blog di luciano

Impunità

spazzatura_fuori.jpgSono stato nel 1992 segretario della Commissione speciale per l'esame dei progetti di legge concernenti la riforma delle immunità parlamentari e dunque conosco bene la materia. Noto con catatonia che chi oggi ne parla all'opinione pubblica dà per intendere che l'immunità non ci sia più!
Ed, invece, era il periodo di Tangentopoli e nacque questa Commissione per riformare l'articolo 68 della Costituzione e ciò avvenne perché l'utilizzo di questa guarentigia parlamentare si era trasformato da immunità in impunità "da Prima Repubblica".
La richiesta di autorizzazione a procedere - anche per episodi che nulla avevano a che fare con l'attività parlamentare - veniva, negli anni precedenti, regolarmente respinta.
La riforma costituzionale del 1993 - e la successiva giurisprudenza costituzionale - hanno chiarito che l'immunità riguarda solo l'ambito delle attività parlamentare e la sfera politica circoscritta e non qualunque altra cosa.
Oggi chi vuole allargare di nuovo l'immunità lo fa in malafede: l'attività politica come un lasciapassare. Mai avrei pensato che si creasse la temperie politica per provarci!

Attualità...

mucche_in_stalla.jpgQuando, tanti anni fa, mi ero occupato - come cronista - di vicende giudiziarie, avevo sviluppato un anticorpo garantista che non mi ha mai lasciato. Questo vale anche per l'affaire di cui si parla in queste ore legato all'ambiente della zootecnia.
E' un mondo che conosco abbastanza bene, avendo avuto - come spesso ho ricordato - un papà veterinario condotto, che lavorava con passione e fatica. Sul piano amministrativo, rivendico ancora oggi, d'intesa con l'allora assessore alla Sanità Tonino Fosson, una linea dura sul risanamento del bestiame, che non mi ha attirato grandi simpatie, ma chi vive con la "fissa" di massimizzare i voti di preferenza prima o poi la paga.
Eppure, per chiunque ragioni, questa linea forte per avere l'eradicazione delle malattie è l'unica strada per evitare che, un giorno o l'altro, tubercolosi e brucellosi in una parte di allevamenti possano dare il destro per colpire la commercializzazione della Fontina.

Il mercato sul... mercato

mercato_aosta.jpgNon esiste una storia dedicata all'evoluzione del commercio in Valle d'Aosta. Certo, gli ultimi anni hanno visto una trasformazione incredibile: dei negozi della mia infanzia a Verrès non ne resta più neppure uno, con l'eccezione della cartolibreria dove compravo matite e quaderni alle elementari. Idem ad Aosta dove posso, guardando una vetrina, testimoniare il pregresso.
Quel che tiene duro, in un mare in tempesta di cambiamenti, è "il mercato", termine che viene dal latino e che oggi viene usato di più, con significato diverso ma parallelo, in linguaggio economico.
Ad Aosta, il martedì resta giorno di mercato, una specie di pretesto «per andare in Veulla» e, di conseguenza, è la giornata di ricevimento dei politici e delle riunioni fra sindaci.
Dev'esserci qualcosa di antico, di collettivo, di rassicurante nel mercato. Quando mi capita di visitare un Paese che non conosco la visita al mercato - e ne ho visti di straordinari - è uno dei biglietti da visita.

Il diritto

paolo_cirino_pomicino.jpgOgnuno ha le sue perversioni, ma confesso che quel che mi ha dato sempre maggior soddisfazione nella mia attività parlamentare, nelle diverse Assemblee in cui sono stato, è sempre stata la scrittura delle norme giuridiche, cercando appunto di scriverle in maniera secca e comprensibile.
Credo lo si veda nelle leggine presentate e approvate a Roma, compresi i nuovi articoli presenti nello Statuto d'Autonomia della Valle dal 1993, di cui vado molto fiero, avendo soppesato ogni parola.
Ricordo la volta in cui, sui prepensionamenti alla "Cogne", presentai all'allora presidente della "Commissione bilancio" della Camera Cirino Pomicino un mio emendamento, che lui modificò - a vantaggio anche di Bagnoli di Napoli - in termini fumosi.
Protestaii e mi sentii rispondere che «le norme dovevamo lasciare spazio alle... interpretazioni».
Altro che la chiarezza del diritto! Oggi le leggine ad personam sono la logica evoluzione della stessa, incredibile, filosofia giuridica.

Quel Muro

muro_berlino.jpgIl Muro di Berlino merita la maiuscola, perché era un simbolo. Chiunque legga la storia dell'edificazione e delle successive vicende, sino allo smantellamento - per così dire - di vent'anni fa, ricorda quegli anni della "guerra fredda", che hanno gravato sulle generazioni come la mia.
Più crescevi e maggiore era la consapevolezza non solo di quanto - oggi come allora - fossero ridicole le manifestazioni per la pace (che trasformano i più piccoli nell'equivalente dei "balilla" dell'epoca fascista e che prefigurano l'esistenza di qualcuno che dichiari di essere "per la guerra"), ma soprattutto nasceva la convinzione di come l'arma nucleare fosse, alla fine, nelle mani di potenze capricciose, di cui il muro era esempio tangibile.
Oggi, per altro, come mostra il caso dell'Iran, il "club della bomba atomica" si sta allargando e ci sono potenze che hanno la bomba e non sono per nulla rassicuranti.
Il 9 novembre del 1989 era un giovedì: a naso direi che ero a Montecitorio per il mio lavoro da parlamentare, anche se, stamattina, non ho avuto il tempo di guardare se e quando parlai di quella giornata storica, capitale nei destini della storia odierna.

Caleidoscopio 10 novembre

radio_rai_scaletta_pc.jpg"Caleidoscopio", su "Radio1" alle 12.35 di martedì nella programmazione di "RaiVdA", propone questa settimana alcuni temi che spero possano risultare interessanti.
Anzitutto, che fine ha fatto "Flocon de neige"? Dello stambecco albino parlerà il dirigente regionale Paolo Oreiller, da cui dipende il settore fauna selvatica.
Un'occhiata poi, a qualche giorno dalle celebrazioni del 4 novembre, alle vicende della "I^ Guerra mondiale" che hanno interessato la Valle d'Aosta e le truppe alpine nel racconto di Gianfranco Ialongo.
E ancora le riflessioni di Marinella Vaula, fondatrice e direttore della rivista "Images", che ci dirà delle attività di recupero del ricco patrimonio di abitazioni tradizionali in Valle.
Aggiungiamoci la rubrica che accoppia un libro in libreria con un disco "storico" a cura di Christian Diémoz ed alcuni brani musicali d'atmosfera e i venti minuti sono già trascorsi.
Buon ascolto e, per commenti, scrivetemi!

Chissà...

vaccino_influenza_a.jpgHo già fatto il primo vaccino antinfluenzale, quello "ordinario". Nulla di nuovo, visto che me lo faccio iniettare da molti anni con soddisfazione - in concreto sono stato meno malato! - e senza aver mai avuto delle conseguenze.
Ora son curioso di capire dell'"altro" vaccino, quello che dovrebbe contrastare la N1H1 in un clima, anche qui in Valle, piuttosto curioso, oscillando fra preoccupazione da chiacchiera e sospetto di allarmismo. Mi par di capire che siano due i problemi: una certa lentezza nella distribuzione delle dosi; una contraddizione fra i grandi quantitativi di vaccino antinfluenzale ordinati e il "no" di molti medici a farselo fare con consigli a mezzabocca ai pazienti di «lasciar perdere».
Insomma: serve o no, esiste qualche pericolo vero, se non si vaccinano i medici non saranno il primo veicolo del contagio? Spero che a rispondere a certi timori non sia il "testimonial" prescelto in Italia, che è... Topo Gigio.
Confesso, pur essendomi documentato, che provo una vaga frustrazione e, per quanto sia assai restio ad usare sottogamba i farmaci, ero del tutto intenzionato a farmi vaccinare, ma ora crescono i dubbi.

Viva la castagna!

castagna.jpgOggi la castagna è un cibo conviviale, essendo la castagnata una festa per grandi e piccini. Alla castagna andrebbe costruito un monumento in molti Comuni della Valle, specie di mezza montagna, dove generazioni di valdostani hanno avuto in questo umile frutto un elemento base di sostentamento.
Pensando alla cucina povera, che oggi diventa in uno straordinario riscatto "alla moda", non si può non rilevare come la tradizione si evolva, seguendo la storia del rapporto uomo-natura.
Così l'economia: i castagneti un tempo erano, con legna, foglie. frutti, oggetto di coltura e di reddito.
Oggi, basta un giro nei boschi, che sono degradati e rinaturalizzati in negativo: simbolo della fine di un mondo rurale del tempo che fu.

Tv tv

dtt_canali.jpgIl digitale terrestre, che pure ha scompigliato e scompiglia le nostre certezze, è l'evoluzione tecnologica della televisione terrestre e bisogna prenderne atto.
L'aspetto positivo è che, con l'assegnazione di un canale alla Regione per la ritrasmissione delle emittenti estere (canale 41), la "Rai" predisporrà un nuovo multiplex su cui ci saranno di certo "France 2" e "Suisse Romande" (oggi sul "bouquet" principale "Rai") ed altre due emittenti francofone, oltreché un programma germanofono per i walser. Il "mux" (così si dice in gergo...) può ospitare anche svariati canali radiofonici.
Mi auguro che questi passaggi consentano di avere finalmente la "Terza rete bis" che possa diventare uno spazio per avere più trasmissioni locali del servizio pubblico.
La televisione - e non lo scrivo perché son tornato a lavorarci, ma lo penso da sempre - è uno specchio nel quale una comunità deve specchiarsi per ritrovare le ragioni della sua identità, specie in epoca di mondializzazione.

Crocifisso

crocifisso_monte_bianco.jpgAlla fine mi sono smosso da una qual certa pigrizia mentale e mi sono andato a leggere la famosa sentenza del crocifisso della Corte europea dei diritti dell'uomo a tutela della nota Convenzione di cui l'Italia è firmataria.
Sono certo che la gran parte di coloro che la commentano non hanno letto questa sentenza, consultabile dal sito della Corte cliccando qui.
La sentenza, assunta all'unanimità, mostra nelle premesse la lunga storia, addirittura risalente al Regno di Sardegna, dell'esposizione del crocifisso e purtroppo segnala anche le ragioni della difesa italiana, in vero assai modeste e che forse hanno condizionato in negativo i giudici.
Resto convinto che non ci sia nulla di grave nell'esposizione del crocifisso (che pure - lo ricordo - si trova nell'aula del Consiglio Valle), ma prendere i giudici della Corte europea (che, come ricordo altrove, non hanno a che fare con l'Unione europea, ma con il Consiglio d'Europa!) per dei fessi è sbagliato.
Spero che in appello l'Italia sappia ben motivare le ragioni in punta di diritto senza rifarsi alla... filosofia o peggio ancora a un confuso sentimentalismo.

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