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24 feb 2026

Cosa capita al nostro cervello?

di Luciano Caveri

Leggo un interessante X sul profilo di Philippe Roi, chercheur en sciences cognitives. Lo propongo tradotto integralmente: “Per secoli, la lettura lineare su carta ha plasmato il nostro cervello in funzione della concentrazione prolungata e dell'analisi critica. Tuttavia, il digitale impone un regime diverso: il "F-Pattern", così chiamato perché i nostri occhi tracciano sullo schermo la forma di una F per catturare parole chiave, saltare interi blocchi di testo e scovare l'informazione immediata.

Il problema non è solo che il nostro modo di leggere si stia impoverendo: è che rischiamo di perdere progressivamente la capacità di costruire simulazioni mentali complesse e durature. A lungo termine, ciò apre la strada a una forma di analfabetismo secondario: saremo ancora in grado di decifrare le parole, ma non avremo più la muscolatura cognitiva necessaria per sostenere un pensiero lungo, sfumato e impegnativo, come quello di un saggio filosofico esigente o di un romanzo di 800 pagine.

Il pericolo ultimo è l'indebolimento del pensiero critico autonomo. Incapaci di leggere un testo complesso senza essere costantemente distratti o tentati di fare zapping (passare oltre, scrollare) diventiamo più vulnerabili agli slogan, alla semplificazione estrema e alla manipolazione. Il mondo si ridurrà allora a opposizioni binarie (bianco/nero, vero/falso, mi piace/non mi piace), perché il nostro cervello non avrà più la pazienza di elaborare le sfumature di grigio”.

Ho approfondito dopo la lettura e sono certo rimasto impressionato.

L'F-Pattern è stato identificato per la prima volta dal Nielsen Norman Group attraverso studi di eye-tracking(tracciamento oculare) e gli esiti sono stati sinteticamente spiegati in quanti scritto da Roi.

Aggiungo che gli esperti chiamano "bi-alfabetismo cerebrale". In parole povere, il nostro cervello si sta adattando a due modi di leggere completamente diversi, ma la lettura digitale sta iniziando a influenzare negativamente, come detto, quella tradizionale su carta.

La lettura tradizionale è un processo lineare e lento che attiva processi cognitivi complessi come l'empatia, il pensiero critico e l'analisi deduttiva.

Oggi rischiamo di ritrovarci a leggere la stessa pagina di un libro tre volte perché la mente ha cercato di "saltare" al punto successivo, come se cercasse un link o un grassetto.

Maryanne Wolf, neuroscienziata cognitiva, sostiene che il nostro cervello è plastico. Se passiamo 10 ore al giorno a scansionare contenuti online, quel circuito diventa dominante con le conseguenze evocate all’inizio.

Se l'F-Pattern è la "dieta a piccoli morsi" della lettura, i video brevi (TikTok, Reels, Shorts) hanno introdotto quella che i ricercatori chiamano "TikTok Brain" (o frammentazione dell'attenzione).

Il fenomeno è strettamente correlato e, per certi versi, ancora più impattante perché tocca il sistema della dopamina. A differenza di un testo, dove devi comunque compiere lo sforzo di scansionare (F-Pattern), i video brevi sono passivi e frutto, a lungo andare, di algoritmi che ci studiano e rischiano di manipolarci e chiuderci in una bolla.

i video che ci piacciono liberano dopamina e si crea il “Random Reward", cioè il cervello si abitua a ricevere una ricompensa variabile e immediata. Questo crea un circuito di dipendenza simile a quello delle slot machine.

Il vero danno non è solo la riduzione della soglia di attenzione, ma non sappiamo più tollerare la noia e la lentezza. Questo si traduce in un'incapacità di seguire una lezione, guardare un film d'autore o persino sostenere una conversazione lunga senza provare l'impulso di controllare il telefono. Il cervello "si annoia" se il ritmo della realtà non è veloce quanto quello dell'algoritmo. dopo un eccesso di “scrollare”, il cervello è pieno di "residui", rendendo impossibile concentrarsi su un'attività singola (come studiare o lavorare).

Chi ne risente? Noi e il nostro cervello!