La vita che si vive

Quanto inchiostro è stato speso nel tempo sulla vita.
A me piace una definizione semplice di Oriana Fallaci: ”La Vita non è uno spettacolo muto o in bianco e nero. È un arcobaleno inesauribile di colori, un concerto interminabile di rumori, un caos fantasmagorico di voci e di volti, di creature le cui azioni si intrecciano o si sovrappongono per tessere la catena di eventi che determinano il nostro personale destino”.
Già, il destino, che contiene quell’imponderabilità che attraversa tutte le esistenze, mettendoci di fronte a bivi improvvisi, che possono aprirci strade nuove o chiudere anche la nostra avventura.
Ci pensavo, perché ho telefonato in queste ore ad un amico che ha visto - anche se l’espressione è un po’ forte - la morte in faccia. Non lo avevo disturbato, sapendolo convalescente. Ma ieri un’intervista al Corriere del collega Enrico Marcoz mi ha spinto a chiamarlo, essendo il segno che stava uscendo dal periodo più delicato.
Questo l’inizio dell’articolo: “È rimasto per due ore bloccato in una stretta gola di ghiaccio, immerso nell’acqua di un torrente che lo ha letteralmente congelato, portandogli la temperatura a 20 gradi. Un passo dalla morte. Gianni Odisio, 60 anni, commercialista di Aosta, è salvo per miracolo. Grazie alla sua tempra e al coraggio dei soccorritori. È accaduto il primo maggio sul versante svizzero del Cervino”.
Un racconto sintetico, che dà proprio il senso di quanto sia sottile il passaggio fra il solito tran tran e un evento che ti squassa d’improvviso.
Racconta Odisio: “Ero a sciare con il mio amico Vittorio Ferrero, medico di Torino. Sono uno sciatore esperto, ho fatto gare nazionali, sono anche istruttore militare. Era da tre anni che non riuscivamo a fare fuoripista e quella domenica le condizioni erano eccezionali. Ne abbiamo approfittato per chiudere la stagione. Era uno spettacolo passare con gli sci proprio sotto il Cervino”.
Una giornata simile a quelle che molti di noi hanno vissuto e sulla quale in un momento - per chissà quali elementi, che ciascuno legge a modo suo a seconda dei propri convincimenti - ecco il Fato o solo una scelta sbagliata che incombe: “Verso la fine del nostro tour, all’incirca alle 9.30, eravamo diretti a valle e dovevamo rientrare in una pista, la 69 di Zermatt, che in quei giorni era già chiusa. Per farlo bisogna passare da uno stretto canalino in mezzo al quale c’è un torrente, che era semicoperto dalla neve. Più o meno a 2.500 metri di quota. Stavo scendendo per primo, c’erano delle tracce. Ho fatto una curva a destra e all’improvviso si è rotta la “crosta” sopra al torrente e ci sono finito dentro. La corrente mi ha trascinato per alcune decine di metri dentro questa gola buia, sotto avevo il letto del torrente e sopra la neve. Non ricordo più nulla”.
Poi, come angeli salvatori, arrivano gli uomini dell’Air Zermatt, soccorritori di grande esperienza e che agiscono nelle zone di confine in accordo con gli uomini del Soccorso Alpino Valdostano.
Ancora Odisio intervistato da Marcoz: “Hanno sondato la neve a lungo per cercarmi nel torrente. Poi, hanno fatto un buco con le motoseghe. Sono stati allertati i sommozzatori, ma erano a 50 chilometri di distanza, non sarebbero mai arrivati in tempo. Ero nell’acqua già da due ore. Una guida alpina di Zermatt — un eroe — ha deciso di agire. Seppure senza un’attrezzatura adatta, si è infilato in quel buco nel ghiaccio, è scivolato nel torrente ed è venuto a cercarmi sotto la crosta di neve. Muovendosi a tentoni, al buio, con la mano ha sentito un mio piede, è riuscito ad imbragarmi e mi hanno tirato fuori. Hanno misurato la mia temperatura corporea, che era di 20 gradi. Al limite della sopravvivenza, anzi forse un po’ oltre. Secondo i medici sotto i 26 gradi il cuore smette di battere. Mi hanno intubato e caricato in elicottero. Hanno deciso di portarmi a Berna dove c’è un reparto specializzato in casi di grave ipotermia. Dopo circa 20 minuti di volo ero nella capitale elvetica. Appena arrivato la temperatura era già salita a 26,5 gradi. Mi hanno attaccato a una macchina che mi prelevava sangue, lo scaldava e lo rimetteva in circolazione. Ero in rianimazione. Mi hanno messo in coma farmacologico e poi piano piano sono stato risvegliato. Dopo cinque giorni, su mia richiesta, sono stato dimesso e sono andato a casa”.
La montagna ha una sua sempre presente componente di rischio, cui non ci si può sottrarre, ma è vero che certi eventi possono avvenire in situazioni molto normali e mostrano un’assoluta banalità espressa con maestria da Luigi Pirandello: “La vita non si spiega; si vive”

Come non capire Svezia e Finlandia?

Tytti Tuppurainen, la ministra finlandese agli Affari europeiHo avuto modo di conoscere svedesi e finlandesi nel mio lavoro a Bruxelles ed in qualche trasferta nei loro Paesi, ma ho avuto anche il piacere di avere degli amici cari in quei Paesi nelle mie frequentazioni giovanili. Sono ricordi molto belli, che rientrano in quella logica di conoscenza di culture diverse, che dimostrano tuttavia l'esistenza di quel collante che lega indissolubilmente chi crede nell'Europa più unita come unico antidoto alla guerra. Chi straparla di pace, senza rendersi conto di questo valore assoluto, o non capisce o è in assoluta malafede.
I popoli scandinavi mi sono sempre piaciuti e, nel misto dei popoli dell'Unione europea, hanno dato un apporto di serietà di comportamento e grande capacità di lavoro, senza mai rinunciare a divertirsi a dispetto di chi li considera dei "musoni". Ecco perché ritengo che la loro richiesta di adesione alla "NATO" sia una decisione ponderata ed intelligente rispetto alla terribile minaccia russa - ormai finita nel campo della patologia mentale di Vladimir Putin - che incombe su questi Paesi storicamente neutrali. L'epoca della "finlandizzazione" e dell'atteggiamento prudente della Svezia è finita per responsabilità di Mosca e solo certi personaggi possono addebitare la colpa di questo cambiamento all'Occidente ed in particolare agli Stati Uniti. Sarà interessante vedere la posizione della Turchia, che oggi accampa scuse per evitare l'ingresso della Svezia e della Finlandia con l'accusa di aiutare i «terroristi» curdi. Un evidente pretesto per l'attitudine ambigua verso la Russia.
Ho trovato un articolo interessante sulla questione di Anne-Françoise Hivert di "Le Monde", utile come punto della situazione: «Dimanche 15 mai, Helsinki et Stockholm ont fait un pas supplémentaire en direction d'une candidature à l'OTAN, rompant définitivement avec leur doctrine de non-alignement militaire. Provoqué par l'invasion de l'Ukraine par la Russie, ce virage est présenté, dans les deux capitales, comme un moyen de garantir la sécurité des deux pays, mais aussi de renforcer celle de l'organisation transatlantique».
Più avanti l'autrice esplicita: «Le dépôt des deux candidatures devrait intervenir en milieu de semaine. En attendant, Stockholm et Helsinki prennent soin de mettre en avant leurs atouts militaires et stratégiques, histoire de rappeler que les deux pays nordiques n'arrivent pas les mains vides. Bien au contraire: "Nous serons une ressource pour l'OTAN, pas un fardeau", insiste ainsi Tytti Tuppurainen, la ministre finlandaise des affaires européennes, interrogée par "Le Monde". L'intégration de la Finlande représente sans doute le plus gros défi pour l'Alliance atlantique, puisqu'elle doublera la longueur de ses frontières terrestres avec la Russie, passant de 1.215 km à 2.555 km. "Nous sommes prêts à nous en occuper", affirme Janne Kuusela, directeur général au ministère de la défense, à Helsinki. Son pays, assure-t-il, se voit comme "un fournisseur de sécurité" et compte bien "continuer à maintenir sa capacité pour protéger la frontière". Pour la Finlande, précise M. Kuusela, "l'article 3 du traité de l'OTAN, qui dit que chaque pays est responsable de sa défense, est aussi important que l'article 5, qui garantit une assistance mutuelle en cas d'agression". Si le pays de 5,5 millions d'habitants ne dispose que de 12.000 soldats professionnels, il peut compter sur 870.000 réservistes, dont 280.000 mobilisables immédiatement, ayant accès par ailleurs à une des plus grosses artilleries d'Europe. "Nous avons aussi une marine spécialisée pour opérer dans les conditions de la mer Baltique et une armée de l'air très puissante", vante Janne Kuusela, qui rappelle qu'Helsinki a passé commande de soixante-quatre chasseurs américains "F-35" en décembre 2021.
Avec 5,1 milliards d'euros en 2002, la Finlande consacre 1,9 pour cent de son budget à la défense. Mais celui-ci devrait encore augmenter: début avril, le gouvernement a annoncé une rallonge de 2,2 milliards sur quatre ans, dont 700 millions d'euros versés dès cette année. Des fonds qui vont aller à l'achat d'équipements militaires, ainsi qu'au recrutement de 500 professionnels et à l'intensification de l'entraînement des réservistes, selon le ministre de la défense, Antti Kaikkonen»
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Si parla poi della Svezia: «Côté suédois, le tableau est un peu différent. Au début des années 2000, Stockholm a démantelé sa défense nationale et misé sur une armée professionnelle restreinte, appelée à intervenir dans des opérations de maintien de la paix à l'étranger. L'annexion de la Crimée en 2014 a provoqué une prise de conscience: supprimé en 2010, le service militaire a été rétabli en 2017 et le budget de la défense est reparti à la hausse. En 2021, il a atteint 6,6 milliards d'euros, soit 1,26 pour cent du PIB. En avril, le gouvernement s'est engagé à le faire passer à 2 pour cent du PIB, sans donner de dates.
Aujourd'hui, l'armée suédoise compte environ 50.000 soldats, dont la moitié de réservistes. Mais selon les experts, sa force réside surtout dans ses équipements high-tech, développés par son industrie de l'armement: ses cinq sous-marins, ses corvettes, ses chasseurs - dont les "JAS 39" Gripen - mais aussi "un système de capteurs qui permet de collecter des renseignements dans toute la région de la mer Baltique", précise Anna Wieslander, directrice pour l'Europe du Nord au sein du Conseil atlantique. Avec 2.400 km de côtes et une portion de territoire dans l'Arctique, la Suède a aussi une valeur hautement géostratégique: "Le port de Göteborg [sur la côte ouest du pays] est très important pour la sécurité d'approvisionnement de toute la région baltique et de la Finlande. Nous disposons aussi d'une zone importante dans le Nord, en face de la péninsule russe de Kola, où est stationnée la flotte du Nord", ajoute Anna Wieslander»
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Pensare alla guerra è una brutta storia, ma l'aggressione all'Ucraina ha dimostrato quanto la Russia non si faccia scrupoli.

Unità nella diversità

Diversità...«Grande è la confusione sotto il cielo. La situazione è eccellente…». La celebre frase pronunciata da Mao, durante la Rivoluzione culturale in Cina negli anni Sessanta, si adatterebbe perfettamente alla Valle d'Aosta di oggi.
Mao - ma la citazione era probabilmente la ripetizione di un detto di Confucio - vedeva nel caos, che facesse tabula rasa del passato, l'affermazione di una rottura violenta e persino sanguinaria per esaltare la sua dittatura personale attraverso la sua versione, rivelatasi liberticida, del comunismo.
Il caos valdostano, invece, non ha un'intestazione che si riferisca ad una persona con un progetto preciso in testa, ma ad un senso generale di tutti contro tutti che rende sempre più problematico immaginare un destino comune condiviso.

Twitter ha bisogno di regole

Elon MuskFrequento ormai da dieci anni "Twitter" ed ho "cinguettato" un numero impressionante di messaggi, essendo in contatto - fra "following" e "follower" - con circa 5.500 utenti. Con singoli tweet ho avuto buoni successi ed ho intrecciato amicizie. Per questo ci tengo a questo unico "social" che frequento e che rimbalzo anche sul mio blog, che gode di una buona frequentazione grazie alla scrittura quotidiana.
Che cosa sia "Twitter" forse lo ha scritto Jemima Kelly del "Financial Times" con garbata ironia: «La verità è che Twitter non è la piazza cittadina; è il teatro. Quello che si dice sulla piattaforma non è "il Discorso"; è una performance, in cui tutti hanno provato attentamente le loro battute di 280 caratteri, sono consapevoli di essere osservati e stanno recitando per il loro pubblico».
Seguo comunque con curiosità la scalata di Elon Musk a "Twitter". Lo faccio anche per curiosità verso questo personaggio bizzarro, oggi cinquantenne, che da ragazzino diceva - come molti fra noi - «Voglio diventare un inventore» e lui lo ha fatto!

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