Poveri bamboccioni

Due annunci di lavoro scovati sul web«Studiate, studiate, così troverete più facilmente lavoro!»
Per quante generazioni questo è stato il viatico e lo studio era diventato, spesso quale frutto di enormi sacrifici per le famiglie, la chiave per alcuni per un riscatto sociale. Prima il mito era tutto contenuto nel diploma, poi nel tempo è diventata l'Università.
Oggi, lungo il percorso della scuola, tutto sembra essere complicato, dopo le medie inferiori, in un equivoco irrisolto in Italia. Già se la scelta delle superiori non è facile, non c’è mai stata chiarezza fra scuola e formazione, creandosi una grande ambiguità fra l'istruzione che dovrebbe portare ad un mestiere alla fine del percorso e quelle scuole, invece, che di fatto ti portano verso l'Università. La formazione pratica in Italia (ed anche in Valle) è stata via via depotenziata quasi che ci si dovesse vergognare della parte più concreta e si dovesse esaltare l'insieme della materie "canoniche" e ciò ha reso più difficile il ponte fra formazione ad un mestiere e il mestiere stesso.
A complicare le cose, ci si è messa pure la bufala colossale delle due lauree, quella triennale e quella magistrale, che hanno di fatto creato un laureato di serie B, con l'ulteriore confusione di master di due livelli. E alla fine c'è chi entra nel girone dantesco dell'approfondimento e, ancora a trent'anni, si aggira a specializzarsi.
A fare pendant è un mondo del lavoro che sembra aver cancellato la definizione "a tempo indeterminato", inventandosi formule infinite per precarizzare il lavoro e il richiamo a formule più flessibili diventa la foglia di fico dell’incertezza.
Noi genitori saremo pure imbattibili a forgiare "bamboccioni", ma qualche circostanza esterna ostile la dobbiamo pure segnalare.

Commenti

Io sono un laureato di serie B...

uno dei primi in Italia ad aver preso questo titolo di studio.
Gli imprenditori (privati) che mi hanno assunto nella mia carriera lavorativa non mi hanno mai trattato come un laureato di serie B, chi ha cercato di trattarmi come un laureato di serie B sono stati i laureati di serie A che entravano in concorrenza con me per determinate posizioni lavorative.
Attualmente il mio stipendio non è inferiore ad un laureato di serie A, la mia preparazione scolastica è stata sempre adeguata e mi ha permesso di raggiungere una discreta posizione nel mondo del lavoro.
Interagisco con laureati di serie A quantomeno alla pari e non ho mai avvertito delle lacune scolastiche tali da farmi rimpiangere di aver non completato gli studi.
Quindi non mi sentirei di definire il mio titolo di studio "una bufala". La mia laurea di serie B diventa una bufala quando cerco di entrare nel settore pubblico, ma in questo caso non contano solo le lauree di serie A o B, ma a volte anche le amicizie e le parentele.

Vecchio e nuovo ordinamento universitario

Sono contenta per Lucil che la laurea triennale gli abbia consentito di entrare nel mondo del lavoro ma credo che la sua esperienza non possa considerarsi esemplificativa di ciò che avviene ad un livello più generalizzato.
Dati alla mano (disponibili sul sito della pubblica istruzione), l'introduzione della cosiddetta "laurea breve" ha consentito in primis di fare uscire dal limbo le migliaia di studenti fuori corso che affollavano le università italiane i quali, in molti casi con non più di uno o due esami, sono riusciti a concludere il loro percorso universitario e a portare a casa il tanto desiderato pezzo di carta, poco importa se diverso da quello che si era sognato ai tempi dell'iscrizione.
Attualmente, le percentuali di coloro che concludono il percorso universitario con la laurea specialistica corrispondono grosso modo a quelle di coloro che prima della riforma riuscivano a laurearsi rispettando i tempi previsti dal loro percorso di studi. Le lauree di primo livello in buona parte sono costituite dal primo step di coloro che affrontano il percorso universitario nella sua interezza (quindi gli studenti che proseguiranno nella specialistica) e per la restante percentuale coincidono grosso modo con l'universo dei fuori corso.
Fatta questa breve premessa statistica che mi sembrava doverosa, vorrei fare alcune precisazioni, non tanto in difesa delle lauree di vecchio ordinamento (di cui sono fiera di fare parte) quanto per una volta del pubblico. L'accesso all'impiego pubblico prevede la laurea specialistica per l'accesso ai livelli "funzionario" ("D", nel comparto unico RAVA) e dirigenziale (fatto salvo per i posti discrezionali in cui in certi casi la terza media è un optional, ahimè). Non sono "Alice nel Paese delle meraviglie" e come Lucil so benissimo che il sistema concorsuale non è sempre garanzia di un corretto procedimento, tuttavia considero il necessario requisito di titoli equiparabili (una laurea di vecchio ordinamento non corrisponde ad una triennale, né in numero di esami né in programma di studio degli stessi, questo è un dato di fatto) una delle poche garanzie a tutela degli iscritti.
Non è vero che nel privato è tutto diverso, certo l'imprenditore può decidere di assumere una persona per il suo valore indipendentemente dal titolo di studi ma, ad esempio, gli albi professionali - che sono l'espressione corporativa proprio delle libere professioni - distinguono chiaramente tra gli iscritti in possesso della laurea di primo e di secondo livello.
Per accedere ai concorsi abilitanti all'esercizio della professione di avvocato, di ingegnere o di commercialistica (solo per fare alcuni esempi) è necessaria la laurea specialistica. Sono contraria ad etichettare le persone in base al titolo di studio, ma è del tutto evidente che le differenze tra lauree di primo e di secondo livello ci sono ed è anche giusto che esistano, perché se così non fosse allora vorrebbe dire che la laurea specialistica è solo un'inutile perdita di tempo e allora tanto valeva rimanere al vecchio ordinamento...

Lucil...

rispetto chi ha la laurea di primo livello, ma la realtà nuda e cruda esiste.

Ringrazio...

Mistica per la lunga ed esauriente spiegazione, sono contento che sia fiera del suo titolo di studio. Secondo me esistono due mondi distinti e purtroppo sempre più divergenti. Il mondo del settore pubblico, dove i criteri di selezione sono fatti, quando va bene, su criteri principalmente "cartacei" ("laurea A" o "laurea B"), e il mondo privato, dove per fortuna i criteri di selezione si basano su fattori professionali e "prestazionali". Esistono poi i liberi professionisti, che fanno categoria a parte e sono una nobile ma ristretta minoranza.
Mistica dice che le "lauree B" sono state la scorciatoia per dare un pezzo di carta in mano a chi era andato fuori corso. Questa è una generalizzazione gratuita, io potrei controbattere che selezionando opportunamente l'ateneo giusto, può essere più semplice conseguire una "laurea A" in un ateneo che una "B" in un altro. Inoltre potrei dire che esistono numerosi casi di laureati "A" o "B" che pur avendo avuto risultati brillanti negli studi, nel mondo che conta, che è quello del lavoro, sono dei perfetti imbecilli. Quindi possiamo dire che l'assioma "laureato A" > "laureato B" non è sempre valido, tranne nella pubblica amministrazione (dove il fattore "cartaceo" evidentemente sopravanza il fattore "prestazionale", con i conseguenti dubbi risultati finali).
Io faccio parte del mondo dell'ingegneria, e posso parlare di questo. Per quanto un polo universitario possa essere avanzato e al passo coi tempi, il mondo della tecnologia avanza ad una velocità tale che quando un laureato entra nel mondo del lavoro, ciò che ha appreso (in particolare nei due anni delle materie specialistiche), è già obsoleto. Quello che l'università insegna è il metodo di lavoro. Dal punto di vista nozionistico, l'università mi ha dato il cinque per cento delle mie attuali conoscenze, il restante 95 per cento l'ho appreso nel mondo del lavoro. Immagino che avessi conseguito la "laurea A" sarei partito dal sette per cento, un dubbio vantaggio considerando due anni di retribuzione in meno.
Probabilmente, per chi affronta materie umanistiche la cosa è diversa, dato che immagino che non esista un gran progresso in questi settori.
Quindi le casistiche sono molteplici e vanno analizzate settore per settore.
Generalizzare l'argomento, come ha fatto Luciano, definendo in toto una "bufala" la "laurea B", è stato un gesto un po' superficiale e sinceramente evitabile.

Lucil...

il tuo tono è sempre sgradevole e me ne sono fatto una ragione: ognuno è fatto come è fatto e non sarò io a cambiarti.
Io scrivo quello che penso e se dissenti mi fa piacere, ma non è "superficiale e evitabile" perché ti sei sentito toccato nel vivo.
Chi ha scelto la laurea magistrale ha sgobbato più di chi ha fatto la triennale e ancora oggi gli ordini professionali - ingegneri compresi - distinguono in due gli albi a seconda della laurea e dunque l'aspetto pubblico-privato non c'entra niente.
I dati, purtroppo, sanciscono il fallimento in Italia, per tutta una serie di ragioni, della laurea a due livelli, pur esistente altrove nel mondo. Sarà la logica corporativa delle professioni o la stupidità del pubblico (per altro se la laurea di primo livello "vale" come la magistrale, allora quest'ultima la si potrebbe togliere), ma oggi questa è la realtà, che naturalmente non suona come umiliante per chi - bravissimo e mirabolante che sia - abbia conseguito la laurea di primo livello.
Chiunque faccia l'Università fa benissimo e sono rispettabili le ragioni per cui si decida di fermarsi al primo livello.

Luciano...

il mio tono deriva da un carattere acceso e vivace, mi sembra che anche il tuo carattere non sia da meno, per questo che ci divertiamo con questo blog. So che sei molto attento ai termini linguistici che usi ed ho colto la tua finezza quando hai utilizzato il termine "mirabolante". Birbantaccio!
Non ho mai scritto con lo scopo di offendere qualcuno e mai lo farò. Mi permetto solo di dare la mia opinione ed approfitto della libertà che ci hai dato in questo blog per poter anche eventualmente dissentire. Se tu ritieni che il mio tono sia sgradevole e preferisci che non scriva più commenti ti prego di dirmelo. In questo blog sei il padrone di casa e capisco che gli ospiti sgraditi prima o poi abbiano il dovere di andarsene.
Riguardo al tema specifico, la definizione "bufala" mi è sembrato eccessivo, anche perché il mio vissuto non trova riscontri in questa definizione. Se un politico di alto livello regionale (e nazionale ed europeo) dice più o meno pubblicamente che i "laureati B" sono generati da una "bufala", un pochino mi posso risentire?
Anche perché le mie parole valgono come il due di briscola, le tue hanno un peso ben diverso e possono esaltare o danneggiare una categoria.

Chiudo qui ogni polemica...

naturalmente la "bufala" è stata rifilata agli studenti, che sono vittima di un sistema ingiusto.
Chi dissente dalle mie idee è benvenuto, ma penso che il tono debba sempre essere fra amici, come alla fine penso siano coloro che - rivelando la propria identità nella registrazione - qui scrivono. Più passa il tempo e più credo che nell'amicizia ci sia anche l'onestà di dire quando si dissente, ma il tempo e forse la saggezza mi dicono anche che le stesse cose si possono dire con pacatezza.
Ed è un richiamo che faccio sempre a me stesso, anche quando poi mi scappa qualche parola...

E' perché mi sento tra amici...

che mi permetto di esprimere con calore le mie opinioni.
Mi piace molto questa forma di confronto e dialogo, dove ci si conosce per nome e cognome e ci si parla "guardandosi negli occhi".
Se un giorno ti incontrerò da qualche parte, mi farò riconoscere e vedrai che ci scapperà una bella risata.
Buona giornata.
Luca

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