blog di luciano

Natale, torto e ragione

Si comincia a vedere il Natale...Ci sono molte trasformazioni attorno a noi. Se avessimo la possibilità di tornare nel passato anche solo di un anno ci vedremmo così diversi!
Ero lì che aspettavo che nevicasse per andare a sciare, guardavo un possibile viaggio in un ponte di dicembre, partecipavo a cene per vari festeggiamenti, ricordavo i quarant0'anni della "Rai" regionale. Tutto prima del buco nero che ci aspettava in agguato nel 2020.
Aspettavo il Natale nella sua normalità.
Ora la pandemia, che non appaia un paradosso, esalta il Natale nella sua anormalità. Nel senso che nel baratro della crisi sanitaria se ne parla a torto od a ragione e con una certa precipitazione rispetto al calendario. Segno evidente che si guarda in là per non troppo pensare a quanto avviene qui ed ora.

Un'ombra come una frontiera

Valigia e mascherinaMi sono sempre riconosciuto in una frase di Hermann Hesse: «Col passare degli anni mi sono sentito ineluttabilmente spinto ad apprezzare maggiormente ciò che unisce uomini e nazioni piuttosto che ciò che li divide».
Per questa ragione, pur considerandomi un nazionalista valdostano, mi identifico nel termine "cosmopolitismo", parola cara ai miei amati illuministi settecenteschi, che deriva dal greco "kósmos, mondo" e "polìtes, cittadino", si definisce dunque cosmopolita chi si considera "cittadino del mondo", cioè appartenente a quell'unica grande patria che è l'umanità intera, indipendentemente dalla nazionalità di appartenenza. Non appaia una contraddizione, perché può esistere un profondo senso di appartenenza mai posto contro qualcun altro.

La Sindrome da pagina bianca

Oggi così...Oggi ho la "Sindrome da pagina bianca": questo è il termine usato per indicare quella situazione in cui, quando si deve scrivere, ci si trova bloccati di fronte al foglio bianco senza ispirazione per farlo. Per me è avvenimento rarissimo, come sa chi mi conosce, in particolare quella cerchia di amici più stretti che mi incoraggiano per la costanza in questa mia espressione pubblica o mi prendono in giro per il rischio di maniacalità, perché scrivo qui da anni i miei pensieri. Qualunque sia il mio stato d'animo, la stagione attorno a me, la mole di altri impegni lascio qui una pagina, scritta ormai da anni sulle note del mio telefonino sin che la vista ce la farà.
Non credo che in questa voglia di raccontare e appuntare varie cose ci sia nulla di patologico, tipo grafomania, perché ritengo che darsi una disciplina - in questo caso la scrittura quotidiana con il rischio che non sempre la ciambella venga con il buco - sia utile e nel cimento cui mi sottopongo esista l'idea che serva a non impigrirsi intellettualmente ed a tenere il cervello in esercizio.

Giovani, anziani e un docufilm

Ragazzi in piazza Deffeyes ad AostaPer molti giorni abbiamo vissuto, sotto Palazzo regionale, nella piazza intitolata al grande politico Albert Deffeyes (cui è dedicato un busto), una ressa di giovani adolescenti in gruppo, mentre l'emergenza sanitaria richiedeva prudenza. Una presenza potenzialmente simpatica, se non fosse inquinata dalle azioni teppistiche di sporcatori seriali con birre per terra e chissà cosa di altro, che ha obbligato a pulizie delle pietre della pavimentazione (con macchie indelebili) ed alla rimozione di rifiuti da bagordi. In sostanza uno schifo fra urla e schiamazzi.
In certe circostanze questa vicinanza al Palazzo dei giovani, se tutti civili, avrebbe fatto piacere, ma di questi tempi chi a pochi metri si riuniva per discutere fra politici e tecnici della pandemia e chiedeva a tutti attenzione ad assembramenti e comportamenti, si trovava di fronte al paradosso di chi non rispettava le regole in una specie di "zona franca".

Carissimo Babbo Natale

Babbo Natale...Carissimo Babbo Natale,
spero anzitutto che tu stia bene, opportunamente tappato in casa. Non conosco la tua età esatta, ma temo fortemente che tu sia nella fascia a rischio e dunque riguardati, per favore. Di tua moglie sappiamo poco, ammesso che tu ne abbia una perché sul punto i tuoi biografi paiono incerti, ma l'avessi guardati bene da lei. Accusato di sessismo per aver per troppo tempo dominato la scena, potresti vederti soffiato il posto da Mamma Natale (o "Natala" per essere politicamente corretti!). Oppure potresti finire rottamato da un giovinastro che imponga nuove mode e spazzi via senza pietà quel tuo ruolo anacronistico con slitta volante e latte e biscotti per sfamarti quando entri di soppiatto nelle case con il rischio ormai di essere filmato dagli impianti di sicurezza domestici. Occhio al rischio di contagio da parte degli elfi, che mi son sempre sembrati piuttosto promiscui e ormai stufi dei turni di lavoro massacranti nella fabbrica dei giocattoli.

Obbligatoriamente insieme

Ragazzi in mascherina durante la seconda ondata della pandemiaIl momento difficile che stiamo vivendo ci rende migliori o peggiori? La domanda è scomoda ma legittima e bisogna affrontarla senza troppe arrières pensées.
Fateci caso: questa seconda ondata ha spazzato via tutta certa retorica buonista - tipo cantare sui balconi o scrivere ovunque «ce la faremo» - che nella prima fase addolciva la pillola amara, spesso con un velo visibile di ipocrisia. Questa volta l'epidemia picchia molto vicino, con una progressione inesorabile che ci sfiora pericolosamente, e mancano per ora spiragli che ci facciano tirare il fiato come sarebbe necessario.
Per cui, dovendo rispondere alla domanda posta, spiace dire che ci sono molte ombre sulla situazione attuale. L'impressione è che manchi l'idem sentire. L'espressione esatta sarebbe «idem sentire de republica» (alla lettera «avere lo stesso concetto dello stato») deriva dal concetto romano della necessità di un'omogeneità culturale almeno per le questioni veramente di fondo di una comunità sociale.

Ma il mondo non è uno schermo

Il sottoscritto durante il collegamento in video conferenza per il Sono contento di poter scrivere di aver visto lungo. Qualche volta può anche capitare! Mi riferisco a quando nel 2003 entrai in Regione come assessore e dotai di apparecchiature per le "videoconferenze", come si chiamavano allora, Aosta, Roma e Bruxelles. Si evitavano così trasferte inutili, interloquendo con persone distanti. Era una rarità e questa modalità di comunicazione stupiva ancora.
La pandemia ha fatto esplodere ed ha reso popolare per tutti questa tecnologia con un'incredibile accelerazione a tutti i livelli e in tutti gli usi, complice il confinamento e la generalizzazione dello "smart working" ed il suo predecessore, il "telelavoro".
Leggo su "IoDonna", Eliana Liotta: «Solo qualche tempo fa sarebbe sembrata roba da fantascienza. Chi ha una certa età ricorderà quando le chiamate interurbane erano costose, quelle internazionali ancora di più e non esistevano i cellulari. Oggi la tecnologia permette di connettersi con gente che sta all'altro capo del pianeta e i vantaggi sono enormi. In una manciata di mesi è avvenuta una trasformazione digitale che altrimenti sarebbe arrivata forse in due anni: il "covid" ci ha catapultati nella dimensione detta "on life", in una continua interazione tra realtà e on line».

I "social" non sono democrazia diretta

Una rappresentazione grafica del 'mailbombing'In tutta la mia carriera politica non ho mai rifiutato, ritenendolo doveroso in democrazia, un incontro con qualunque cittadino solo o associato in qualsiasi modo me lo chiedesse. Così faccio di persona anche oggi, pur tenendo da parte, per centellinare le loro visite, l'elenco di persone disturbate che amano - talvolta in una logica quasi terapeutica - sfogarsi su loro questioni e di fatto non hanno nulla di concreto da dire o da proporre.
Una volta si ricevevano anche lettere e telefonate, oggi fioccano mail e messaggi "Whatsapp". Anche in questo caso bisogna saper distinguere: ci sono persone civilissime e ci sono ossessivi compulsivi che non mollano l'osso e con cui essere garbati è controproducente. Ci sono infine quelli che operano in combutta con gruppi organizzati attraverso vere e proprie mailbombing.

La normalità

Il classico banchetto finale al villaggio dei Galli di Asterix ed ObelixPare che ogni notte ciascuno di noi sogni. A me capita per lunghi periodi di non ricordarli. Mi sono accorto che quando sono più riposato, ad esempio in vacanza, è più facile che mi restino impressi al risveglio e li possa raccontare. In questo periodo, specie all'alba, mi capita - anche se apparirà strano - di sognare solo storie normali e non fantasie o incubi, come poteva avvenire prima.
Non c'è nulla di vigliacco nella placida normalità, anzi può essere un porto sicuro dove rifugiarsi. Ciò vale come non mai in questi tempi strampalati, quando saltano certezze e punti di riferimento e ci si trova molto spesso di fronte all'ignoto, per quanto ci si sforzi di razionalizzare. Una terra di nessuno piena di preoccupazioni e di soluzioni da trovare, piccole o grandi poco importa, in assenza di un orizzonte certo.

Pantere grigie (grisonniers)

Joe Biden, nuovo Presidente degli Stati Uniti, con la vice Kamala HarrisJoe Biden, 77 anni, è la rivincita delle pantere grigie o come si dice nel bourg di Aosta dei "grisonniers" e ciò vale contro ogni tentativo di considerare le persone anziane come anime perse.
Capisco come il nuovo Presidente degli Stati Uniti e lo sconfitto Donald Trump (74 anni) possano essere anche, all'inverso, segno di un establishment americano troppo statico e senza ricambio in una società che invecchia, ma è anche il segno che l'esperienza non è acqua. Anche se, oggettivamente, l'ideale è il mix tra vecchio e nuovo e la vice-Presidenza al femminile alla Casa Bianca della afroasiatica cinquantasettenne Kamala Harris è un segnale.
Ci riflettevo in questi tempi, in una Valle come la nostra, dove la crisi demografica e l'allungata possibilità di vita (che risulterà ridotta per la pandemia in corso) aumentano la componente anziana e l'età media della popolazione con punte di nonagenari e centenari. Grandi anziani colpiti con spietatezza dal virus e per i quali bisogna avere massima attenzione per la loro fragilità di fronte all'aggressività del "covid-19".

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