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02 lug 2026

Écône, frattura nella Chiesa (e ricordi valdostani)

di Luciano Caveri

Ieri a Écône la Fraternità Sacerdotale San Pio X (i lefebvriani) ha consacrato quattro nuovi vescovi senza il mandato pontificio e quindi si preannuncia, come reazione a questo scisma, la tagliola della scomunica papale.

Écône si trova non molto distante dalla Valle d’Aosta, proprio all’imbocco della valle che porta al Colle del Gran San Bernardo, il valico che da sempre collega la Svizzera romanda alla Valle d’Aosta. È quindi un’area di transito storicamente e culturalmente vicina.

La forte presenza e il radicamento dei tradizionalisti cattolici nel Canton Vallese si devono a ragioni storiche, geografiche e culturali ben precise. Il cuore di questa presenza è la frazione di Ecône (nel comune di Riddes), diventata la capitale mondiale del tradizionalismo cattolico collegato alla già citata Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), fondata da monsignor Marcel Lefebvre.

Quando monsignor Lefebvre decise di creare una struttura per accogliere i giovani seminaristi che rifiutavano le riforme del Concilio Vaticano II (in particolare la riforma liturgica e l'abbandono della messa in latino), cercò inizialmente spazio a Friburgo. Poco dopo, nel 1970, gli si presentò l'opportunità di acquistare dei terreni e una casa rurale a Ecône, nel Vallese, grazie all'aiuto di alcuni laici benestanti e favorevoli alla sua causa. Il Seminario Internazionale San Pio X fu inaugurato ufficialmente con la benedizione della prima pietra nel giugno del 1971, diventando la roccaforte del movimento.

Il Vallese non fu una scelta casuale. Negli anni Settanta, il cantone era una terra profondamente cattolica, conservatrice e caratterizzata da un forte attaccamento alle tradizioni alpine, non solo religiose ma anche sociali. La popolazione locale e una parte del clero vallesano guardavano con iniziale simpatia o tolleranza il tentativo di preservare la "messa di sempre" e i valori tradizionali di fronte ai rapidi cambiamenti della modernità e della secolarizzazione.

Le autorità cantonali, inoltre, applicavano un orientamento federale che garantiva ampia autonomia e protezione alle proprietà e alle fondazioni private, offrendo a Lefebvre la necessaria stabilità giuridica per sviluppare il suo progetto lontano dalle pressioni dirette di Parigi o di Roma.

Le alte valli alpine hanno spesso rappresentato nella storia del cattolicesimo dei baluardi di resistenza e conservazione della fede. Per il movimento tradizionalista, stabilirsi tra le montagne del Vallese assumeva anche un significato ideale: un luogo isolato e protetto, lontano dalle correnti "moderniste" delle grandi metropoli europee, ideale per formare una nuova generazione di sacerdoti secondo una rigida disciplina spirituale e dottrinale.

La Valle d’Aosta non è stata contaminata da questo vento tradizionalista, anche se nel passato ci furono episodi storici di stampa conservatore influenzate dal clero, che certo sarebbe sbagliato assimilare a quanto avvenuto nella vicina Svizzera, ma hanno un loro interesse.

Storicamente si contano, infatti, tre distinte Insurrections des socques (o Révolutions des socques), scoppiate a distanza di pochi anni l'una dall'altra e concentrate principalmente nella Bassa Valle (con il comune di Champorcher quasi sempre nel ruolo di focolaio originario).

Il nome comune a questi tre moti deriva proprio dagli zoccoli di legno , le socques) calzati dai contadini che scendevano dalle montagne per marciare su Aosta contro i governi di turno.

La prima insurrezione scoppiò nel 1799 nel periodo del regime giacobino e dell'occupazione francese post-rivoluzionaria. La popolazione rurale, profondamente cattolica, insorse contro le forti tasse imposte dai francesi, la coscrizione obbligatoria e la politica di scristianizzazione che minacciava le parrocchie locali. I contadini marciarono verso la città per difendere la propria autonomia e le proprie tradizioni.

A soli due anni di distanza, la Bassa Valle insorse nuovamente, sempre contro l'amministrazione francese (siamo in pieno periodo napoleonico). La scintilla, in questo caso, fu l'ordine del governo di requisire le campane delle chiese per fonderle e ricavarne bronzo per i cannoni dell'esercito. Il 4 gennaio 1801, il tentativo di asportare le campane dal campanile di Châtillon scatenò la rabbia dei montanari, che scesero verso Aosta al grido di "Morte ai giacobini". La rivolta fu violenta e portò anche all'uccisione di alcuni notabili e funzionari filo-francesi a Donnas e Chambave, prima di essere duramente repressa dal governatore militare, il generale Merk.

Con la terza Révolution del dicembre 1853 il bersaglio non era più la Francia, ma il governo sabaudo di Torino guidato da Cavour. Non si trattò di un tradizionalismo dogmatico nel senso moderno (come quello post-conciliare di Ecône), ma di un intransigentismo cattolico e reazionario che si opponeva ferocemente alla modernizzazione dello Stato sabaudo.

La rivolta scoppiò ufficialmente contro l'introduzione della tassa personale e mobiliare e per la carestia che stringeva la bassa Valle. Tuttavia, la spinta ideologica arrivò dal clero più conservatore, profondamente ostile alle riforme laiciste del governo di Torino (come le leggi Siccardi del 1850). I contadini che marciarono da Champorcher, Pontboset e Hône verso Aosta non gridavano slogan rivoluzionari, ma parole d'ordine reazionarie e legittimiste: «Abbasso lo Statuto, viva il Re e la croce di Savoia!»

Per il clero tradizionalista, lo Statuto Albertino e il liberalismo di Cavour erano sinonimi di "anticlericalismo" e di rottura dell'ordine divino. I contadini partirono da Champorcher e Pont-Bozet, disarmarono la Guardia Nazionale a Hône e marciarono su Aosta.

In tutte e tre le occasioni, lo schema sociologico rimase identico: una comunità montana e rurale che utilizzava i simboli della propria identità e della propria fede (le socques, le campane, la croce) per resistere alla pressione fiscale e all'assimilazione culturale tentata dalle autorità centrali, fossero esse i funzionari di Parigi o i ministri di Torino.

Oggi restano fatti storici che sono ben definiti nei loro risvolti e ben diversi dalle vicende nel Vallese di queste ore.