blog di luciano

Sei punti per l’avvenire

L’orizzonte europeo oggi scodella tre date: la più vicina è al 2026 con la realizzazione/chiusura del Recovery Plan o Next Generation, il più imponente piano di rilancio mai visto in Europa; al 2027 si incrocia il nuovo periodo di programmazione della stessa Unione Europea, che muove ora i primi passi; c’è poi, fatta propria dall’Europa, quel 2030 che segue le piste per il futuro indicate dalle Nazioni Unite.
Poiché credo che la Politica non sia solo la caccia al voto e le elezioni non debbano mai essere la preoccupazione principale, sono convinto che scelte a media e lunga gittata siano essenziali. Non si tratta - sia chiaro - pensare a “piani” farlocchi alla Unione Sovietica, ma devo dire che le procedure comunitarie sono molto razionali ed è un metodo che secondo me ha arricchito il bagaglio di politici e tecnocrati per non lasciare nulla al caso.
Aggiungo per onestà che proprio la pandemia ha dimostrato la necessità di essere flessibili di fronte ad emergenze che possono scompaginare ogni migliore previsione e pianificazione. Le urgenze e gli imprevisti devono far parte della capacità di reazione del mondo della politica. Lo stesso vale per lo sforzo che bisogna fare nella corsa continua all’innovazione che porta a scenari mutevoli con una rapidità mia vista prima. Anche in questo caso la capacità di adattamento - oggi si dice Resilienza un nei documenti europei - è indispensabile. La "Treccani" come sempre illumina sulla mobilità delle parole, così riassumendo:"Nella tecnologia dei materiali, la resistenza a rottura per sollecitazione dinamica, determinata con apposita prova d'urto: prova di resilienza; valore di resilienza, il cui inverso è l'indice di fragilità. Nella tecnologia dei filati e dei tessuti, l'attitudine di questi a riprendere, dopo una deformazione, l'aspetto originale. In psicologia, la capacità di reagire di fronte a traumi, difficoltà, eccetera".
"Resilienza" viene dal latino "resilīre" e significava in origine "rimbalzare, contrarsi" ed ha dimostrato, in questo senso, davvero una sua duttilità di utilizzo, che talvolta finisce per suonare più suggestiva di vecchie parole che mi piacciono molto come "tenacia", "determinazione", "resistenza", "perseveranza".
Più ambientalistica, ma è nel solco europeo, la definizione di Resilienza del mio amico Luca Mercalli: "È la proprietà di un sistema di non collassare quando viene sottoposto a uno stress. La nostra società è fragilissima: se qualcuno vi chiude gas, acqua e luce, tornate al medioevo in pochi giorni. Essere resilienti vuol dire prepararsi a mantenere livelli minimi di comfort e autosufficienza senza dipendere solamente dalla carta di credito o dal volere delle multinazionali. Senza per questo diventare eremiti, anzi, la resilienza è prima di tutto cooperazione con i vostri vicini di casa".
Quando scrissi queste frasi non poteva immaginare il virus come variante che oggi ci mette in ginocchio e ci obbliga a ripensamenti. E ci obbliga a fare sistema per evitare il tracollo, anche se ci sono stati dolori, sofferenze e drammi umani, economici e sociali. Ora abbiamo una ferita profonda da rimarginare nella concretezza e nelle nostre teste.
Ma basta scrivere i 6 punti del Recovery per capire il mondo che verrà con punti che condivido in toto:
1. digitalizzazione e innovazione;
2. rivoluzione verde e transizione ecologica;
3. infrastrutture per la mobilità;
4. istruzione e formazione;
5. equità, inclusione sociale e territoriale;
6. salute.
Poche parole che riassumono impegno e speranze. Non sarà facile e bisognerà rimboccarsi le maniche.

Vaccini: la Germania e altri pensieri

Angela Merkel con la mascherina...In Germania, dove i contrari alla vaccinazione contro il "covid-19" sono tanti perché sono molti i "no-vax", è risultato essenziale immaginare dei vantaggi per chi viene vaccinato, come stimolo in favore degli indecisi. In più la Corte di Karlsruhe, la Corte costituzionale tedesca, deve pronunciarsi proprio su alcuni aspetti riguardanti i vantaggi e svantaggi per i vaccinati ed il Governo tedesco pare aver scelto la strada della prevenzione in caso di sentenza sfavorevole.
E' dunque interessante quanto sta partendo. In ordine sparso: i vaccinati non dovranno osservare la quarantena rientrando da viaggi all'estero e potranno accedere ai ristoranti (che in Germania al momento sono ancora chiusi). In più, tema caldissimo, non dovranno più rispettare il coprifuoco. Gli immunizzati potranno incontrarsi senza limitazioni ed un nucleo familiare non vaccinato può incontrare senza limiti persone vaccinate oppure già guarite dal virus. Al tempo stesso, cade naturalmente l'obbligo di effettuare tamponi anti-covid.
Ricordo ancora come vadano considerati "vaccinati" coloro a cui siano già stati somministrati ambedue le dosi di siero anti-coronavirus, con la sola eccezione del prodotto di "Johnson & Johnson", che prevede una sola vaccinazione. Questo mentre è considerato guarito da "covid-19" chi abbia superato la malattia da almeno 28 giorni e al massimo da sei mesi. Tra gli obblighi che invece permarranno per vaccinati e guariti, secondo le anticipazioni dei media, c'è quello di continuare ad indossare le mascherine e di mantenere le distanze minime già obbligatorie.
Da europeista resto convinto che sin da subito certe misure andassero armonizzate in senso federalista. Da una parte non può esistere che su norme di base ci siano ancora differenze enormi fra i 27 Paesi dell'Unione, dall'altra bisogna rispettare le specificità territoriali e dunque lasciare spazio alle autorità locali. Macroscopico, nel caso delle Alpi, è il fatto clamoroso di differenze enormi su zone, da una parte o dall'altra delle montagne, che sono in realtà uguali ed omogenee.
Questo diventa capitale per il turismo montano quest'estate. Già sono indignato - e lo dirò ogni volta - per il diverso trattamento fra mare e montagna. Il mare, le spiagge ed ora le isole con la logica "covid free" con vaccinazioni a tappeto resta privilegiato dal Governo Draghi come dal Governo Conte, dando purtroppo l'idea di una prevalenza "mediterranea", che consente misure agevolative, laddove invece per i poveri montanari, specie alpini, sono state mazzate una dietro l'altra. Per questo, per il turismo montano estivo, non ci debbono più essere lacci e lacciuoli e bisogna dimostrare l'esistenza di equità e equidistanza fra Nord e Sud.
Altrimenti per noi autorità politiche potrebbe finire il tempo di sopire («troncare e sopire», diceva il pessimo Don Abbondio) folle inferocite e fare - e mai lo vorrei - i "Masanielli" e guidare improbabili "Révolution des socques", come vennero chiamati i tre moti insurrezionali popolari (les "socques" sono gli zoccoli in legno dei contadini) di stampo reazionario della storia valdostana (1799 la prima e due nell'Ottocento).
Aggiungerei sul tema vaccini un ultimo pensiero: la speranza, sempre di respiro europeo, che il pass vaccinale sia davvero di derivazione comunitaria e che si evitino soluzioni nazionali o regionali, che vedrebbero moltiplicare carte, attestati, dichiarazioni in una confusione nociva.

Sempre connessi

Connessioni notturne...La retorica delle scorse ore, riversata a fiotti sul lavoro con il 1° maggio, non nasconde la realtà di trasformazioni in atto su cui è bene riflettere, sospesi come siamo su di una specie di oscillante ponte tibetano.
La prima questione, assai bruciante, sta tutta nell'impatto ancora in corso a causa della pandemia, che sale e scende capricciosamente rovinandoci la vita. Le conseguenze delle azioni di divieto e confinamento intraprese per fermare i contagi hanno avuto due effetti dirompenti sul lavoro. Da una parte c'è chi ha subito la conseguenza devastante o di perdere il proprio lavoro o di trovarsi con le attività rallentate o fermate con il rischio di non riuscire più a ripartire. Un impatto terribile sul sistema economico e sul benessere materiale e mentale delle molte persone che stanno subendo le conseguenze di questo arresto che ha colpito settori nevralgici con un effetto valanga. Ognuno di noi ha ben presente a cosa mi riferisca e al disagio, la frustrazione e persino la disperazione in cui troppi versano, pretendendo giustamente aiuti per non andare a fondo.

Fedez e la Rai lottizzata

Fedez durante il 'concertone' del 1° MaggioTorno sul "caso Fedez", che ha avuto anzitutto il pregio di evitare che i titoli della prima pagina fossero, almeno per un breve tempo dopo gli eventi, la solita tiritera sul "covid-19".
I fatti sono noti: il cantante milanese ha approfittato del concertone per diventare cassa di risonanza per ottenere la rapida approvazione - sottolineatura legittima - della legge sull'omofobia. Lo ha fatto però con veemenza, attaccando in particolare la Lega con nomi e cognomi, senza - a dire il vero - la possibilità di consentire una replica e questo attenua la solennità del monologo pronunciato nel nome della sua libertà di artista. Ma, assieme a questa sua "ribellione", ha denunciato un tentativo di censura da parte della "Rai" ed è quanto si desumerebbe dalla sua ricostruzione con tanto di registrazione. Dal colloquio telefonico emergerebbe la volontà di attenuare la sua vis polemica, trasformandolo in un batter d'occhio in martire dell'informazione. La "Rai" accusa Fedez di aver manipolato con tagli questa telefonata.

Manifestare, ma…

Un momento della manifestazione in piazza Chanoux, ad Aosta, nel pomeriggio del 1° maggio'Manifestare è un diritto. Lo dice l'articolo 17 della Costituzione, frutto della temperie post regime fascista quando questo diritto era stato ovviamente negato: "I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica".
Per capirci: in questa fase storica chi autorizza deve anche valutare i rischi possibili legati alla contagiosità del virus. Anch'io, sin da ragazzo, partecipai o organizzai manifestazioni e dunque ne capisco la totale legittimità, che è un marker della democrazia.

Una tappa nella vita

Il sottoscritto durante una trasmissione radio alla 'Rai Valle d'Aosta'Riflettevo ieri, 1° maggio, Festa dei Lavoratori, su questa parolina che frulla nella mia testa: "pensionato".
Nella mia vita parlamentare mi sono talvolta occupato della materia. Ricordo, ad esempio, quando, all'epoca della privatizzazione della "Cogne", ci fu una norma che proposi per i prepensionamenti necessari, che consentì a cinquantenni di lasciare la fabbrica con una pensione anticipata. Circostanza oggi impensabile.
Penso nella sfera familiare a quando mio papà andò in pensione come veterinario condotto, ma non mollò mai la libera professione fino a quando traguardò gli ottant'anni. La sua era un'etica del lavoro al limite della missione. Come non evocare le festicciole, sempre più numerose mano a mano si invecchia, di chi va in pensione fra regalini e sfottò, come la classicissima «ora potrai andare a guardare i cantieri».

Gli anni di piombo

Un terrorista durante gli 'anni di piombo'Io li ricordo bene gli "anni di piombo". Per i più giovani uso la definizione data dalla "Treccani": "nella pubblicistica politica, anni di piombo, il decennio successivo al 1970, in cui si sviluppa e domina il terrorismo, soprattutto in Italia e in Germania; la locuzione, che deriva dal titolo italiano del film "Die bleierne Zeit" (1981) della regista tedesca Margarethe von Trotta, fa diretto riferimento al piombo dei proiettili usati nelle azioni terroristiche ma evoca anche il clima opprimente, la pesantezza della situazione che caratterizzò quel periodo".
Ero un ragazzo che si divideva fra i notiziari radiofonici a "Radio Reporter 93" di Torino, Palazzo Nuovo per le lezioni e la vita giovanile di città, finalmente fuori casa. Erano momenti gioiosi della mia vita, fatte di una voglia di fare e di capire, ma con quel grigiore che derivava dalla catena di attentati con stragi della destra neofascista e dall'emergere del terrorismo rosso, frettolosamente bollato da troppi come «compagni che sbagliano».

Cautela sugli "anni ruggenti"

Un'auto in vendita durante la crisi americanaLe evocazioni del passato, usate per effettuare comparazioni storiche rispetto al presente, ci stanno sempre. Non è un male adoperare questo esercizio intellettuale, a condizione che ci siano cautela e attenzione.
In Europa c'è chi evoca di questi tempi, in vista di una ripartenza dopo la pandemia, un parallelo con i «Ruggenti anni Venti» del Novecento, vale a dire quel decennio di un secolo fa successivo alla fine della Grande Guerra.
Ad essere esatti la definizione riguarda all'origine gli Stati Uniti d'America, che conobbero una prosperità quanto mai formidabile in quel periodo. La loro economia crebbe a ritmi strepitosi nel solco di cambiamenti assai incisivi e persino sorprendenti. Erano perciò definiti per l'operosità generale che si viveva «gli anni dell'euforia», appunto i «Roaring Twenties».

Goffi canarini in gabbia

Canarini in gabbia...Goffi, siamo goffi. Lo pensavo di me stesso, che ieri ho preso, dopo tanti mesi che ciò non avveniva, un aereo. Pensare che ho passato una larga parte della mia vita ad andare avanti indietro tra aeroporti e voli come se dovessi prendere un taxi. Ieri a Linate ero invece circospetto e dubbioso, come un novellino.
Questo modo di essere zoppicanti, di cui propongo un esempio banale, trovo sia un segno dei tempi, perché siamo intorpiditi nel ritrovare pian piano gli spazi più larghi in cui prima vivevamo. Ci ritroviamo come arrugginiti e tocca scuotersi, obbligatoriamente.
"Mastro Ciliegia" (Maurizio Crippa) su "Il Foglio" fa molto sorridere con la sua rubrica. Sono flash nel buio anche rispetto alla situazione cupa in cui siamo.

Ricordarsi di Pavlov

La tomba di Ivan Pavlov, a MoscaEra il 1903 quando il medico russo Ivan Pavlov scoprì il "riflesso condizionato", cioè il meccanismo del tutto semplice che fa venire l'acquolina in bocca ai cani dopo avere udito un campanello associato alla distribuzione di cibo. Venne premiato con il "Nobel" per avere dimostrato per la prima volta che il cervello controlla i processi fisiologici dell'organismo e che, quindi, un particolare stimolo determina sempre una scelta conseguente.
Ci sono poi stati più di recente in America esperimenti sui topi (topolini pavloviani...), cui è stato insegnato che, dopo avere ascoltato un particolare suono, avrebbero avuto accesso a una dose di zucchero. Nei primi giorni la dopamina si illuminava nel cervello dopo avere ricevuto la ricompensa, ma negli esperimenti successivi lo faceva con largo anticipo, subito dopo l'emissione del suono che annunciava l'accesso allo zucchero.

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