Una madre che scrive

Il 'tweet' di Zita DazziIl virus è il male. L'altro giorno ero in una chiesetta e c'era una bella vetrata colorata, che riassumeva l'immagine perfetta: San Giorgio che sconfigge il drago.
Ecco perché - non cadendo nel rischio di scontri personali con Tizio o con Caio e non rispondendo agli insulti dei "no-vax" - tiro dritto sulla sostanza delle cose. Bisogna, infatti, convincere i riottosi e perseguire chi propaga notizie false sui vaccini o incita alla ribellione alle leggi in materia di pandemia.
Zita Dazzi, giornalista di "Repubblica", è stata insolentita dagli anti-vaccinisti per aver messo sui "social" una storia riguardante il figlio malato, che si accompagnava ad evidenti tesi pro vaccino. Così sul suo giornale ha deciso di scrivere una lettera, intensa e persino commovente, che pubblico di seguito, perché la condivido.

«Cari no vax, cari manifestanti contro il green pass obbligatorio, vi scrivo da un grande ospedale milanese, dove sto assistendo mio figlio sedicenne, colpito per la seconda volta in un anno e mezzo da una patologia importante, che non ha nulla a che vedere col covid. Vi scrivo perché proprio da questa stanza nella quale il ragazzo - e io con lui - è recluso da due settimane abbiamo guardato le immagini delle vostre proteste in piazza. Vi assicuro che, viste da qua, le vostre battaglie appaiono ancora più surreali che viste da fuori. Io ho il massimo rispetto per i dubbi e le paure altrui, capisco che le persone chiedano alla scienza di spiegare effetti e benefici dei vaccini. Ma credo anche nella forza dei numeri, che stanno dimostrando come i vaccini siano l'unica arma utile al momento per combattere il coronavirus.
E' la seconda volta che mio figlio è ricoverato e vi assicuro che le restrizioni oggi non sono molto diverse da quelle che ha subito durante il ricovero nell'aprile 2020, nel pieno della prima ondata. In effetti il virus, fuori continua a circolare, e questo anche grazie al fatto che c'è tanta gente che non si vaccina e che continua a far camminare l'infezione con le sue varianti. Vorrei dunque chiedervi di fare uno sforzo di immaginazione per capire che cosa provano i pazienti - i ragazzi come il mio, ma anche i tanti adulti, e gli anziani - chiusi negli ospedali, impossibilitati a ricevere visite dai familiari, a causa della circolazione del covid-19 che continua imperterrita a distanza di 17 mesi. Chi deve stare in ospedale a lungo, soprattutto in reparti delicati come quelli della Pediatria, anche se ha ricevuto già due dosi di vaccino, anche se ha il green pass - com'è nel caso di mio figlio - non può vedere nessun parente, anche se si tratta di persone che hanno il certificato verde.
Volete sapere perché? I medici ce lo hanno spiegato: "Anche se voi siete vaccinati, anche se lo sono gli altri vostri familiari, a causa della situazione che c'è fuori dall'ospedale, dove il virus continua a circolare, con cinquemila contagi al giorno, che ora rischiano anche di aumentare, non si possono ammettere ingressi di esterni. Non si possono introdurre persone che magari inconsapevolmente potrebbero fare entrare il covid in corsia. Non ci possiamo permettere focolai in reparti dove ci sono pazienti immunodepressi, sottoposti a terapie pesanti. E purtroppo, con tante persone che non si vaccinano, giovani e meno giovani, persone che contraggono il covid in maniera asintomatica, non si possono far entrare in ospedale nemmeno le persone vaccinate, per le quali sussiste un piccolo, ma non trascurabile margine di rischio di infettarsi, anche in quel caso in modo asintomatico".
Sono argomentazioni chiare e per me completamente condivisibili, quelle che ci hanno riferito i medici del grande ospedale milanese dove mio figlio (e io con lui) è recluso da molti giorni con la prospettiva di stare dentro diverse altre settimane.
Ma voi, quando andate a manifestare e inalberate i vostri cartelli contro la dittatura sanitaria, ci pensate a chi subisce le conseguenze di questa pandemia che non finisce mai? Voi che rivendicate la vostra libertà di non vaccinarvi - e quindi magari di ammalarvi e di contagiare altri - ci pensate mai a tutti quelli che non hanno la libertà nemmeno di vedere un fratello o una sorella durante mesi difficili di terapia e di attesa di una guarigione? Ci pensate mai ai medici e agli infermieri che da un anno e mezzo devono lavorare in queste condizioni, mentre voi si sciacquate la bocca con la vostra libertà di non vaccinarvi?»
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