blog di luciano

I 200 anni delle guide alpine

Se una pensa al 1821 viene in mente un passaggio storico che i valdostani dell'epoca sicuramente vissero. Nel marzo di quell'anno il re di Sardegna Vittorio Emanuele I abdicò in favore del fratello Carlo Felice, peraltro assente da Torino, a causa di un moto carbonaro capeggiato da Santorre di Santarosa. Il reggente Carlo Alberto di Savoia concesse la costituzione, ma sarà sconfessato dieci giorni dopo da Carlo Felice il quale chiamerà l'esercito austriaco per reprimere il moto liberale. Intanto in un territorio all'epoca dominio di Casa Savoia, esattamente a Chamonix, nasceva la prima "Compagnie des guides de Chamonix", che verrà raggiunta da Courmayeur nel 1850. Fa sorridere quando leggo che la prima sarebbe nata in Francia e la seconda in Italia, mentre entrambe erano nello stesso Paese.
Molte celebrazioni si stanno occupando dell'anniversario e molto interessante è un articolo di Nathalie Lamoureux uscito su "Le Point". L'inizio è poetico: «Depuis deux siècles, été comme hiver, ils accompagnent le "client", autrefois appelé "voyageur" ou "monsieur", sur les chemins d'altitude et les parois abruptes, distillant dans la lumière violette d'un décor somptueux anecdotes et histoires du cru, fabuleuses et joyeuses, héroïques et tragiques. Cet été, les guides chamoniards sont à la fête pour célébrer le bicentenaire de leur association de compagnons, fondée en 1821».
Più avanti uno spaccato sulla nascita dell'alpinismo: «En 1741, d'élégants voyageurs à perruque, en habit de velours, culotte, bas de soie, chemise à jabot blanc et manches en dentelle, armés jusqu'aux dents, se mettent à explorer les Alpes. Pour ce faire, ils engagent des paysans dégourdis, cristalliers, chasseurs de chamois. Puis ils relatent leurs exploits, attirant dans leur sillage d'autres aventuriers en goguette. Les "monts affreux" qui bouchaient la vue deviennent sublimes et charmants; mieux, une promesse d'avenir pour les villageois. Entre les aubergistes, les guides et les voituriers, c'est la foire d'empoigne pour capter les voyageurs. L'intendance du Faucigny s'inquiète des opportunistes qui "se disputent les étrangers comme une proie, avec une indécence révoltante", et "des accidents graves dans les courses de curiosité et de plaisirs". Si le diable ne fait plus peur, le risque, dans sa version beaucoup plus palpable, surgit avec la première catastrophe: celle de la caravane du Dr Hamel en 1820, où trois guides périssent sous une avalanche. Commence alors l'histoire de ces hommes organisés en "compagnie". Le 24 juillet 1821, le conseil communal de Chamonix décide de réglementer la profession».
Quando la Savoia viene annessa alla Francia per la "Compagnie" si creano problemi mica da ridere: «La tension entre les guides chamoniards et l'administration française atteint son point culminant en 1892 avec la dissolution de la "Compagnie". Les guides résistent aux hostilités préfectorales en créant leur propre syndicat. Une deuxième révolution se produit dans l'après-guerre. Face à l'émergence d'un alpinisme technique et au développement des sports d'hiver, la loi de 1948 sur les guides de montagne et sur l'enseignement du ski officialise l'existence de diplômes d'État et donne à l'École nationale de ski et d'alpinisme ("Ensa") l'exclusivité de la formation. En 1975, Pierre Mazeaud, l'alpiniste ministre, lui assène un coup de piolet avec une loi sur le sport qui impose aux candidats de passer par un écrémage scolaire et par la case accompagnateur de moyenne montagne. Apprendre les noms des fleurs ne réjouit pas les seigneurs de la haute montagne. L'honneur est sauvé avec la création d'un brevet d'escalade comme porte d'entrée au métier. Le coup de grâce tombe dans les années 2000 avec la dérégulation des échanges. Les guides chamoniards perdent leur hégémonie sur l'ascension du mont Blanc et doivent partager le marché avec les guides du monde entier, qui viennent gravir la montagne avec leurs clients.
Deux siècles après sa fondation, la "Compagnie des guides de Chamonix" est une devenue une grosse machine, au poids symbolique et économique très important, rayonnant au-delà de la seule vallée de l'Arve: 5,9 millions d'euros de chiffre d'affaires (2019), de 9.000 à 10.000 journées de travail, quelque 20.000 clients par an. Depuis Frison Roche en 1930, premier "étranger" à y être reçu, elle s'est enrichie de nouvelles têtes venues de l'extérieur de la vallée, permettant à l'esprit de la profession de se renouveler»
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Tutto cambia e il quadro giuridico della figura di guida alpina è cambiato nel tempo e me sono occupato a Roma e a Bruxelles per mantenere la nicchia di specificità che spetta ad un lavoro così particolare. Ma resta l'importanza della storia di una professione che attraversa due secoli con Chamonix come uno dei punti di partenza.

Il viaggio per sapere chi sei

Non basta una vita per vedere tutto il mondo. Ci pensavo seguendo le gesta dei tre miliardari, due già saliti sino al primo scalino dello spazio, vale a dire Richard Branson ("Virgin Galactic") e Jeff Bezos ("Blue Origin"), mentre il terzo sarà Elon Musk ("SpaceX").
Difficile dire se questa loro brama sia una spacconata o un business, ma quel che è certo è che anche per loro, imprenditori di grande fiuto, di questi tempi i confini terrestri si sono in moltissimi casi chiusi senza appello.
La ragione oggi prevalente è lui, il "covid-19", questo minuscolo essere vivente che tanto ci sta facendo male e che se avesse una coscienza e delle mani le batterebbe a tutti quei no-vax che inneggiano alla loro libertà di vaccinarsi ed alla sua di propagarsi. Guardate il sito del Ministero degli Affari Esteri nella sezione riferita ai viaggiatori in cui si elencano e si motivano e rischi e, nel caso in esame, le chiusure di confini causate dalla pandemia.
L'ho visto nel pianificare le vacanze con il solito largo anticipo grazie alla sapiente regia di mia moglie. Le mai visitate Seychelles sono chiuse perché la popolazione è stata vaccinata con lo scarsamente efficace vaccino cinese e quindi nulla di fatto. Avevamo anche guardato per settembre un rapido giro in Israele, prima che riprendesse lo scontro coi palestinesi ed anche lì i dubbi di ripartenza del virus per via delle varianti ha chiuso un Paese che ha dimostrato come si vaccina, ma questo non vuol dire non proteggersi da chi arrivi dall'esterno.
Casi personali, che sono applicabili ai confini interni dell'Italia, che abbiamo già visto a causa della diversa colorazione delle regioni secondo il rischio in corso. In tanti scrutiamo la regione della meta prescelta ed io andrò in Sardegna solo perché l'ineffabile Roberto Speranza, ministro della Salute, ha finalmente accettato di cambiare certi parametri a beneficio in particolare del turismo marino. Ennesima dimostrazione che siamo un Paese mediterraneo in cui le Alpi, come si vede dalle regole inapplicabili imposte alla piccola Valle d'Aosta, possono essere prese a calci nelle gengive con una splendida continuità fra il Conte I e II e l'attuale Governo Draghi.
Ma la verità, tornare al mondo, è che molti Paesi sarebbero comunque chiusi per via della stupidità umana, fatta di guerre che chiudono i confini o per ragioni ideologiche, come ben si vede con gli estremisti islamici (ultimo caso l'Afghanistan con i talebani che si riprendono tutto).
Morale: anche senza la pandemia sono molte le destinazioni che si sono chiuse e sono molte più di quanto fossero in contemporanea in passato e certe mete rischiano di esserlo, con mia grande disappunto perché gli anni passano, per molto tempo.
E' un vero peccato perché viaggiare non è solo scoprire tante cose nuove e incontrare altre civiltà con i suoi usi e costumi, ma serve anche a rivalutare i nostri luoghi in un confronto altrimenti impossibile. Lo descrive bene lo scrittore Claudio Magris: «Nel viaggio, ignoti fra gente ignota, si impara in senso forte a essere Nessuno, si capisce concretamente di essere Nessuno. Proprio questo permette, in un luogo amato divenuto quasi fisicamente una parte o un prolungamento della propria persona, di dire, echeggiando don Chisciotte: qui io so chi sono».

Le superstizioni in piazza

L'idea che non si capisca che se non ci si vaccina si chiude tutto e tutto andrà a rotoli mi angoscia e vedere il corteo di centinaia di persone nel centro della Aosta dimostra che il virus potrebbe durare ancora per molto tempo, con danni irreparabili.
Ciò dimostra che chi è chiuso nel fortino delle sue superstizioni e delle cretinate non ascolta nessuno e dunque la strada dell'imposizione diventa la sola percorribile a tutela di tutti, compresi quelli che straparlano di «Libertà!». Ciò vale a maggior ragione in una Valle d'Aosta d'Aosta dove, se non si cambieranno i parametri inadatti per le nostre dimensioni e per via di un solo ospedale, basteranno pochissime persone in terapia intensiva per chiudere tutto.
Per questo non si può che fare eco, come ennesimo appello, alle parole di Marco Bentivogli su "La Repubblica": «Certo, sempre meglio persuadere che obbligare, educare che punire. Ma gira un'idea balorda di libertà che considera tra i diritti civili, peraltro in un momento come questo, quell'atteggiamento tanto ignorante quanto egoista di esser liberi di far male agli altri. Sia chiaro, si tratta della stessa libertà di guidare un'automobile senza freni e sfrecciare davanti ad una scuola o un ufficio postale il giorno del ritiro delle pensioni».
Esempi elementari che immagino facciano arrabbiare i difensori della libertà che negano la straordinaria storia delle vaccinazioni di massa, che ci hanno liberati da malattie mortali che hanno perseguitato l'umanità. Ancora Bentivogli: «Vi sono tre buoni motivi e una considerazione finale per obbligo vaccinale e "Green Pass": il primo, secondo la sentenza della nostra Corte Costituzionale numero 5 del 2018 in cui giudicò inammissibile il ricorso della regione Veneto che aveva impugnato il decreto Lorenzin proprio sull'obbligo vaccinale per gli under 16 anni: "Occorre anzitutto osservare che la giurisprudenza di questa Corte in materia di vaccinazioni è salda nell'affermare che l'articolo 32 della Costituzione postula il necessario contemperamento del diritto alla salute del singolo (anche nel suo contenuto di libertà di cura) con il coesistente e reciproco diritto degli altri e con l'interesse della collettività (da ultimo sentenza numero 268 del 2017). In particolare, questa Corte ha precisato che la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l'articolo 32 della Costituzione: se il trattamento è diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri. Non solo, anche l'articolo 2 della Costituzione ci rammenta i diritti inviolabili dell'uomo ma anche i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale". Gli obblighi di alcuni trattamenti sanitari, pertanto, non solo sono previsti dalla Costituzione, ma sono i doveri nei confronti degli altri, che limitano le pretese assolute dei singoli e che sono a fondamento della nostra convivenza civile. Secondo motivo: l'Inail e poi la legge hanno sempre riconosciuto l'infezione da "covid-19" e tutte le malattie infettive come un infortunio contratte in occasione di lavoro, dal momento che la causa virulenta è equiparata alla causa violenta (propria dell'infortunio) anche nell'ipotesi in cui gli effetti si manifestino dopo un certo lasso di tempo. Determinazione assai complicata. Ma tant'è. Terzo, tutte le pandemie, incluso il colera nel 1973, sono state affrontate con l'obbligatorietà dei vaccini e con campagne a tappeto. Solo a Napoli in una settimana furono vaccinati un milione di cittadini/e per un'epidemia che fece 24 morti».
Chiaro? Chiarissimo. Ma i negatori del buonsenso e della logica cacciando balle, sbandierano studi, si ergono a eroi della resistenza contro multinazionali, scienziati pazzi, complotti terribili. Robe da psicosi e da ricovero.
Bentivogli conclude: «Ma il tema è solo in seconda battuta giuridico. Bisogna riconoscerlo, la subcultura dell'uno vale uno, ha vinto e fa contare, anche sul "covid", il parere di un epidemiologo al pari di un cittadino con incerto percorso di studi e cattiva informazione che grida e conta più di mille cittadini consapevoli specie per la politica a caccia di click e di consenso emotivo. Il tema è, ancora una volta, la qualità dei nostri gruppi dirigenti diffusi. Chi ricopre cariche pubbliche e istituzionali o di rappresentanza di fronte a questa regressione culturale e civile, la contrasta o la insegue? In questi frangenti si vede con chiarezza chi sa essere classe dirigente e chi costantemente si conferma poco credibile, poco autorevole e incapace di dare il minimo buon esempio. In questi casi non si sta nel mezzo fingendo di essere più tolleranti, si devono trattare le persone da adulti come finalmente ha fatto Draghi.
A quanto pare non bastano ad oggi 130mila nostri concittadini italiani e quattro milioni e 137mila cittadini del mondo che hanno perso la vita. Ci sono persone con una laurea e un master che gridano "ci stanno usando come cavie, mia figlia non la vaccino". Perché il tam-tam dei "social", della messaggeria istantanea diventa cultura e verità. Genitori che dovrebbero preoccuparsi di più del rischio di affidare l'istruzione dei propri figli o le cure mediche ad un no-vax. E' la naturale conseguenza del default di credibilità, dove chi ha rappresentato al massimo livello il Paese si è fatto inoculare la prima dose solo qualche giorno fa, seguito ieri da quello che era il suo vice e ministro degli Interni; scelte dettate dalle pressioni delle domande dei giornalisti, a quanto pare molto più importante dei morti, dei licenziamenti, dei fallimenti, della dispersione e abbandono scolastico e delle file sempre più lunghe alla "Caritas"»
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Ci vorrà buona memoria dopo la pandemia.

Olimpiadi in crisi, ma arriva lo scialpinismo

Gli atleti del 'Trofeo Mezzalama' all'operaRicordo che già nel 2016 ci fu un momento di gioia per gli appassionati dello scialpinismo, quando rimbalzò la notizia - che poi risultò infondata - che questo sport sarebbe finalmente diventato disciplina olimpica. Le tappe allora prefissate lo avrebbero visto come "sport dimostrativo" nel 2018 in Corea del Sud per diventare gara ufficiale nel calendario olimpico a Pechino nel 2022.
Ora, invece, arriva la certezza, dopo quella delusione: lo scialpinismo sarà la novità delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. La decisione di inserire la disciplina nel programma è stata presa dalla sessione del "Cio" riunitasi a Tokyo, che ha votato all'unanimità per alzata di mano. La proposta era stata avanzata direttamente dal Comitato organizzatore dei Giochi invernali di Milano-Cortina.
Questo fa piacere: ho seguito per anni, come presidente del "Trofeo Mezzalama", l'evoluzione di questo sport, ritenendolo sempre ben più degno di certi esistenti sport olimpici, che fanno sorridere. Gli elementi decisivi a favore dello scialpinismo sono la spettacolarità della disciplina, la capacità di attrarre l'attenzione per la forza atletica dei protagonisti e la carica agonistica delle gare, la straordinarietà di possibili panorami in cui si inseriscono. Per chi non ha mai seguito dal vivo le gare, basta guardare certi filmati con manifestazioni come il "Mezzalama", il "Tour du Rutor", la "Patrouille des glaciers" o la "Pierra Menta" per avere conferma di come - rispetto anche a certa monotonia delle riprese dello sci alpino o del fondo - lo scialpinismo possa davvero primeggiare anche negli ascolti, se svolta su percorsi credibili e Cortina offrirà di certo itinerari spettacolari.
Resta, insomma, la soddisfazione che la Valle d'Aosta sia stata, proprio con il "Mezzalama" dagli anni Trenta del secolo scorso, una delle culle dello scialpinismo.
Ma proprio i Giochi Olimpici giapponesi - svolti lo stesso con la pandemia e perciò senza pubblico e con l'ostilità della popolazione - sono il simbolo di una crisi profonda delle Olimpiadi. Questo degrado vale anche per scelte olimpiche per l'edizione invernali e Pechino come prossima sede - città inquinata che sorge a 44 metri di altitudine - in effetti fa ridere i polli, aver ospitato anche i Giochi... estivi. Tuttavia resta, sotto l'immondizia fatta di affarismo e gigantismo, un valore residuo, che è fatto dal flebile battito dello spirito olimpico e dalla grande platea televisiva.
Anche la Valle ha sfiorato le Olimpiadi. Pare essere passato un tempo immemorabile da quel referendum del 1992 con il quale la Valle d'Aosta disse di «no» alle Olimpiadi invernali. Per altro il voto che portò la giapponese Nagano anche contro di noi ad avere i Giochi nel 1998 è ancora oggi considerato esempio di scuola di come un miliardario eccentrico possa facilmente "pilotare" con logiche corruttive i voti dei delegati, per cui la bontà dei dossier di presentazione è già caducata da logiche che nulla hanno a che fare con lo sport.
Rimpianti? No. Semmai il rimpianto riguarda la mancata collaborazione con Torino per le sue Olimpiadi invernali del 2006, scelta effettuata qualche anno prima con il "gran rifiuto" di chi comandava all'epoca. Avremmo potuto avere qualche prova sportiva con la promessa di modernizzazione della ferrovia. Inutile piangere sul latte versato.
In Valle d'Aosta qualcuno aveva lanciato l'ipotesi fantasiosa di una eco-Olimpiade per il 2026, forse non avendo chiaro il budget necessario che neppure grandi città di pianura (sic!) ormai reggono.
La verità è che le Olimpiadi vanno seriamente ripensate, altrimenti nessuno mai più accetterà - lo si è visto con il "fuggi fuggi" anche dalle candidature delle Olimpiadi estive - il bagno di sangue finanziario della loro organizzazione, per non dire del pasticcio crescente fra sport vecchi e nuovi, doping in una guerra infinita fra guardie e ladri e status da "dilettanti" degli atleti che mostrano una realtà che fa sfiorire il famoso spirito olimpico.

Green pass: regole penalizzanti per la Valle d'Aosta

L'ospedale regionaleIl punto di partenza è che non bisogna mai smettere di indignarsi di fronte a certe ingiustizie e che non si può sopportare che scelte arbitrarie possano trasformarsi in un danno vero e proprio.
«I criteri, proposti dal governo, riguardanti le percentuali di occupazione dei posti di terapia intensiva e dei posti di area medica per il passaggio da una fascia di rischio all'altra sono inapplicabili per i piccoli numeri della Valle d'Aosta, che rischia di "chiudere" per soli due o tre pazienti positivi ricoverati nel nostro unico ospedale regionale. Si tratta di un rischio tutt'altro che remoto, considerato che durante la stagione turistica la popolazione presente nella regione viene triplicata».
Così il presidente della Valle d'Aosta Erik Lavevaz, commentando il decreto appena varato dal Governo Draghi.

Estate contraddittoria

Valigia pronta per l'emergenza...L'estate scorsa per il turismo sulle Alpi fu un successo, reso ancora più gioioso perché si pensava, ingenuamente, che il peggio fosse passato. Poi, in un cupo contrappasso, arrivarono vicende drammatiche legate alla pandemia e, nel turismo, si registrò il blocco della stagione sciistica con un impatto disastroso.
Un caldo-freddo che ha colpito duro e non è stata solo una questione economica, considerando il suo impatto sociale persistente. C'è stato però anche l'impatto psicologico che ci ha indeboliti: il virus pareva essere una parentesi e come tale destinata a chiudersi in un tempo ragionevole e così non è stato e questo genera disagio e pessimismo. Aggiungerei che l'inverno senza il turismo dello sci ha dimostrato la profonda incomprensione dei decisori romani rispetto alla particolarità del mondo della montagna ed ha segnalato la debolezza delle sua rappresentanze politiche, che non sono riuscite a sbloccare la situazione, a dispetto degli interessi in gioco. Per le spiagge ora si cambiano persino le regole con cui "colorare" le Regioni. Italia mediterranea... Quel che è certo siamo pieni di incertezze e di interrogativi.

Resilienza e resistenza

Resilienza ma anche resistenza!Gli spazi di dibattito pubblico su temi cruciali dovrebbero essere la quintessenza della democrazia. Specie quando, come di questi tempi, si vivono situazione difficili e per non affondare nel fango delle emergenze bisogna fissare lo sguardo non solo alle difficoltà presenti, ma guardare più a quello che sarà.
E invece il dibattito politico in Valle troppo spesso langue e la crisi dei partiti politici - senza eccezione alcuna - costringe a pensare a nuove forme di aggregazione. La forma partito è decotta, così come sono inefficaci comitati e "comitatini" che si fissano su di un punto e non si muovono di lì. Penso sempre che si tratta di una grande chance per il mondo autonomista, che deve riaggregarsi in modo intelligente, focalizzandosi su temi e problemi, utilizzando le molte energie oggi ferme al palo. Sarà a mio avviso la sfida dopo l'estate da non perdere, altrimenti una cappa di indifferenza ci travolgerà.

Il buonsenso non ha colore

I danni dell'incendio appiccato dai no-vax nella sede della televisione cipriota 'Sigma TV'Capita di trovare negli editoriali dei giornali qualcuno che interpreta i tuoi stessi pensieri.
Sono molto preoccupato e deluso. Mi capita ogni giorno di incontrare persone di vario genere e con motivazioni non sempre coincidenti che non vogliono farsi vaccinare. E non lo vogliono fare neppure oggi, momento in cui sta tornando l'epidemia con la "variante delta", dimostrazione che questo virus cambia e peggiora, minacciando specie chi non è vaccinato e rallenta con questa scelta l'immunità di gregge. Vale a dire la definizione con cui si designa l'immunità raggiunta da una determinata percentuale di popolazione quando la risposta immunitaria prodotta dall'esposizione diretta ad un agente infettivo o dalla copertura vaccinale ne limita la circolazione, determinando in tal modo anche la protezione indiretta degli individui non difesi.

Erbe velenose nella politica

Il dettaglio di un murales dedicato al 'blah blah blah'Ci sono due erbe infestanti e pure velenose nella politica. La prima è la violenza verbale, la seconda è il chiacchiericcio inutile.
Sulla prima leggevo Massimo Recalcati su "La Repubblica": «La politica non esclude affatto il conflitto acceso. Anzi la sua pratica è un modo per canalizzare il carattere acefalo della violenza in quello culturalmente simbolizzato del conflitto tra le idee. Nel nostro Paese il linguaggio della politica ha conosciuto negli ultimi decenni, in corrispondenza con l'affermazione del populismo prima leghista e poi grillino, una regressione preoccupante alla dimensione dell'insulto, del dileggio, della diffamazione».
Questo lo si deve ricordare e bisogna farlo con serenità e con uno sforzo comune per avere toni e modalità diversi.

Vaccini e libertà

Il 'meme' di Macron che invita a vaccinarsiI nemici della vaccinazione obbligatoria contro il "covid-19" - lo dico seguendo il dibattito in Italia come in Francia - si rinvengono in gran numero nell'estrema destra e nell'estrema sinistra. In queste frange ci si indigna per la libertà, nient'altro che la libertà e lo si fa anche in un momento in cui la "variante delta" ci spinge verso orizzonti cupi.
Fra le protagoniste di queste tendenze c'è Giorgia Meloni, che se la piglia con il Presidente francese Emmanuel Macron e le sue regole più stringenti, che hanno spinto i francesi a precipitarsi a farsi vaccinare perché chi non lo è viene penalizzato in vario modo.
Provocatorio il racconto che ne fa "Open" che qui trascrivo: "«L'idea di utilizzare il "green pass" per poter partecipare alla vita sociale è raggelante, è l'ultimo passo verso la realizzazione di una società orwelliana». Giorgia Meloni si scaglia contro l'obbligo di vaccinazione anti-covid. In un post su "Twitter" la definisce «una follia anticostituzionale che Fratelli d'Italia respinge con forza»".

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