blog di luciano

La damnatio memoriæ e l'Autonomia

La storica foto ritoccata del discorso di Lenin del 5 maggio 1920 in piazza Sverdlov a Mosca, con la 'cancellazione' di Lev Trockij e Lev KamenevFra le letture che mi capita di consigliare quando mi chiedono perché bisogna essere federalisti, segnalo sempre un libro profetico contro le logiche del totalitarismo, uscito nel 1949 e scritto da George Orwell. Si tratta di "1984", che si ispirò in parte all'Unione Sovietica di Stalin. Il protagonista lavora al "Ministero della verità", dove le persone "rivedono" la storia, cancellando ogni traccia di coloro che sono caduti in disgrazia presso il Grande Fratello.
Era quanto avveniva in Unione Sovietica in quegli anni in cui non solo si facevano secchi i nemici, ma li si cancellava dai libri di storia e persino - con una logica tragicomica - dalle fotografie ufficiali. Anche fascismo e nazismo - ecco l'equidistanza del federalista - facevano le stesse cose con odio verso i "nemici" ed epurazioni verso chi non era in linea con i regimi.

Il coraggio di dire quel che si pensa

Il Presidente Sergio Mattarella durante l'intervento al Meeting di RiminiLeggo di un'insegnante in piazza Chanoux, nella periodica protesta dei "no-vax" valdostani, che avrebbe usato il termine «dittatura sanitaria» per l'obbligo del "green pass" e per il fatto che debba pagarsi i tamponi per andare a scuola, rifiutando il vaccino. Mi stupisco che si stupisca: se decidi di essere anti-vaccinista, perché mai e in nome di che cosa non dovresti, in cambio della tua scelta antisociale, pagare un prezzo?
Troppo comodo fare i "duri e puri" per ottenere una via di uscita per non vaccinarsi a spese del pubblico.
Io seguo, per convinzione, la logica vaccinista indicata anche autorevolmente dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e da Papa Francesco. Giusto per citare due personalità che hanno preso partito nel dibattito non inseguendo le posizioni silenti e furbesche di chi nulla dice per compiacere gli uni e gli altri con spregevole posizione cerchiobottista. Io non sono fra quelli e prendo posizione, perché su certi temi bisogna essere chiari e non si possono tenere i piedi in due scarpe.

I silenzi sui talebani

Tahar Ben JellounTahar Ben Jelloun è uno scrittore marocchino o meglio berbero (una differenza esiste) che vive in Francia ed è noto per essere il più famoso romanziere di lingua francese, ma anche per i suoi interventi importanti e schietti sull'Islam. Lo ha fatto, pubblicato anche da "La Repubblica", sugli avvenimenti recenti in Afghanistan, ma seguendo il filo di un pensiero più volte espresso.
Così scrive quando io stesso, nel mio piccolo e anche pensando all'importante comunità islamica in Valle d'Aosta, mi chiedo: «Un silenzio assordante dei paesi musulmani ha accolto la vittoria dei talebani in Afghanistan. Indifferenza o semplice passività, o piuttosto una vecchia abitudine a non dire nulla, a non fare nulla quando l'Islam viene usato per un compito indegno dei suoi valori?».

L'Afghanistan dolente

I talebani durante la presa del potere in AfghanistanSiamo spesso senza memoria, investiti come siamo da un uragano di notizie quotidiane, anche i più informati rischiano di perdere dei pezzi, me compreso. Ci si sofferma sull'attualità, rapidamente bruciata e sostituita da altro, in una frenesia che cancella la storia.
Lo pensavo leggendo un editoriale su "L'Express" di Éric Chol, che sull'Afghanistan effettua l'impresa non facile di un riassunto breve delle puntate precedenti ma non remote.
Eccolo: «Il y a ces images des tours du "World Trade Center", transformées en quelques minutes en un amas de ferraille et de cendres, qui demeurent gravées sur nos rétines, vingt ans après le 11 Septembre. Ces autres images, prises quelques mois plus tôt, de ces bouddhas géants de la vallée de Bamiyan, rasés par les talibans après une fatwa du mollah Omar. Ces femmes afghanes, cadenassées chez elles, et interdites d'école et de travail au nom d'une idéologie moyenâgeuse».

Il Gatto Maimone

Il terribile Gatto Maimone in una stampa di inizio '900Credo che nel retaggio della memoria di ciascuno di noi ci siano i metodi, anche divertenti per loro e meno per noi, con i quali i nostri genitori cercavano di tenerci buoni. Non esistevano grandi manuali di apprendimento e si lavorava sul buonsenso ed il passaggio generazionale. Ricordo quando nacquero i miei figli l'horror vacui rispetto a come ci si dovesse comportare e naturalmente il procedimento più semplice è in parte quello imitativo, seguendo le abitudini culturali che ci hanno forgiati.
Più volte ho pensato - spero che si capisca l'ironia, ma preciso che è così - che ci vorrebbe una "patente di genitorialità", prima di mettere al mondo dei bambini ed impegnarsi di buzzo buono per educarli. Un paradosso apparente che si sgretola in un battibaleno, quando vedi in giro bambini maleducati che sfociano in adolescenti teppisti ed adulti conseguenti. Sarà pur vero che certe rudezze dell'educazione parentale di un tempo sono state legittimamente bandite, ma certo buonismo e determinate mollezze non mi pare che diano grandi frutti.

Il Milite ignoto

Il sacello del Milite Ignoto all'Altare della PatriaSentirete parlare di questi tempi di una celebrazione, fatta propria anche dai Comuni valdostani ed accolta anche dalla nostra Regione (faccio parte di una Commissione che si è occupata dalla questione), dell'anniversario del Milite Ignoto, cent'anni dopo. Per capire di che cosa si tratti vi propongo, per la scarna e non troppo retorica descrizione, quanto scritto sul sito dell'Esercito: "Dopo la Prima guerra mondiale, le Nazioni che vi avevano partecipato vollero onorare i sacrifici e gli eroismi delle collettività nella salma di un anonimo combattente caduto con le armi in pugno. L'idea di onorare una salma sconosciuta risale in Italia al 1920 e fu propugnata dal Generale Giulio Douhet. Il relativo disegno di legge fu presentato alla camera italiana nel 1921. Approvata la legge, il Ministero della guerra diede incarico ad una Commissione che esplorò attentamente tutti i luoghi nei quali si era combattuto, dal Carso agli Altipiani, dalle foci del Piave al Montello; e l'opera fu condotta in modo che fra i resti raccolti ve ne potessero anche essere di reparti di sbarco della Marina".

Libertà mai a vanvera

Un esempio di uso sbagliato del concetto di libertà durante una manifestazione no-vax ad AostaVorrei fare un minimo di chiarezza su questa questione dello sbandieramento della parola "Libertà", che viene usata e spesso abusata attorno alle misure che riguardano la necessità di debellare il virus che ha causato la pandemia ancora in corso.
Avevo messo da parte per farlo un articolo di qualche settimana fa di Pierluigi Battista su "Huffpost" nella sua rubrica quotidiana "Uscita di sicurezza". Riguardava appunto la questione della libertà, posta in questi termini: «Attenzione, però, a liquidare le riflessioni sulla libertà come moleste elucubrazioni, e lo studio sui limiti del potere dello Stato sui corpi ("habeas corpus", ricorda qualcosa?), il confine tra libertà individuale e responsabilità collettiva come se fossero una mania da refrattari mimetizzati, o addirittura, bersagliati in questo modo nelle manifestazioni più fanatiche di insofferenza al dibattito critico, annunci di diserzione. Lo spirito di caserma mal si concilia con la libera discussione. Ma io, da vaccinista ultrà, da fervido sostenitore della necessita del green pass, penso che non sia una fisima anarco-individualista la preoccupazione per i temi della liberta: libertà di lavorare, di andare a scuola, eccetera».

La vecchiaia

Le differenze con gli anziani...I miei genitori - papà ci ha lasciati a 86 anni, mia mamma ne compirà 91 - mi hanno mostrato, in un'esperienza condivisa assieme a mio fratello Alberto, il volto difficile dell'età avanzata, sia per loro che per noi.
Per chi ha avuto la fortuna di avere dei figli l'impressione è evidente e dolorosa: più invecchi e più regredisci come se, nella chiusura di un cerchio della vita, tornassi in qualche modo bambino con difficoltà di camminare, di parlare e di fare - colpisce scriverlo - i propri bisogni.
Ma mentre il bambino progredisce ed impara, l'anziano regredisce e perde i colpi per il declino fisico e spesso viene meno parte del senno e molti cadono nell'oblio. Tocca a noi adulti già bambini per i nostri papà e le nostre mamme assumere, in un'inversione dei ruoli, decisioni importanti ma difficili per loro, quando ne hanno bisogno nel tratto finale della loro vita.

Quel che verrà

La torre potrebbe sta su anche senza un pezzo...Non c'è scritto da nessuna parte, ma Ferragosto appena finito è un paradosso: ci si trova nel culmine dell'estate con uno spirito - se si può - sbarazzino ed in più alcuni non sono ancora andati in vacanza, ma già si avverte come la stagione ci costringa a guardare avanti, al famoso rientro. Ho letto una battuta efficace: «Ferragosto è la domenica dell'estate».
Questo significa incominciare a fare i conti con tante cose che incombono: c'est la vie! Viene in mente la frase sardonica di Charlie Chaplin: «Nulla è permanente in questo mondo malvagio, neanche le nostre preoccupazioni».
E' vero che questo prospettare il dopo estate avviene pigramente e mai come quest'anno con un senso amaro di disillusione per la speranza speranza svanita che la pandemia non dico sparisse ma ci desse una pausa estiva. Invece, basta scorrere i dati per capire che l'autunno non sarà facile e bisognerà stringere i denti.

La passeggiata in montagna

Escursionisti in montagnaLa passeggiata in montagna è un classico per chi passa questi giorni di vacanza sulle Alpi, che culminano con l'odierno Ferragosto. Lo potremmo verificare percorrendo i 1.200 chilometri di lunghezza ed i trecento di larghezza di questa catena in cui la Valle d'Aosta è incastonata. Non credo che ci siano località dove non si vedano frotte variegate di persone che si infilano in sentieri, di vario genere. Mi riferisco ad itinerari facili, per famiglie, e non ad escursioni o all'alpinismo, che sono tappe ben più complicate nel cammino della scoperta della montagna.
Se penso all'infanzia ci sono ricordi di molti momenti di passeggiata in famiglia e con gli amici, in cui si forgiava quella parte di conoscenza dell'ambiente montano, che un tempo era normalità nel dare notizie di base a noi montanari in crescita.

Condividi contenuti

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri