Anche argomenti futili hanno un loro perché.
Pensavo al solletico, che io inspiegabilmente non soffro e me ne sono sempre inutilmente vantato. Ognuno dei lettori è in grado di ragionare sulla propria esperienza personale e sulle proprie reazioni al solletico.
”Solleticare” è un verbo semplice e complesso nello stesso tempo. Il significato è chiaro e suona come ”stimolare con tocchi leggeri le parti più sensibili del corpo”. Se cerchi l’origine, passata dal latino alle lingue romanze, trovi lunghe dissertazioni su da dove derivi davvero, che vi risparmio.
Sappiate che gli scienziati ne stanno approfondendo i meccanismi di funzionamento e che questo avvenga, in un mondo pieno di violenze e mostruosità, suona come consolatorio.
Scrive - tradotto su Internazionale - Sam Wong sul giornale inglese New Scientist: ”In una stanza dalle pareti grigie a Nimega, nei Paesi Bassi, è in corso una strana attività. Seduta su una sedia, con la testa coperta di sensori, una persona poggia i piedi nudi su una piattaforma con due buchi. Sotto c'è un robot che la solletica con una sonda metallica. Ben presto risuonano strilla, mugolii e risate di sofferenza. In questo laboratorio dell'università Radboud i volontari vengono solleticati senza pietà in nome della scienza”.
E più avanti: ”L'obiettivo è riuscire finalmente a rispondere alle domande che hanno assillato vari pensatori, da Socrate a Cartesio. Perché soffriamo il solletico? Cosa ci dice questo strano comportamento sul confine tra piacere e dolore? Ha una funzione reale? Le risposte potrebbero far luce sullo sviluppo neurologico dei neonati, su disturbi come la schizofrenia e sul modo in cui il cervello costruisce l'esperienza consapevole”.
Lascio per ora l’articolo per dare conto di una mia ricerchina parallela.
La prima distinzione fondamentale fatta dagli scienziati è tra due tipi di solletico. C’è il Knismesis: solletico leggero (come una piuma o un insetto sulla pelle). Non provoca risata, ma un brivido o il desiderio di grattarsi. Esiste poi il Gargalesis: solletico "pesante" e profondo, applicato in zone specifiche (ascelle, pancia, piedi). Questo è quello che scatena la risata convulsa. È quello che a me non fa ridere.
Secondo molti biologi evoluzionisti, il solletico è un modo che la natura ha inventato per insegnarci a proteggere le parti vulnerabili del corpo. Non è un caso che le zone più sensibili siano proprio quelle dove si trovano organi vitali o arterie importanti (collo, addome, ascelle).
La risata e i movimenti a scatto servirebbero a scaricare la tensione e a "allenare" i riflessi fin da bambini per sfuggire a potenziali attacchi.
Per questo il solletico è quasi sempre un'attività sociale. Gli scienziati ritengono che sia una delle prime forme di comunicazione tra genitori e figli e devo dire che é facile allargare il comportamento al rapporto di gruppo con i propri amici.
La risata, in questo contesto, serve a segnalare che il contatto non è un'aggressione, ma un gioco.
Torniamo all’articolo e agli scienziati che lavorano sul solletico e un pensiero va ai volontari che si fanno…solleticare per la ricerca.
Ebbene, in pillole, si può dire che esistono reazioni personali contraddittorie in fase di studio in laboratorio, nel senso che c’è chi prova sensazioni piacevoli e chi spiacevoli. O, per dirlo meglio, il solletico all'inizio può essere divertente, ma alla lunga può diventare fastidioso e addirittura doloroso.
Personalmente l’ho visto anche nei gatti, che se piacevolmente stimolati con carezze o grattini (sino ad ottenere il famoso ”Ron ron”, cioè le fusa in italiano) giungono spesso, quando ne hanno abbastanza, ad una sorta di ribellione violenta che stupisce.
Un piccolo mistero che gli studi cercano di svelare è perché è impossibile farsi il solletico da soli. Questo suggerisce che la stimolazione dev'essere imprevedibile, e le ricerche recenti lo confermano. E stato dimostrato che il cervello di un individuo prevede le sensazioni prodotte dalle sue azioni e le sopprime.
L’articolo riprende poi il nocciolo della questione: “Forse la principale domanda a cui rispondere è perché esiste il solletico. Il fatto che lo provino solo gli esseri umani e i loro parenti più prossimi indica che potrebbe essere comparso in uno dei nostri antenati ominidi. Gli scimpanzé e i bonobo spesso si solleticano mentre giocano. (…) Il solletico si è evoluto come comportamento prosociale con lo scopo di rafforzare il rapporto tra i più giovani e gli altri componenti del gruppo. Ed è strettamente associato al gioco della lotta, spiega: azioni che se provenissero da un estraneo sembrerebbero aggressive o sgradevoli possono risultare piacevoli se compiute da parenti stretti o amici”.
Insomma, più avanti si osserva: ”Il nostro cervello fa continuamente previsioni sul mondo circostante e decide cosa può rappresentare una minaccia e cosa bisogna fare per sopravvivere. Il solletico è una stimolazione che sovverte le nostre previsioni, ma se ci sentiamo al sicuro la sorpresa può avere effetti positivi".
Dovendo riassumere, questo strano comportamento sarebbe una bizzarria evolutiva di cui dovremmo essere grati, perché ci allena a come reagire in contesti ben diversi da quelli giocosi a cui associamo il solletico!