Verso il voto di fiducia

Un pensieroso Silvio Berlusconi"Fiducia" viene dal latino "avere fede", intesa come "lealtà" e non è male ricordarlo con l'approssimarsi del passaggio parlamentare decisivo per il Governo Berlusconi.
Conosco bene la procedura "tecnica": in aula, in una Legislatura quando ero Segretario di Presidenza, ero chiamato a fare la "chiama" (l'appello nominale dei deputati in ordine alfabetico) per effettuare la "conta", come si dice in gergo.
Non bisogna stupirsi che ci siano dei "venduti" in questo passaggio: è il vecchio "trasformismo" italiano che sancisce il fallimento del sistema elettorale "finto maggioritario".
Se anche Silvio Berlusconi evitasse la sfiducia, governerebbe con numeri troppo risicati e vivacchierebbe con la paura continua di agguati alla Camera sulle leggi importanti. Per altro l'opposizione è debole e divisa e non è solo una questione di leadership.
«Annamo bene»: l'espressione nel vernacolo della Capitale credo rappresenti lo stato d'animo dominante in un'opinione pubblica sconcertata.
Mai demordere, tuttavia. Scriveva anni fa Alessandro Galante Garrone: «Può valere, anche e soprattutto in giorni come questi, l'ammonimento di Calamandrei: "Non è con l'irridere la politica, col disprezzarla e coll'estraniarsene che la politica si risana: bisogna entrarci e praticarla onestamente e resistere allo schifo". Non è necessario, indispensabile andare per questo in Parlamento o iscriversi a un partito. Ma sì, resistere allo schifo: purché attivamente, con tutti i modi, anche più modesti, dei quali si dispone. Non rassegnarsi, mai».
Non solo a Roma.

Commenti

Grazie...

per la citazione da Calamandrei.

Clima romano...

Sono rientrato ieri sera da Roma, ho avuto la possibilità di incontrare alcuni esponenti politici nazionali e di scambiare qualche opinione sulla situazione politica a poche ore dal voto di fiducia.
Se la scorsa settimana, la sensazione era quella di un Berlusconi al capolinea, ieri regnava la quasi certezza che il Governo avrebbe superato la prova non solo al Senato, ma anche e soprattutto alla Camera, dove i numeri apparivano o appaiono risicatissimi senza il supporto dei finiani.
La realtà è quella di un grande caos che paralizza il Paese e ne rallenta quel processo di cambiamento e di riforme di cui l'Italia ha un disperato bisogno.

Infatti...

ormai la questione è di sostanza e non di pochi voti in più o in meno.

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