blog di luciano

L'infrequentabile Orban

Matteo Salvini e Viktor OrbánChi gioca con Viktor Orbán, come fa la coppia antagonista di separati in casa Meloni-Salvini, dovrebbe farsi qualche domanda sui comportamenti del leader ungherese e riflettere sul fatto che giocare con il fuoco non è consigliabile. Difficile vestire panni moderati in casa e poi firmare documenti e frequentare personaggi sulfurei.
Basta informarsi per vedere come le sue attitudini liberticide esistano davvero e se il termine "dittatore" bisogna utilizzarlo sempre con prudenza, almeno la definizione di "autocrate" (chi esercita un potere assoluto) gli calza a pennello. Il paradosso è che da fautore delle libertà civili è diventato l'animaccia nera dell'Europa. Chi si allea con lui, protagonista di un nazionalismo retrivo e di un'Europa degli Stati-Nazione contro l'integrazione europea, non bestemmi il nome del Federalismo invano. Lo stesso si capisce leggendo la recentissima "Carta dei valori della destra europea", che mostra i muscoli contro disegni comunitari accresciuti come se fosse chissà quale millenaristica maledizione.

Il "nostro" Fantozzi

Paolo Villaggio nel ruolo di FantozziCinquant'anni fa Paolo Villaggio pubblicava il primo romanzo dedicato al ragionier Ugo Fantozzi, personaggio cult della mia giovinezza e ritratto di una società italiana a cavallo fra la fine degli anni Sessanta e Settanta. Per un caso, qualche giorno fa, un amico osservava come l'aggettivo "fantozziano" risulti ormai per le giovani generazioni di difficile comprensione. A meno che, com'è capitato ai miei figli, non siano stati costretti dal genitore a vedere i film in tema di Paolo Villaggio, scrittore e poi attore geniale della sua medesima creatura letteraria.
Io Fantozzi l'ho molto amato e con Fracchia, l'altra maschera di Villaggio, facevano parte del mio repertorio adolescenziale, quando quelle gag e il loro linguaggio permeavano il nostro slang giovanile, che riemerge nelle rimpatriate di coscritti e compagni di scuola. Ma ormai fa molto âgé...

Il monaco dello champagne

Il monumento a Dom PerignonDa bambino lo champagne era sinonimo di feste dei miei genitori con i loro amici nella tavernetta sotto casa. Si divertivano come matti, con lunghe tavolate di amici e musica sino a tardi. Una sana joie de vivre.
Ho imparato anch'io a berlo ed il momento clou nella mia vita, nella zona di produzione a Champagne (zona al femminile in francese), fu un gemellaggio fra Fontina e champagne memorabile a Epernay (Francia), nelle sale napoleoniche nella splendida orangerie "Moët & Chandon", dove vennero presentati gli accostamenti scelti a favore quindici tra i più blasonati chef italiani ed alcuni dei migliori giornalisti eno-gastronomici italiani e francesi. Brividi di piacere in un matrimonio originale. Ora ci sono tornato con un viaggio goliardico in pullman in un clima (ça va sans dire) effervescente. Un momento di svago e di libertà, occasione da non perdere di questi tempi.

La forza dell'autostima

Im-possibile?L'autostima è una grande cosa. Mi sono nel tempo convinto - anche se sul tema ci sono un sacco di approcci scientifici, ma anche ci sguazzano molte baggianate - che questa questione non riguarda solo le persone, ma comunità tutte intere, Valle d'Aosta compresa.
Lo dico in premessa: noto in questo periodo una tendenza pessimistica in Valle d'Aosta ed una logica che va dal depressivo al crucifige con passaggi intermedi che mostrano una debolezza sociale, che significa in fondo un venir meno della coesione necessaria.
Così, fra il serio e il faceto, ho cercato sul Web le ragioni per avere autostima, frutto proprio di tecniche psicologiche e di coaching.

Rimboccarsi le maniche

I dati di 'Bankitalia' del turismo in Valle d'Aosta«Essere, o non essere, questo è il dilemma: se sia più nobile nella mente soffrire i colpi di fionda e i dardi dell'oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, porre loro fine? Morire, dormire...».
Si potrebbe citare, prendendosi sul serio o facendone una parodia, il celebre monologo di William Shakespeare in "Amleto" nel quale si spiega il motivo per cui l'essere umano non decide di togliersi la vita per la paura di trovare qualcosa di peggiore dopo la morte e per questo si sopportano le situazioni peggiori, pur soffrendo.
Questa sembra ormai la descrizione della politica che nelle democrazie stenta a trovare equilibri e maggioranze stabili per governare con attese, tensioni, incertezze che logorano la credibilità delle Istituzioni e banalmente non sempre risolve con la rapidità e con l'efficacia necessarie i problemi concreti. Capita nella piccola Valle d'Aosta, come avviene in Italia e in molti altri Paesi.

Luglio, estate…

Primo di luglio ad AostaNulla meglio di una poesia di Eugenio Montale descrive il mio stato d'animo di questi tempi in cui spicca sul calendario il 1° luglio, che è come una boa nel mare dell'estate, punto di passaggio e non ancora di approdo:
«Siamo ai primi di luglio e già il pensiero
è entrato in moratoria.
Drammi non se ne vedono,
se mai disfunzioni.
Che il ritmo della mente si dislenti,
questo inspiegabilmente crea serie preoccupazioni.
Meglio si affronta il tempo quando è folto,
mezza giornata basta a sbaraccarlo.
Ma ora ai primi di luglio ogni secondo sgoccia
e l'idraulico è in ferie».

Un mondo alla rovescia

Risveglio politicamente corretto?Viviamo in un mondo in cui si stanno perdendo i punti di riferimento.
Per dire: ero assai sereno e curioso nell'affrontare le famose "teorie del gender", che ora mi paiono rischiose per chi nell'iperbole propone ragionamenti borderline e fuori fase. Non perché io abbia pregiudizi o forme di esclusione: sono libertario per natura, ma vorrei che si smettesse di creare filoni fatti di certezze indiscutibili ed invadenti che creano confusione e azzardi.
Idem sulla galassia antivaccinista, di cui scopro ogni giorno muovi cultori anche in gangli vitali, tipo la Facoltà d'infermieristica di Aosta. Un mondo alla rovescia, fatto di studi segretissimi e rivelazioni mirabolanti imbevute di superstizioni e cospirazionismo. Roba da brividi, che sbalestra ogni logica razionale ma dilaga.

Proposta Zan e la drammatizzazione

Manifestazione contro il ddl ZanIn Italia ci sono temi da prendere con le pinze, perché sono dirimenti e tuttavia vedono troppi protagonisti piazzati a spararsi verbalmente dalle rispettive trincee, come se non ci fosse un domani. Sembriamo ormai avvolti nella incapacità di trovare mediazioni che consentano di trovare comunque soluzione a temi delicati.
Viviamo purtroppo in un'Italia della "Commedia dell'Arte e della Sceneggiata" in cui basta poco per far fuoco alle polveri e poi tutto si spegne come i fuochi d'artificio dopo scoppi e luminarie. Intanto si è perso tempo, si sono avvelenati i pozzi e si sono alimentate polemiche politiche e giornalistiche che sono state come pestare acqua in un mortaio.
Pensiamo come caso di scuola alle dichiarazioni del Papa e del Vaticano nelle sue diverse istanze su temi di politica interna italiana. L'ultimo caso riguarda la legge Zan su omofobia ed affini, che sembra diventato il problema numero uno cui viene dedicato uno spazio spropositato. Intendiamoci: l'argomento è serio e giusto da trattare, ma va affrontato senza troppo innalzare bandiere.

Il grillismo al tramonto?

Giuseppe Conte e Beppe GrilloIl grillismo non mi è mai piaciuto e spero che come fenomeno sparisca, com'è avvenuto con altre bizzarrie dello storia italiana. Quanto inventato da zero da Beppe Grillo ha rappresentato un approccio alla politica violento e dilettantesco, esprimendo di conseguenza una classe politica prevalentemente mediocre e succube del comico, catapultata in ruoli elettivi a colpi di «vaffanculo» (mi scuso di doverlo scrivere) con demagogia a secchiate ed anti-parlamentarismo ed anti-politica perniciosi.
Riassumo alcune questioni: l'idea che la politica non sia discussione ma insulto, che l'avversario sia un nemico da abbattere, che la logica sia invocare manette e galera e che lo stare insieme preveda idee da setta complottista. Un abisso di irrazionalità piena di balle spaziali che diventano verità messianiche nell'affabulazione sconclusionata ma ipnotica del "garante". La cui debolezza si è vista con il video sgangherato in cui difendeva il figlio dalle accuse in corso di stupro e non lo faceva con la tenerezza di un padre ma con la sicumera del capopopolo.

La notte e il destino

L'orologio e il crocifisso nella stanza dell'ospedale di AostaHo passato una notte all'ospedale al capezzale del piccolo Alexis (appendicite urgente) e questa circostanza inaspettata, frutto di un'emergenza, ti serve per un buon reset.
Riposare su di una poltroncina è esercizio da fachiro e dunque le ore notturne sono in realtà di veglia e di mille pensieri. Specie se attraversate da quei rumori, odori, luminosità di un ospedale, che resta un mondo a sé stante dominato dalla malattia che aleggia in quel limbo fra paure e speranze. Nella stanza, quasi come un elemento incombente, appesi assieme ci sono un orologio che scandisce persino i minuti ed un crocefisso che segna, per chi crede, quel confine dopo la vita. D'altra parte Guido Ceronetti osservava il paradosso dell'ospedale, che è anche maternità: «Nascita e morte, l'ospedale si è preso l'alfa e l'omega».

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