Sono sempre contento quando scopro che esistono un sacco di federalisti europei. Ne ho avuto conferma poco tempo fa nell’isola di Ventotene, dove ho parlato del federalismo…alpino. Vale, a proposito, un ripasso.
Il Manifesto di Ventotene (1941), scritto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi durante il confino fascista, con il contributo di Eugenio Colorni, ma senza dimenticare Ursula Hirschmann e Ada Rossi, è considerato il testo fondativo del federalismo europeo. La tesi centrale è che le vere divisioni politiche del Novecento non sono più tra destra e sinistra, ma tra chi vuole conservare gli Stati nazionali sovrani e chi invece punta a costruire una federazione europea capace di superare i nazionalismi che avevano portato alle due guerre mondiali. Per questo Ventotene è diventata un luogo-simbolo: l'isola del confino si trasforma nel punto di partenza ideale dell'europeismo federalista, celebrato ogni anno da chi si richiama a quella tradizione (dal Movimento Federalista Europeo fondato da Spinelli nel 1943 fino ai riferimenti più recenti nel dibattito sull'integrazione europea).
Firmata clandestinamente il 19 dicembre 1943 nella casa del geometra Edgardo Pons a Chivasso . È nota anche come "Carta di Chivasso" o "Dichiarazione dei rappresentanti delle popolazioni alpine". Ricordo le presenze per la Valle d'Aosta: Émile Chanoux (che morirà pochi mesi dopo nel carcere fascista) ed Ernest Page. Per le Valli Valdesi: Osvaldo Coïsson e Gustavo Malan (da Torre Pellice), Giorgio Peyronel e Mario Alberto Rollier. Lo storico valdostano Federico Chabod non partecipò all'incontro ma inviò un proprio contributo scritto tramite Peyronel; anche Lino Binel era coinvolto ma non poté presenziare perché in carcere.
Apro una parentesi. Gustavo Malan mi disse che fra i contatti dei valdostani con i valdesi ebbe un ruolo importante Giorgio Peyronel. Fu lui a far sfollare parte della sua famiglia in Valle d'Aosta dove la moglie insegnava ed intratteneva rapporti di amicizia con gli autonomisti locali. Malan mi parlò esplicitamente di mia nonna, Clémentine Roux, che era la moglie di mio nonno René Caveri (prefetto antifascista). Era una donna energica, punto di riferimento del mondo cattolico valdostano e animatrice dell’Azione Cattolica.
Nelle Lettres di Émile Chanoux c’è un riferimento diretto: Chanoux si rivolge a lei chiedendo aggiornamenti su «ce que vous avez pu faire et sur ce que les femmes ont décidé de faire» (cosa avete potuto fare e cosa le donne hanno deciso di fare). Questo indica che Clémentine Roux coordinava o coinvolgeva un gruppo di donne in attività di sostegno (probabilmente propaganda, scuole di francese, assistenza o iniziative cattolico-regionaliste parallele al movimento maschile)
Torniamo a Ventotene e Chivasso. Entrambi i testi nascono nella fase finale del fascismo, da oppositori che immaginano l'assetto istituzionale del dopoguerra. E’ comune il rifiuto al a a centralismo statale-nazionale come causa di oppressione (quello nazionalista-bellico per Ventotene, quello linguistico-culturale per Chivasso). Entrambi usano la parola "federalismo" come principio ordinatore, sia pure a scale diverse: sovranazionale in un caso, infrastatale/regionale nell'altro.
La differenza sostanziale è di livello: Spinelli e Rossi pensano a una federazione tra Stati per superare la sovranità nazionale assoluta; i firmatari di Chivasso pensano a un federalismo interno allo Stato italiano per tutelare identità locali - comprese minoranze linguistiche e religiose - con particolare attenzione alle popolazioni alpine. Non è quindi un parallelo di contenuto ma di metodo politico: entrambi i documenti scelgono il federalismo, invece dello Stato centralista, come risposta a un potere accentrato percepito come oppressivo, ma lo applicano a piani diversi (europeo l'uno, regionale l'altro).
Questo il punto importante. Io credo - e l’ho detto ad una platea di giovani a Ventotene - che sia impossibile essere federalista europeo senza lavorare per trasformare l’Italia in uno Stato federale.