Interessante e non retorica la scelta delle parole scelte come "Word of the Year 2025" dai principali dizionari inglesi, che forse più di altro disegnano in modo chiaro il nostro mondo che si trasforma nel segno del digitale con le sue magagne, più che con le sue doti.
Ironico ma non troppo fu Zygmunt Bauman nel dire: “Siamo passati dall'età dell'oro all'età dello schermo”.
Luciano Floridi, uno dei massimi filosofi del digitale, ha coniato il termine "Onlife" per spiegare che non esiste più distinzione tra online e offline: “La distinzione tra vita online e vita offline è scomparsa. Viviamo in una infosfera che è diventata il nostro ambiente naturale."
Parola dell’anno dell Oxford University Press è, infatti, “Rage bait” (esca per la rabbia). Si tratta di contenuti online (post, video, titoli, immagini, che vengono creati intenzionalmente per provocare rabbia, indignazione o reazioni emotive forti negli utenti, allo scopo di aumentare like, commenti, condivisioni, tempo di permanenza e traffico (spesso per guadagnare con pubblicità o visibilità). È una tattica manipolatoria diffusa sui social nel 2025 e c’è chi casca abboccando a queste esche.
Il Cambridge Dictionary propone “Parasocial” (parasociale). Termine che riguarda o implica una relazione unilaterale/parasociale, cioè un legame emotivo intenso e percepito come reale che una persona sviluppa verso una celebrità, un influencer, un personaggio fittizio (di serie/film/libri), o persino un'intelligenza artificiale/chatbot, senza che esista una vera reciprocità o conoscenza reciproca. Esempi classici: fan ossessivi di Taylor Swift o chi tratta un AI come "amico" o partner. Sembra follia, ma ormai viene praticata.
Il Collins Dictionary evidenzia “Vibe coding” (programmazione a sensazione). Confesso di avere qualche problema a capire bene di che cosa si tratti. Ma vi riporto a beneficio di chi ci arriva. Riguarda modi di programmazione in cui si usa l'intelligenza artificiale per generare un codice partendo da descrizioni in linguaggio naturale, basate su "sensazioni", idee generali o "vibes" (atmosfere/intuizioni), invece di scrivere manualmente la sintassi tecnica complessa. Popularizzato da Andrej Karpathy, simboleggia come l'AI stia democratizzando e rendendo più intuitivo lo sviluppo software nel 2025. Tutto chiaro?
Più facile la parola per il 2025 scelto dal Merriam-Webster, vale a dire “Slop “(spazzatura digitale). Descrive un contenuto digitale di bassissima qualità, spesso generato in massa da intelligenza artificiale: video assurdi e surreali, immagini strane e inquietanti, propaganda fake ben fatta, libri spazzatura scritti da bot, pubblicità creepy o fake news che sembrano quasi reali. Il termine è usato in modo ironico/dispregiativo per indicare l'inondazione di schifezze che intasa i feed online.
Tenetevi forte per la parola Dictionary.com, che sarebbe “67” (pronunciato "six seven", non "sixty-seven")
Espressione in slang “priva di significato fisso” (nonsensical / meaningless), tipica di Gen Alpha e di internet "brainrot" nel 2025. Usata come inside joke, per confondere gli altri, come risposta casuale a qualsiasi cosa, per fare casino.Spesso accompagnata da gesti (mani aperte che si alternano) o detta a raffica; il punto è proprio che non ha una definizione univoca e questo la rende virale e assurda. Insomma un grido, scritto o orale, giusto per fare casino.
Credo che tutti noi abbiamo avuto momenti del genere: dei tormentoni!
Insomma: esempi molto concreti, che mostrano l’inglese come lingua dominante e il digitale come un mostro mitologico con tante teste.