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12 feb 2026

La Serendipità e il suo uso

di Luciano Caveri

Serendipità è una parola apparentemente difficile.

L’origine è un racconto ”Peregrinaggio di tre giovani figliuoli del re di Serendippo” pubblicato a Venezia dall’editore Michele Tramezzino nel 1556. Si tratta di una raccolta di novelle orientali basate sull'opera del poeta persiano Amir Khusrau e tradotte da Cristoforo Armeno.

Il libro racconta di tre principi che affrontano varie prove e avventure e si distinguono per una qualità particolare: riescono a fare scoperte utili e sorprendenti senza cercarle intenzionalmente, grazie all’intelligenza, all’osservazione acuta e alla capacità di collegare indizi minimi.

Lo scrittore inglese Horace Walpole, IV conte di Orford lesse il libro e ne fece una versione in inglese, che lo portò ad inventare la parola serendipity, un neologismo con il quale ancora oggi, soprattutto nel campo scientifico e delle esplorazioni geografiche, indica la casualità di una scoperta inattesa che non sia stata programmata perché se ne stava cercando un'altra. Parola che adoperò in una lettera da lui indirizzata all'amico Horace Mann il 28 gennaio 1754.

In genere si evocano esempi scientifici e cioè sostanze nate per qualcosa , che si dimostrano diversamente efficaci, tipo la penicillina di Fleming, i raggi X di Röntgen, il Viagra della Pfizer. Come disse Louis Pasteur: ”Il caso favorisce solo le menti preparate”.

Dunque la serendipità, cioè la capacità di riconoscere una scoperta inattesa mentre si sta cercando altro, può valere anche nella Storia e nella Politica. Il filo conduttore è sempre lo stesso: eventi non cercati che, letti correttamente, producono svolte importanti.

Pensiamo alla Magna Carta (1215) che doveva, per impegno dei baroni inglesi, limitare i poteri reali e innesca, invece, il filone fecondo del costituzionalismo. Oppure il suffragio universale maschile (Europa XIX secolo), che nasce per calcolo politico per indebolire élite avversarie e cooptare le masse ed invece innesca la politicizzazione della società e la nascita dei partiti moderni. O ancora l’Unione Europea. La CECA nasce nel dopoguerra per gestire carbone e acciaio, non per creare un’unione politica ed invece apre il cammino al processo di integrazione europea.

Esempi di come un evento contingente può trasformarsi in una svolta strutturale.

Così nella storia italiana con il Risorgimento: da insurrezioni fallite a Stato unitario, passando dalla vicenda di Garibaldi e della spedizione dei Mille.

Il fascismo è esempio di serendipità negativa: la marcia su Roma infila l’Italia in un dedalo che sfocia nella dittatura. In positivo opera,invece, la Resistenza, che nasce per la Liberazione e si trasforma nella nascita della Repubblica con un concatenamento di eventi. Ultimo esempio: Mani Pulite e la Seconda Repubblica. Da un’inchiesta giudiziaria nasce un cambiamento forte nella storia repubblicana.

La serendipità è una chiave di lettura molto adatta alla storia della Valle d’Aosta. Molte vicende politiche decisive nella storia contemporanea non furono pianificate come tali, ma nacquero dall’adattamento intelligente a eventi esterni.

Ê interessante vedere come l’Autonomia valdostana attuale emerge da un periodo di emergenza, diventando un sistema di autogoverno e un ordinamento giuridico.

La difesa in primis fu la Jeune Vallée d’Aosta con il particolarismo valdostano e il francese difeso per ragioni identitarie e simboliche contro l’autoritarismo fascista. Spicca poi l’assassinio di Émile Chanoux, come elemento ulteriore e scatenante. La repressione culturale e politica radicalizza una riflessione inizialmente teorica. La Valle d’Aosta - in prima linea nella Resistenza - diventa caso politico nazionale e internazionale. Chanoux troneggia come riferimento fondativo post mortem grazie alla nascita dell’Union Valdôtaine che non nasce come forza di governo stabile, ma lo diventa nei fatti. Séverin Caveri lo capisce per primo, trasformando un Movimento identitario in classe dirigente per necessità.

La Valle d’Aosta non cerca l’Europa come progetto politica, ma la usa inizialmente per fondi e reti tecniche. Ma questo consente rafforzamento dell’identità europea, ruolo simbolico di “regione-ponte” con maggiore autonomia negoziale verso lo Stato.

Il francese diventa, nel tempo, un atout da giocare non solo in una logica interna o transfrontaliera, ma nel quadro vasto della francofonia mondiale.

Io spero di avere avuto un qualche ruolo legato alla serempidità, quando - a cavallo fra la fine degli anni Ottanta e Novanta - l’Union Valdôtaine reagì attraverso elezioni politiche vincenti a chi voleva isolarla politicamente, ottenendo l’esatto contrario. Spero che la mia formazione giornalistica e culturale sia stata utile, negli anni, per la comunicazione come strumento politico, nel rendere l’autonomia un tema quotidiano, non solo nei rafforzati rapporti istituzionali con Roma e con Bruxelles, ma anche attraverso la necessaria narrazione di un’Autonomia dinamica di una Regione alpina per eccellenza.

Sapendo che i contatti politici e istituzionali sono anch’essi molto spesso forieri di…serendipità.