blog di luciano

Tradizione e tipicità

Il Forte di Bard durante il recente 'Marché au Fort'Il Forte di Bard resterà nel tempo un monumento importante a testimonianza di come i fondi europei possano incidere in profondità su realtà regionali come la nostra. Quella vecchia macchina da guerra, nata per arginare eserciti che attraverso i nostri colli alpini si riversassero verso la pianura, oggi è un luogo simbolo culturale e sociale.
Ci pensavo in occasione del "Marché au Fort", che nel mese di Ottobre ospita ai piedi della fortezza la più grande rassegna in Valle d'Aosta dedicata ai prodotti enogastronomici della nostra terra alpina. L'edizione di quest'anno, spalmata su due giorni, è stata uno dei segni della lenta ripartenza post pandemia.
Quando sento parlare con un termine persino ormai invecchiato di prodotti a "km zero" mi viene sempre da sorridere. La gran parte di loro sono vivi e vegeti da lungo tempo, appartenendo alla categoria di quella larga categoria di alimenti che erano alla base della cultura di autoconsumo e di mercato locale della comunità valdostana, pur con qualche periodica invenzione più recente che rapidamente diventa tradizione. Con un papà veterinario, quindi a contatto quotidiano del mondo rurale, ritrovo spesso gusti che conosco, per mia fortuna, dall'infanzia e plauso al loro mantenimento e diffusione.

Fantasmi sulle nostre teste

Roberto Fiore alla guida di una manifestazione di Forza NuovaFin da ragazzo mi sono chiesto a che cosa servisse in politica essere estremisti e giocare con il fuoco in zone che poco hanno a che fare con la vecchia e sempre minacciata democrazia occidentale. Sui fascisti - e allora ce n'erano ancora tanti vivi e vegeti - non avevo alcun dubbio che fossero relitti della Storia, ma già affascinavano qualche mio coetaneo che finiva nella macchina infernale del neofascismo.
I comunisti allora avevano ancora l'illusione che la loro utopia sarebbe arrivata al traguardo e c'era chi fra noi ragazzi traguardava l'orizzonte cupo di certa violenza definita pudicamente «extraparlamentare». Sono passati tanti anni e certi fantasmi si agitano ancora e tornano a turbinare sulle nostre teste.

Il turismo autunnale

Turisti autunnali a CogneQuanti anni è che si parla di destagionalizzazione del turismo in Valle d'Aosta. Ne ho parlato anch'io nel due anni in cui ebbi in Regione la delega su questa materia, lasciando come eredità tangibile quel cuore rosso con diversi simbolini della valdostanità come logo del settore affiancato al simbolo ufficiale della Valle d'Aosta, quel leone che sottoposi io stesso ad un restyling qualche anno dopo.
Destagionalizzare vuol dire non lasciare buchi nell'anno, profittando di quei mesi che vedono meno turisti nel tratto che va tra la primavera e l'estate e nel periodo fra l'inizio dell'autunno e l'inizio della stagione dello sci. Si è fatta molta retorica sulle bellezze di questi periodi, ma poi in realtà molti operatori del settore nelle vallate non ci credono e tarano le proprie chiusure sui periodi clou e dunque in molte località chiudono alberghi e si stenta a trovare un ristorante o un bar.

Rendersi utili

Carlo CalendaImmagino che chiunque abbia fatto politica si sia trovato prima o poi di fronte a qualcuno che, dopo che si era declinato il proprio ruolo elettivo, abbia commentato con aria altezzosa: «Io non mi interesso di politica!». Come se si trattasse di materia sporca da cui tenersi distante. Basta un sorriso per reagire. Anche se in realtà varrebbe l'evidente banalità come risposta: «Stia certo che, anche se la snobba, la politica di lei si interesserà!».
Leggevo il sempre lucido commento di Antonio Polito sul rinnovato e crescente astensionismo con la fuga dalle urne registratasi al voto di domenica scorsa. Registrato che, come spesso accade, si è fatto finta di niente, come si trattasse di un raffreddore della democrazia Polito osserva: «Ora, non c'è dubbio che nell'astensione ci sia una quota di indifferenza irriducibile e di estraneità esistenziale alla politica, quando non di rifiuto aperto della democrazia, e questa del resto si manifesta in ogni elezione e in ogni Paese dell'Occidente. Noi italiani, anzi, possiamo dirci più immuni rispetto ad altri Paesi di democrazia matura come gli Stati Uniti, la Germania o la Gran Bretagna, dove difficilmente alle politiche vota il 73 per cento degli aventi diritto come è avvenuto da noi nel 2018».

In azione gli squadristi "NoVax"

Alcuni danni provocati all'interno della sede romana della CgilLe violenze squadriste nella sede della "Cgil" a Roma sono la punta di un iceberg di un fenomeno, quello dei "NoVax", che è stato sottovalutato, malgrado molti segnali. Non basta, come si deve fare, esprimere solidarietà e dire che cose del genere sono intollerabili in un sistema democratico, ma bisogna anche scavarci dentro e invitare all'autocritica i molti che sul tema sono stati freddini e dunque implicitamente complici di fatti così gravi e intollerabili.
Per capirci: non concordo con chi oggi scrive che i neofascisti hanno «approfittato» e si sono «infiltrati». La realtà è che già da tempo - a me avevano girato gli screenshot di deliri su gruppi "NoVax" - si saldavano dentro questo movimento di protesta elementi violenti di diverso schieramento, accecati da settarismo e complottismo contro «nemici» da combattere.

Quella porta verso la Svizzera

L'esterno del tunnel del Gran San BernardoTutte le volte che vado in Svizzera, in particolare nel Valais, mi trovo a casa mia. Il cordone ombelicale che nei secoli ci ha collegati è stato, tolti alcuni passaggi intervallivi, in particolare quel luogo suggestivo che è da sempre il Colle del Gran San Bernardo, passaggio millenario di transito.
Ai suoi piedi dal 1964 c'è il tunnel omonimo, frutto degli anni dinamici del dopoguerra, come l'altro traforo, quello del Monte Bianco, che ci unì con la Francia e venne inaugurato un anno dopo. Entrambi - il primo si circa sei chilometri, il secondo lungo il doppio - soffrono degli acciacchi del tempo che passa.
In questi giorni si è discusso nell'organismo bilaterale italo-svizzero del destino del Gran San Bernardo, che ha problemi seri che come valdostani ben conosciamo e che abbiamo per l'ennesima volta spiegato ai rappresentanti di Roma e Berna in perfetta assonanza con le autorità cantonali del Valais e del Vaud con cui gestiamo il traforo con le due società concessionarie.

L'idroelettrico e l'avvenire

L'interno della centrale elettrica 'CVA' di ValpellineLa transizione ecologica di cui tanto si discute pone il tema delle energie rinnovabili al centro di molte discussioni. Capita dunque alle zone di montagna di essere nelle condizioni favorevoli e necessarie per valorizzare ulteriormente un loro patrimonio: l'idroelettrico.
Non è un caso se le alcune delle grandi centrali in Valle d'Aosta hanno ormai un secolo. Iniziò in quel tempo la rincorsa a questa energia preziosa, che spinse allora una parte significativa del settore industriale.
Quando si costruì il regime di Autonomia ancora in vigore, prima con i decreti luogotenenziali e poi con lo Statuto d'Autonomia, la ricchezza derivante dall'energia prodotta con la forza delle acque fu un tema politico essenziale nei rapporti con Roma. Le particolari prerogative ottenute vennero in larga parte disattese con la nazionalizzazione del settore elettrico con sentenze della Consulta all'inizio degli anni Sessanta che furono tombali e diedero vita al monopolio "Enel", durato per decenni.

La scuola e il digitale

Lo studio col computer non è solo DADE' interessante vedere come la "Didattica a Distanza" (DaD o DAD) sia oggi oggetto di riflessione. Ricordo che l'apprendimento e l'insegnamento a distanza fu una modalità piombata fra capo e collo per consentire agli studenti di continuare la loro formazione direttamente da casa, dopo la chiusura delle scuole comunicata all'interno del Dpcm del 4 marzo 2020. La DAD era tutt'ora in corso nei casi di quarantena, che in Valle d'Aosta proprio in queste ore, attraverso i test salivari, abbiamo ammorbidito per evitare che alla retorica del «tutti in aula» subentrasse il ritorno proprio alla DAD, obtorto collo. Intanto, sempre per mano ministeriale, si affiancò - nel gioco degli acronimi - la "Didattica Integrata Digitale - DID", che è tale proprio perché integra digitale e presenza, mentre la Didattica a Distanza è svolta interamente sulle piattaforme digitali.

Il PNRR senza le Regioni

Una cassetta col prezzemolo...Il "PNRR", orribile acronimo che starebbe per l'altrettanto ridondante "Piano nazionale di Ripresa e Resilienza", è ormai come il prezzemolo, buono per tutti gli usi. Sono mesi che dovunque vada e con chiunque parli mi si chiede quanti soldi verranno alla Valle d'Aosta e come li spenderemo. Anzi, ad essere ancora più preciso, sono in molti che, chiesto questo, si fanno poi avanti con i progetti più vari «per usare i soldi dell'Europa».
Cambio scenario. Partecipo in videoconferenza a diversi incontri su questo PNRR. I primi, ormai storicizzati, erano stati quelli con i ministri delegati alle materie afferenti questi interventi di stampo europeo ben pasciuti di miliardi di euro da spendere entro il 2026. Poi sono seguite riunioni tecniche e poi, infine, i provvedimenti cornice che indicano l'organizzazione della struttura che dovrà seguire «la messa a terra», come si dice oggi con linguaggio da elettricista. Ebbene, settimana dopo settimana ci si è resi conto con crescente preoccupazione che Roma considera le Regioni come fosse un'associazione di categoria o un sindacato e non l'espressione massima, con i Comuni, della democrazia locale. Un abbaglio tecnocratico che sembra dimenticarsi della Costituzione.

Astensionismo ed elettore qual piuma al vento

Il voto, espressione democratica sempre meno espressa...Poche balle: in Politica le elezioni sono la prova del fuoco. Chi l'ha vissuto sulla propria pelle, partecipando di persona o organizzando delle campagne, sa che l'adrenalina là si sente lì, quando si aspettano i risultati. Per altro - triste verità - i partiti ormai scaldano i motori in questa occasione, cadendo poi in una sorta di letargo nei periodi morti. Anche questa fisionomia di questi partiti leggeri e smunti spiega questo dato enorme di astensionismo nell'esito della tornata elettorale di ieri.
Se uno avesse guardato i "social" ed il gran ribollire di confronti prima delle urne sarebbe stato tratto in inganno. La verità è che il Web accende più passioni del voto in sé e tra il virtuale e il reale c'è la massa variegata di chi a votare non ci va più. Ormai il tasso è così elevato da essere patologia e chi credeva si trattasse di un fenomeno destinato a finire si rassegni, perché al momento neanche più la politica di prossimità accende gli animi e vincitori e vinti se ne facciano una santa ragione.

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