blog di luciano

Le nicchie inquietanti

Cavalli con paraocchi...Sono un uomo pieno di dubbi e non invidio chi manifesta solo certezze granitiche. Anzi, dirò di più, quelli che nelle discussioni non si spostano di un millimetro dalla loro posizione, come cavalli con il paraocchi, li trovo imbarazzanti. Loro sono il Verbo, il resto non conta.
Molte di queste persone sono piene di cascami del passato, imbevuti di vecchi ideologismi, che trasformano le persone in soldatini obbedienti chiusi nelle caserme. Ma esistono fenomeni nuovi che lasciano stupefatti: nascono logiche settarie che non hanno neppure ampio respiro ideologico, ma sono nicchie persino inquietanti.
Pierluigi Battista su "Huffpost": «Mi chiede: "Ma sei ebreo?". "No, perché?". "Difendi con tanta passione lo Stato di Israele, pensavo che lo fossi". E infatti, la logica tribale esclude che si possa sostenere un argomento solo perché lo si ritenga giusto. Se non appartieni, non hai in tasca il voucher che ti autorizza a parlare».

Riflessioni sulla pandemia

Un avviso sulla vetrina di un negozio di Aosta, lo scorso aprileCi sarà un giorno in cui, non a caldo come avverrebbe ora, rifletteremo sulla pandemia ed i suoi effetti. A me interessa, per ovvia deformazione professionale, l'impatto sulla politica e le sue decisioni. Certo qualcosa è già evidente, come il centralismo nelle decisioni più importanti e scienziati che fanno più politica dei politici. Poi aggiungerei i ritardi nelle decisioni e spesso le scelte astruse e illogiche. Ed anche azioni concrete così diverse tra Paesi europei da chiedersi che cosa ci stia a fare l'Unione europea almeno in campo sanitario, che prevederebbe azioni comuni di contenimento.
Ma un articolo pubblicato nella lettera del "Grand Continent" illumina già altri spazi. Un testo lungo e difficile, da cui traggo arbitrariamente qualche spunto utile per la discussione.
Questo l'inizio: «Chiudere tutto, aprire, ri-chiudere, riaprire: questi due anni di pandemia sono stati all'insegna delle scommesse. Chi nell'aprile 2020 riteneva avventato puntare tutto sull'arrivo della primavera è stato contraddetto da un'estate tranquilla; ma chi ad agosto insisteva per considerare "morto" il virus ha dovuto fare i conti con l'arrivo di un autunno terribile. Nessuno poteva dirsi sicuro delle proprie previsioni, anche se molti lo hanno fatto. Certo ci sono i comitati tecnici e le curve epidemiologiche che descrivono alla perfezione il passato e con qualche difficoltà il futuro, ma alla fine le decisioni spettano sempre alla politica».

Siamo spiati

Lo smartphone 'magnetico'Non prendiamoci in giro: le norme sulla privacy dovrebbero essere il massimo della tutela della nostra sfera intima ed invece come non mai siamo spiati, profilati, catalogati. Non esiste angolo della nostra vita privata e personale che non sia scandagliata per trarne vantaggio.
Ne ha scritto in modo lucido Raffaele Romanelli su "Domani" e sarà bene che ci si ragioni e si trovino reali contromisure.
Ecco l'attacco: «Chi indaga in rete sulle mensole per il bagno o acquista un libro di Popper, sa che da quel momento sarà inondato di offerte di mobilio o di opere filosofiche. Ci sentiamo spiati e controllati. Lo siamo, ma c'è ben altro. Ben al di là dei nostri acquisti di libri o consultazioni di mensole, gli algoritmi che muovono "Facebook" o "Google", "Snapchat", "Instagram", "YouTube" o "TikTok", registrano i post che abbiamo letto, i messaggi che abbiamo mandato, i siti che abbiamo consultato, ma anche se li abbiamo appena scorsi, per quanto tempo sono passati sotto i nostri occhi».

La funivia caduta ed i ricordi

La funivia cadutaLa tragedia del Mottarone mi scuote in profondità. Ho lavorato nel settore degli impianti a fune, essendo stato per anni vice presidente nazionale della "Associazione Nazionale Esercenti Funiviari" e dunque conosco bene la serietà del settore, che ha norme molte severe sulla sicurezza e con molti controlli periodici. E' proprio per questo che bisogna sapere in fretta che cosa non abbia funzionato in questo caso per evitare psicosi.
Con franchezza si aggiunge infatti la circostanza che si viene da una stagione invernale che ha posto il settore in crisi profonda con la chiusura dello sci ed ora piomba il comprensibile clamore e le preoccupazioni legittime che sta suscitando questa vicenda dolorosa e luttuosa. L'evento è avvenuto su di un impianto storico che era stato modernizzato con un'inaugurazione avvenuta nell'agosto del 2016. Immagino ora il terribile dolore delle famiglie colpite in una domenica di svago e di gioia per la ritrovata libertà di con una gita con una funivia che sale dal lago Maggiore alla cima della montagna.

Le gride manzoniane del Coronavirus

Matrimonio e mascherine...La "grida" era una comunicazione ufficiale (disposizioni, editti, avvisi pubblici) emessa dall'autorità e "gridata" sulla pubblica piazza da apposito banditore. L'alfabetizzazione universale è storia recente e dunque nei secoli passati esisteva più l'orale che lo scritto.
Le "gride" al plurale furono rese famose da Alessandro Manzoni nel suo romanzo "I promessi sposi", ambientato nel Ducato milanese del Seicento occupato dagli Spagnoli. L'autore ricordava - rifacendosi a testi scritti - che si trattava di disposizioni «spagnoleggianti», emesse con titoli altisonanti, con linguaggio contorto ed articolato anche nei dettagli, e dove venivano annunciate pene assai severe per coloro che non le avessero rispettate, ma che poi, nella realtà, venivano ampiamente disattese.
Ne abbiamo avute anche in questo anno delle gride, prima "contiane" (Giuseppe Conte bicefalo), poi "draghiane" (Mario Draghi multicolor) in un misto di "Dpcm" e di decreti legge, cui si sono aggiunte le ordinanze regionali. Molto spesso si sono dettate regole assurde, immotivate e inapplicabili.

Freerider: libertà e rischi

La foto ed il titolo dell'articolo sui freeridersMi mandano ed oggi la vedo pubblicata su "La Stampa" una fotografia in cui ci sono cinque sciatori amici per la pelle sorridenti: quattro di loro, in diverse circostanze, sono morti sotto una valanga.
Questo è un destino triste in eventi drammatici, che ha colpito specialisti del freerider. Per chi non lo sapesse "Wikipedia" così fotografa il fenomeno : "Nello sci alpino, nello snowboard e nel telemark, con il termine freeride (in italiano "andare liberi") si indica l'attività fuoripista in neve fresca, avente scopo ludico e la ricerca del senso di libertà. Per la risalita si utilizzano gli impianti di risalita e a volte, per brevi tratti, le ciaspole, le pelli di foca oppure l'elicottero. E' considerata una disciplina intermedia tra sci alpino e sci alpinismo avvicinandosi molto, in taluni casi, a quest'ultima per l'attività fuoripista e i rischi connessi".

L'esperienza

La sede dell'Unité des Communes Mont EmiliusInvecchiare ha qualche vantaggio. Non sono molti, tanto per dirci la verità. Fra questi spicca l'esperienza. Tema che se mi avessero proposto al tempo dei miei vent'anni mi sarei fatto una grassa risata, essendo allora... inesperto. Certo, allora avevo più energie, maggiori guizzi, pensieri più freschi e forse originali. Però ora ho accumulato tante cose che allora non conoscevo.
Ci rifletto oggi, che non ho proprio una vita davanti (ma chi può giurare di averla appena nato?), in questo ruolo politico in cui mi sono ritrovato, dopo quella che spero di poter considerare un'onorata carriera in diversi posti. Situazione che mi consente di guardare le cose senza troppe ambizioni, nella speranza di tornare utile nei compiti che mi sono stati assegnati.
Ma l'esperienza torna come scatola piena di utensili da usare secondo le necessità. Ci pensavo in queste ore in cui - per via dei fondi comunitari per gli anni a venire - sto facendo un giro, purtroppo via "Zoom", delle diverse Unités des Communes (già Comunità montane), che si concluderà con il Comune di Aosta.

La vita moltiplicata

Una giovane madre ad AostaSto lavorando su di uno studio demografico per il futuro. Niente di troppo in là: si tratta di capire che cosa capiterà tra dieci anni e questo vale, valutando nascite e morti, per predisporre oggi una serie di misure per il domani. Ho l'impressione che la penuria di bambini sia un fatto gravemente sottostimato, cui si ricollegherà - che piaccia o no - una politica seria di gestione delle migrazioni, non solo per la spinta che viene in un mondo che deborda di esseri umani, ma perché ci sarà bisogno di braccia e cervelli.
Chi se ne occupa da tempo ha più volte segnalato l'emergenza e questo appello è venuto da tutte le posizioni politiche. Basta guardare i dati per capire le ripercussioni enormi che ci saranno. Eppure, al di là delle legittime e utili misure invocate da chi intende agevolare le famiglie a fare figli avendo strumenti economici e sociali per farlo, ormai è del tutto chiaro come in tutto l'Occidente, noi compresi, ci sia qualcosa di più profondo, che inerisce mentalità, comportamenti, costumi.

Il "Cts" ed i Casinò

Il 'Casino de la Vallée' di Saint-VincentDal 1947 in Valle d'Aosta c'è una Casa da gioco, detta il "Casino de la Vallée" di Saint-Vincent. La concessione per l'esercizio, in deroga ai divieti sul gioco d'azzardo, è in capo alla Regione Valle d'Aosta, che per almeno mezzo secolo ha tratto notevoli frutti dalle "decadi", cioè i pagamenti periodici in percentuale sulle entrate. In anni difficili per le casse regionali, il bilancio della Valle si è retto su questa entrata, come avevano intuito i politici che lavorarono per l'apertura. In termini occupazionali il Casinò ha avuto un ruolo importantissimo e lo stesso vale per l'indotto turistico. Saint-Vincent è stato un brand importante, associato a manifestazioni ludiche, come il famoso "Disco per l'Estate" ed a iniziative culturali, fra le quali ha spiccato sempre il "Premio di Giornalismo". Era interessante questa modellistica: per celare il volto oscuro del gioco, gli amministratori del Casinò e quelli della Regione avevano capito come si dovesse far convivere la spinta ai tavoli da gioco con un'immagine decorosa di impegno culturale.

I tuoi interrogativi

Interrogativi...L'identità è una strana storia. Ci pensavo leggendo un libro che racconta dei pianeti del nostro sistema solare con la certezza che di alieni lì non ce ne possono stare perché inospitali. Mentre la Terra, almeno per la nostra specie, resta il meglio, pur con equilibri strani che ci consentono la vita, malgré nous ed almeno per ora.
Per l'ennesima volta letture di questo genere, che raccontano a loro volta di entità ancora più grandi, fatte di galassie, di stelle, di buchi neri e tutte le altre stranezze, mi fanno sprofondare in quegli interrogativi antichi quanto l'uomo nella banale sequenza «chi siamo?» e «dove andiamo?». Quando studiavo filosofia al Liceo, con un mio compagno di banco, fondammo una sorta di teoria onnicomprensiva su questi temi tosti, che ci venne smontata dal sagace professore che ci spiegò passaggio per passaggio che questa nostra metafisica non era altro che un puzzle mal assortito di pezzi già visti da altri autori di cui eravamo indegni. Anche lo studio delle religioni, con cui mi sono esercitato, mi hanno portato ad un discreto misticismo, ma senza risposte certe.

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