Ciao, Mike

io_e_mike.jpgSono stato un telespettatore di "Rischiatutto" e ricordo, come in sogno, "Lascia o Raddoppia" e la primissima televisione, di cui ho visto più volte le repliche.
Nel 2007 Mike divenne "Ami du Val d'Aoste" per le sue lunghe frequentazioni al Breuil-Cervinia, culminate con l'imperdibile pubblicità sulla Gran Becca, con una grappa in mano, e lo slogan «Sempre più in alto!»
Raccontò lui stesso come, per un repentino cambio della meteo, restò alcune ore attaccato in sicurezza alla croce, aspettando che l'elicottero lo riportasse a Valle.
Il giorno in cui gli venne conferita la decorazione, Mike disse cose bellissime della Valle e anche durante la successiva cena mi raccontò aneddoti allegri («Allegria!») del suo amore per la nostra Regione.
Quel giorno era sinceramente emozionato e contento che i valdostani lo avessero onorato.

Commenti

Mike, uno di famiglia (senza retorica).

Credo proprio che sia così, un amico che il giovedì sera prima e tutti i giorni poi si presentava nelle nostre case.
Da collezionista "di settore", conservo le mitiche scatole giochi di alcuni dei suoi quiz: "Flash", "Superflash", "Bis". Quella era la vera televisione, la serietà.
A Pippo Baudo, ultimo rimasto di questi grandi professionisti, il compito di non far dimenticare.

Il coccodrillo: come fa?

La morte di Mike Bongiorno l'ho vissuta praticamente in tempo reale.
Subito ho pubblicato la notizia.
Dopo, per un giornalista, diventa doveroso scrivere il "coccodrillo".
Mentalmente ho chiacchierato con Mike: «Mike, io dovrei scrivere il coccodrillo della sua dipartita...» Lui mi ha subito risposto: «Allora signor Roberto, ha poco tempo... La domanda è: "il coccodrillo, come fa?"»
Mi sono arreso e ho passato la palla ad un collega.
Adesso, con l'inizio del fisiologico assorbimento del fatto, posso ragionare sull'evento.
Mike Bongiorno era la televisione. Si trovava in sala parto quando la televisione ha emesso il suo primo vagito e, l'ha accompagnata, fatta crescere fino al giorno della sua morte. Userei l'intercalare tipico bongiorniano per chiacchierare di lui: «che busta vuole? La uno, la due o la tre?» Caro Mike, io le apro tutte.
Nella busta uno trovo una persona che ha fatto dell'intrattenimento la ragione di vita. Il suo motto, «Allegria», denotava l'obbiettivo da raggiungere per e con il pubblico: serenità e assenza di polemica. Proverbiali sono stati i suoi graffi di richiamo al dovere ad Antonella Elia, lo scontro quasi fisico (impensabile, fino ad allora) con Vittorio Sgarbi. Le sue gaffes, entrate nel quotidiano, secondo me sapientemente calcolate, hanno portato il comune spettatore ad essere parte della televisione.
Nella busta due trovo quello che si è definito un «rompipalle». Sicuramente Mike Bongiorno, durante il lavoro, è stato poco amato. La ricerca della perfezione, in quello che il pubblico voleva, era metodica e spasmodica.
E aveva ragione: i risultati erano la sua cartina di tornasole. Le stesse telepromozioni, avevano un qualcosa di viscerale, avrebbero fatto comprare, senza inganno, un frigorifero ad un orso polare.
Nella busta tre, decisamente corposa, c'è l'uomo che si è messo in gioco fino all'ultimo. Ha riportato ai nostri giorni il vecchio carosello, con le gag pubblicitarie con Fiorello, umanizzando la pubblicità.
Soprattutto è stato uno sperimentatore, si è buttato a capofitto in avventure da esploratore di altri tempi, soprattutto non ha mai vissuto il comune limite dell'età anagrafica: ad 85 anni ha firmato un contratto con "Sky".
Le buste sono finite, non bastano per ricordare una carriera enorme e non voglio neanche esaltare in maniera spasmodica l'uomo, ma è innegabile che la sua mancanza si sentirà. Ma sono fiducioso, l'energia di Mike non andrà persa, non sarà sostituito, ma qualcuno avrà il coraggio di seguire le sue orme.
A questo punto, mi rivolgo direttamente a lei Mike: «porti l'allegria dove si trova ora. E grazie di cuore, per tutto!»

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