blog di luciano

Cattivi odori

Il tragico finale della favola di 'Pollicino' nell'immagine di Gustave Doré«Ucci ucci, sento odor di cristianucci». Così si dice quando si crede di aver trovato qualcosa. La frase viene pronunciata dall'orco, nella fiaba in versione italiana di Charles Perrault, "Pollicino", quando rientra a casa e sente l'odore di bambini. Come noto il protagonista ed i suoi fratelli sono stati poco prima nascosti dalla moglie dell'orco.
"Appena entrato, cominciò a fiutare a destra e a sinistra, insospettito.
«Ucci ucci sento odor di cristianucci!»
«Ma no, e l'odore della carne dei cervi», disse sua moglie, tremando.
Ma l'Orco non si lasciava ingannare, conosceva troppo bene l'odore di carne umana.
«Ucci ucci sento odor di cristianucci!»
Si diresse spedito verso la credenza, e con le sue manone tirò fuori uno per uno i sette fratellini, più morti che vivi per la paura.
«Bene, benissimo. Ecco un ottimo pranzo per domani». E cominciò ad affilare un enorme coltello.
Aveva già afferrato per il collo il fratellino più grande, quando sua moglie intervenne"
.

Unpublished
n/d

Torneremo a guardare le stelle

La 'Via lattea' ripresa in Valle d'Aosta da Ricardo Maria ManteroUn giorno racconteremo di questi tempi grami con la distanza necessaria per un esame più quieto dei fatti. Oggi io stesso non ho sangue freddo, anzi sono caldissimo non solo nel guardarmi attorno con mestizia per i dati che restano allarmanti e non tutti se ne accorgono. Ma brucio anche di fronte al continuo mutare di umore e di norme che arrivano da Roma e anche ad Aosta non è facile star dietro a certa capricciosità condita da una prosa giuridica che lascia basiti.
Io nella vita ne ho sentite di storie tristi: il nonno paterno con le guerre di Libia e la Prima guerra mondiale, mio papà, mia mamma, i miei zii con varie vicende della Seconda guerra mondiale.
Poi esiste la letteratura, cui mi sono abbeverato e sappiamo bene come - e ciò avviene anche con la cronaca nera - i grandi drammi, per non dire della tragedia classica, abbiano consentito pagine memorabili.
Quale meccanismo scatta rispetto ad aspetti cupi?

Il vuoto dietro il ciuffo

Giuseppe ConteSo quanto sia difficile capire in questo periodo della pandemia cosa fare e cosa non fare, sulla base delle norme contraddittorie e cangianti che dovrebbero regolare la nostra vita. Brutta storia davvero, che rende incerte cose importanti e pure quelle basiche.
Ci sono elementi minimali che sarebbe del tutto legittimo sapere, tipo banalmente come comportarsi il giorno di Natale. A meno di dieci giorni sulla festività non c'è nulla di certo su che cosa capiterà il 25 dicembre ed invece si svolazza nel cielo delle chiacchiere con sconcerto di famiglie ed imprese come ristoranti e bar.
Così come non sfuggono le distonie di decisioni prese o peggio solo annunciate. Seguo la stampa internazionale e non vedo nessuno che si comporta come il Governo Conte, che dice e si contraddice, chiude e riapre, minaccia e blandisce. Ieri pure la riapertura delle scuole il 7 gennaio è stata posta in discussione con un dietrofront imbarazzante per chi ci lavora da settimane.

Ayas

Il libro di Saverio Favre su AyasAyas è sempre stata per me come una seconda patria rispetto al mio paese di origine Verrès, cui si è aggiunta da almeno 25 anni Saint-Vincent, dove ora abito ed a cui ovviamente sono ormai molto legato. Ma Ayas è il luogo di tanti ricordi.
Mio papà è stato il veterinario della vallata e, con il suo carattere scherzoso ed a tratti irriverente, si era trovato benissimo per oltre mezzo secolo con quelle birbe degli ayassin, avvezzi per natura e cultura a canzonare gli altri e pure sé stessi.
Sin da bambino ho frequentato questo paese del cuore con vista incomparabile su quella sinfonia di montagne che è il Monte Rosa (ho salito il Castore!). Lì ho imparato a sciare e conosco a memoria piste e fuoripista e mio papà aveva pure costruito e poi venduta una casetta al Crest con legni antichi presi da un rascard di Cuneaz. Io stesso poi costruii una casa a Champlan, venduta quasi subito per vicende di famiglia. Conosco tutta la sentieristica della zona come le mie tasche e ci sono gite estive meravigliose.

L'approccio sereno verso la montagna

Alberi innevati...Ragionare sulle cose ritengo sia sempre stimolante e questo può valere anche per incursioni, magari arrischiate, su temi diversi da quelli che tratto normalmente. Di questi tempi poter non parlare di pandemia mi dà conforto, perché il tema, pur decisivo, talvolta rischia di virare verso l'ossessione.
E' il caso dell'argomento complicato e discusso di cui parlerò, e certo non pretendo di esprimere nessuna verità. Trovo su "Le Monde" un'intervista-ritratto di Hubert Prolongeau ad una grande guida alpina francese, Philippe Barthez, originario dei Pirenei. formatosi a Chamonix e poi giramondo con un curriculum invidiabile.
Dice: «La période de l'alpinisme conquérant est passée. Notre métier, aujourd'hui, c'est ramener tout le monde. Et pour cela il faut savoir prendre des décisions. Les bonnes. Au bon moment. A ces moments-là, on se retrouve seul. Quelques-uns de mes clients grimpent mieux que moi. Quand tout se passe bien, ils passent même en tête. Mais, quand il y a des choix difficiles, le guide redevient le guide».

I sensi della "scimmia nuda"

Desmond MorrisQuest'oggi pensavo ai sensi, ragionando sul racconto impressionante di chi - colpito dal "covid-19" - mi raccontava della terribile sensazione, sintomo del virus, della perdita dell'olfatto e del gusto. E ci agganciavo il fatto che ormai sono molti i Paesi che hanno ingaggiato i cani che riescono, con il loro naso, a scoprire la malattia più in fretta dei tamponi.
Questa cosa dei sensi che caratterizzano il nostro corpo di "scimmie nude" (come scriveva Desmond Morris) mi ha sempre interessato e, quando mi occupavo di programmi televisivi, avevo accolto con favore una serie dedicata ai cinque sensi, che mostrava in modo plastico la forza e la poesia dei nostri corpi.

L'Inverno di Ungaretti

Giuseppe UngarettiLa curiosità consente talvolta di scoprire qualche cosa che, per mia evidente ignoranza, non sapevo. Trovo sul sito "Libreriamo" una poesia, poi commentata, di Giuseppe Ungaretti. E' di fatto un solo verso, intitolato "Inverno": «Come la semente anche la mia anima ha bisogno del dissodamento nascosto di questa stagione».
A dir la verità sembra più una citazione. Così viene commentata: "Brevemente, come una lama, la poesia ermetica "Inverno" di Giuseppe Ungaretti, descrive quello che un po' ognuno di noi prova durante questa stagione. D'inverno infatti, abbiamo tutti un po' bisogno di protezione, di calore, di trovare una cornice in cui ritrovare noi stessi. Una specie di letargo dell'anima, una ricarica. La voce più originale e acuta della nostra letteratura contemporanea, ci regala sempre preziose ma piccole perle di riflessione".
Scopro poi che la poesia fa parte della raccolta "Derniers jours" ed il testo originale, in francese, recita così: «Comme une graine mon âme aussi a besoin du labour caché de cette saison».

Le Alpi unite contro il centralismo

I territori di 'Eusalp' e delle altre strategie macroregionaliNe ho seguito la nascita sin dagli albori ed ora ripreso contatto, attraverso la mia delega sulla Montagna e sugli Affari europei con "Eusalp - Eu Strategy for the Alpine region", che ha - siamo al ridicolo - nell'inglese la sua lingua ufficiale, che almeno i francesi hanno cambiato con l'acronimo "Suera - Stratégie Macrorégionale de l'UE pour la Région Alpine".
In una lunga videoconferenza con Marsiglia, ma con contributi da tutto l'Arco alpino, si è parlato in particolare di cosa sta capitando nei diversi Paesi con la pandemia. Io ho ricordato come questa prova sia dura e difficile per le Alpi, dove il virus ha colpito duro. E' stato facile segnalare come la democrazia locale sia stata negletta in nome del centralismo degli Stati e delle rispettive Capitali. Il principio europeo della sussidiarietà è stato umiliato con scelte non confacenti a territori e popolazioni già provati dal "covid-19" e dalle sue conseguenze umane, economiche e sociali. Mi pare che tutti i rappresentanti delle zone alpine abbiano solidarizzato sul punto e spero nasca una reazione corale.

Il parallelo fra noMes e noVax

Il vaccino sta per arrivare...Claudio Cerasa, direttore de "Il Foglio", dimostra sempre una grande lucidità e sappiamo quanto ragionare serva in questa nostra vita quotidiana, in cui siamo concentrati sull'epidemia e invece dobbiamo tenerci svegli nell'analisi su quanto avviene.
Personalmente odio il conformismo delle idee e mi spaventano sempre e comunque quelli che vedono il mondo con gli occhiali della loro ideologia. Tuttavia, qualche punto fermo esiste.
Cerasa così esordisce a sorpresa: «C'è un'insospettabile simmetria tra due storie molto importanti legate all'attualità e apparentemente distinte l'una dall'altra. La prima storia ha a che fare con il futuro dei vaccini, la seconda con il futuro del Mes. Si dirà: e che c'azzeccano queste due storie? C'azzeccano nella misura in cui mai come oggi risulta piuttosto chiaro quanto il futuro dei vaccini e il futuro del Mes siano direttamente collegati con una delle eredità più tossiche del populismo moderno: la cultura complottista. C'è la cultura complottista dietro ai sospetti incrociati che mettono a rischio l'ok alla riforma del Fondo salva stati e c'è la cultura complottista dietro ai no, altrettanto incomprensibili, ai vaccini che ci salveranno dalla pandemia».

Condividi contenuti

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri