Tu chiamala, se vuoi, fontina...

L'improbabile Danish FontinaLa "Fontina" è e resta il pivot dell'agricoltura valdostana, visto che l’allevamento dei bovini sfocia prevalentemente nella produzione del latte, che serve per la produzione del nostro famoso formaggio "Dop" (marchio europeo Denominazione d'Origine Protetta che ancòra il formaggio al territorio con apposito disciplinare) e non sto a rilevare dati economici ben noti.
Purtroppo la "Fontina" è da lungo tempo soggetta a imitazioni in Italia e in altri Paesi. Si tratta di un danno permanente alla nostra produzione di qualità e talvolta l’impressione è che la lotta alla contraffazione e alla vera e propria frode alimentare sia come svuotare il mare con un cucchiaino.
Divertitevi, si fa per dire, guardando questo sito, cliccate su "cheese" ed entrate in un mondo vastissimo fatto tutto di formaggi.
Se andata alla "F" la prima brutta sorpresa: prima della voce "Fontina Valle d'Aosta", c'è "Fontina Fontal", che perpetua un vecchio equivoco. Poi alla "D" inizia il peggio: "Danish Fontina" descrive un formaggio che non è neppure parente lontano del nostro e lo stesso vale alla "S" per "Swedish Fontina" e infine alla "A" si trova, prodotta nel Wisconsin, l'"American Fontina".
Intendiamoci: mentre per il prodotto americano c'è poco da fare per un problema complesso di riconoscimento del marchio, per i produttori europei si può chiaramente chiedere l'intervento della Commissione europea, perché la "Dop" incide sulla legislazione di tutti i Paesi membri.
Capisco tutte le difficoltà giuridiche, ma penso che in effetti il tema non sia da sottostimare nel momento in cui la qualità e la riconoscibilità di un prodotto resteranno una delle poche bandiere nell'epoca della globalizzazione.

Commenti

Giusto l'altro ieri...

mi sono indiavolato nel vedere al supermercato qui di "Somerset West" quella "Danish Fontina" (vicino alla "Danish Feta" del resto) di cui parli. Ho cercato di prendere una foto con il nome della marca ma il padrone si è insospettito della mia particolare "curiosità" e non sono riuscito a vedere esattamente chi fosse il produttore.
Forse non mi resta che comprarne un pezzo per poter arrivare al nome, ma a dar loro soldi non sono disposto.
Credici o no, volevo mandare la foto proprio a te, nella speranza che questo danese delle ba**e (che di sicuro prende contributi dall'UE) possa essere sanzionato o almeno richiamato all'ordine.

La missione continua...

Vai e colpisci!

Sei il nostro inviato speciale: lo 007 della "Fontina"!!!

Quando vivevo e lavoravo...

in Emilia una delle piadine più gettonate era la "cotto (o crudo) e Fontina". Per fontina intendevano un parallelepipedo bianco di dimensioni 10 x 10 x 30 centimetri, che tagliavano con l'affettatrice ed era contenuto in una busta oleosa.
Come aspetto ricordava quel formaggio olandese con la buccia rossa. Ricordo che più di una volta qualche mio collega mi esortava con la frase: «dai, prendi cotto e fontina, così ti senti a casa!»

Purtroppo la realtà...

sembra essere ben più amara di un racconto di Ian Fleming.

Il produttore si chiama "Uhrenholt A/S." Da quanto si evince dal loro sito Internet, sono un bel colosso da 560 milioni di euro di fatturato che trasforma circa 18 milioni di chili di latte l'anno in principalmente "Fontina"!
Non sono un esperto, ma se non erro il rapporto tra litri di latte e chili di formaggio e 1/10. Dunque 1.8 milioni di chili. Prendendo il peso medio di una forma a dieci chili abbiamo un equivalente di 180mila forme. Si può discutere sui numeri ma il danno c'è ed è enorme.
Mando le foto a Luciano così vedrete che prendendo il cambio attuale tra euro e rand sudafricani uno a nove, il prezzo di quella nefandezza, reso in Sud Africa, è equivalente a 26.66 euro al chilo!
E pensare che alcuni dei nostri produttori sprechino soldi e tempo con gli illeciti e le contraffazioni di "Vaccopoli" e non a battersi contro chi fa soldi a scapito loro.

C'è comunque da chiedersi chi faccia più danno...

Se per il Sud Africa...

mi sembra più complesso (ma non impossibile), sul territorio nazionale una attività di monitoraggio e di tutela legale avrebbe sicuramente risultati positivi.

La "Uhrenholt"...

è danese, non Sudafricana, dunque soggetta alle norme dell'UE.

Certamente...

me ne occupo!

Perdonate l'ignoranza...

prima di intraprendere azioni nei confronti di questa azienda danese che usa in modo improprio il nome "Fontina", bisognerebbe capire se questo abuso sottrae o no quote di mercato alla "Fontina" vera.
Se la nostra "Fontina" subisce dei danni da questo abuso, va tutelata. Se la "Fontina" danese vende in Paesi dove la nostra "Fontina" non arriverà mai, per questioni di opportunità o per limiti produttivi, non vedo un gran vantaggio nel far loro cambiare nome al prodotto.
Potremmo anche lasciarli lì a rendere il nome conosciuto nel mondo. D'altronde, se il "Parmigiano" è così famoso, in parte lo deve anche alla presenza del tarocco "Parmesan".

Vedi...

a parte che sulla vicenda che tu citi - la questione imitatazioni del "Parmigiano" - si è già pronunciata la Corte europea, la tutela non può riguardare elementi astratti di convenienza, ma la tutela del marchio cui corrisponde un certo prodotto.
Quel che é grave sta nel fatto che l'imitazione avvenga da parte di chi ha accolto, come Svezia e Danimarca, la normativa europea che protegge i prodotti "dop".

Che birbanti...

questi scandinavi!
Potremmo mettere in commercio dei cubetti di costruzione e chiamarli "Lego", giusto per vedere la loro reazione...

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