosia, mentre per le persone più serie risultava essere addirittura ammirazione. Esisteva un "modello valdostano" che incarnava l'Autonomia speciale ed era una modellistica di riferimento. Ho sempre rigettato l'idea dell'"isola felice", perché chi aveva i piedi per terra, ben sapendo difetti e storture, sapeva che non ci si doveva esaltare, anzi bisognava semmai spingere ancora sull'acceleratore per crescere e migliorare.

Inseguendo l'immunità di gregge

Il momento della vaccinazioneHo accompagnato la mia vecchia mamma, anni 91, a fare il vaccino. Sia chiaro che la combattiva Brunilde era ben contenta di farlo ed ha trovato nel Centro vaccinale competenza ed umanità, che sono importanti in medicina.
Lei appartiene ad una generazione che sa bene, su di loro e sui propri figli, che cosa siano state le vaccinazioni di massa del secondo dopoguerra e negli anni successivi. I vaccini hanno sradicato malattie gravissime e ci hanno posto in sicurezza. Ogni volta che ho portato i miei bambini «a fare i vaccini» ho tirato un respiro di sollievo: sapevo di averli messi a posto e come papà sapevo di aver fatto bene. In barba a certe terribili baggianate, ormai da codice penale, espresse dagli ineffabili "noVax", bisogna saper reagire con campagne informative serie ed anche applicando, in certi settori, l'obbligo vaccinale.

Il lupo e le incomprensioni

Un dettaglio del manifesto di Gianluigi Toccafondo per il 69esimo Trento Film FestivalNon sono ossessionato dal lupo, come mi scrive qualcuno in privato. Chi mi segue sa, però, che mi preoccupa l'idea di un proliferare senza limiti di questo predatore, la cui capacità riproduttiva fa impressione, in assenza in Natura sulle Alpi di un competitore, che non sia l'uomo. Poi - altra nota stonata per molti - obietto sulla vulgata della non pericolosità del lupo, come se secoli di cronache fossero balle popolari nel nome dell'etologia.
Nessuno pensa a chissà quali stragi perché sarebbe una follia, ma neppure ci può essere una logica di protezione costi quel che costi. Si sappia e molto cambierà nel giudizio sul lupo che dalla zona alpina sta ormai scendendo sempre più in pianura. Ad Aosta città già circola per le strade e si aggira nel fondovalle, come avviene ad Arvier a due passi dalla scuola con gioia dei soliti ambientalisti infervorati e molto meno degli abitanti che se protestano vengono presi per fessi. Mi spiace che non si possa ragionare su di un equilibrio possibile che consenta la convivenza del lupo con le attività umana senza pensare che ci debba essere una logica di soggezione alla presenza di un animale.

La strage dei cristiani

Papa Francesco durante la visita ufficiale in IraqPersonalmente ritengo che chi fa politica debba portare le proprie idee ed incarnare la cultura di cui è frutto. Per questo, pur ritenendo che in uno Stato democratico ognuno debba - nel rispetto del dettato costituzionale e dei principi del Diritto - avere la propria libertà in materia religiosa, considero che uno spirito repubblicano obblighi lo Stato ad essere laico. L'esempio francese insegna.
Questo, come dicevo, non significa affatto rinnegare l'importanza dell'impronta cattolica nel nostro modo di essere. Ho scelto non a caso che i miei figli avessero una formazione cattolica, poi spetterà a loro scegliere cosa fare. Trovo, tuttavia, che capire i valori cristiani è sempre un arricchimento e una parte della nostra identità anche per capire, nel bene e nel male, la Storia ed anche il rapporto che si può avere con il trascendente.
Senza nessun integralismo penso si dovrebbe essere più attenti e difensivi, come fanno le altre religioni, verso chi, in altri Continenti, crede in Dio, seguendo il cristianesimo nelle sue diverse espressioni.

La corvée dell'Autonomia

Al lavoro per una 'corvée'L'altro giorno facevo una passeggiata lungo il Ru d'Arlaz, il canale che risale al XIV secolo, oggi modernizzato, che porta l'acqua del torrente "Evançon" dalla frazione Ponteil di Brusson ai comuni di Challand, Emarése e Montjovet, scendendo poi sino a Saint-Vincent. Questi Ru sono importanti, come ricordava Émile Chanoux: «La Vallée d'Aoste est filles de ses eaux. Notre sol, fils des glaciers, est sablonneux: il donne beaucoup, mais il a besoin de beaucoup d'engrais et de beaucoup d'eau. Notre Vallée s'est peuplée à mesure que nos ancêtres ont construit des rus d'irrigation. Elle s'est dépeuplée à mesure que ces rus d'irrigation ont été démolis par le temps, faute de réparations et je dirais dans les mêmes proportions. Le premier problème valdôtain en relation à notre agriculture est, donc, celui des rus».

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