blog di luciano

Passato, presente e futuro

Gandhi in trenoRinvengo questa frase del Mahatma Gandhi che dice: «Il passato ci appartiene, ma noi non apparteniamo al passato: noi siamo del presente. Costruiamo il futuro, ma non siamo del futuro». E ciò è capitato poco prima di una videoconferenza con una classe di Liceo sull'Unione europea. Racconto la mia esperienza, noto dai visi sullo schermo l'interesse in certi passaggi storici e su certe riflessioni fra aneddotica e racconti di vita. Strano questo rapporto con il video in cui finiamo rappresentati come figurine dei calciatori, però è vero che scruti le facce dei tuoi interlocutori come mai potresti dal vivo. E se parlare agli altri dovrebbe essere sempre socialità, è altrettanto vero che esiste comunque una vicinanza, che si coglie in dettaglio da quello specchio dell'anima che è il nostro volto. Non invidio la loro giovinezza, perché essa fa parte di quel che sono oggi, ma sento come un dovere profondo di essere rispettoso nel raccontare le cose, perché siano strumenti utili nelle loro mani per formarsi la loro opinione e costruire la loro strada.

Tutti sulla stessa barca

Barchetta in mezzo all'acquaHo ricevuto una mail molto umana da uno dei "protestatari" di Place Deffeyes. Mi riferisco ai manifestanti che più di una volta sono arrivati sotto il Palazzo della Regione, in quella piazza che venne dedicata ad uno dei padri dell'Autonomia valdostana, morto a soli quarant'anni. Per ragioni anagrafiche non l'ho ovviamente conosciuto, ma apparteneva ad una generazione che tenne viva la fiamma dell'autonomismo nell'epoca più difficile, durante il regime fascista, incarnando poi quella generazione che diede il via alla rinascita economica e morale della nostra Valle.
Ci pensavo leggendo quella lettera, che descrive le difficoltà enormi che si stanno vivendo in questi tempi di pandemia, soprattutto da parte di chi ha dovuto chiudere le proprie attività e questo si riverbera sull'intera società regionale ed a cascata sulle risorse regionali che diminuiranno in un periodo nel quale, invece, ci vorrebbe più denaro del solito per ristorare e per fare ripartire il sistema.

Per chiarezza sulla mia vaccinazione

Vaccinazione...In questa fase storica, in cui un click vale più di una notizia ed è convertito in voti da una miriade di algoritmi della politica, i vaccini vanno di pari passo al "covid" nella classifica degli argomenti da affrontare per attirare "like" o per ricercare consensi. Appartengo ad una scuola che preferisce ottenere l'approvazione dell'elettorato per quanto viene fatto, piuttosto che attraverso le prodezze da tastiera. Perciò, sinora, ho preferito evitare certi argomenti, anche per non invadere il campo dei colleghi che spendono le loro giornate su questi dossier e sono più titolati di me per parlarne.
Ricopro un ruolo pubblico e - da giornalista oltre che da assessore - ritengo che questo implichi anche una responsabilità rispetto alle modalità di comunicazione ed al valore che i miei scritti assumono. Proprio per questo, a fronte dello scatenarsi del fango subdolo delle chat e delle conversazioni da bar che tanto stanno appassionando parimenti certi miei colleghi e qualche giornalista, ritengo sia utile chiarire in questa sede alcune posizioni per sgombrare il campo da qualsivoglia diffamazione (che ricordo ai maghi di "Whatsapp" e di "Facebook" resta un reato perseguibile) e strumentalizzazione di chi ormai ha come unico mezzo per far parlare di sé la polemica sterile attraverso i "social" e con gli esposti.

L'uso distorto del principio di precauzione

Vaccino covid in laboratorioQuesta storia dei vaccini è fatta da un via vai mutevole di notizie più o meno allarmistiche sul loro utilizzo, così come per via dei cambiamenti improvvisi negli impieghi per fasce di età con Stati che bandiscono persino alcuni prodotti. Tutto ciò sta creando un gran fermento ed alimenta scetticismo e rifiuti vaccinali.
Si dice «cautela» e si aggiunge «prevenzione» anche di fronte a fenomeni statisticamente sporadici ed immagino che l'unico appiglio giuridico sia l'uso di uno strumento imperfetto, usato nel nel diritto ambientale, che è così declinabile: "Il principio di precauzione può essere invocato quando è necessario un intervento urgente di fronte a un possibile pericolo per la salute umana, animale o vegetale, ovvero per la protezione dell'ambiente nel caso in cui i dati scientifici non consentano una valutazione completa del rischio".

Lavare la testa all'asino

L'asino...Sono un inguaribile ingenuo e credo che mai ne guarirò. Quando ho cominciato a far politica pensavo di poter essere seduttivo o meglio in grado di operare quella che si definisce moral suasion verso le persone che su certi argomenti la pensavano diversamente da me. Ritenevo insomma che mettere sul tavolo buone ragioni o idee convincenti potesse permettere di superare divisioni e incomprensioni nel solco di scelte che consideravo valide e intelligenti.
Nella pratica ho poi scoperto che in politica ci sono quelli che vivono di ideologismi e preconcetti e sono legati a visioni intoccabili e granitiche, oltre ogni logica di confronto o buonsenso.
In molti casi ho capito che perdevo tempo ed energie ed era inutile, come diceva il mio papà, come «lavare la testa agli asini», che ho poi scoperto essere così nella sua versione completa «A lavare la testa all'asino si perde il tempo, l'acqua e il sapone».

Far ridere è difficile

Il cast della versione italiana di 'LOL'Mai perdere il buonumore. Direi che questa è una delle eredità che ho ricevuto da mio papà e più in generale dalla parte paterna della mia famiglia. Mentre mio papà era un imbattibile barzellettiere, coglievo nei suoi fratelli modi diversi di ridere: chi ironico, chi sarcastico, chi spiritoso. Io non so a che categoria appartengo, ma il fatto certo è che ridere fa bene. Lo diceva con sintesi mirabile Aldo Palazzeschi: «Il riso fa buon sangue, ed è il profumo della vita in un popolo civile».
Di questi tempi, a maggior ragione, se ne avverte il bisogno, visto il grigiore che si deposita su tutti noi come una polvere perniciosa che oscura il nostro sguardo. Per questo condivido, avendolo gustato in televisione, il piacere del successo di una trasmissione, così commentata dall'acutissimo Pierluigi Battista su "Huffpost": «Saper far ridere è un'arte raffinata, una tecnica sofisticata, un complesso di regole senza le quali il pur esuberante talento naturale risulta inefficace e depotenziato. Lillo, Caterina Guzzanti, Katia Follesa, Frank Matano, Ciro Priello, Elio, Michela Giraud, Angelo Pintus, Gianluca Fru e Luca Ravenna, i protagonisti di "LOL, Chi ride è fuori", sfoderano durante il programma trasmesso da "Amazon Prime" il meglio del loro arsenale comico con l'intento di far ridere i concorrenti per poi eliminarli».

Torneremo ad abbracciarci?

Saluti 'di sicurezza'Il Galateo al tempo del "covid-19" cambia pelle e noi anche. Siamo goffi, come leoni marini fuori dall'acqua. Incontri qualcuno e non puoi stringergli la mano. Per cui inizia un curioso balletto: fai ciao con la manina a distanza oppure un inchino orientale o ancora il pugnetto sfiorato o ti saluti con il gomito storto. Un disastro comunicativo.
Esattamente come quando incontri persone care e non sai se ci si può azzardare ad un abbraccio e certo di baci sulla guancia non si parla. Ormai è un tabù!
Scrive con il solito acume sul tema Antonio Polito su "Sette": «Il fatto è che dopo un anno di "distanziamento" si sono capovolte le convenzioni. Adesso è il toccarsi platealmente che richiama l'attenzione, che sembra sconveniente e pericoloso».

Positivo e negativo

Il classico tamponeIl "tampone", termine nuovo cui ci siamo abituati, che sia "rapido", cioè che ti diano il risultato dopo pochi minuti, o "molecolare", che prevede un'attesa ben più lunga, innesca dei pensieri sulle parole.
Capita poi che ciò possa avvenire quando sei seduto in auto, mentre aspetti l'esito, dopo che ti hanno ravanato nel naso alla ricerca delle eventuali tracce del virus. Sei posizionato all'uscita di quei tendoni in cui sei entrato poco prima con la macchina e, stando seduto sul tuo sedile, l'infermiere ha effettuato l'operazione, in quella struttura che è stata definita "drive-in". E già cosi vien da sorridere.
Scavando nella memoria per la mia generazione, "drive-in" era un'americanata anni Cinquanta da telefilm, vale a dire un locale pubblico (per esempio un ristorante, un cinema o un teatro) in cui si può ricevere il servizio rimanendo in automobile.

Contro le pecore nere

Io durante l'ultima riunione del Consiglio ValleNon so francamente se sia meglio il senso del dovere o quello di responsabilità.
Plastica Oriana Fallaci sul dovere: «In Italia si parla sempre di Diritti e mai di Doveri. In Italia si finge di ignorare o si ignora che ogni Diritto comporta un Dovere, che chi non compie il proprio dovere non merita alcun diritto».
E con José Saramago sulla responsabilità: «Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere».
Quel che è certo è che ci sono occasioni in cui mi sento obbligato a rifarmi a questi due principi. Talvolta, come reazione a chi non sembra conoscerne il contenuto, mi capita che mi salti la mosca al naso.
Così mi è capitato, a latere di una discussione politica in Consiglio Valle (espressione ben più poetica e politicamente pregnante di Consiglio regionale), di dover segnalare come personalmente considero grave e antisociale il comportamento di chi sembra non badare ad alcuni aspetti fondamentali.

La tecnica del riflettore

Un riflettore...Guardare le cose dall'alto è importante. Capita nella nostra quotidianità. Se ci si ferma su di un particolare si rischia in ogni occasione di perdere la visione generale.
Chi fa politica deve avere questa capacità e mai come oggi bisogna capire il "da farsi" e la prima emergenza resta la pandemia, che non solo si diffonde per la pericolosità del virus, ma perché le sue ricadute impregnano tutto il nostro mondo e quello degli altri in una condivisione che si espande da ciascuno di noi ad un'umanità coinvolta nel suo insieme.
Interessante un ragionamento di Mattia Ferraresi su "Domani", dedicato ad un tema di bruciante attualità, che diventa esemplare: «Non c'era bisogno dell'ennesima comunicazione dell'Ema per capire che la connessione fra rari casi di trombosi e il vaccino "AstraZeneca" non è una questione strettamente scientifica, ma di rappresentazione della verità».

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