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11 nov 2025

Fluctuat nec mergitur: Parigi,i fiumi

di Luciano Caveri

Oggi pensavo ai grandi fiumi e a come abbiano forgiato tanti destini umani.

Il pretesto per questi pensieri in realtà è la scoperta di una cosa che non avevo mai notato.

Il motto "Fluctuat nec mergitur" (tradotto come "È sbattuta dalle onde, ma non affonda" o "Fluttua, ma non è sommersa") è il motto ufficiale della città di Parigi.

Viene anche ampiamente utilizzato in questi tempi - ad esempio quando la città venne colpita da terribili attentati terroristici - come simbolo di resilienza e resistenza da parte dei parigini, specialmente in momenti difficili.

La locuzione deriva dall'immagine presente sullo stemma di Parigi, che raffigura una nave che naviga sulle onde. Il simbolo della nave risale al Medioevo ed è legato alla potente corporazione dei "Nauti" (i Mercanti d'acqua) che gestivano il commercio sulla Senna e che furono all'origine della municipalità di Parigi.

Il motto fu reso ufficiale da un decreto del Barone Haussmann, allora prefetto della Senna e urbanista che rivoluzionò la capitale francese, il 24 novembre 1853.

Dell’importanza dei fiumi, ancora prima di guardarti attorno, la impari da bambino, quando ai primi rudimenti della Storia ti vengono raccontati il Tigri e l’Eufrate e la Mesopotamia (che in greco vuol dire infatti “terra fra i fiumi”) come terra in cui si sviluppano importanti progressi per la civiltà umana.

Da grande ci arrivi sa solo e recenti miei viaggi mi hanno portato a esperienze bellissime con la navigazione su fiumi cruciali per i popoli che vivono sulle loro sponde, come il Nilo e lo Zambesi.

Quando ci pensi, osservi con altri occhi la tua Dora Baltea e come non riflettere sul un ruolo fondamentale nella conformazione geologica e geografica della Valle d’Aosta e naturalmente sul destino culturale e sociale delle popolazioni che l’hanno abitata.

In fondo era stata una giusta intuizione quel libro di sintesi sulla civilisation valdôtaine scritto nel 1971 da Augusta Vittoria Cerutti, quando venne non a caso intitolato “Les pays de la Doire” e successivamente aggiornato come “Le Pays de la Doire et son peuple”. nel 1995.

Il suo nome deriva dal latino Duria Maior (per distinguerla dalla Dora Riparia, la Duria Minor) o anche Duria Bautica o Dura Bautia.

Baltea (che deriva da Bautica o Bautia) si è affermato per la sua connessione con il torrente Buthier (chiamato Bauticum dai Romani), che è l’affluente che confluisce nella Dora proprio ad Aosta.

Il termine Dora ha un'origine ancora più antica, risalente all'epoca pre-indoeuropea e vuol dire niente altro che corso d’acqua o fiume.

La Dora, lunga circa 160 km, e attraversa l’intera Valle d’Aosta e, nel corso delle ere geologiche, il fiume ha modellato la valle principale, scavando e allargando il suo solco insieme ai ghiacciai quaternari, che hanno anche dato l’aspetto attuale al vicino Canavese con il suo straordinario anfiteatro morenico.

L’azione combinata di erosione glaciale e fluviale ha dato origine all’attuale profilo della vallata centrale e ai bacini laterali dove scorrono i suoi affluenti.

La Dora Baltea è la spina dorsale fisica e vitale della Valle d’Aosta: ne ha plasmato il paesaggio, ha orientato lo sviluppo umano ed economico nei millenni e continua a rappresentare una risorsa strategica per il territorio.

Ci sono stati nel tempo incidenze quasi incredibili.

Quando voglio fare impressione con ospiti in visita, mi pavoneggio con il racconto del grande lago che coprì parte della vallata centrale della Valle d'Aosta. Un’enorme distesa di acqua che si formò durante l'ultima glaciazione, nota come Würm, approssimativamente tra circa 115.000 e 11.700 anni fa. In quel periodo, un vasto ghiacciaio alpino occupò la valle principale solcata dalla Dora Baltea, creando un lago proglaciale impetuoso che si estendeva per decine di chilometri, raggiungendo potenzialmente fino alla conca di Aosta o oltre, prima di prosciugarsi con il ritiro dei ghiacci.

La Dora, come tanti fiumi più grandi e più piccoli nel mondo, dovrà fare i conti con il cambiamento climatico e l’acqua sarà sempre più preziosa anche per la piccola Valle d’Aosta e devo dire che già oggi giustamente si ragiona su quello che verrà per non farsi cogliere impreparati.

Tutto si riassume ormai in una sola parola che vale per l’impatto più generale dell’aumento delle temperature: l’adattamento.