blog di luciano

Meglio la Festa della Valle d'Aosta

Un momento della celebrazione dell'anniversario dell'AutonomiaHo partecipato, com'è avvenuto molte volte, alla celebrazione dell'anniversario dell'Autonomia. Cerimonia ancor più sottotono del solito per via del "covid-19" e delle restrizioni conseguenti.
Per altro - diciamocelo con sincerità - la data del 26 febbraio non ha mai avuto una risonanza popolare, per quanto resti un passaggio importante per l'ordinamento politico e l'assetto costituzionale contemporaneo. Per essere sincero, i valdostani all'epoca speravano in un'Autonomia ben più forte, ma così emerse dalle vicende della storia.
Per questo proposi, come data simbolo di una nostra vera e propria "Festa della Valle d'Aosta", il 7 settembre. Da una parte è da sempre festività ad Aosta perché San Grato è Santo Patrono della Diocesi di cui dovrebbe essere stato secondo Vescovo, dall'altra risulta una festa laica, essendo questa la data canonica delle udienze dei Savoia nel Duché d'Aoste. In più ad abundantiam, per caso, data di emanazione dei decreti luogotenenziali del 1945, alla base dell'attuale regime autonomistico prima dello Statuto e quasi più marcante dopo la Liberazione.

La Consulta contro l'Autonomia

L'ex ministro Francesco Boccia con i simboli delle Regioni italiane'L'Autonomia valdostana - di cui oggi si festeggia la Giornata di emanazione dello Statuto, avvenuta 73 anni fa - esce acciaccata dall'ultima decisione della Corte Costituzionale di invalidare per incostituzionalità parte della legge regionale con cui la Valle d'Aosta si era ritagliata delle possibilità di adeguare le regole legate alla pandemia alle proprie condizioni particolari. Legge per altro quasi identica rispetto ad analoga normativa della Provincia di Bolzano, che non venne impugnata a tempo debito a dimostrazione di come per Roma ci siano, fra Autonomie speciali, due pesi e due misure. Questione davvero grottesca dal punto di vista giuridico, di cui i giudici costituzionali non hanno tenuto conto e ciò è quantomeno curioso, però esemplare di una visione centralista come aria dei tempi di cui diffidare.

Avanti con i vaccini!

Il vaccino contro il 'covid-19' della 'Pfizer'Esiste un'evidente omissione di comodo sulla questione dei vaccini. Sappiamo tutti che l'unica vera soluzione per stoppare il virus, come avvenne per pandemie del passato, è una campagna vaccinale seria e condivisa. E tutti si spendono su questo tema, ma esiste un'area oscura composta dai "noVax" e dagli indifferenti, sapendo come i primi assai aggressivi e diffusori di balle spaziali influenzino quella parte di popolazione debole e pronta ad inseguire strade sbagliate.
Per cui - mi autodenuncio - come «babbeo neopositivista», essendomi vaccinato anche in età adulta, visto che ho fatto il vaccino esavalente, quando sono nati i miei primi due figli non avendo fatto - e non so perché - nessuna malattia infantile, pur frequentando i miei coetanei «untori».

Donne condannate a morte

Agire con efficacia contro la violenza sulle donne!Leggevo in queste ore da un giornale qualunque: "Nel 2021 c'è stato un femminicidio ogni cinque giorni. Ieri a Trento ed a Ferrara le ultime due vittime della violenza degli uomini. In un caso l'ex era già stato arrestato. Victoria Osagie, Roberta Siragusa, Teodora Casasanta, Sonia Di Maggio, Piera Napoli, Luljeta Heshta, Lidia Peschechera, Clara Ceccarelli, Deborah Saltori, Rossella Placati. Sono i nomi delle donne uccise in questi primi 53 giorni dell'anno. Nelle sole ultime 48 ore su Deborah Sartori si è abbattuta la furia del marito da cui si stava separando: un colpo d'accetta al collo non le ha dato scampo. Per l'omicidio di Rosella Placati, trovata morta con il cranio fracassato, è stato fermato il compagno".
La morte quasi ogni giorno di donne vittime dei propri mariti, compagni o fidanzati è un tragico segno dei tempi sul quale riflettere e stupisce persino l'efferatezza con cui si compiono questi crimini e anche un voyeurismo giornalistico nella loro descrizione.

Next Generation: davvero?

Il passaggio tra anziani e giovaniIl futuro, l'avvenire, l'orizzonte: ci sta assolutamente l'idea che la Politica guardi al domani e più distante e meglio è. Nulla di peggio che guardare solo all'oggi.
Ecco perché mi è piaciuto moltissimo un articolo-editoriale di Mattia Ferraresi, caporedattore del quotidiano "Domani". Quel che mi interessa moltissimo da tempo è il risvolto drammatico del crollo demografico, che è tema in primo piano da anni, oggi sotto i nostri piedi come non mai.
Scrive l'autore dell'articolo: «Qualcuno ha osservato che l'arrivo di Mario Draghi al governo segna il passaggio concettuale dal "Recovery fund" al "Next Generation Eu", cioè dalla mera conservazione dell'esistente alla speranzosa proiezione verso il futuro. Sinceri urrà per il cambio di prospettiva. Ora però è anche il momento di chiedersi: come sarà la prossima generazione che desideriamo servire allocando razionalmente risorse strategiche? La risposta brutale è che sarà piena di vecchi».

Un anno di pandemia

Un cartello anti-assembLamentoDunque è ormai un annetto che conviviamo con l'epidemia. Il virus era arrivato da distante, da quella Cina che appariva remota, mentre abbiamo poi scoperto che il mondo globalizzato agevola le malattie, che viaggiano con noi da un Continente all'altro. Poi, naturalmente, abbiamo verificato che non era neppure così e che il "covid-19" era già arrivato da noi mesi prima, come se tastasse il terreno con avanguardie prima di aggredire anche l'Europa.
Questo "Coronavirus" ha cambiato la nostra vita. Due gli aspetti macroscopici, che ognuno alla fine riversa nelle proprie esperienze personali e si mischiano l'un l'altro. La prima questione è il "confinamento", termine che preferisco a "lockdown", e cioè quell'obbligo di stare chiusi in casa, per me attenuato dal lavoro radiotelevisivo, comprensivo di un lungo ciclo di trasmissioni radio per raccontare l'evoluzione della malattia anche con dolori, paure e morti.

La vita è una matrioska

Matrioske...Immagino che ognuno di noi abbia delle date in testa, che segnano tappe della propria vita. A parte quella di nascita, che tocca ripetere in modo ossessivo ogni volta che completiamo qualche formulario, grazie ad una burocrazia che vuole aver certezza ogni volta su chi siamo, ci sono dei cippi che segnano la nostra esistenza.
Ne azzardo due nel mio caso: 22 febbraio 1980, quando entrai alla "Rai" come praticante giornalista ed il 2 luglio 1987, quando divenni deputato. Ne potrei aggiungere altre e non solo gioiose, ma anche dolorose, perché invecchiando non solo accumuli esperienze, talvolta soddisfazioni, ma anche perdite e delusioni. Un insieme su cui ogni tanto fai dei bilanci e certo, nel tirare le somme, conta il tuo carattere. Ed io, a costo di essere considerato un ebete, cerco di vedere sempre qualche lato positivo, certo quando è possibile farlo.

"Baruffe chiozzotte" e «Cogne roudze Cogne»

Pescherecci a ChioggiaCi sono volte in cui uno non sa bene da dove si possa cominciare, perché il flusso dei pensieri zampilla da solo.
Così si potrebbe circoscrivere con un vecchio modo di dire: "tutto il mondo è paese". Questo motto proverbiale è usato in genere con connotazione negativa. In sostanza si dimostra che certi difetti attribuiti a piccole comunità sono validi dappertutto, perché connessi all'animo umano e quindi presenti praticamente ovunque e a tutte le scale di grandezza. Ciò implica che la natura umana e le sue varianti finiscono per avere una medesima radice, per quanto questa constatazione non sia consolatoria. Meglio non rassegnarsi, quando la posta in gioco è importante e bisogna capire meglio le cose. Così emergono altre espressioni che mostrano l'universalità dell'umanità nei suoi comportamenti. Una collegata ad un posto che visitai, affacciato sulla laguna di Venezia, Chioggia.

Di lotta e di governo?

Il primo Consiglio dei Ministri del Governo DraghiL'interrogativo è interessante: si può essere di lotta e di governo? E' un vecchio tema, che penso diventerà ben presente con il Governo Draghi, visto che la maggioranza che lo regge è multicolore e questo significa, in soldoni, visioni diverse su problemi cruciali. Quando lentamente svanirà la nebbia della retorica, lo scenario mostrerà queste differenze e la tentazione sarà quella del doppio binario appena evocato: essere di lotta, cavalcando temi delicati in contrapposizione con la maggioranza della propria maggioranza, ed essere di governo, cioè farlo senza andarsene rallentando tutto ed avvelenando il clima.
Ha scritto Paolo Pombeni sul sito "mentepolitica" per inquadrare il tema: «Lo stereotipo del partito di lotta e di governo viene fatto risalire agli anni Settanta e alla leadership di Berlinguer che voleva avvicinare quantomeno il PCI all'area governativa senza che questo mettesse in crisi la sua immagine di formazione in lotta contro il "sistema"».

L'incomprensione verso montagne e montanari

Mario Draghi al SenatoLa pandemia ha dimostrato alcune cose, che emergono ormai con cristallina chiarezza e sarebbe bene rifletterci, specie da parte del nuovo Governo, che nasce con un'impronta da unità nazionale di fronte alla crisi, ma con una compagine così eterogenea da sollevare più di un interrogativo. Le circostanze, tuttavia, sono eccezionali e dunque, almeno in partenza, meglio evitare di essere schizzinosi e questa apertura non significa affatto non considerare il rischio di avere brutte sorprese. Per questo è necessario essere vigili ed anche propositivi.
Inutile dire come la pandemia abbia infettato tutto, anche nella singolare commistione fra scienza e politica. Nessuno nega la necessità che gli esperti abbiano un ruolo rimarchevole, frutto degli eventi, ma sarebbe bene che si uscisse dalle troppe chiacchiere televisive e dalla cacofonia di posizioni sul medesimo soggetto. Ai decisori politici, valutato tutto quanto necessario, deve toccare l'ultima parola, di cui assumersi la responsabilità.

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