Contro le pecore nere

Non so francamente se sia meglio il senso del dovere o quello di responsabilità.
Plastica Oriana Fallaci sul dovere: “In Italia si parla sempre di Diritti e mai di Doveri. In Italia si finge di ignorare o si ignora che ogni Diritto comporta un Dovere, che chi non compie il proprio dovere non merita alcun diritto”.
E con José Saramago sulla responsabilità: “Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere”.
Quel che è certo è che ci sono occasioni in cui mi sento obbligato a rifarmi a questi due principi. Talvolta, come reazione a chi non sembra conoscerne il contenuto, mi capita che mi salti la mosca al naso.
Così mi è capitato, a latere di una discussione politica in Consiglio Valle (espressione ben più poetica e politicamente pregnante di Consiglio regionale), di dover segnalare come personalmente considero grave e antisociale il comportamento di chi sembra non badare ad alcuni aspetti fondamentali.
Il caso citato era esemplare. Siamo 35 consiglieri che vivono in comunità, finito il periodo di maggior confinamento con riunioni in remoto. Nella sola Giunta regionale 5 assessori su 8 si sono buscati il COVID-19 e il contagio ha colpito nel tempo parecchi consiglieri regionali. Normale che sia così e chi fa politica incontra molte persone e dunque si è a rischio.
Questo implica autodisciplina e comportamenti urbani di chi si frequenta con continuità. Che siano i gesti barriera, fatti di mascherine, distanziamento e uso di disinfettante, quel che importa è rispettare regole che non sono difficili da seguire.
La presenza di malati ha creato un ricorso routinario ai tamponi come strumento utile per essere testati. Sessioni ordinarie o straordinarie consentono di avere qualche sicurezza in più. Appurato che qualcuno non faceva i tamponi con regolarità, mi sono espresso in aula in modo semplice e diretto. In sostanza per me è inconcepibile non ricorrere a modalità che consentano di essere più sereni per sé e per gli altri.
Chi si disinteressa o milita per una obiezione consapevole va considerato come indegno. Ciò vale per tutti i cittadini chiamati a screening che servono per circoscrivere l’ambito di possibili focolai. Esiste un obbligo morale, che nel migliore dei mondi possibili dovrebbe essere anche giuridico, che deve spingere a pratiche sanitarie giuste in periodi eccezionali, che non consentono spazi a visioni falsamente libertarie o posizioni egoistiche. Peggio ancora chi coltiva ideologismi farlocchi che falsificano la realtà della pandemia fra delirio e follia.
Ciò vale - sia chiaro - anche per la vaccinazione e chi per varia ragione rifiuta di farselo inoculare con le motivazioni, anche in questo caso, le più varie. Sono vaccinista convinto e militante e sento come una responsabilità il fatto che noi su questa posizione ci facciamo mettere i piedi in testa e subiamo le loro campagne surreali di disinformazione senza troppo reagire. Le stesse campagne vaccinali sono sempre educate e pulitine senza affondare la lama nell’orrore della malattia e nel disprezzo della società di chi decide di essere pecora nera che non consentirà l’immunità di gregge.
Ecco perché mi indigno e segnalerò sempre e dovunque la disinformazione, la stupidità, l’ignoranza che pesano su una situazione già grave, peggiorandola. Di tutto questo in mezzo alle molte insidie, alle paure, alle incertezze non c’è davvero bisogno.

La tecnica del riflettore

Guardare le cose dall’alto è importante. Capita nella nostra quotidianità. Se ci si ferma su di un particolare si rischia in ogni occasione di perdere la visione generale.
Chi fa politica deve avere questa capacità e mai come oggi bisogna capire il da farsi e la prima emergenza resta la pandemia che non solo si diffonde per la pericolosità del virus, ma perché le sue ricadute impregnano tutto il nostro mondo e quello degli altri in una condivisione che si espande da ciascuno di noi ad un’umanità coinvolta nel suo insieme.
Interessante un ragionamento di Mattia Ferraresi su Domani dedicato a un tema di bruciante attualità, che diventa esemplare: ”Non c’era bisogno dell’ennesima comunicazione dell’Ema per capire che la connessione fra rari casi di trombosi e il vaccino AstraZeneca non è una questione strettamente scientifica, ma di rappresentazione della verità. Il grande filologo Erich Auerbach lo aveva capito già settant’anni fa quando ha parlato della «tecnica del riflettore».
Ecco in cosa consiste: «Di tutto un ampio discorso», scrive Auerbach in Mimesis, pubblicato nel 1946, «s’illumina una piccola parte, ma tutto il resto, che servirebbe a spiegarlo e a dare a ciascuna cosa il suo posto, e verrebbe, per così dire, a formare un contrappeso a ciò che è stato messo in risalto, viene lasciato nel buio. In questo modo vien detta apparentemente la verità, poiché quanto è detto è incontestabile, e tuttavia tutto è falsato, essendo che la verità è composta di tutta la verità e del giusto rapporto fra le singole parti» “.
Già, bisogna evitare in questa fase di seguire solo i fasci di luce in una situazione in cui ci si distrae con troppa facilità e lo dimostra la variabilità degli hashtag di moda che passano di palo in frasca sui Social senza una visione ma con nicchie che si aprono e si chiudono.
Torno all’articolo, come dicevo, esemplare: “Il racconto politico, mediatico e anche giudiziario delle vicissitudini di AstraZeneca delle ultime settimane ha messo in luce gli effetti avversi del vaccino e contestualmente ha lasciato in ombra i benefici di una misura che finora ha  immunizzato decine di milioni di persone dal Covid-19, malattia che ucciso oltre 2,8 milioni di persone nel mondo.
Queste due parti, però, non hanno lo stesso valore nel racconto della vicenda, la loro verità specifica emerge soltanto quando vengono stabiliti e rappresentati i giusti rapporti fra le singole parti.
Spesso sul caso AstraZeneca si è preferito invece usare la tecnica del riflettore, illuminando alcuni elementi meno rilevanti e lasciando in ombra quelli macroscopici, secondo una strategia che Auerbach denunciava come sommamente pericolosa, specialmente nei momenti di agitazione: «Il trucco nella maggior parte dei casi è facile da scoprire, ma alla gente, nei momenti di grandi passioni, manca la volontà di farlo»”.
Questo vale in generale per certe polemichette che investono periodicamente la Valle d’Aosta come altrove. Chi si fissa su punti specifici perde l’insieme, che è in fondo - per chi faccia politica e amministrazione - il famoso è importante bene pubblico.

La moschea di Erdogan

Ursula Von der Leyen in piedi durante l'incontro con ErdoganLa libertà religiosa è uno dei principi fondamentali della Costituzione repubblicana. Nessuno deve discutere questo caposaldo della democrazia. Ma bisogna che ci si intenda sempre su quale sia il confine del buonsenso, affinché non ci sia chi cavalchi giusti diritti per evidenti usi strumentali. In Francia, da questo punto di vista, si sta creando un autentico caso, nato proprio ad uso strumentale dal Presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan.
Scrive su questo Sara Daniel su "L'Obs": «La mosquée turque Eyyub Sultan à Strasbourg sera la plus grande mosquée d'Europe. Elle coûtera 32 millions d'euros. Une entreprise sultanesque. Et un peu écolo aussi, puisque 2,5 millions seront directement financés par la mairie verte de la ville. Si le tribunal administratif, que le ministre de l'Intérieur a demandé de saisir, n'annule pas ce financement. Cas intéressant, puisque les pouvoirs locaux ont le droit d'accorder une telle subvention, l'Alsace n'étant pas soumise à la loi de 1905 mais régulée par le Concordat napoléonien».
Sino a qui il racconto dei fatti, cui segue una prima spiegazione: «Que représente cette mosquée géante pour la Turquie? Un arc de triomphe dans sa conquête du territoire européen. Une jouissance suprême dans son leadership mondial de la communauté des musulmans. Le futur Vatican de l'islam frériste turc, en attendant que Rome tombe entre leurs mains, selon la prophétie du Prophète, sera donc fichée en territoire français. Cette volonté turque de projection à l'intérieur de l'Europe s'affirme en effet par la construction d'immenses mosquées que chapeaute le Dinayet (Bureau central des Cultes), fort de 120.000 imams fonctionnaires, et dirigé par Ali Erbas, l'imam qui a conduit la prière dans l'ex-basilique SainteSophie, reconvertie en mosquée le 24 juillet 2020, un sabre à la main.
Mais pourquoi cette mosquée basilique en France? "La hargne viscérale et spécifique que M. Erdogan voue à la patrie de Voltaire est tapie dans l'identification de cette nation à la laïcité haïe et à une influence culturelle néfaste impie qu'il brûle d'éradiquer", explique Gilles Kepel dans son dernier essai, "le Prophète et la Pandémie", décryptage indispensable de la nouvelle équation moyen-oriental»
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Erdogan non nasconde la sua ambizione di prendere in mano una larga parte del mondo islamico, procedendo di pari passo nel processo di islamizzazione e di sradicamento di valori di laicità "occidentali". Lo fa su scenari di guerra con grande dispendio di energia e con processi diplomatici e fra questi spicca l'evidente scelta di pesare con i propri imam sparsi nelle moschee dei diversi Paesi europei.
Strasburgo appare un tassello importante, come racconta la Daniel, che svela incredibili mollezze: «Les écologistes de la mairie de Strasbourg savent qu'Erdogan est devenu le premier des "entrepreneurs de colère", toujours selon l'expression de Kepel, attisant les flammes du procès en islamophobie intenté à la France. Ils connaissent les insultes proférées par le président turc traitant le président Macron de malade qui "doit aller faire des examens de santé mentale" dans un hôpital psychiatrique. Ils l'ont entendu dire que les citoyens français d'origine turque devaient allégeance à la Turquie plus qu'à la France. Ils sont informés qu'il a accueilli en Turquie les Frères musulmans pourchassés en Egypte par le général Al-Sissi et qu'il finance leurs tentacules associatifs dans toute l'Europe. Ils connaissent les liens du régime turc avec les barbares de l'Etat islamique. Ils comprennent que le procès que le président turc vient d'intenter à "Charlie Hebdo" menace une nouvelle fois ses journalistes de mort. Alors pourquoi ces subventions qui, encore une fois, sont légales mais, comme l'a souligné Emmanuel Macron, antipatriotiques ? Est-ce la défiance vis-à-vis du président français, seul à s'être véritablement dressé contre les guerres de colonisation que la Turquie mène aux marches de l'ex-Empire ottoman, de la Grèce à la Libye et jusqu'en Arménie, qui aveugle la municipalité EELV? Ou partage-t-elle cette conviction multiculturaliste que la laïcité et la liberté de blasphémer défendues en France sont "un permis de cracher sur la religion des faibles", selon la formule cinglante d'Emmanuel Todd? En répondant à ces questions, une partie des élus de la gauche française devraient se rappeler le sort réservé à leurs homologues turcs. Eux qui avaient fait d'Erdogan le champion de la liberté religieuse et culturelle face aux fascistes laïques, héritiers d'Atatürk, et qui se sont retrouvés bien vite dans les geôles du sultan...».
Sottoscrivo del tutto. Non si può accettare il comportamento del "sultano" Erdogan, che intende infiammare l'Europa nel nome del suo integralismo religioso ed impadronirsi di una leadership politica a cavallo fra Asia e Africa, ed è questo un atteggiamento che nulla ha che fare con la libertà di culto.
L'ultima dimostrazione della sua ottusità lo si è vista poche ore fa con il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel e con la Presidente della Commissione Ursula Von der Leyen, in visita ad Ankara, che si sono fatti umiliare dall'ineffabile presidente turco, che ha lasciato prima senza sedia e poi ha confinato su un divano la presidente Von der Leyen, in quanto donna.
Tutto detto e pure fatto.

Cambiare paradigma

Il classico cartello che si trova dappertuttoGiunti a questo punto si potrebbe dire: «bisogna cambiare paradigma». Di fronte alla pandemia, di cui conosciamo l'inizio per averlo vissuto ma non la fine, troppe volte annunciata, si sono accumulati comportamenti cui ci siamo ormai abituati ma non assuefatti con variazioni che confermano come tutto il mondo grossomodo sia paese. Il principio delle misure pubbliche è stato il confinamento più o meno forte per isolarci dai rischi del contagio, così come si sono aggiunte tutte le misure di distanziamento e di disinfezione per la nostra sicurezza e soprattutto spiccano le chiusure ed il ridimensionamento di attività economiche e sociali, laddove si è considerato che il virus potesse essere trasmesso e dunque contrastato con una logica di contenimento. Tutto doveva contribuire a rallentare la circolazione della malattia in attesa che la vaccinazione di massa consentisse l'eliminazione del problema e il ritorno alla normalità.

I.A. in musica

Proposte da parte di 'Spotify'Tutto è frutto di "I.A. - Intelligenza Artificiale", che è quel ramo dell'informatica che permette la programmazione e progettazione di sistemi sia hardware che software che consentono di dotare le macchine di determinate caratteristiche che vengono considerate tipicamente umane. Per capirci: questi marchingegni ci spiano e ci controllano anche sulle diverse applicazioni che adoperiamo sul Web e ci campionano. Finiscono per sapere più cose di cose di quante ne sappiamo noi di noi stessi e persino di quante ne sanno le nostre mogli sui nostri gusti e comportamenti.
E' una frontiera su cui possiamo ridere e scherzare, ma che inquieta abbastanza, perché dimostra i buchi enormi delle sopravvalutate norme sulla tutela della privacy che sono complicate ed invadenti, ma in sostanza scarsamente efficaci.

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