L’argomento è del tutto futile ma oggetto interessante - come dire? - dal punto di vista sociologico e antropologico.
Ci pensavo in occasione di lieti eventi mondani festosi in cui ad un certo punto scatta il ballo e luoghi improbabili diventano discoteche.
Premetto che la discoteca ha colpito al cuore le generazioni come la mia. Era un luogo dove esercitare un pochino di libertà. Tra tra gli anni '70 e i primi anni 2000 la discoteca è stata il fulcro della socializzazione giovanile, una sorta di "tempio" laico del fine settimana.
Oggi sono in crisi nera e quelle della mia giovinezza sono tutte chiuse. Negli anni Novanta l’Italia contava circa 7.000 discoteche; oggi ne restano poco più di 1.400, con oltre 2.100 chiusure negli ultimi 14 anni. Molti locali storici sono stati riconvertiti in banche, supermercati, palestre o persino chiese o moschee. Secondo l’Istat, nel 2001 il 25,6% degli italiani incontrava gli amici ogni giorno; nel 2023 questa percentuale è scesa all’11,2% e scende di anno in anno.
Sulle discoteche vale il fatto che i giovani oggi preferiscono contesti più informali — bar, locali con musica dal vivo, eventi all’aperto — rispetto alle serate in discoteca standardizzate. In certi casi più che una scelta si tratta di una necessità. Se non ci sono locali ovvio che non ci si possa andare.
Per altro l’aumento dei costi di gestione con necessarie misure di sicurezza e personale che se ne deve occupare, i biglietti d'ingresso elevati e i prezzi delle consumazioni si scontrano spesso con una ridotta capacità di spesa della fascia giovanile, che seleziona con molta più attenzione dove e come spendere il proprio budget per il divertimento.
La discoteca ha perso la sua funzione di rito di passaggio. Per decenni, l'ingresso nel mondo della notte ha rappresentato l'emancipazione dalla vigilanza familiare, l'affermazione della propria identità e l'esplorazione del corpo e della musica in uno spazio collettivo condiviso.
Oggi quel rito si è frammentato in mille altri canali digitali e fisici. I grandi spazi monumentali del divertimento notturno cedono il passo a forme di intrattenimento più ibride, destrutturate e integrate nella vita quotidiana.
Eppure mi pare - ma spero non sia frutto di una mia allucinazione o di una voglia che stravolge la realtà - io resto convinto che sia un peccato che non si riabilitino le discoteche e il loro ruolo.
Altro argomento da nostalgico démodé. Seguo con la curiosità di un esploratore in un luogo sconosciuto certi tipi di musica del figlio adolescente. Come Rap, Trap, Hip-Hop e cerco di coglierne il fascino e non sempre ci riesco. Noto in alcuni dei rapper contemporanei e ne sento in versione plurilinguismo una certa vena di indicibile disagio e tristezza attraverso un tono malinconico, crudo o riflessivo. La trap ha reso questi temi ancora più diretti e “dark”, con beat malinconici e autotune che amplificano l’emozione.
La seconda riflessione si insinua quando certi giovanissimi si trovano, come da premessa, a ballare e ovviamente si buttano in pista con una selezione delle canzoni più travolgenti e ballabili che hanno segnato la storia della musica, spezzando la catena della musica tristanzuola che così tanto par essere apprezzata.
Spunta così Stayin' Alive" – Bee Gees (1977): L'inno assoluto della Febbre del Sabato Sera. Il falsetto dei fratelli Gibb e quel ritmo perfetto per camminare (e ballare) a tempo.
”Le Freak" – Chic (1978): Il riff di chitarra di Nile Rodgers e la linea di basso di Bernard Edwards definiscono il concetto stesso di groove.
Ecco ”Y.M.C.A." – Village People (1978): Più che una canzone, un fenomeno di costume e una coreografia universale che unisce generazioni.
Negli anni '80 l'elettronica invade le piste. I sintetizzatori e le drum machine creano ritmi serrati, mentre il pop diventa globale e visivo.
Elenco: ”Billie Jean" – Michael Jackson (1982): Forse la linea di basso più famosa della storia della musica. Elegante, ipnotica, ballabile dal primo secondo.
Ecco poi “Into the Groove" – Madonna (1985): Il brano che ha consacrato Madonna come regina delle piste da ballo negli anni '80. Puro edonismo pop.
Infine, sempre a titolo di esempio: “Celebration" – Kool & The Gang (1980): Il pezzo funk/pop definitivo per qualsiasi festa, capace di far muovere chiunque.
I Novanta sono il decennio della techno, dell'house che scala le classifiche pop e dei tormentoni Eurodance europei. Esempio 1: ”Rhythm Is a Dancer" – Snap! (1992): Il manifesto della Eurodance. Un riff di sintetizzatore cupo ma potentissimo che ha dominato i club di tutta Europa.
Esempio 2: ”Pump Up the Jam" – Technotronic (1989/1990): Tecnicamente a cavallo tra i due decenni, ha aperto le porte della cultura dei club al grande pubblico pop internazionale.
Esempio 3: ”What Is Love" – Haddaway (1993): Diventato un cult assoluto, unisce una melodia malinconica a un ritmo dance inarrestabile.
Brani italiani sono ben vivi impressi nella memoria collettiva. Il primo: ”Figli delle stelle" – Alan Sorrenti (1977): Un capolavoro della disco-funk italiana, registrato a Los Angeles con i migliori turnisti della scena americana. Ha un'atmosfera sospesa, elegante e incredibilmente ballabile.
Cosa dire di: «Ma il cielo è sempre più blu» - Rino Gaetano (1975), una delle canzoni italiane più iconiche di sempre.
Ultimi esempio: A far l'amore comincia tu" – Raffaella Carrà (1976): Un successo internazionale senza confini (ripreso magistralmente anche da Bob Sinclar nel 2011 per il film La grande bellezza). Un ritmo incessante che detta il passo della danza fin dalla prima battuta.
Insomma: voglia di leggerezza, magari in un posto adatto come la discoteca e con musiche che diano quel tocco di allegria che tanto a noi è servito come