La prevalenza del mugugno

Ogni giorno della vita è unico, ma abbiamo bisogno che accada qualcosa che ci tocchi per ricordarcelo. Non importa se otteniamo dei risultati o meno, se facciamo bella figura o no, in fin dei conti l’essenziale, per la maggior parte di noi, è qualcosa che non si vede, ma si percepisce nel cuore.
(Haruki Murakami)
Ho già scritto più volte di come la pandemia ci abbia resi peggiori. I difetti di ciascuno – e io mi occupo anzitutto dei miei – si sono accentuati, come se l’amara lezione, condita da mille altri problemi che ci angustiano, non fosse servita a guardare il mondo con occhi migliori, come auspicato nella citazione all’inizio.
Eppure ci sarebbero state tutte le buone ragioni per fare di necessità virtù, pur depurata dal rischio retorico dei tempi difficili. In genere le difficoltà e le paure dovrebbero aggregare, mentre il seme della divisione sembra essere prevalente. Chi vede il mondo dal suo interesse per la politica, come il sottoscritto, passa il tempo ormai a stupirsi del germe della litigiosità, spesso davvero fine a se stessa.
Quel che trovo di questi tempi francamente insopportabile è la carica rivendicativa, astiosa e martellante, che si respira un po’ ovunque, creando difficoltà e asperità nella vita comune. Non fa eccezione chi si trovi in politica ad operare scelte, com’è proprio dovere fare, e qualunque strada si intraprenda si accorge che a farsi vivi sono ormai solo più i contrari per partito preso, i professionisti del no, i cavalcatori del dissenso.
Più in generale – fatti salvi dunque i fenomeni ormai patologici appena descritti – esiste un’attitudine, che trovo deprimente, che ruota attorno a due verbi che fotografano meglio di qualunque istantanea quanto vorrei dire.
Il primo viene dal genovese, lingua bellissima, che è stata esaltata dal grande Fabrizio De André, ed è “mugugnàre”, che sarebbe “emettere sordi brontolii di scontento e risentimento. E’ facilmente comprensibile che si tratto di una onomatopea, cioè un fenomeno che si produce quando i suoni di una parola descrivono o suggeriscono acusticamente l'oggetto o l'azione che significano. Possiamo dire che fa il pari con “brontolàre”, che sarebbe “esprimere risentimento a bassa voce, anch’essa una parola imitativa che riproduce il rumore cupo della voce umana e del tuono.
Questo è quanto registro come rumore di fondo di questi tempi. Ho già scritto tante volte su chi pratica lo scaricabarile, su chi non si assume le proprie responsabilità, su chi cavalca la protesta senza mai fare proposte su chi ritiene il senso del dovere come qualcosa di sorpassato.
Ma anche il mugugno e il brontolio non scherzano affatto e sono diventati fenomeni ordinari e non straordinari. Mi domando naturalmente a chi giovi questa strisciante insoddisfazione che avvelena l’ambiente e i rapporti umani.
Ribadisco ogni volta che appartengo alla categoria stolida degli ottimisti, che cercano in ogni cosa il lato buono, anche quando c’è poco da stare allegri o speranzosi. Credo che avere questo spirito sia una benedizione, che mi rende tuttavia ancora più insopportabile certa deriva nei rapporti umani e in quelli professionali.
Ma nello scriverlo non vorrei che mi si desse infine del barbottone, non mi piace mugugnare…
 

Il sistema delle Partecipate

L'insegna sul palazzo di 'Finaosta'La stagione dei bilanci e delle assemblee nella Partecipate regionali, siano esse dirette ("Finaosta", "In.Va.", "Casino de la Vallée") o indirette ("CVA", impianti a fune, "VdaStructure"), pone chi si occupa del settore di fronte al sistema complesso sviluppatosi negli ultimi quarant'anni, che permea la nostra economia attraverso il capitale pubblico della nostra Regione autonoma.
Non è solo una questione di responsabilità, derivante dal famoso controllo analogo e dalla governance attraverso strumenti di programmazione nel quadro della legge Madia (normativa ormai da riformare!), concepita per riordinare e meglio governare il settore anche nel rispetto dei limiti di spesa pubblica.
C'è di più e mi riferisco alla necessità, attraverso la scelta degli amministratori che se ne occupano, di capire sempre meglio le necessità di razionalizzazione di queste partecipazioni e del loro buon funzionamento nel delicato equilibrio fra l'autonomia delle società e la coerenza delle loro azioni rispetto al programma di governo, in più nella ripartizione dei poteri da rispettare fra Governo regionale e Consiglio Valle.
Proprio i quarant'anni della mamma di tutte le Partecipate, la "Finaosta", obbliga la politica a trarre un bilancio complessivo del passato per capire come agire in futuro. Avendo anche da analizzare una recente sentenza, la numero 153/2022 depositata in data 17 giugno 2022 sui compensi di "Finaosta". Sentenza favorevole alla Regione contro lo Stato, che a mio avviso contiene elementi significativi sul rapporto fra legislazione statale e poteri regionali sulle Partecipate, che consentirebbero - ma è il mio pensiero - maggiori spazi di libertà alla Valle d'Aosta grazie allo Statuto di Autonomia de alla competenza primaria anche in questa materia.
Intanto in primo piano ci sono temi concreti. Il rilancio e il ripensamento del ruolo di "Finaosta", un lavoro attento di tutela del settore idroelettrico attorno al tema delle concessioni in scadenza e alla modernizzazione degli impianti, importanti operazioni con "VdaStructure" alla luce del rafforzamento dell'area Cogne grazie al nuovo socio taiwanese dell'azienda siderurgica. C'è poi la necessità di nuovi assetti del settore degli impianti a fune nel contemperamento dell'avvenire dei grandi comprensori e delle piccole stazioni, così come il settore della digitalizzazione con "In.Va." si dovrà allargare alle nuove sfide del settore, mentre prosegue il lavoro per la riduzione della presenza del pubblico in "Aosta Factor", per non dire del ruolo di "SIV" nel completamento del campus universitario e soprattutto del nuovo ospedale.
Importante è anche il da farsi sulla Casa da gioco di Saint-Vincent a chiusura dell'attuale situazione alla fine del concordato in essere con l'ipotesi su cui lavorare di una possibile privatizzazione. Società di Servizi (società "in house")  la cui mission è finalizzata a supportare l'Amministrazione regionale nello svolgimento di attività e di  funzioni istituzionali attraverso, in particolare, la fornitura di servizi di interesse generale diretti alla promozione della coesione sociale.
Dossier complessi da seguire - ciò spetta al Dipartimento Partecipate in cui rafforzare le risorse - in collaborazione con la sezione di Controllo della Corte dei Conti e nel rapporto periodico con gli strumenti di programmazione che sono annualmente analizzati in Consiglio regionale e bisognerà tenere conto anche dell'applicazione della rinnovata normativa in tema di partecipazioni regionali di recente approvata. E che oggi va misurata anche con la già citata sentenza della Corte Costituzionale, sapendo come ci voglia una coerenza complessiva fra i programmi di governo e il lavoro di prospettiva nel settore delle Partecipate regionali.
Quel che è certo sta nella peculiarità dei soggetti di questo nostro settore con società che operano in campi così differenti tra loro, tanto che, a livello nazionale, è davvero triste che lo Stato sembri non rendersene conto, ma persista spesso un'evidente cecità.

Morte senza dignità

Marco PatucchiLa Corte Costituzionale, con una sentenza di quest'anno, non ha consentito il referendum sull'eutanasia, perché con lo strumento abrogativo proposto non si sarebbe, secondo la Consulta, ottenuto un risultato accettabile.
La responsabilità - ma gli stessi giudici lo avevano già fatto in passato - sarebbe ora del Parlamento, che sul tema appare come paralizzato e, si sa, come questo derivi da una chiusura posta dall'influente componente cattolica, schierata nella logica del «no» della Chiesa con un'opposizione sempre più difficile da capire. Basta guardare alle legislazioni di civilissimi Paesi europei nella materia e capire che ci sono spazi per evitare abusi e storture.
Giusto l'altro giorno - e sono sempre momenti difficili - mi è stata raccontata, per l'ennesima volta, la sofferenza derivante del meccanismo della sedazione profonda per un malato terminale di cancro con parenti in attesa fra mille l

Alpi in lutto

Il ghiacciaio della Marmolada dopo il crollo del seraccoLa tragedia della Marmolada, ci mette di fronte - in modo drammatico con morti e feriti a causa del distacco di un seracco con valanga conseguente - al fenomeno ormai noto dello scioglimento dei ghiacciai, uno degli aspetti macroscopici causati dal riscaldamento globale.
L'eccezionalità di questa estate torrida si somma ad un inverno senza neve che alimentasse le masse di ghiaccio. Fenomeno di punta di un percorso ormai reso manifesto dagli scienziati, con buona pace dei negazionisti che ci sono anche su questo. Se anche i governanti del mondo invertissero con rapidità la tendenza in atto, l'abbrivio esistente porterebbe comunque ad una vasta e progressiva spoliazione dei ghiacciai con montagne ridotte all'osso.

Futilità estive

La pizza...La futilità per fortuna domina molte discussioni estive a fare da contraltare alle notizie orrende che si sommano in questo 2022, che pare un concentrato di tragedia da cui ci si può esentare ogni tanto senza complessi di colpa.
Scrive Milan Kundera e se lo dice lui mi fido: «Fin dall'inizio della storia l'uomo non ha conosciuto che il mondo tragico e non è capace di uscirne. L'età della tragedia può aver fine solo con una rivolta della frivolezza».
Ho assistito in queste ore ad alcuni estratti di frivolezza. Attorno ad un ombrellone ho sentito disquisire a lungo su quale sia la pizza migliore e devo dire che il repertorio che ho visto sfoderare è stato vastissimo e circostanziato. Alta, bassa, croccante, morbida, rotonda, quadrata, nel pentolino. E il segreto? Il segreto della pizza è l'acqua, anzi il segreto è il pomodoro, no la farina, però l'impasto è pure più importante del forno a legna.
Tuttavia, come scordare l'olio, la mozzarella e ogni ben di dio per arricchirla?

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