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27 giu 2026

Il rischio di idealizzare il mondo animale

di Luciano Caveri

Noi essere umani spesso ci facciamo ingannare. Ci sono coloro che dipingono un regno animale idialliaco che si contrapporrebbe ad una umanità peggiore in assoluto È una visione fantasiosa e distorta della realtà.

Gli animali praticano correntemente cose che negli umani considereremmo orribili: infanticidio (leoni, orsi, scimpanzé), stupro coercitivo (anatre, pinguini), schiavitù e guerre tra formiche, cannibalismo, torture prolungate delle prede.

Certo animalismo scivola in un rousseauismo ingenuo: il “buon selvaggio” applicato all’intero regno animale. È più una proiezione sentimentale che un’analisi. L’etica è una conquista umana, non un dato naturale.

Ecco alcuni animali che noi umani troviamo irresistibilmente carini, simpatici e quasi “umani” nel comportamento, ma che in realtà possono essere feroci, aggressivi o pericolosi. Spesso ci facciamo ingannare dal loro aspetto,,ma la natura non è un cartone animato.

Il meccanismo psicologico dietro questo “abbaglio” si chiama baby schema (Kindchenschema): occhi grandi, testa rotonda, movimenti goffi — caratteristiche che il nostro cervello associa ai neonati umani, attivando automaticamente tenerezza e abbassando il senso del pericolo.

Fra le impressioni sbagliate ci sono i delfini: sono il classico esempio: intelligenti, giocosi, sorridenti, quasi “amici dell’uomo”. Certo sono predatori molto intelligenti e possono essere estremamente aggressivi. I maschi praticano coercizione sessuale (addirittura stupri di gruppo), uccidono cuccioli di altri maschi o di specie diverse (come le focene) per divertimento o per risorse, e ci sono casi documentati di attacchi a umani (morsi, spinte violente). Non sono “cattivi”, ma non sono neanche i simpatici eroi dei film.

I koala sono peluche viventi, lenti, coccolosi, con quell’espressione sonnolenta. In realtà sono animali territoriali e aggressivi. Hanno artigli affilati, possono graffiare e mordere forte

Altro abbaglio: i panda giganti. Simbolo di pace e tenerezza, goffi, rotolano e mangiano bambù tutto il giorno. Purtroppo possono diventare molto pericolosi: hanno una forza enorme, mascelle potenti e denti affilati.

E ancora i cigni: eleganti e “romantici”, ma ferocemente territoriali e capaci di rompere ossa con le ali.

Infine l’ippopotamo: percepito come un animale pigro e bonario, è in realtà il mammifero terrestre più letale per gli esseri umani in Africa.

Morale della favola: la “carineria” è un’arma evolutiva per attirare protezione (soprattutto nei cuccioli), ma non dice nulla sul carattere reale dell’animale adulto in natura.

Un altro esempio della nostra capacità di comprensione. La sepoltura rituale è storicamente considerata uno dei marcatori chiave dell’umanità “simbolica”. Implica diverse capacità cognitive avanzate: coscienza della morte, pensiero religioso sul dopo la vita, cura dei defunti, senso di memoria delle persona scomparsa.

Nessun animale predispone una sepoltura rituale nel senso pieno: nessun animale scava una fossa, depone oggetti con il morto, o crea luoghi permanenti dedicati ai defunti. Questo presuppone linguaggio, cultura trasmessa e pensiero astratto a un livello che, allo stato attuale delle conoscenze, sembra esclusivo degli esseri umani.

Nathaniel Herzberg su Le Monde mette fine a una bugia: ”Il cimitero degli elefanti è un mito. Popolarizzata dall'esploratore scozzese David Livingstone a metà del XIX secolo, la leggenda secondo cui i pachidermi si radunerebbero per morire ha alimentato – e alimenta tuttora – letteratura, cinema, videogiochi e metafore politiche. La scienza, dal canto suo, ha messo una pietra sopra a questa costruzione ampiamente antropomorfica”.

Ma rilancia una storia per poi affossarla: ”La scoperta della più grande, profonda e antica "necropoli" di cetacei mai osservata promette in ogni caso di alimentare la macchina dei sogni. In un articolo pubblicato sulla rivista Nature il 10 giugno, un team di ricercatori cinesi, italiani e neozelandesi descrive dettagliatamente una pesca miracolosa: i resti di diverse centinaia di animali, alcuni individui morti di recente e altri vecchi di milioni di anni, specie estinte o mai osservate prima, e un ecosistema marino finora sconosciuto che si nutre delle carcasse. Il tutto distribuito in una faglia lunga 1.200 chilometri, nel sud-est dell'Oceano Indiano”.

Ma il finale smonta eventuali costruzioni fantasiose ”"È formidabile e molto emozionante", commenta la cetologa Fabienne Delfour. Un cimitero di balene, quindi? "L'idea è affascinante", dice con un sorriso. Gli autori vi vedono piuttosto l'effetto delle correnti, della geografia marina o persino di qualche incidente di immersione tra le balene del becco”.

Nessun cimitero animale, se non quelli che stanno nascendo per volontà umana per gli animali di compagnia