Il chiostro contro il Grand Guignol della cronaca
C’è un momento, ogni giorno, in cui il corpo chiede silenzio. È un bisogno quasi fisiologico, prima ancora che filosofico: la quiete come respiro, come pausa necessaria tra un pensiero e l’altro. E poi, quasi per riflesso, accendiamo la televisione. O, più spesso ormai, scorriamo lo schermo di un telefono che teniamo in mano come un piccolo animale domestico irrequieto.
Ed ecco che quella quiete cercata si rompe contro un muro fatto di sangue, di cronaca nera, di violenza raccontata con la stessa cadenza con cui un tempo si raccontava il meteo. Il richiamo al Grand Guignol non è casuale. Era ...
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