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13 mag 2026

Dalle trincee della Grande Guerra ai droni dell’Ucraina

di Luciano Caveri

Ricordo, come qualche cosa di lontano, i racconti del mio nonno materno, Emilio Timo, in cavalleria nella guerra di Libia del 1911 e poi nella Prima Guerra mondiale dal 1915 al 1918.

Ero troppo piccolo e da adolescente scarsamente interessato di capire cosa esattamente dicesse questo uomo molto anziano e assai composto dal volto scavato e dalla figura ormai rimpicciolita dall’età.

Coglievo l’orrore vissuto, le paure e il disprezzo per la guerra, che lo aveva spinto a lasciare l’Esercito, diventando commerciante d’olio dall’Imperiese al Piemonte.

Nella lettera domenicale del Grand Continent ho letto un articolo molto intenso sulla guerra di Ucraina e la bizzarria, fra il vecchio e il nuovissimo, del campo di battaglia nel modello di guerra fra l’aggressore russo e l’aggredita Ucraina.

Lascio lo stesso singolare ritmo di una parte di questo scritto: “In alcuni punti, la zona della morte interamente controllata dai droni può estendersi fino a 15 chilometri di profondità.

Non ci sono molte testimonianze di questo spazio che è però centrale nella dinamica della guerra in Ucraina.

È uno spazio senza qualità.

I campi sono minati, il campo è disturbato.

Non c’è nulla da segnalare, se non che nessuna strada vi condurrà fuori dalla zona e che non c’è nessun modo per comunicare al suo interno.

Centinaia di droni volano incessantemente e danno la caccia a tutto ciò che si muove.

Bisogna immaginare com’è la vita per gli uomini che, per settimane, a volte persino mesi, si trovano, proprio in questo momento, in buche nel terreno, senza alcun contatto umano con l’esterno, riforniti solo da altri droni, senza possibilità di essere sostituiti, e che muoiono, impazziti, di stanchezza e di terrore”.

Fa impressione questa storia di una trincea allargata, ma con droni che ti spiano e ti uccidono dovunque ti ripari come in un feroce videogioco.

La guerra russo-ucraina è iniziata come una “operazione militare speciale” (cosi disse quel criminale di Putin) per poi evolvere gradualmente verso una guerra di logoramento che a molti ha ricordato non la Seconda ma appunto la Prima Guerra mondiale, con tanto di trincee e sbarramenti con fronti che non si muovono o ciò avviene in modo impercettibile.

I numeri del fronte parlano chiaro. La Russia controlla un poco meno del 20% del territorio ucraino. Nell’ultimo anno le forze russe hanno guadagnato circa 1.977 miglia quadrate aggiuntive, pari a circa lo 0,8% del territorio totale ucraino, con una media mensile di 170 miglia quadrate: un’avanzata lenta ma costante, che nel 2025 aveva raggiunto il ritmo più alto dall’inizio dell’invasione.

Stiamo parlando di guadagni misurabili in chilometri al mese, su un fronte di centinaia di chilometri. Cone nella Grande Guerra, il costo umano è devastante. La BBC stima tra 267.000 e 385.500 soldati russi morti. Per l’Ucraina si stimano 100.000-140.000 morti. Nessuna grande potenza ha subito un livello di perdite paragonabile in alcun conflitto dalla Seconda guerra mondiale.

Una guerra antica e moderna con ritmi senza pause. La possibilità di operare con i droni giorno e notte, l’impiego della sorveglianza satellitare e dei meccanismi di Intelligenza Artificiale hanno eliminato quasi completamente l’effetto sorpresa, garantendo a entrambi gli schieramenti la possibilità di conoscere con congruo anticipo le mosse dell’avversario.

Una guerra di logoramento sanguinosa e sfibrante.

Nella Prima Guerra mondiale si mandavano ondate di fanteria (nel caso valdostano con strade dei nostri alpini), che saltavano fuori dalle trincee e venivano sterminati. Oggi si mandano droni e persino i robot terrestri, che sono efficaci e spietati.. ucraini - dati per spacciati in breve tempo - sono diventati ingegnosi numeri uno nel loro uso.

Un modello efficace che sta mettendo sotto pressione la novecentesca strategia russa, fondata sull’impiego massiccio di uomini e sulla disponibilità ad assorbire perdite elevate. Stiamo assistendo a una nuova guerra di logoramento industriale e tecnologico.

Ma per conquistare davvero la posizione bisogna mandare uomini a occuparla e mantenerla. I droni, una volta usati, esplodono e spariscono. I robot terrestri possono avanzare e sparare, ma funzionano a batteria: quando si scaricano, si fermano. E quando si fermano, lì non rimane nessuno. Puoi usare le macchine per uccidere il nemico, ma alla fine devi comunque mandare soldati.

E se il terreno conta per calcolare quanto l’Ucraina possa perdere nelle discussioni per raggiungere la pace, intanto missili e droni si incrociano nel cielo per colpire e gli ucraini aggiungono incredibili azioni di infiltrazione in Russia. I russi non vanno per il sottile e colpiscono senza pietà i civili, dimostrando la loro ferocia.

Questo rafforzare la solidarietà verso il coraggioso popolo ucraino, che non si piega e subisce le molte ambiguità dell’Europa e il doppiogiochismo americano. Bisogna pensare ogni giorno a questa capacità di difendersi con queste trincee che sono una difesa fisica per noi, gli europei, che dovremmo essere più riconoscenti.