Il vecchio e il nuovo

Mi raccontano di un giovane virgulto di area autonomista che predica per i politici vecchiotti come me una sparizione, più o meno come avvenne per i dinosauri per gli effetti di un meteorite sulla Terra. Lo fa con fantastica sicumera e sfuggono i meriti personali che gli consentano questa spietata affermazione e chissà se questa sicurezza di sé lo porterà prima o poi a vivi successi.
Facendo gli scongiuri per chi come me dovrebbe fare la fine del dinosauro, gli auguro comunque ogni bene per il suo futuro e lo vorrei rassicurare e non solo per motivi anagrafici che favoriscono già di per sé stessi il da lui agognato ricambio. Le semplificazioni del passaggio di testimone non hanno portato fortuna - per parlare di lessico politico - né alla “rottamazione” renziana e neppure alla ancora più rozza “ruspa” salviniana. Disse Renzi a suo tempo «Dobbiamo liberarci di un'intera generazione di dirigenti del mio partito. (…) Basta. È il momento della rottamazione. Senza incentivi». In Salvini la ruspa, usata all’inizio per i campi rom, diventa la perfetta metafora di una forza politica che punta a catalizzare la protesta antisistema e a fare piazza pulita e a porsi come nuovo.
Esiste - torno al punto - nella politica valdostana un ampio spazio per chi abbia la capacità di dimostrare le proprie doti, se le si possiede e naturalmente se gli elettori - sono loro che alla fine decidono della fondatezza delle ambizioni personali - le riterranno tali.
Neanche il più stupido può oggi pensare a una gerontocrazia sola al comando. Chi mi conosce sa che ho sempre valorizzato e ancora lo faccio i giovani, quando ravviso doti e capacità, ma questo non significa che l’esperienza accumulata sia una cosa di cui vergognarsi nel nome del nuovismo.
Nuovismo sarebbe da dizionario: “La tendenza ad appoggiare qualsiasi tipo di novità, anche solo apparente, in campo politico, culturale, sociale, ecc. Nel linguaggio giornalistico il termine è usato, spesso polemicamente, per indicare l’atteggiamento di chi propone, consapevolmente, innovazioni superficiali ed esteriori”.
Con il grillismo l’incompetenza dell’esordiente è stata elevata a purezza e condita dal terribile “uno vale uno” e dalla necessità di cacciare tutti “quelli di prima”. Pietro Nenni la purezza la riassunse – parlando del rapporto tra politica e morale - in modo implacabile e ironico già negli anni’60: e cioè, “nella poltica come nella vita c’è sempre un puro più puro che ti epura”.
Giampaolo Pansa, il quale al mito della positiva se mitizzata vigoria giovanilista credeva poco: “‘Amintore Fanfani diceva di non rompergli le scatole con certi ragionamenti, che un pirla di vent’anni sarà pirla anche a cinquanta, e un furbo di venti a cinquanta avrà pure più esperienza”.
Insomma: c’è spazio per tutti e sono convinto che le persone intelligenti che hanno fatto politica sanno cedere il passo e mettersi da parte, magari garantendo un loro apporto ai più giovani senza più avere posti di comando. Ma chi vuole chiuderli in un ospizio anzitempo - e con loro in sostanza gli elettori che sono sempre più anziani per motivi demografico - forse non lo fa nel nome del cambiamento, ma sperando, in mancanza di altro lavoro, di accomodarsi in politica. Che sarà pure un mestiere ma così incerto nella prospettiva temporale da obbligare chi lo scelga ad avere sempre un piano B - e il migliore è avere un’occupazione prima delle elezioni cui ritornare - che consenta serenità in caso di uscita dalla porta o dalla finestra.

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