blog di luciano

Una discussione sulla democrazia valdostana

Un momento della famosa riunione del Consiglio Valle dell'ottobre 2014Sono d'accordo sulla proposta che sta emergendo di avere una sessione del Consiglio regionale della Valle d'Aosta, che preceda quella ordinaria già fissata per fine settembre, dedicata ad alcune riflessioni sullo stato dell'Autonomia valdostana. Anzi, a ben rifletterci, dovrebbe essere una buona abitudine, che vada al di là delle celebrazioni ufficiali e che sia un osservatorio politico e certo giuridico di quanto si riverberi sull'Ordinamento valdostano.
Capisco che in questa occasione esista l'impatto emotivo ed anche molto concreto e grave sulle persone colpite da quanto deciso nella sentenza d'appello della Corte dei Conti sulla nota vicenda riguardante il Casinò de la Vallée. Ma si tratta di riflettere sulle conseguenze istituzionali, al di là delle vicende dei singoli, perché quanto scritto dai giudici contabili non è affatto "acqua fresca" e rischia di avere un impatto molto forte sui poteri e le competenze della Valle e sugli spazi di libertà decisionale di Assemblea e Governo.

I ciarlatani

Eleonora Brigliadori durante una manifestazione no-vaxE' ora di riportare in auge una parola e adoperarla senza troppi scrupoli, perché utile nell'attualità ed ingiustamente confinata negli ultimi anni in un polveroso cassetto. Si tratta di "ciarlatano", che scopro avere una storia linguistica assai divertente. Si parte da una località dell'Umbria, Cerreto, da cui provenivano, nel Medioevo, venditori ambulanti e curatori improbabili, da cui deriva l'ormai dismesso "cerretano".
Dice "Wikipedia": "Il borgo è anche conosciuto come "Paese dei Ciarlatani", appellativo riconosciuto a Cerreto nel vocabolario della Crusca del 1612 e diffuso fin dal Cinquecento, quando i suoi abitanti erano descritti come: «Coloro che per le piazze spacciano unguenti, o altre medicine, cavano i denti o fanno giochi di mano che oggi più comunemente dicesi Ciarlatani [...] da Cerreto, paese dell'Umbria da cui soleva in antico venir siffatta gente, la quale con varie finzioni andava facendo denaro»".

I Parchi USA: la triste verità

David TreuerOgni tanto si scopre di aver pensato una cosa sbagliata. Meglio tardi che mai per correggersi.
Mi occupai in passato dei Parchi, in particolare della legge-quadro, quando se ne discusse una trentina di anni fa, con l'approvazione su mia iniziativa alla Camera di norme di tutela decisive per il nostro "Parco nazionale Gran Paradiso". Un Parco alpino che si avvia al secolo di vita e l'occasione sarà utile per discutere sul futuro delle aree protette.
In quella stessa occasione emerse la proposta sconclusionata di un "Parco del Monte Bianco", mai discussa con nessuno, da cui nacque in alternativa l'Espace Mont-Blanc, rimasto però né carne né pesce, come si è ben capito dal recente anniversario con una manifestazione celebrativa senza sostanza, cui non mi hanno neppure invitato, benché fossi stato uno degli ideatori ed oggi abbia la delega sulla cooperazione transfrontaliera.

La speranza

Arcobaleno ad Aosta dopo una pioggia estivaChiudo questa piccola rassegna sulle emozioni con qualche pensiero conclusivo su quanto ritengo del tutto indispensabile, come se fosse una stella cometa da seguire nella convinzione che ci possa portare laddove si stia meglio. So bene che il progresso non è un percorso piano, ma accidentato, ma non esiste altra strada.
Allora, la speranza è un'emozione? Io penso di sì. Le emozioni restano costruzioni mentali con cui dobbiamo fare i conti e la speranza è una luce che illumina i momenti cupi.
A me, come capita a tutti, succede di avere passaggi della vita che, specie in quell'affollarsi di pensieri notturni, paiono difficili e insidiosi. Al risveglio, come se il peggio fosse passato, guardo avanti e vedo soluzioni possibili.

Il disgusto

Il disgusto secondo 'Pixar'Ci sono emozioni che ci scuotono e di cui è bene tenere conto nella vita, che non è solo rosa e fiori. D'altra parte la nostra vita è la nostra vita. Come diceva Oriana Fallaci: «La Vita non è uno spettacolo muto o in bianco e nero. E' un arcobaleno inesauribile di colori, un concerto interminabile di rumori, un caos fantasmagorico di voci e di volti, di creature le cui azioni si intrecciano o si sovrappongono per tessere la catena di eventi che determinano il nostro personale destino».
Per cui nel caos ci sono anche il disgusto, il disprezzo, il ribrezzo, lo schifo. Non fa piacere, ma è così e credo che a tutti sia capitato di provarne il gusto amaro che determino, che è dovuto a diverse ragioni e ciascuno ha le sue. Nel mio caso, nella declinazione di queste emozioni, quel che più mi ha sempre colpito sono state due cose. Una di ordine generale sono i terribili comportamenti di cui siamo capaci noi esseri umani e la seconda, più intima, sono le delusioni derivanti dalle amicizie tradite, specie in politica.

Lo stupore

La sorpresa di due bimbiL'emozione della "sorpresa" è una straordinaria scarica di adrenalina, che al posto di allertarci per un pericolo incombente diffonde il suo calore e stimola la nostra attenzione in favore della "meraviglia".
Ecco, "meraviglia" mi piace molto, ha un che di fiabesco e favoloso. L'Etimologico ne ricorda i significati: "motivo di ammirazione; reazione di stupore o di sorpresa. Formazione romanza di origine latina: latino "mirabĭlĭa, cose straordinarie, sorprendenti", nome plurale reinterpretato come femminile singolare dell'aggettivo "mirabĭlis -e, straordinario, sorprendente", derivato di "mirāri, meravigliarsi". Segue l'elenco nelle varie lingue: francese "merveille", occitano "meravelha", catalano "meravella", spagnolo "maravilla", portoghese maravilha". Ricorderei anche l'inglese "marvelous".
Ricordo Platone: «La meraviglia è propria della natura del filosofo; e la filosofia non si origina altro che dallo stupore».

L'amore

I classici innamorati di PeynetNel corso del mio viaggio attraverso le emozioni, mi imbatto in una spiegazione scientifica alla quale mi inchino con rispetto: "Mentre le emozioni hanno origine soprattutto nel sistema limbico e nella parte più primitiva del cervello, i sentimenti appartengono al lobo frontale. In altre parole, i sentimenti sono frutto del pensiero astratto, invece le emozioni sono innate e geneticamente determinate in quanto frutto dell'evoluzione".
Per carità, sono gli esperti a confermare il rischio di confondere le due cose, che per me restano, parlando quest'oggi di "amore", abbastanza difficili da distinguere per mie manchevolezze.
Per me, infatti, l'Amore (azzardo la maiuscola) è davvero un motore che fa girare la mia vita. Parte, almeno così immagino, dall'amor proprio e si dilata in quel viaggio che è la nostra vita sin dal concepimento, che dovrebbe essere un atto d'amore, sino all'ultimo respiro che dovrebbe suscitare l'amore degli altri se ne abbiamo avuto diritto.

La gioia

Un esempio di gioia...Anche oggi irrompono le emozioni e lo faccio con più facilità, perché mi ci immedesimo. Ho sempre pensato quanto sia importante fare il pieno dei momenti lieti della vita. Mi è già capitato di attingere a questi in certe occasioni meno piacevoli. Penso a quando si è persa una persona cara, che ci torna dal passato e resta con noi per sempre.
Quelle emozioni che ci riempiono il cuore. Su "Riza" di Raffaele Morelli c'è una spiegazione del legame del cuore con emozioni e sentimenti: "Si può affermare che il corpo "pulsa" e vive al suo ritmo, quasi a dire che la vibrazione cardiaca contiene il segreto della vita. Il cuore è la pompa meccanica del corpo, ma anche la "centralina" dei sentimenti. Quasi tutte le culture tradizionali attribuiscono al cuore il significato di centro simbolico dell'affettività».

La paura

Una rappresentazione della paura...Dice Elias Canetti: «Non c'è sentimento che cresca più rigoglioso della paura, e saremmo davvero ben povera cosa senza le paure che abbiamo patito. E' una tendenza caratteristica degli esseri umani esporsi continuamente alla paura. Le nostre paure non vanno mai perdute, anche se i loro nascondigli sono misteriosi. Forse, di tutte le cose del mondo, nulla si evolve e si trasforma meno della paura».
Già, è davvero così e questa emozione va davvero adoperata al plurale, "paure". Ogni età ha le sue paure. Se penso a quando ero bambino, credo che sia capitato a molti, era la notte il momento in cui, almeno prima di addormentarmi, ci si distaccava dal giorno con qualche apprensione. Nella mia cameretta volevo che gli armadi fossero chiusi e le coperte ben strette. Avevo come molti un pupazzo "Ciccio" che mi faceva compagnia.

Il dolore

Dolore... celato«Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia riarsa,
era il cavallo stramazzato»
.
(Eugenio Montale)
Nel viaggio attraverso le emozioni mi imbatto nel lato scuro, quello che tutti vorremmo evitare. Mi riferisci a quell'intrico costituito da "tristezza", "dolore", "sofferenza".
Mai come in questo periodo ne abbiamo vissuti molti aspetti, al di là della ordinarietà.
La pandemia è stato un pozzo profondo in cui siamo precipitati, stentando a risalire verso la luce. La tristezza ha invaso le nostre vite, colpire nella quotidianità con un cambio repentino, che ha mutato lo scenario. Penso alla malattia, che ha creato appunto dolore e sofferenza e quel senso di apprensione che si è riversato su di noi come una patina.

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