Da giornalista e da parlamentare ho sempre dato la giusta importanza alle parole. La scelta lessicale non è mai neutrale. Una parola può costruire o distruggere significati, tutelare o violare diritti, chiarire o oscurare la realtà.
Come scriveva George Orwell: un linguaggio vago e sciatto è spesso il riflesso — o lo strumento — di un pensiero vago e sciatto. Certo è un’estremizzazione.
Vorrei proporre un esercizio comparativo che riguarda recenti cambiamenti avvenuti nello Statuto del Movimento politico cui appartengo, l’Union Valdôtaine.
Ecco il primo articolo nella vecchia dizione e segue la riscrittura di recente approvata. Article 1 (2014) L’Union Valdôtaine, Mouvement politique qui se rattache aux principes du fédéralisme global, a comme finalité d’assurer l’épanouissement du caractère ethnique et linguistique du Peuple valdôtain ; d’en servir les intérêts culturels, politiques, sociaux et économiques ; de favoriser la coopération entre les communautés ethniques.
Ecco l’articolo modificato. Article 1 (2026) L’Union Valdôtaine, Mouvement politique - fondé sur les principes de démocratie et de liberté issus de la Résistance et de la lutte de libération antifasciste - qui se rattache aux principes du fédéralisme personnaliste et global, a comme finalité d’assurer l’épanouissement du caractère identitaire, linguistique et culturel du Peuple valdôtain; d’en servir les intérêts culturels, politiques, sociaux et économiques; de favoriser la coopération avec les autres minorités linguistiques et nationales; de renforcer la coopération avec les peuples autour du Mont-Blanc.
È stato inserito il riferimento, specchio della realtà, delle radici antifasciste dell’UV, nata non a caso nel 1945 E su mia proposta, fatta propria dalla sezione di Saint-Vincent cui appartengo, ho presentato e sono stati accolti alcuni cambiamenti.
Si noti l’aggiunta del federalismo personalista. In sintesi estrema la difesa delle minoranze è presente in entrambi i modelli: nel federalismo personalista come conseguenza della centralità della persona e delle comunità; nel federalismo globale - che era già citato - come condizione necessaria per una convivenza pacifica tra popoli e culture diverse. Citarli entrambi è una ricchezza.
Significativo è il rafforzamento del problema culturale, così come l’aggiunta di ”nazionali” al già presente ”minoranze linguistiche”.
Sparisce ”etniche” e vorrei dire il perché, per quanto sia presente l’espressione in alcuni teorici del passato proprio del federalismo globale.
Oggi il concetto di "etnico" – e più specificamente la difesa dell'"identità etnica" o del "popolo" inteso in senso etnoculturale – è diventato uno dei pilastri ideologici e comunicativi delle destre identitarie e sovraniste, non solo in Italia ma in tutta Europa.
Questo spostamento non è casuale, ma programmatico. Ha radici nella Nouvelle Droite francese di Alain de Benoist a partire dagli anni '70 e '80. Consapevole che il razzismo biologico era stato definitivamente sconfitto dalla storia e dalla scienza, questo filone di pensiero ha sostituito la biologia con la cultura.
Non si dice più che una razza è superiore a un'altra (tesi indifendibile), ma si sostiene che le diverse identità etnoculturali hanno il diritto – anzi, il dovere – di preservarsi separate per evitare l'omologazione della globalizzazione. È il cosiddetto differenzialismo: l'etnia diventa il nuovo recinto sacro per giustificare la chiusura delle frontiere e il rifiuto del multiculturalismo.
Un tempo - e a questo si riferiva il vecchio Statuto unionista - la difesa delle specificità etnico-linguistiche era, invece, una bandiera soprattutto delle minoranze storiche, delle autonomie locali o di movimenti che lottavano contro l'accentramento degli Stati-nazione e l’analogo rischio crescente di un’Europa solo degli Stati.
Oggi assistiamo a un ribaltamento: le forze di destra utilizzano quegli stessi argomenti applicandoli alle maggioranze nazionali. La retorica politica dominante tende a rappresentare il cittadino autoctono come parte di un'etnia "minacciata" d'estinzione o di "sostituzione" a causa dei flussi migratori. In questo modo, l'appello alla difesa etnica serve a costruire un senso di vittimismo e di urgenza protettiva.
Nel lessico della destra sovranista contemporanea, la parola "etnico" o "identitario" serve a dare una base emotiva e storica alla sovranità politica. Lo Stato non è più visto solo come un insieme di cittadini legati da una Costituzione (il modello repubblicano o del "patriottismo costituzionale"), ma come la casa giuridica di un gruppo etnico specifico che condivide antenati, lingua e tradizioni. Chi non appartiene a quella storia profonda, di conseguenza, fatica a essere riconosciuto come pienamente parte della comunità nazionale, anche se ne rispetta le leggi.
Il grande rischio di questa "sindacalizzazione" politica del termine è che lo priva della sua utilità scientifica e politica con una sorta di inversione ad U. Se la parola "etnico" diventa un sinonimo di chiusura o un'esclusiva bandiera di parte, diventa quasi impossibile usarla nel suo significato originario e nobile: quello di descrivere la straordinaria, dinamica e pluralistica ricchezza delle culture umane, compresa la straordinaria civilisation valdôtaine.
Più facile la proposta delle precisazioni all’articolo seguente. Il vecchio: Article 2 (2014) L’Union Valdôtaine s’engage à réaliser la souveraineté politique de la Vallée d’Aoste par les voies démocratiques afin de seconder l’aspiration du peuple à l’autogouvernement dans le cadre d’une Europe unie des peuples.
Il nuovo: Article 2 (2026) L’Union Valdôtaine poursuit l’accomplissement de la souveraineté politique de la Vallée d’Aoste - terre exemplaire de la civilisation alpine - par l’exercice des voies démocratiques. Elle incarne l’aspiration historique du Peuple valdôtain à l’autogouvernement, s’inscrivant pleinement dans la vision d’une Europe des peuples et des régions.
Il primo verbo diventa ”poursuit” perché è un lavoro da sempre in atto.
Quel ”terre exemplaire de la civilisation alpine” ricorda il nostro ruolo motore sulle Alpi e a favore per tutti della soluzione dei problemi che riguardino le comunità che vivono in montagna.
L’aspirazione all’autogouvernement viene precisata nella storia secolare e diventa perciò ”historique”, così come era giusto aggiungere ad ”Europe unie des peuples” anche il politico ”des Régions”.
Mi pare un buon lavoro, che mostra la plasticità delle parole e il rischio che certe definizioni mutevoli diventino una trappola.