La tecnica del riflettore

Un riflettore...Guardare le cose dall'alto è importante. Capita nella nostra quotidianità. Se ci si ferma su di un particolare si rischia in ogni occasione di perdere la visione generale.
Chi fa politica deve avere questa capacità e mai come oggi bisogna capire il "da farsi" e la prima emergenza resta la pandemia, che non solo si diffonde per la pericolosità del virus, ma perché le sue ricadute impregnano tutto il nostro mondo e quello degli altri in una condivisione che si espande da ciascuno di noi ad un'umanità coinvolta nel suo insieme.
Interessante un ragionamento di Mattia Ferraresi su "Domani", dedicato ad un tema di bruciante attualità, che diventa esemplare: «Non c'era bisogno dell'ennesima comunicazione dell'Ema per capire che la connessione fra rari casi di trombosi e il vaccino "AstraZeneca" non è una questione strettamente scientifica, ma di rappresentazione della verità».

«Il grande filologo Erich Auerbach lo aveva capito già settant'anni fa - si legge ancora - quando ha parlato della "tecnica del riflettore". Ecco in cosa consiste: "Di tutto un ampio discorso", scrive Auerbach in "Mimesis", pubblicato nel 1946, "s'illumina una piccola parte, ma tutto il resto, che servirebbe a spiegarlo ed a dare a ciascuna cosa il suo posto, e verrebbe, per così dire, a formare un contrappeso a ciò che è stato messo in risalto, viene lasciato nel buio. In questo modo vien detta apparentemente la verità, poiché quanto è detto è incontestabile, e tuttavia tutto è falsato, essendo che la verità è composta di tutta la verità e del giusto rapporto fra le singole parti"».
Già, bisogna evitare in questa fase di seguire solo i fasci di luce in una situazione in cui ci si distrae con troppa facilità e lo dimostra la variabilità degli "hashtag" di moda che passano di palo in frasca sui "social" senza una visione ma con nicchie che si aprono e si chiudono.
Torno all'articolo, come dicevo, esemplare: «Il racconto politico, mediatico e anche giudiziario delle vicissitudini di "AstraZeneca" delle ultime settimane ha messo in luce gli effetti avversi del vaccino e contestualmente ha lasciato in ombra i benefici di una misura che finora ha immunizzato decine di milioni di persone dal "covid-19", malattia che ucciso oltre 2,8 milioni di persone nel mondo. Queste due parti, però, non hanno lo stesso valore nel racconto della vicenda, la loro verità specifica emerge soltanto quando vengono stabiliti e rappresentati i giusti rapporti fra le singole parti. Spesso sul caso "AstraZeneca" si è preferito invece usare la tecnica del riflettore, illuminando alcuni elementi meno rilevanti e lasciando in ombra quelli macroscopici, secondo una strategia che Auerbach denunciava come sommamente pericolosa, specialmente nei momenti di agitazione: "Il trucco nella maggior parte dei casi è facile da scoprire, ma alla gente, nei momenti di grandi passioni, manca la volontà di farlo"».
Questo vale in generale per certe polemichette che investono periodicamente la Valle d'Aosta come altrove.
Chi si fissa su punti specifici perde l'insieme, che è in fondo - per chi faccia politica e amministrazione - il famoso e importante "bene pubblico".

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