blog di luciano

L'immagine allo specchio

Lo specchio, croce e delizia per moltiCapita d'incontrare persone che non vedevo da tempo.
Non mi stupisco che siano proprio i segni del tempo, su di loro come su di me, ad incidere. L'immagine giovanile di noi e degli altri è un fantasma gioioso che vive con i ricordi ed è un sentimento diffuso per chiunque, "anta" dopo "anta" attraversa i decenni che passano, chiedersi nel riflesso di uno specchio chi sia quella persona lì nel vetro, come se si trattasse di un ladro della tua vera identità, quella dei tuoi vent'anni.
Ma non è quello: quel che colpisce in alcuni - e non solo donne - è una certa fissità d'espressione del viso, una sorta di incassamento degli occhi, labbra esagerate e tumide. E' in certi casi ritrovi un volto reso innaturale da non so quale tecnica nella rispettabile speranza, alla Dorian Gray, di non invecchiare.
Un amico chirurgo estetico mi raccontò del suo lavoro e di cosa significhi rimodellare il volto di una persona sfigurata in un incidente, di cosa voglia dire nascondere una cicatrice o una bruciatura, ma mi ha anche raccontato del desiderio di assomigliare ad una diva, del capriccio di un seno debordante, della paranoia di un naso perfetto.
Ho osservato in passato in Parlamento colleghi con parrucche o improbabili coloriture delle chiome, con scarpe con la zeppa, con dentature surreali, come prezzo da pagare all'immagine. Tutto legittimo, per carità: sono vezzi innocui da che mondo e mondo e ci sono storie avvincenti sin dall'antichità. Ma la chirurgia ha qualcosa di nuovo: direi che pretende la perfezione, altrimenti è un disastro fatto di occhi asimmetrici, palpebre cadenti, sorrisi sempre esposti, pelli tirate come tamburi.
C'è da rimpiangere i visi vissuti.

Lo sblocco delle norme di attuazione: un atto dovuto

La sede della Corte dei Conti di AostaSono sei i decreti legislativi finalmente all'esame del Consiglio dei Ministri su materie importanti, come si evince dai titoli:

  • Istituzione di una Sezione di controllo della Corte dei conti;
  • Archivi storici;
  • Trasferimento di funzioni degli Uffici periferici del Ministero della salute sui controlli veterinari;
  • Trasporto ferroviario;
  • Edilizia residenziale pubblica;
  • Trasferimento di funzioni concernenti medicina e sanità penitenziaria.

La fine dell'iter, previsto dall'articolo 48 bis dello Statuto di cui fui autore materiale nel 1993, non può che essere salutata con favore da chi, come me, è membro della "Commissione Paritetica Stato-Regione", costituita un anno fa. La conclusione del percorso delle norme è un un atto dovuto per norma di rango costituzionale e non ovviamente di un piacere fatto ai valdostani da Tizio o Sempronio. Nella Paritetica con me, per parte regionale, ci sono Renato Barbagallo ed Adolfo Angeletti, mentre la parte statale è rappresentata da Carmine Volpe, Dario Frassy e Luigi Melica
Il lavoro sui testi è stato intenso e faticoso, il confronto serio e talvolta concitato e spiaceva che si fosse creato, alla fine di questa nostra attività e dopo il "sì" del Consiglio Valle, un blocco che aveva ingiustamente "fermato" le norme, ora - come abbiamo spiegato - pronte per la loro pubblicazione.
Le norme d'attuazione sono importantissime e fondano un'autonomia dinamica e progressiva, sapendo che - in attesa di un nuovo Statuto - quello attuale e l'armonizzazione della legislazione statale con il nostro ordinamento vanno sfruttati al massimo perché ne va del nostro, pur imperfetto per un federalista, sistema istituzionale. Senza il quale saremmo una abbandonata Provincia piemontese...

P.S.:dalla lettura del comunicato stampa della Presidenza del Consiglio parrebbe che non siano stati varati due dei sei decreti, quelli su veterinari e archivi storici (quest'ultimo sarebbe un vero peccato). Non ne conosco le ragioni, ma ne scriverò appena avrò notizie.

Viva il somaro!

Un simpatico asinelloI lettori che mi seguono sanno la mia curiosità per il ritorno e la diffusione del lupo in Valle. Ho annotato qui le draconiane scelte vallesane di abbattere lupi dimostratisi particolarmente voraci verso le greggi e la linea dura antilupo annunciata da Nicolas Sarkozy in persona nelle Hautes-Alpes.
Mi incuriosisce ora la notizia che arriva proprio dal Vallese e che annuncia la ricerca spasmodica di duecento-trecento cani pastori a difesa di pecore (uno ogni trecento-cinquecento animali) e di bovini (uno per mandria),
Un sito svizzero specializzato precisa: "Un chien de protection est un grand chien vigoureux qui peut peser de 30 à 70 kg (chien Montagne des Pyrénées, berger de Maremme, Saint-Bernard). Celui-ci vit au milieu du troupeau de moutons et peut tenir tête à un loup ou même à un ours. Les bergers équipent souvent leurs chiens de colliers munis de pointes qui les protègent contre une morsure au cou lors d'un combat éventuel avec un grand prédateur.
Pour qu'un tel chien de protection apprenne à vivre avec les moutons, il doit être intégré dans le troupeau très jeune, avant l'âge de quatre mois. Le jeune chien établit ainsi une forte relation sociale avec les moutons"
.
Il capitolo seguente è irresistibile e consiglia, in alternativa al cane, l'asino (come non pensare allo spassoso "Ciuchino" di "Shrek"!), le cui doti sono così illustrate: "Les ânes voient, entendent et sentent très bien. Grâce à ces dons, ils peuvent facilement repérer un agresseur. En criant et en découvrant leurs dents, ils poursuivent les intrus et essaient de les mordre ou de les frapper. Les cris d'un âne s'entendent à plusieurs kilomètres".

I pro e i contro dell'elettrificazione

Il passato ed il presente della ferrovia valdostanaNon ho mai visto il più recente dei progetti di elettrificazione della linea ferroviaria "Aosta-Ivrea", dove, finita l'era del carbone, viaggiano da sempre solo treni diesel. Progetti, se ho ben capito, che sono già stati inviati per un parere ai Comuni interessati.
In assenza di una norma d'attuazione sulla ferrovia, per ora bloccata da troppo tempo (potrebbe finalmente sbloccarsi venerdì) assieme ad altri cinque decreti legislativi in attesa del voto da parte del Consiglio dei Ministri che conclude la procedura, è difficile immaginare un eventuale intervento regionale sull'infrastruttura, per ora in capo di fatto allo Stato.
Per altro, credo che sia fondamentale capire i principali problemi della scelta di elettrificare. La trazione elettrica ha dei vantaggi nelle prestazioni, nell'uso di un'energia di cui disponiamo, ci sono molti mezzi sul mercato, non c'è inquinamento e vi è una bassa rumorosità. Da Ivrea in poi la linea è già elettrificata e un giorno verrà in cui i treni con motori diesel non potranno più entrare nel sistema ferroviario di Torino.
Per contro, i costi di adeguamento della linea, specie delle gallerie e in particolare delle gallerie fra Saint-Vincent e Montjovet, sono elevatissimi e l'impatto delle sottostazioni elettriche sul nostro territorio non sarebbe banale. Aggiungerei che vanno ricordate sia le pause nell'esercizio dovute a problemi di manutenzione degli impianti che la "terra di nessuno" (chi paga?) tra la fine del territorio valdostano e Ivrea, dove il ponte sulla Dora e la galleria urbana creano grossi problemi nella possibilità reale di elettrificazione.
Per questo si era pensato di riflettere bene su costi-benefici dell'elettrificazione senza escludere l'utilizzo di treni "bifuel", diesel e elettrici (io ho viaggiato su di un "Bombardier"), che consentono di scegliere il tipo di alimentazione dei motori a secondo della necessità, schiacciando solo un pulsante.
Spero che ci si possa confrontare sul tema e sarò ben lieto di scoprire che certi miei dubbi, frutto di approfondimenti, possono essere superati.

Il nostro acciaio

Il retro dello stabilimento della Cogne acciai specialiLeggendo il libro "Acciaio", successo estivo della giovane Silvia Avallone, che incrocia le storie di alcune famiglie di un quartiere operaio con il gigantesco stabilimento siderurgico di Piombino, viene un qual certo dispiacere che nessuno abbia mai scritto nulla di simile sulle vite che, generazione dopo generazione, si sono succedute attorno alla "Cogne" di Aosta, magari con descrizioni ancora più efficaci di questa città nella città e forse con quella storia umana - fatta di testimonianze che se ne vanno con il tempo - che nessun museo potrà mai rendere del tutto.
La "Cogne" è stata per molto tempo il marchio distintivo di Aosta: quasi ogni famiglia aveva in casa un operaio, un impiegato o un dirigente (tre miei zii han lavorato lì), alcuni quartieri della città "erano" la Cogne, che accompagnava le persone dalla culla alla tomba con una sorta di società parallela fra presenza aziendale, mutuo soccorso, ruolo dei sindacati, attività scolastiche e dopolavoristiche, persino le malattie derivanti dalla rudezza del lavoro appartenevano a questo mondo. La fabbrica, con i suoi fabbricati e le sue sirene, i suoi rumori e odori, i fumi e le polveri e l'andirivieni di una massa di persone imprimeva la sua presenza negli spazi fisici e nella società che si impregnava delle culture della fabbrica, compresa la politica che ha fatto i conti con "quella" presenza, seguendone successi, crisi e ristrutturazioni.
Il paesaggio era pieno della "Cogne": pensate ai treni e trenini, alle teleferiche e alle centrali elettriche, alle miniere di Cogne e La Thuile, attraverso i cicli dell'economia, l'evoluzione tecnologica e pure i cambiamenti dell'architettura.
Per molti valdostani di oggi quei muri di cinta e quegli enormi capannoni, che ospitano cicli produttivi spettacolari e stupefacenti per chi li veda per la prima volta, sono diventati silenti e non comunicano più come in passato.
E' un peccato che ciò avvenga perché quella fabbrica è stato un pezzo importante di storia e un crocevia di tante esistenze.

Roma, Caput mundi

Gianfranco Miglio, ideologo della LegaChe sia chiaro che il "federalismo fiscale" - refrain di questa stagione che sembra un magico elisir - nasce alla fine degli anni '50 negli Stati Uniti per giustificare l'intervento perequativo dello Stato federale come compensazione fra le risorse fiscali degli States più ricchi e meno ricchi, dunque è da considerarsi come una svolta centralista nel cuore del federalismo "politico" americano (leggeremo questo e altro in un libro sul federalismo fiscale di prossima pubblicazione del professor Piero Giarda, "ami de la Vallée d'Aoste").
Ciò dimostra come la materia vada maneggiata con cura senza creare illusioni proprio in chi crede nel federalismo e magari pensa ingenuamente che la rivoluzione federalista sia ormai avviata. D'altra parte, direi che a confermare l'inesistenza di una reale ondata federalista in atto ci pensa, come il cacio sui maccheroni, il freschissimo decreto legislativo su "Roma Capitale".
Questa bizzarria, che offre a Roma uno status differenziato con riferimenti ridicoli alla situazione di Washington, è come la pietra tombale del federalismo, il cui presupposto è invece quello di sradicare il centro, creando una logica policentrica e diversi livelli di sovranità che scompone il vecchio Stato per dar vita ad un nuovo Stato federale. La logica della Capitale, con la "c" maiuscola, rafforza invece lo Stato tradizionale, chiamato unitario come antitesi ad una visione federalista ("e pluribus unum" è il motto federalista americano) che dimostra che in Italia, come ben evidente dall'ultima Finanziaria che umilia la democrazia locale, siamo in piena controtendenza. Si parla di federalismo e si persevera lungo la strada inversa, creando un federalismo "en travesti".
Il vecchio professor Gianfranco Miglio, del quale ricordo magistrali lezioni sul federalismo nella Bicamerale per le riforme di cui fui io stesso membro (che ebbe all'esame la mia proposta di riforma costituzionale per un'"Italia Repubblica federale") e con cui instaurai un rapporto amichevole, assisterebbe con curiosità - e senza lesinare quei commenti taglienti che gli erano propri - a questa metamorfosi di un federalismo senza nerbo diventato "all'italiana".

Il mondo cambia

L'interno di una tipica boulangerieSpariscono, con maggior o minore velocità, certi lavori. Ho un amico che vende farina in Valle e, quando ci vediamo, aggiorniamo la mappa dei panifici storici che, in diverse località della Valle, chiudono i forni o li cedono a nuovi arrivati. Questo mi è utile, ogni volta, per evocare - come cavallo di battaglia da chiacchiera - il gusto e il profumo del pane di una volta e lo sconcertante esempio francese dove riescono, ma forse è un'apparenza, a conciliare l'irrompere degli ipermercati con panetterie di quartiere che vendono pane d'antan.
Il ciabattino, il sarto, l'arrotino, il vetraio, il tapissier, l'impagliatore, il rigattiere, lo stagnino, la rammendatrice... Sullo spazzacamino, esempio di terrificante sfruttamento infantile, meglio calare un velo pietoso e lo stesso vale per mestieri grami come la lavandaia.
Certo l'elenco risulta sempre piuttosto imperfetto, se non visivamente applicato alla scomparsa di alcune tipologie di commerci "da paese", vittime per lo più di una media distribuzione aggressiva (vedo che ne aprono di nuovi, non erano saturi i piani commerciali?), tipo il negozietto d'alimentari, la merceria, la lattaia...
Il mondo cambia, con l'evoluzione della tecnica, un mercato in movimento e gusti e abitudini che si modificano con una rapidità un tempo impensabile. Così pezzi di vissuto diventano nient'altro che ricordi.

Politica e non solo amministrazione

Viviane RedingEsiste una profonda ipocrisia dell'Unione europea nella vicenda dell'espulsione dei Rom dalla Francia. Lasciamo stare il cattivo gusto della commissaria Viviane Reding, con delega su Giustizia e Diritti umani, che ha tracciato un parallelo fra deportazioni all'epoca del nazismo e attuali rimpatri (per poi scusarsi), ma quel che conta è la nullità della Commissione verso la Romania da cui fuggono i Rom che hanno creato i nuovi campi ora smantellati in Francia.
I romeni hanno sempre considerato il popolo Rom come cittadini di serie B e hanno finto, per entrare in Europa, di avere politiche di tutela e d'integrazione, intascandosi pure i soldi comunitari loro destinati. La Commissione ha taciuto e ha fatto la stessa cosa, con silenzio complice, quando la Romania ha agevolato l'emigrazione in Europa, profittando della libera circolazione dei cittadini, di numerosissimi suoi cittadini con la fedina penale sporca per liberarsene.
Di recente in Valle si è riparlato delle minoranze, tema cui ho dedicato molto lavoro in Europa ed è bene essere partecipi e vigili, occupandoci di politica e non solo d'amministrazione, su questa parte del diritto internazionale, coltivata più dal Consiglio d'Europa - con il suo perimetro più vasto - che dall'Unione europea. Bruxelles, questa volta apparentemente interventista, è normalmente assai cauta e guardinga sulle minoranze storiche per evitare le suscettibilità di Paesi come Francia e Spagna che hanno minoranze combattive al proprio interno.

Noi e la Natura

Tramonto in piazza Chanoux, ad AostaQuesto periodo, nel declinare dell'estate, quando il buio si allunga sul mattino e arriva presto la sera, è tutto da vedere in Valle.
I colori che inseguono l'autunno iniziano dall'alto e precipitano verso il basso per prati e boschi e lo stesso vale per le temperature che diventano brutali nell'escursione termica.
La verticalità è un segno visibile nella nitidezza dell'atmosfera e il sole ha certe inclinazioni che accecano e nelle ultime ore del pomeriggio i suoi raggi offrono una luce calda e diffusa. 
Il cielo sembra più vasto e i tramonti assumono colori strani, spesso con nuvole lunghe e striate che sono dipinte fra vette che mai come in questa stagione sembrano disegnate e minerali. Cambiano anche familiari panorami urbani.
Distratti come siamo, in luoghi normali della nostra vita e della nostra quotidianità, ci abituiamo e i nostri occhi talvolta non vedono più o perdono lo stupore.
E' bello pensare, con Christian Charrière, "nous croyons regarder la nature et c'est la nature qui nous regarde et nous imprègne".

Chi dice che la politica è "grigia"?

Palazzo Grazioli a RomaVerrebbe voglia, ogni tanto, di fermare tutto e dire «sincronizziamo gli orologi», sapendo che alla fine l’interesse dovrebbe essere quello di salvaguardare la nostra autonomia speciale.
Sarò un pochino "ciula", come dicono i lombardi, ma la situazione politica in Valle sembra talvolta uno di quei "vaudeville", commedie leggere e divertenti basate su intrighi e "qui pro quo" in cui ad un certo punto i personaggi si mischiano e le situazioni si complicano spesso con intrighi amorosi.
L’ambientazione – ma, per carità, nessuna liaison rosa questa volta… - è Palazzo Grazioli, dove il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi riceve una "delegazione valdostana", di cui fan parte tre esponenti del PdL, il Presidente della Regione ed il Senatore della Valle d’Aosta.
Incontro pubblico? Verrebbe voglia di dire di no, perché la sede della Presidenza è Palazzo Chigi, ma si sa che al premier quel palazzo non piace e preferisce usare il "suo" palazzo.
Incontro istituzionale? No, abbiamo già detto in sostanza, anche perché sennò mancherebbe uno dei due parlamentari valdostani.
Incontro politico, nel senso partitico? Direi di no, perché altrimenti ci sarebbero stati esponenti unionisti e delle altre forze autonomiste e non quelli del PdL che, sulla carta, sono ancora opposizione. Tuttavia, essi stessi precisano che lo fanno per il bene della Valle, e per trovare soluzione ai problemi concreti.
«Sincronizzare gli orologi» vorrebbe solo dire, in sostanza, sapere chi fa che cosa e conoscere gli esiti conclusivi, perché il pragmatismo premia senza naturalmente far venir meno i principi, che sono la benzina senza la quale il motore si ferma.
Perché nel "vaudeville" c’è sempre un lieto fine, quando tra risate e pacche sulle spalle, con apposito accompagnamento musicale, equivoci e incomprensioni si sciolgono come neve al sole.
Bisognerebbe però avere in mano il copione o parlare con il regista.

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