blog di luciano

Quel malessere generalizzato

Vetro appannato...Cosa resterà di questi mesi, che ormai hanno superato l'anno, chiarendo la volatilità del tempo e la sua percezione che può diventare bislacca? Ogni tanto me lo chiedo e sono convinto che ci sarà una cesura fra prima e dopo. Se non altro composta dalla valorizzazione di tutto quanto, in questo periodo di divieti, ci è mancato. Spesso sono cose banali, che giustamente davamo per scontate, ma non lo erano affatto.
L'economia ripartirà e forse la voglia di intraprendere imboccherà nuove strade, anche grazie al fatto che certe vie già battute sono state inopinatamente interrotte. La voglia di vivere non è fatta solo da svago e divertimento, che pure mancano, ma anche dal desiderio di costruire cose nuove, quando dal buio si ritornerà alla luce.

In Valle d'Aosta non c'è il mare

Il 'mare' valdostano in una foto di Claudio ScarponiCi sono occasioni in cui, come dice il proverbio, «il troppo stroppia». Sintetica riposta popolare a casi macroscopici in cui l'eccesso guasta e deforma la realtà e bisogna averne consapevolezza.
Così è con questa storia, purtroppo esemplare, dell'apertura delle spiagge appena sancita dal Governo Draghi in linea con l'estate scorsa, dopo aver, per contro, chiuso gli impianti a fune per tutta la stagione invernale. Differenza di trattamento che non esito a definire una vergogna. Si tratta evidentemente di una decisione che evidenzia due pesi e due misure e diventa la rappresentazione quasi grottesca di un Paese che abiura i territori montani - e in primis le Alpi - perseverando nella descrizione di un'Italia solo marittima, che risulta quasi caricaturale, da "pizza e mandolini".
Dopo l'estate scorsa, quando l'Italia delle coste aveva, di fatto, ottenuto la piena libertà e nessuno si scandalizzò dei pienoni, si iniziò a guardare alla stagione invernale dello sci nelle Regioni alpine.

La soglia di attenzione

La copertina del 'Bignami' dei 'Promessi Sposi'Sono molto indeciso. Da molti anni annoto miei pensieri in questo spazio e, al di là dei numeri verificabili dai sistemi di conteggio che dimostrano un buon seguito, incontro tante persone che mi incoraggiano con il sostegno della loro affezione.
Visto lo sforzo di dare continuità a questo mio esercizio, sono dunque contento che questa sorta di diario non sia solo un cimento per me, ma risulti, grazie al rapporto diretto via Web, interessante anche per chi mi legge e con cui il molti casi si è creato un rapporto di vicinanza. Con miei pensieri, che siano condivisibili o meno conta relativamente, mi metto in gioco senza filtri e mi tengo mentalmente allenato.
Ecco, però, la ragione della mia indecisione. Chi cercasse qui nel motore di ricerca l'evoluzione negli anni noterà che alla brevità degli articoletti dei primi tempi, in sostanza ereditata da annotazioni e pensieri scritti per un certo tempo su "La Vallée Notizie" e poi sul "Peuple Valdôtain" (cui si sommava presenza su radio locali che penso perdura per sempre), ha seguito un cambio di marcia. La versione attuale, infatti, prevede un post quotidiano abbastanza lungo e come tale ovviamente più impegnativo.

La Liberazione

'Il monumento al Soldato Valdostano, in piazza Chanoux ad AostaViviamo in uno strano mondo, dove per spiegare il perché festeggerò il 25 aprile uno deve premettere, come per giustificarsi, di essere contro ogni forma di totalitarismo. Perché se gridi «Viva il 25 aprile!» spunta un tizio che ti dice: «Ma se sei antifascista, come la mettiamo con il comunismo?».
Trattasi di "benaltrismo", cioè di quando di fronte ad un anniversario scatta una logica difensiva/offensiva. Classico è lo scontro fra i campi di sterminio e le foibe, come se quando si evoca l'Olocausto ci dovesse essere, sull'altro piatto della bilancia qualcosa che facesse da contrappeso.
Allora, in vista del 25 aprile, voglio dire che io festeggio la Liberazione, perché ci liberammo dai fascisti e dai nazisti e questo avvenne con il contributo di quegli antifascisti che non si piegarono al Regime o ne compresero gli errori e orrori strada facendo e anche dei partigiani che diedero vita alla Resistenza. Il benaltrista obietta. «Già, ma senza gli Alleati? E le nefandezze dei partigiani?». Inutile mettersi a discutere.

Saint-Vincent: un Casinò un secolo fa

Saluti da Saint-Vincent...Chi si occupa oggi, come capita a me, del futuro del "Casino de la Vallée" cerca da una parte di affrontare i problemi quotidiani e non sempre è semplice, specie di questi tempi, dall'altra non può non ricordarne la storia ed il ruolo anche con una legittima nostalgia di antichi fasti. Fu mio zio Séverin Caveri ad aprire il 29 marzo del 1947 quella Casa da gioco, che si dimostrò preziosa per tanti decenni per le casse regionali ed è stata ed è ancora un importante polmone occupazionale.
Ma quello di oggi è un passo ancora più indietro. Torniamo ad un secolo fa come oggi: il 23 aprile 1921 il Consiglio Comunale di Saint-Vincent approvò un ordine che mirava e ci riuscì all'apertura sul territorio comunale di una "Casa da Giuoco" (sic!).

Grillo

'Beppe Grillo nel video dove difende il figlioNon ho mai conosciuto di persona Beppe Grillo e non ho rimpianti in merito.
Tantissimi anni fa e dunque prima che sbarcasse nell'agone politico fece uno spettacolo ad Alassio, in cui - così mi raccontò un mio cugino, che era presente - venni citato, perché alla Camera qualche giorno prima lessi un lungo pezzo in francese e fui interrotto dal Presidente d'aula Adolfo Sarti, perché tornassi all'italiano. L'allora comico mi prese in giro per questa "scelta" linguistica e sicuramente ci stava la citazione scherzosa.
Anzi, la cosa persino mi lusingò. A me lui piaceva molto per la sua comicità che vedevo in televisione con quella dialettica torrentizia e pure irriverente, anche se già in quel periodo si stava lentamente trasformando in una sorta di predicatore con intenti moralistici e visioni futuristiche, già venate da complottismo. Il terreno nel "post Tangentopoli" e nella sua lunga cosa anticasta e antiparlamentarista era assolutamente fertile per demagogia, populismo nella versione del "grillismo" aggressivo e digitale. Un mix abbastanza complicato ma certamente attrattivo, come capita a certi attimi fuggenti della politica. Attimi che devono poi fare i conti con una mutevolezza rapida e umorale dell'elettorato.

Ignoranza e analfabetismo

'Lavagna e matiteSarebbe bello poter fare come propone Giovanni Soriano: «Quando ci si trova dinanzi l'ignoranza - se non l'aperta stupidità - mista alla presunzione, è il momento di darsela a gambe. E anche in fretta».
La realtà purtroppo è diversa ed anche meno suggestiva ed è il fatto che l'ignoranza è un problema serio e lo si avverte ogni giorno. Non basta «darsela a gambe», perché diventa un problema persino per la democrazia e per la famosa eguaglianza, nonché per la civile convivenza.
Ho trovato una bella intervista, che inquadra in un contesto più vasto il problema del l'ignoranza come fenomeno crescente, realizzata da Simonetta Fiori su "La Repubblica" con questo incipit: «Si chiama analfabetismo funzionale. E' un fenomeno che incide molto sulla coscienza democratica di un paese ma del quale si parla poco, come un imbarazzante segreto di famiglia».

Leoni, Dante e gli algoritmi

'Napalm 51', il troll complottista del Web interpretato da Maurizio CrozzaLa storia dei "leoni da tastiera" è da sempre interessante. Ci sono coloro che sui "social" si dimostrano coraggiosissimi nell'insulto e nel dileggio. Vanno divisi in due categorie: la prima è quella di chi si firma nome e cognome, diventando "personaggio" ed è una situazione che quasi sempre non corrisponde ad una elevata caratura personale; la seconda è peggiore, essendo costituita da chi si nasconde dietro pseudonimi e dunque con profili non identificabili, l'esatto corrispettivo di una lettera anonima.
Naturalmente chi abusa di certa libertà sul Web si erge come paladino della libertà di espressione e chi, come chi vi scrive, ritiene che ci siano limiti di decenza e non solo di codice penale rischia di essere ascritto fra i liberticidi. Ed invece non è così e vi risparmio la tiritera su «la mia libertà finisce dove comincia la vostra», come diceva il celebre attivista del movimento per i diritti civili Martin Luther King, che per le sue idee ci ha rimesso anche la pelle.

Draghi: tecnico o politico?

Mario Draghi durante la conferenza stampa dello scorso 16 aprileMario Draghi, nel momento in cui ha deciso di accettare il ruolo di presidente del Consiglio dei Ministri, ha cessato di essere un tecnico ed è diventato un politico. In verità già il suo ruolo di presidente alla "Banca centrale europea" era stato connotato da un misto - come diceva Blaise Pascal - fra "esprit de finesse" ed "esprit de géométrie" nell'esercizio di un lavoro che lo ha sempre posto al centro di decisioni cruciali sull'economia.
Ora, però, è sceso senza "se" e senza "ma" nell'agone politico e di conseguenza ha cambiato pelle, lasciando quella del "tecnocrate" ed ha dovuto persino rinunciare all'iniziale riservatezza verso l'opinione pubblica ed incominciare a comunicare, com'è giusto che sia in una democrazia. Dalle sue risposte franche e dirette, così come da alcune decisioni recenti come l'allentamento delle norme restrittive sulla pandemia, mostra di essere pian piano a suo agio nel nuovo ruolo. Le decisioni certo influiscono nel suo tasso di popolarità, perché quando si sceglie automaticamente ci sono degli insoddisfatti e questo pesa sui sondaggi.

Riaprire pensando al domani

Un dehors chiuso ad AostaBisogna essere molto attenti in questa fase storica sui diversi scenari che si stanno creando. In un momento oscuro, si cominciano a vedere barlumi fatti di opportunità ed i posizionamenti non sono banali per essere al posto giusto nel momento giusto.
Capiremo meglio tra qualche giorno, vale a dire nella fase operativa vera e propria, la storia dei "ristori" in favore della montagna, così come decisi da Roma. Non è un tema per nulla banale: continuo a pensare che la chiusura degli impianti a fune sia stata una misura estrema e sbagliata. I danni derivanti sono enormi e solo denaro sonante potrà rimediare a quanto avvenuto ed anche la nostra Valle non avrebbe la potenza di fuoco per coprire tutto.
Per altro certe logiche nelle aperture appena programmate restano gravemente lesive per la Valle. Penso alla possibilità di uso dei dehors problematica in una primavera per ora glaciale o al mantenimento del coprifuoco che risulta illogico nella chiave di un riavvio.

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