Interessante prendere spunto da una tre giorni di riflessione sul federalismo a Valsavarenche con un pubblico di qualità composto da dottorandi di diverse Università.
Inutile dire quanto mi appassioni il tema, sapendo di come il pensiero federalista resti un nucleo importante del particolarismo valdostano, essendo coltivato dal mondo autonomista da almeno due secoli.
L’incontro è avvenuto nel nome di Émile Chanoux, attraverso la Fondation che porta il suo nome, nel solco del vecchio Collège Universitaire d’Études Fédéralistes fondato in Valle d’Aosta nel 1961, su iniziativa del direttore del Centre international de Formation européenne (C.I.F.E.), Alexandre Marc, e della Regione Autonoma Valle d’Aosta, sotto l’impulso dell’allora Assessore alla pubblica istruzione Corrado Gex.
A partire dal 1994, la Fondation Émile Chanoux si è unita al CIFE nell’organizzazione delle sessioni, che hanno avuto alti e bassi e qualche cambiamento che ormai dev’essere riassestato per affrontare nuove sfide.
La logica, anticipatrice di una didattica attenta alla geopolitica oggi di gran moda, che consentiva di studiare le principali correnti del pensiero federalista con attenzione al mio amato federalismo globale.
Anche molti altri aspetti del federalismo erano oggetto di studi specifici, come il federalismo comparato, la questione delle minoranze linguistiche e la costruzione europea.
Ciò avvenne in un dopoguerra in cui l’Europa percorreva il cammino dell’integrazione con la presenza di studenti da diversi Paesi e molti di loro - lo posso testimoniare, avendone conosciuti - hanno fatto carriera in ruoli importanti, avendo nella memoria questa esperienza in Valle d’Aosta.
Penso che sia una scuola estiva da rafforzare, perché mai in questo momento di crisi della democrazia a salvarci potranno essere i diversi filoni di un pensiero come quello federalista, che garantisce l’unanimità sulla lotta a dittature e autocrazie che sono in pieno risveglio nel mondo intero.
Una preoccupazione legittima e il punto di osservazione da una piccola Regione autonoma ci offre la possibilità di uno sguardo concreto e vigile. I segnali di un centralismo romano assai incidente e pervasivo ci sono tutti e sul fronte europeo si assiste ad un analogo atteggiamento dell’Unione europea.
Il regionalismo italiano è balbettante e disunito. Basti vedere la grave violazione di elementari rapporti di rispetto da parte dello Stato con il famoso PNRR e ora con la logica statuale di scippo della gestione dei Fondi comunitari nel nome di una avvilente governance presa in mano da Roma senza avere strumenti e conoscenze per farlo.
La proclamata difesa dell’autonomia valdostana come idem sentire di tutte le forze politiche si dimostra una costruzione fittizia per chi predica bene ad Aosta e poi razzola male non solo a Roma nella realtà quotidiana nel rispetto degli aspetti fondamentali di rispetto del vigente Statuto.
Ma non è questa politique politicienne che mi interessa, perché incontri estivi di studio e di approfondimento non sono e non devono essere forme velate di chissà quale indottrinamento, perché il federalismo copre molti di pensare. La conoscenza è una ginnastica mentale e un arricchimento personale, che serve per guardare avanti e per capire se e come trovare strumenti contro certe derive preoccupanti.
La cultura unisce anche quando la politica tende a polarizzarsi e a dividere.