blog di luciano

Che riapra lo sci!

Sci fermi...Mi manca lo sci. Mi è capitato di trovare qualcuno che mi chiede: «Ma scii ancora?». Certo che scio ed anche in velocità, prediligendo le piste più difficili. Finché il fisico tiene perché mai dovrei venire meno a quel gesto meraviglioso dello scivolare?
Come tanti bambini valdostani ho cominciato da piccolo con attrezzatura degna di Amundsen. Ho dei vecchi "super8" in cui appaio con maglioni fatti a mano, giacche a vento ataviche, cappello con il pon pon, sci di legno e scarponi di cuoio con i lacci e soprattutto intento, per i primi rudimenti, a fare la scaletta tipo Fantozzi. Ho poi memoria delle piste battute in modo sommario con gobbe degne del deserto e ghiaccio vivo in certe circostanze. Poi mi sono evoluto, seguendo le novità della tecnica, che rendono oggi lo sci uno sport molto tecnico con attrezzature performanti e più confortevoli.

La cupezza della pandemia

Anche la montagna è cupa...Capita di incontrare, sia che ciò avvenga sul piano personale nella vita quotidiana sia che si verifichi nella corrente attività politica, degli imprenditori e dei lavoratori del tutto disperati per le conseguenze della pandemia. Momenti emotivi ed empatici da non sottostimare, perché colpiscono al cuore la nostra comunità e c'è chi stenta a trovare un minimo di luce per il futuro.
I danni economici, l'impatto sociale e il peso psicologico sono del tutto evidenti e ci avvolgono come una rete fittissima e depressiva. Io solidarizzo in tutto e per tutto con queste persone e le loro famiglie. Colgo - a livello diverso di gravità - la disperazione, la paura e quel senso di incertezza che pesa moltissimo. Quando non si sa quanto capiti l'indomani, figurarsi come si può immaginare di fare nelle settimane e nei mesi a venire. Ci sta l'incertezza derivante dal virus, ma a fattore comune dobbiamo ammettere che il "gioco dei colori" regione per regione e moltissime misure derivanti da misteriose decisioni romane restano incomprensibili nel loro senso compiuto.

L'età giusta per il telefonino

Una bimba con lo smartphoneIo sono un praticone di quelle che un tempo si chiamavano "le nuove tecnologie" dal "Commodore" in poi, dal telefonino in su, dall'avvento di Internet verso nuovi orizzonti. Un percorso non facile per chi è uno che ricorda le signorine della "Stipel" che passavano le telefonate, le cabine telefoniche coi gettoni, i telefoni domestici partendo da quelli in bachelite, il primo "Navigator" della "Nokia", l'ingresso nel mondo avvolgente della "Apple".
Guardo, sostanzialmente da autodidatta che si rifiuta di perdere il treno delle novità, con invidia l'agevolezza del figlio più piccolo decenne anche rispetto ai suoi fratelli ventenni, che si sono trovati a cavallo fra i neofiti come me ed il nativo digitale che è Alexis, la cui sveltezza è un dato acquisito di partenza.

Là ad Auschwitz

La casa dei miei nonni, ad AostaUna volta i revisionisti riguardo all'Olocausto erano quattro gatti isolati ed i peggiori finivano per essere persino negazionisti. Poi l'ignoranza è dilagata con una destra neofascista e addirittura neonazista, che ha usato con abilità il mondo del Web, suggestionando esaltati e fessi. Posizioni che hanno trovato terreno fertile anche in un antisemitismo che non ha colore e che ha radici profonde, e lo si vede in certa sinistra estremista che incanala antichi pregiudizi nell'antisionismo.
Lo scrivo oggi, nel "Giorno della Memoria", previsto anche in Italia da una legge dello Stato che votai, motivandolo, quand'ero deputato ed in cui credo e lo faccio anche contro il benaltrismo. In molti ambienti se citi la Shoah ti trovi sul collo chi se ne esce, come contrapposizione, con altri orrori della storia dell'umanità per annacquare quel genocidio, come se fosse uno dei tanti. Non è così: esiste un unicum da spiegare alle nuove generazioni.

L'idea del passaporto vaccinale

Nicolas BaverezRipeterò sino allo sfinimento di quanto bisogna essere sempre avanti un passo rispetto all'attualità nella definizione delle cose complicate della pandemia e dintorni. Capita spesso di trovare chi ne scriva con sagacia e profondità. Si può essere d'accordo o meno, ma di certo sono utili per un dibattito fatto per tempo e che non risulti tardivo.
Leggo Nicolas Baverez su "Le Point" e segnalo la lucidità di alcuni suoi passaggi: «Seule la vaccination peut mettre un terme à l'épidémie de "covid-19", en l'absence d'un traitement efficace. Mais sa mise en œuvre prendra du temps et l'Oms a souligné qu'il était vain d'espérer l'immunité collective en 2021. La permanence de l'épidémie aura naturellement d'importantes conséquences sanitaires, augmentant le nombre des victimes et imposant la poursuite de mesures restrictives de plus en plus difficilement supportées par les populations».

Primum vivere

Un cartello modificato in un negozio di AostaIn questi mesi surreali, che ci hanno visto cambiare tante cose compresi noi stessi, mi è capitato più volte di citare un famoso detto: «primum vivere, deinde philosophari». Si può tradurre con «prima [si pensi a] vivere, poi [a] fare della filosofia». Preciso come la riflessione venga in genere attribuita al filosofo inglese Thomas Hobbes (1588-1679), ma probabilmente è molto più antica.
Frase che viene usata come richiamo a una maggiore concretezza e ad una maggiore aderenza agli aspetti pratici della vita per non perdersi in disegni astratti.
Ciò vale certo, molto crudemente, rispetto al rischio di lasciarci le piume a causa del "covid-19" inaspettato ospite e quel «primum vivere» è fatto di mascherine, disinfettanti, cautele ed obblighi.

Mai dimenticare i doveri

La bilancia della GiustiziaPrendete in mano la Costituzione italiana e, dopo l'inizio dedicato ai principi fondamentali, troverete elencati i diritti e i doveri dei cittadini. Si potrebbe dire, in sintesi, che con la parola "diritto" si dovrebbe indicare la libertà di cui gode ogni cittadino, mentre con il termine "dovere" si va ad indicare una precisa azione imposta, un obbligo al quale non è possibile venire meno.
Scriveva Giuseppe Mazzini: «La libertà non esiste senza uguaglianza, ma non esistono né uguaglianza né libertà senza una profonda coscienza dei doveri cui tutti siamo chiamati».
Nel riprendere certi concetti ha scritto, anni fa, Edoardo Crisafulli: «La cittadinanza è una conquista quotidiana che richiede un dare e un avere; è una adesione consapevole a una comunità intessuta di affetti, e non solo di interessi; è una compartecipazione emotiva e simbolica, il cui collante primario è la solidarietà dei doveri». Impegnativo, vero?

La paralisi è antipolitica

'Punto vendita chiuso definitivamente'Sono tante le parole che mi capita di evocare in questa situazione e le declino con casualità, incuriosito dal loro significato. Oggi vorrei parlare della "paralisi", termine medico - come dato tragico - che designa la perdita della funzione motoria o di più muscoli. Viene dal latino "paralўsis -is", dal greco "parálysis, scioglimento, allentamento dei nervi", derivato di "paralýō, dissolvere, rilasciare", da "lýō, sciogliere" col prefisso "para-, presso, vicino".
Il primo rischio che può essere targato con "paralisi" è la conseguenza della pandemia, fatta di chiusure e divieti. Non ho mai discusso gli obblighi necessari e le cautele indispensabili, quando ne ho capito la ratio. Proteggersi e proteggere gli altri in una società civile è il minimo. Per cui, soldatino obbediente, ho trangugiato anche storture giuridiche ed eccessi, spesso illogici, che hanno guidato le nostre vite. Ma mai come ora, nel caos totale di notizie contradditorie e comunicazione ondivaga, sono preoccupato dal fatto che non ci si renda conto del "rischio paralisi".

La governabilità

Gianfranco PasquinoDomenica scorsa su di un sito informativo qui in Valle d'Aosta è uscito un articolo che prefigurava nuove alleanze politiche con molti dettagli credibili ed altri meno. In sostanza, come si dice ormai comunemente, si sarebbe trattato di un "ribaltone" e cioè di un'operazione di cambio di maggioranza e di governo.
Avvenimenti del genere, prodottisi in Valle d'Aosta nel corso della storia dal dopoguerra ad oggi, si sono ormai accentuati sin dagli anni Novanta e sono diventati parossistici nel corso dell'ultima e breve legislatura del Consiglio Valle con lo stupore crescente dell'opinione pubblica e talvolta persino degli addetti ai lavori. Per cui, alla fine, per quanto molti elementi dello scoop fossero scricchiolanti, tantissimi che hanno letto del piccolo golpe in atto ci hanno creduto ed in quel pomeriggio ho dovuto - per telefono o via messaggio - rispondere a chi mi chiedeva lumi, sostenendo da parte mia l'improbabilità dell'evento.

Conoscere per deliberare

Luigi EinaudiDi fronte a certo nuovismo, che sembra credere che la politica sia come un fungo che spunta in una notte e consenta a "dilettanti allo sbaraglio", spesso senza alcuna base, di pontificare sul presente ed anche sul futuro, appartengo alla categoria di quelli che sono convinti che il passato non è una storia polverosa, ma che la cultura di qualunque genere si basi sulle radici. Spesso si tratta, ad esempio, dell'acquisizione di un metodo, che funziona in tutte le epoche. Vorrei fare un esempio concreto.
«Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare». Nella più famosa delle sue "Prediche inutili", Luigi Einaudi, grande economista piemontese e secondo presidente della Repubblica italiana, poneva una domanda che ancora oggi è fondamentale per ogni buon legislatore: «Come si può deliberare senza conoscere?».

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