Era la fine agosto del 2023, anche se sembra ieri, quando mi occupai in questa pagina di quell’allora Carneade, che era al tempo il Generale Vannacci, che spuntò come un fungo nella politica italiana.
Raccontavo ai tempi di aver letto, annoiandomi mortalmente per la mediocrità dei contenuti, il suo famoso libro di 373 pagine.
Le polemiche per quanto scritto lo fecero uscire dall’anonimato e il merito della sua ascesa - pensate al paradosso - fu di chi, da Sinistra, polemizzò violentemente, accendendo il faro su questo Vannacci senza storia alcuna e su quel suo libro che nessuno - tranne pochi amatori del genere - avrebbe mai letto.
Così gli “accusatori” gli diedero spazio e un’inattesa popolarità che, in tempi non sospetti, vaticinavo che avrebbero portato l’illustro sconosciuto all’attività politica con una scorciatoia singolare.
Così Matteo Salvini, un annetto dopo, si accaparrò il Generale, che in carrozza è con un sacco di voti divenne parlamentare europeo e Vicesegretario nella Lega. Segno che ha saputo buggerare tutti e trovare consensi fra gli italiani fessi che sperano nell’”Uomo forte” che risolva con piglio titanico ogni problema.
Questo resta un problema serio e mostra l’analfabetismo sempre più diffuso in materia di democrazia e il vizio italiano di cercare un Capo. Caratteristica nefasta, che purtroppo va preso sul serio.
Si potrebbe a proposito riprendere la frase caustica di Indro Montanelli in lite con Berlusconi, quando il Cavaliere appariva come il leader carismatico che “risolve tutto”: “Sta arrivando l’uomo della Provvidenza. E io, in vita mia, di questi personaggi ne ho già conosciuto uno. Mi è bastato. Per sempre”.
Penso che proprio al modello di emersione dal nulla di Mussolini guardi, con vanagloria, lo stesso Vannacci e la nostalgia del Regime nei suoi discorsi strampalati emergerà con sempre maggior chiarezza. Molti leghisti importanti, che da tempo hanno nel mirino Salvini sovranista considerato traditore di certe origini federalista della Lega e di radicamento al Nord, avevano ben presente le ”vannacciate” e la inquietante spinta sempre più all’estrema destra dell’attuale leadership.
Torniamo al punto.
Nel periodo successivo all’ingresso al Parlamento europeo, il Generale iniziò una carriera da Giano Bifronte: preparava il suo esercito con una nuova forza politica, giurando però di non voler lasciare la Lega e lo fece persino nel famoso prato di Pontida.
Una lealtà di stampo militare scioltasi come neve al sole in queste ore con una conseguente figuraccia dì Salvini, campione mondiale di voltafaccia, che oggi accusa di amore spezzato il Generale, che gli ha fatto fare la figura del fesso. Figuraccia che vale anche per i leghisti valdostani che, nel corso della campagna elettorale per le Regionali in Valle, lo accolsero come la Madonna Pellegrina.
Non ci voleva molto a capire come e quanto Vannacci stesse facendo “Cicero pro domo sua” e ai sospetti lo stesso Salvini ha sempre reagito con roboante sdegno e per questo ora la fuoriuscita del Generale fa male. Il piagnisteo sul tradimento non lenisce di certo le ferite.
Ci vogliono i popcorn e un divano su cui accomodarsi per seguire gli eventi.
Vannacci si pone ormai in una logica di ultradestra, minacciando l’ala più destrorsa di Fratelli d’Italia e scalzando certe posizioni nazionaliste di Salvini, che non credo risolverà la sua crisi di fu personalità carismatica.
Nel movimento generale resta da capire cosa capiterà anche nel centrosinistra, oggi nelle mani delle posizioni più radicali, che allontanano dal Centro, che resta in Italia un ago della bilancia, che in troppi snobbano.